TUTTE LE CONTRADDIZIONI DELLA IPOCRISIA “LIBERALE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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TUTTE LE CONTRADDIZIONI DELLA IPOCRISIA “LIBERALE” da IL FATTO

Tutte le contraddizioni della ipocrisia “liberale”

Elena Basile  8 Agosto 2025

Se vogliamo avere contezza delle contraddizioni delle oligarchie illiberali, dobbiamo concentrarci sul pensiero progressista e stanare l’ipocrisia che lo domina. Sono colpita da come i media più ascoltati riescano a continuare a sabotare i deboli tentativi di mediazione che Mosca e Washington potrebbero raggiungere sull’Ucraina e presentarsi, insieme alle classi dirigenti europee, come i detentori di una morale basata su Rule of Law e diritti umani. Era chiaro ai più che la difesa di questa narrativa non era conciliabile col sostegno al genocidio a opera di Netanyahu. Questo spiega come mai su alcuni giornali mainstream la denuncia dei crimini di guerra in Cisgiordania, del genocidio di Gaza e del regime fascista di Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir sia ormai comune. Articoli che ci consolano e che potrebbero uscire dalla nostra penna.

La denuncia del terrorismo di Stato di Israele non è tuttavia accompagnata dalla proposizione realistica di politiche di concreto isolamento del Paese. L’unica possibilità di frenare la hybris israeliana sarebbe la fine della cooperazione politico-militare, economica, energetica dei Paesi europei con Israele. Sanzioni dure, 18 pacchetti di sanzioni alla stregua di quelle applicate alla Russia dovrebbero essere sostenute fortemente. Ursula von der Leyen e Kaja Kallas potrebbero essere assediate e costrette ad affermare che l’Ue ha raggiunto una decisione comune su cui si astengono l’Ungheria, l’Italia e pochi altri. Ma, purtroppo, non accade.

Messi alle strette, Macron, Starmer e Merz, per citare i più influenti, che fingono di disapprovare genocidio, apartheid e invasione di Gaza, non oserebbero prendere misure concrete che penalizzino Israele. È la stessa posizione di tanta parte della diaspora ebraica che si mette la coscienza a posto con la critica al genocidio di Netanyahu, incidente di percorso, di una storia di Israele non esaminata nelle sue premesse che hanno determinato i crimini odierni.

Si comprende allora come Trump, Meloni, Orbán, la destra radicale che sta crescendo in Europa, non siano poi così differenti dal Partito trasversale Dem al potere. È vero che la forma ha una sua rilevanza politica. Tra Hitler e i ceti capitalisti che si esprimevano nei liberali tedeschi e che hanno permesso l’ascesa del dittatore al potere, esisteva una differenza. Churchill non era Hitler sebbene durante i primi incontri sia stato favorevolmente colpito dalla personalità del razzista psicopatico. Rimane importante comprendere che Meloni oggi è al potere perché abbiamo sperimentato la politica del pensiero unico Dem, la cui migliore manifestazione si è avuta con Draghi. E in effetti la destra radicale è oggi sdoganata e benedetta.

Il nostro presidente della Repubblica, emblema del pensiero liberale e democristiano, progressista, filo-atlantico e subordinato alla lobby dei Dem, convive con Meloni, sostiene la guerra in Ucraina e, molto cautamente, ha iniziato a pronunciare qualche parola di condanna contro la violenza esercitata contro i palestinesi, i nuovi paria, i nuovi ebrei. Per stanare i farisei di regime, le opposizioni dovrebbero, con una mobilitazione costante in Parlamento e nella società civile, pretendere dai governi europei sanzioni durissime e l’isolamento dello Stato canaglia. Disperdersi in mille iniziative, rilevanti in quanto prova della indignazione civile ma prive di effetto, non giova alla nostra causa. Ho letto con molto interesse gli articoli di Migone e D’Orsi, di cui ammiro da tempo il pensiero e la passione civile. Ma dubito che riusciremo a resuscitare i Caschi blu dell’Onu che dovrebbero cimentarsi in un confronto militare con Israele coperto e difeso dagli Usa. Cina, Russia e paesi arabi non potrebbero sostenere un’azione in grado di provocare una escalation verso la terza guerra mondiale. La sola azione unitaria che rimane è una guerra economica a Israele.

Cerchiamo di svelare l’ipocrisia dei Dem al potere per mostrare all’opinione pubblica moderata e manipolata, che essi non sono diversi da Trump o dalla destra radicale che si fa i selfie con Netanyahu. Si potrà in questo modo ricostruire il filo di una politica europea che ha tradito i suoi principi ed è divenuta, come volevano i suoi artefici, da Draghi a Gentiloni, da Macron a Starmer, il braccio operativo della Nato per le guerre imperiali in Ucraina come in Medio Oriente. Nel discorso surrealistico di Rimini, Draghi ha criticato l’Ue che si arrende a Trump, accettando i dazi e il diktat su energia e investimenti. Ha difeso l’integrazione Ue, fingendo di non sapere che essa rafforzerebbe la burocrazia al servizio dell’imperialismo Usa. Lo Stato profondo Usa si sposta a Bruxelles. L’Occidente non si è spezzato, rantola e sopravvive nel contrasto ai parvenu alla Trump, generati da un sistema fallito.

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