UCRAINA: GLI USA SEMBRANO APRIRE IL DIALOGO CON MOSCA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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UCRAINA: GLI USA SEMBRANO APRIRE IL DIALOGO CON MOSCA da IL MANIFESTO e IL FATTO

È il momento di scegliere la pace

GUERRA UCRAÌNA. Ritornare in piazza, sulle strade è importante. Ecco perché saremo oggi con la Cgil a Roma e lo saremo poi dal 21 al 23 ottobre in tutta Italia.

Giulio Marcon  08/10/2022

Dal 21 al 23 ottobre la rete Europe for Peace (di cui fanno parte Sbilanciamoci, Rete Disarmo, Anpi, Cgil, Emergency e oltre 400 organizzazioni della società civile) promuoverà iniziative in oltre 100 città italiane per chiedere l’immediato cessate il fuoco in Ucraina e l’avvio di negoziati verso una conferenza internazionale di pace.

La guerra si sta aggravando e il rischio nucleare incombe: ecco perché, dalla spinta delle prossime iniziative del 21-23 ottobre la possibilità di una mobilitazione e di un appuntamento nazionale – unitario ed inclusivo – si pone con grande forza e urgenza.

I pericoli che ci stanno di fronte sono incommensurabili: le parole pronunciate prima da diversi leader della Federazione russa sulla possibilità dell’uso dell’arma nucleare e le reazioni del Parlamento europeo (che invita l’Europa a rispondere in caso di attacco nucleare) e ancora di Biden il 6 ottobre scorso sulla possibilità di un’apocalisse nucleare, gettano grande allarme e apprensione. Alla guerra di parole può seguire una deflagrazione devastante. E le atomiche cosiddette «tattiche» di tattico non hanno nulla: la più piccola in circolazione devasterebbe l’intero centro storico di Milano.

Il deleterio rifiuto di Zelensky -stabilito per legge – a qualsiasi negoziato con la Federazione russa è un altro elemento che aggrava la situazione: scegliere la guerra come unica strada possibile, con il nucleare dietro le porte, è un segno di avventurismo e di irresponsabilità inaccettabili. La continuazione della guerra è un alibi per la criminale aggressione di Putin e a pagarne il prezzo sono le popolazioni ucraine, i ragazzi che muoiono in guerra, i pacifisti e i disertori russi che vengono messi in carcere.

Quello che è grave è che una parte della comunità internazionale (gli Stati Uniti, l’Unione europea) avvalla queste scelte di guerra. Invece di premere per il cessate il fuoco e riaprire i negoziati (e puntare da subito ad una conferenza internazionale di pace, come ha scritto ieri sul manifesto Gaetano Azzariti), continua a soffiare sul fuoco, a inviare le armi, a sostenere le scelte di chi rifiuta ogni possibilità di dialogo. Ora, il Segretario di Stato americano Blinken auspica una via diplomatica – contraddicendo apertamente Zelensky – e lo stesso presidente americano Joe Biden parla di off ramp, una via d’uscita a Putin per non fargli perdere la faccia. Staremo a vedere se si tratta di ipocrite parole al vento com’è spesso accaduto o se invece seguiranno atti concreti.

Questa guerra, oltre a prefigurare il rischio nucleare, alimenta un aggravamento economico, sociale e umanitario in ogni parte del mondo: non solo per l’emergenza energetica che colpisce anche noi, ma soprattutto per la difficoltà di rifornimento del grano per i paesi più poveri, che da questi approvvigionamenti dipendono per sfamare le popolazioni. È una guerra combattuta non solo sulla pelle della popolazione ucraina, ma su quella di tutto il mondo, ed in particolare quella più povera.

C’è una parte della comunità internazionale (maggioritaria sia per popolazione che per numero di paesi, ma non dal punto di vista geopolitico: India, Cina, Paesi africani, ecc.) che è contraria a questa escalation e che vorrebbe subito lo stop e i negoziati.

Ecco perché ritornare in piazza, sulle strade è importante. Ecco perché saremo oggi con la Cgil a Roma e lo saremo poi dal 21 al 23 ottobre in tutta Italia. È necessario far sentire di nuovo, con forza la voce della pace in ogni angolo del paese, organizzando manifestazioni, sit-in, presidi davanti alle prefetture, incontri, chiedendo al nostro governo attuale (e a quello futuro) di intraprendere una nuova strada.

Invece di essere subalterno ad una logica di guerra, il governo deve sposare un’altra via, quella della mediazione e del dialogo, deve fare concrete proposte di negoziato, coinvolgere le Nazioni unite. Non possiamo più stare a guardare delegando alla Nato la responsabilità di condurci verso scelte sbagliate che invece di fermare Putin, lo portano a legittimare una escalation incontrollabile.

In questi anni, dopo la guerra civile ucraìna iniziata nel 2014, si poteva prevenire l’aggressione della Federazione russa del 2022, ma nulla è stato fatto: anzi si è perso tempo volutamente, alimentando inutili provocazioni. Si poteva quest’anno, prevenendo l’aggravamento dei mesi a venire, facendo sentire la propria voce nei primi mesi di questa guerra, quando sono partiti i negoziati tra ucraini e russi, ma anche in questo caso la comunità internazionale è stata divisa, latitante e complice della continuazione dei combattimenti. Si potrebbe oggi prevenire l’escalation nucleare, ma continua a prevalere un atteggiamento che mette in campo una sola opzione: il sostegno alla guerra, accompagnata dalla propaganda.

Ma ora, di fronte al rischio nucleare non è il momento della propaganda e delle tifoserie. È il momento della pace e della responsabilità, è il momento dell’azione nel nome della nonviolenza. Come diceva Aldo Capitini: «A ciascuno di fare qualcosa».

* Per ogni contatto e per partecipare (qui le info)

Cessate il fuoco

CONFLITTO. La Presidenza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale condivide la necessità di una mobilitazione popolare promossa dal più largo schieramento possibile di associazioni e di persone che vogliono un immediato cessate il fuoco, l’avvio di trattative di pace, una conferenza internazionale per definire come uscire da questo pericoloso conflitto.

***  08/10/2022

Con la formale annessione alla Federazione Russa delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson si è verificato un fatto nuovo che cambia profondamente la natura del conflitto in corso in Ucraina e apre la strada ad un’ulteriore escalation. 

A fronte di una situazione critica sul piano militare dopo sette mesi di combattimenti ininterrotti, che hanno causato decine di migliaia di morti e distruzioni incalcolabili, questo ulteriore sviluppo rischia trasformare quella che il Governo russo ha definito una “operazione militare speciale” in una sorta di guerra santa per la difesa della madre patria. Si profila, pertanto un indurimento del conflitto, testimoniato dalla mobilitazione dei riservisti russi.

In questa nuova situazione le minacce di utilizzare l’arma nucleare da parte russa e la determinazione dell’Ucraina di recuperare manu militari i territori occupati dall’esercito russo apre uno scenario tremendo di violenza bellica simile a quello della Prima guerra mondiale, con la differenza che all’epoca non esistevano ancora le armi nucleari.

Il decreto del Presidente Zelensky che vieta di aprire qualsiasi negoziato con la Russia è un ulteriore segnale della volontà di portare il conflitto alle sue estreme conseguenze, incurante del rischio di un olocausto nucleare.

Di fronte a queste prospettive tremende, è urgente un cambiamento di rotta. 

Non possiamo continuare ad alimentare l’ambizione del governo ucraino di “vincere” la guerra con la Russia e – persino – di recuperare con la forza quei territori che si sono distaccati nel 2014. L’Ucraina ha il diritto di difendersi ma non quello di trascinare il mondo in una guerra mondiale e tanto meno nucleare che cancellerebbe buona parte dell’umanità.

Condividiamo l’accorato appello al cessate il fuoco del Papa: “Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? …Si giunga subito al cessate il fuoco.”

La Presidenza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale condivide la necessità di una mobilitazione popolare promossa dal più largo schieramento possibile di associazioni e di persone che vogliono un immediato cessate il fuoco, l’avvio di trattative di pace, una conferenza internazionale per definire come uscire da questo pericoloso conflitto.

Il Cdc aderisce alle iniziative di associazioni laiche e cattoliche, dalle reti italiane ed europee che invocano il cessate il fuoco immediato, condizione imprescindibile per costruire percorsi di pace ed avviare una conferenza internazionale (come quella di Helsinky del 1975), che consenta di ricostruire una convivenza pacifica in Europa e nel mondo.

Invita tutti gli aderenti a lavorare per la più ampia partecipazione alle iniziative per il cessate il fuoco e per arrivare alla pace.

*** Coordinamento per la democrazia costituzionale

Ucraina, ora gli Usa sembrano aprire al dialogo con Mosca. Con buona pace di Zelensky

 Monica Valendino    OTTOBRE 2022

Dall’inizio della crisi Ucraina si è detto che a cercare la pace dovranno essere i due protagonisti ovvero Vladimir Putin da un parte e Joe Biden dall’altra. Perché, se qualcuno ancora non l’avesse capito, questa sporca guerra è tra gli Usa e il loro braccio armato e camuffato da alleanza difensiva (la Nato) e la Russia, vista come una tappa fondamentale da ridimensionare prima di dedicarsi al vero problema verso l’egemonia politico economica mondiale, la Cina.

Dopo mesi di morti e dolore forse qualcosa si sta muovendo in senso positivo, dopo che i muscoli (anche quelli nucleari) sono stati ben spiegati e mostrati al mondo.Alcune cose successe negli ultimi giorni inducono a pensare che da parte americana sia arrivato il momento della trattativa, anche in vista delle elezioni di mid-term dove Biden rischia una bocciatura epocale, con entrambe le camere del Parlamento che finirebbero in mano repubblicana dove Donald Trump ha ancora una voce in capitolo notevole (qualcuno a Washington DC lo vedrebbe addirittura speaker della Camera, dove l’ottantaduenne Pelosi è al capolinea).

Qualcosa si sta muovendo, dunque. In primo luogo la notizia fratta trapelare attraverso il NYT riguardo l’attentato che ha provocato la morte di Darya Dugina, dove fonti d’intelligence a stelle e strisce hanno indicato in Kiev i mandanti e gli esecutori, un atto che che dimostra un primo distacco politico.

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L’agenzia Tass ha poi riportato che gli Usa non hanno intenzione di schierare armi nucleari nei paesi, come la Polonia, che hanno aderito all’ organizzazione dopo il 1997. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, offrendo un altro motivo negoziale a Mosca.

Infine, forse a rispondere all’inopportuna scelta di Zelensky di emettere un decreto dove si impedisce all’Ucraina di trattare con Putin, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che il suo Paese è “pronto” a cercare una soluzione diplomatica con la Russia sul conflitto in Ucraina. “Quando la Russia dimostrerà seriamente di essere disposta a intraprendere la strada del dialogo, noi saremo pronti. Noi ci saremo”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Lima. “Il fatto è che la Russia e il Presidente Putin non hanno mostrato alcun interesse per la diplomazia”, ha anche rimproverato Blinken, ma rimane il fatto che più indizi portano a credere che da parte Usa ci sia un tentativo di arrivare a un tavolo negoziale.

Il punto sarà trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti: Mosca non rinuncerà ai territori annessi (forse qualche concessione la potrebbe fare solo su Zaporizhia), mentre Biden che vuole a tutti i costi riguadagnare la fiducia dei suoi cittadini percossi da inflazione e crisi post Covid e che non hanno molto interesse nella politica estera, potrebbe “accontentarsi” dell’egemonia militare oramai conclamata sui paesi dell’Est Europa e, soprattutto, di quella energetica avendo di fatto troncato la dipendenza europea dalla Russia (anche attraverso Nord Stream) imponendo al Vecchio Continente gli States come interlocutore naturale per l’energia (atomica?).

E l’Ucraina? fin dall’inizio è stata considerata da molti analisti come l’agnello sacrificale e sia in caso di accordi sia in caso di guerra prolungata è destinata a perdere. L’aver accettato la mano sporca per il colpo di Stato del 2014 e l’aver continuato a voler evitare una soluzione per il Donbass prolungando la guerra civile l’ha messa sul piatto sacrificale ancora prima del febbraio scorso. Comunque vada a finire Zelensky potrebbe diventare il grande sconfitto dalla storia e forse è per questo che sta continuando a mostrare i muscoli: forse a lui la guerra a questo punto conviene.

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