SI SALPA TUTTI INSIEME: “PER GAZA MANCANO SOLTANTO 500 MIGLIA” da IL MANIFESTO
Si salpa, tutti insieme: «Per Gaza mancano soltanto 500 miglia»
Via col vento La lunga attesa, la trattativa di Roma, la burocrazia greca. E alla fine il messaggio: «Prepararsi a partire». Superati guasti e tentate fratture, la Global Sumud Flotilla leva l’ancora. A bordo i deputati italiani, la «scorta democratica»
Lorenzo D’Agostino 28/09/2025
A BORDO DELLA SUMUD
«Cosa faremmo senza i cellulari? Saremmo costretti a parlare tra di noi!», sbuffa Hanna, e riabbassa gli occhi sullo schermo che trasmette la partita del Liverpool. Un caccia partito dalla base Nato di Suda sorvola le barche ferme sulla punta occidentale di Creta. Il boato non scuote l’equipaggio della Hio che sonnecchia sotto coperta. Il sole è già basso. La Global Sumud Flotilla doveva ripartire alle dieci del mattino ma ormai sono tutti rassegnati a un’altra notte all’ancora. Chi è partito a fine agosto da Barcellona la prende con filosofia. Due settimane fuori casa, avevano detto, massimo tre. È il 27 settembre.
Ogni volta che la flottiglia si ferma un’ondata di guasti e burocrazia la blocca più del previsto. Questa volta c’è una trattativa politica in Italia che sembra contribuire allo stallo delle navi, ma nessuno ci capisce granché, né gli italiani né tanto meno i cittadini degli oltre 40 paesi che partecipano alla missione. Arriva un messaggio dal direttivo con emoticon di allarme: «PREPARARSI A PARTIRE! Per qualche ragione c’è gente che dice che la partenza è rimandata a domani: non è così».
SULLA HIO NESSUNO si prepara, nessuno ci crede. Solo lo slovacco Peter fa su e giù per la barca e non capisce perché nessuno si muova, ma è solo e deve rassegnarsi. Passano altre due ore e all’improvviso l’ancora è su. Partiamo? «Non chiederlo a me, io mi limito a tenere il timone», dice Hannah. Nessuno sembra crederci e invece alle sette e un quarto, col sole che già scompare dietro le rocce dell’isoletta di Koufonissi, arriva il messaggio del portavoce della Global Sumud Flotilla, il brasiliano Thiago Avila: «L’ultima interazione con la guardia costiera greca è appena terminata. Sono stati davvero gentili, ci hanno augurato un viaggio sicuro e buona fortuna per la nostra missione. Questa missione ha superato il rischio di una sconfitta burocratica nei porti. Salpiamo per Gaza!». Su Hio è il momento di lasciare i cellulari e parlare tra di noi. Si mette su una cena rapida di sandwich che però entusiasma tutti: da Creta ci hanno portato del formaggio fresco ed è il primo cibo fresco da una decina di giorni, su Hio non c’è il frigo. Potrebbe essere l’ultima cena tranquilla di questa missione e il manifesto vorrebbe approfittarne per raccogliere le sensazioni dell’equipaggio che da un mese convive in tredici metri per tre.
Ma prima l’equipaggio vuole conoscere le informazioni del manifesto: i parlamentari italiani sono ancora con noi? A quello che qualcuno ha chiamato lo «scudo democratico» della missione i partecipanti semplici credono veramente: con la notte dei droni ancora nella pelle e il pericolo di un’aggressione ancora più violenta, tutti vogliono sapere se le figure di spicco, i politici, quelli più difficili da toccare, rimangono a bordo della missione.
RIMANGONO: il giorno prima si respirava aria di frattura, con i deputati Pd che spingevano per andare a Cipro e una piccola fronda italiana a mettere in dubbio il senso stesso della missione. Ma la frattura non c’è stata: deputati italiani ed europei di Partito democratico, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento Cinque Stelle continuano ad accompagnare la flottiglia verso il suo obiettivo iniziale: provare a rompere con la disobbedienza civile il blocco illegale a cui è sottoposta la Striscia di Gaza da diciassette anni.
«CE LA FAREMO, apriremo un corridoio umanitario, lo penso da quando siamo partiti – dice Colm Byrne, irlandese – Guarda Netanyahu ieri all’Onu con tutto il mondo che abbandona la sala. Qualcosa sta cambiando». Colm nutre speranze un po’ irragionevoli in una lunga serie di fattori: droni turchi, marina egiziana, fregata italiana.
È ottimista anche Manuela Bedoyo, giovane attivista colombiana. Il presidente Gustavo Petro le ha dedicato già diversi tweet: chiama lei e la sua compagna Luna eroine nazionali, annuncia per loro le più alte onorificenze del paese. «Sento che arriveremo a Gaza. È un’intuizione personale più che politica, ma dopo tutto quello che abbiamo passato in questa missione sento che ce la faremo». Manuela ha sofferto moltissimo il mal di mare.
PETER TIENE i piedi per terra: «Ci mancano cinquecento miglia a Gaza. Ne faremo forse trecento, poi saremo intercettati. E ci deporteranno come hanno fatto con gli altri attivisti». Anche Carlos, documentarista messicano, è convinto che sarà sequestrato e poi deportato in fretta: «Forse a chi torna per la seconda volta, come Greta, la faranno pagare più cara. Ma non a noi».
Per Hannah il senso della missione sta più nell’atto della disobbedienza che nel raggiungimento dell’obiettivo: «Le persone vedono la flottiglia e si rendono conto che si può fare qualcosa per migliorare le cose. Se tutti facessero qualcosa i problemi del mondo si risolverebbero». Poi ci ripensa: «Anche se non è proprio così, perché quando si è in troppi si comincia a litigare su cosa bisogna fare». Hannah ha 65 anni e ha fatto un mese di prigione per aver partecipato a proteste per il clima. La prigione in Israele non la spaventa.
MA IL MANIFESTO vuole sapere come si sente Luna, che quasi non parla. Ma Luna, dice, non si sente in nessun modo: «Di tutte le mie emozioni faccio una palla e le schiaccio sul fondo. Non voglio sentire niente che possa interferire con la missione». Luna ha un marito palestinese.
Flotilla, cortei in tutta Italia. A Taranto in migliaia al porto
MANIFESTANTI CARICATI A TORINO La Cub chiede un incontro urgente a Mattarella: «Faccia un appello ai governi Ue»
Luciana Cimino 28/09/2025
«Chiediamo un incontro urgente con il presidente della Repubblica». All’indomani dell’intervento di Mattarella sulla Global Sumud Flotilla, Marcello Amendola, segretario generale della Cub (uno dei sindacati di base che ha organizzato lo sciopero dello scorso 22 settembre) ha scritto al Quirinale per chiedere un altro intervento pubblico. Questa volta per «sollecitare il governo italiano e quelli europei a dare concreta attuazione a ciò per cui le componenti e i componenti della Gsf stanno esponendo a rischio le proprie vite: chiedere ai 44 stati di cui sono cittadini di far cessare le morti per fame, l’illegittimo blocco navale, i bombardamenti, cui la popolazione civile è sottoposta indiscriminatamente da quasi due anni».
Negli ultimi giorni si sono intensificati i contatti tra la Cgil e le organizzazioni dei lavoratori più piccole con lo scopo di allargare la mobilitazione su Gaza. I rapporti sembrano essere ancora interlocutori. Intanto, anche ieri, cortei e presidi si sono tenuti in diverse città e continua la mobilitazione nei porti italiani per non far passare carichi di armi a Israele. A Taranto, da venerdì sera migliaia di cittadini e attivisti sono in presidio davanti alla raffineria Eni per protestare contro l’attracco della nave Seasalvia che dovrebbe caricare greggio destinato, secondo denunce sindacali e di associazioni, all’aviazione dell’Idf.
Ieri mattina, invece, sempre in Puglia, un corteo è partito dal centro di Grottaglie per raggiungere lo stabilimento di Leonardo. Ancora in mobilitazione anche il porto di Genova, dove ieri si è tenuta l’assemblea dell’Usb con altri sindacati europei dei portuali che «non lavorano per la guerra». Il coordinamento ha annunciato una giornata internazionale di agitazione negli scali marittimi dell’Ue. Anche la Filt-Cgil Campania ha ribadito «il rifiuto assoluto di ogni coinvolgimento dei porti della regione nello sterminio del popolo palestinese». Il sindacato ha chiesto inoltre all’Autorità portuale, alle capitanerie, alla regione «di prendere posizione e assumersi le proprie responsabilità».
Cortei di migliaia di persone si sono svolti anche a Caserta, Padova, Mestre, Firenze, Alessandria, Campobasso, Trieste. Cariche delle forze dell’ordine a Torino, quando i manifestanti hanno provato a entrare all’aeroporto di Caselle, che dista poche centinaia di metri da un’altra sede di Leonardo. La polizia non ha fatto passare il corteo e ha contenuto gli attivisti con lacrimogeni e idranti. I manifestanti denunciano una decina di feriti che sono stati medicati nel punto sanitario attrezzato dal coordinamento. In vista della manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma, si allunga la lista delle 100 piazze per Gaza, la mobilitazione permanente indetta da Usb con i colLettivi universitari.
Presidi a Firenze, Pisa, Ancona, Trieste, Bari oltre che Napoli e Bologna. A Milano piazza della Scala è stata ribattezzata piazza Gaza. «Chiediamo al sindaco Sala di sciogliere il gemellaggio della città di Milano con Tel Aviv, dando un segnale politicamente tangibile di rifiuto delle violenze messe in atto dal colonialismo sionista», hanno dichiarato gli attivisti. Il presidio resterà attivo almeno fino al 4 ottobre. Lo stesso a Roma dove piazza dei Cinquecento, davanti la stazione Termini, si sta riempiendo di tende.
Intanto a Lucca, alcuni militanti di Prc risultano indagati «per aver simbolicamente e per brevissimo tempo fermato la circolazione nella stazione di Lucca lunedì scorso a margine della manifestazione -ha fatto sapere la segreteria toscana di Rifondazione Comunista – . Un fatto grave che si inserisce in un clima repressivo a livello internazionale e nazionale»
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