SI PREPARA…VA UN COLPO di STATO CONTRO ZELENSKY da ILSIMPLICISSIMUS e 18BRUMAIO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SI PREPARA…VA UN COLPO di STATO CONTRO ZELENSKY da ILSIMPLICISSIMUS e 18BRUMAIO

Si prepara un colpo di stato contro Zelensky

 ilsimplicissimus 18 Luglio 2022

Da parecchie settimane emergono qui e là accenni al  fatto che Zelensky sta diventando una palla al piede nel cercare una via d’uscita alla guerra e questo ai più alti livelli, non escluso Blinken, tuttavia  la narrazione occidentale ha investito troppo nella costruzione di una  figura di pseudo eroe senza macchia e senza paura per coinvolgerlo in eventuali trattative che difficilmente potrebbero essere spacciate come una sorta di vittoria sulla Russia, cosa che di certo i media mainstream tenteranno di fare. Zelensky che cede le terre russofone saprebbe di resa e di sconfitta oltre ogni possibilità di riscatto.  Le balle sulle controffensive di fantasia o sul milione di uomini da armare non si sa cone e scagliare contro una Russia che sta utilizzando una piccola parte delle sue forze, sono ormai troppo grandi e troppo acriticamente riportate dall’informazione per potere fare marcia indietro sul terreno della mitizzazione. Del resto il personaggio – perfetto Kagemusha dopo la terza pista – è stato utilizzato proprio per favorire la continuazione di una guerra assurda portandolo ad incarnare l’uomo che non scende a compromessi che non vuole cedere un solo centimetro del proprio Paese, salvo poi concedere ambigui diritti alla Polonia. Dunque se si vogliono intavolare vere trattative bisogna in qualche modo liberarsene, quasi che Zelensky fosse altra faccia di una medaglia sulla quale è raffigurato anche Boris Johnson, ma ottenere questo risultato non è facile e adesso si sta cominciando intanto a fargli il vuoto attorno: l’altro giorno  è stato arrestato l’ex capo dei servizi segreti di Kiev in Crimea, Oleg Kulinich, sospettato  di lavorare per la Russia. Lo ha annunciato domenica l’ex vice della Verkhovna Rada Ilya Kiva che ha richiamato l’attenzione sul fatto Kulinich è un protetto dell’attuale capo dei servizi  Ivan Bakanov, che, a sua volta, è un caro amico di Zelensky. Un altro dettaglio interessante è che all’arresto ha partecipato personalmente il vice capo dei serivizi di sicurezza  Vasily Malyuk, che è un uomo dell’ex presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko.

Tutto ciò indica che l’Occidente sta lentamente iniziando a disfare  la squadra di Zelensky e a cambiare il governo ucraino, puntando ancora una volta a quanto è dato di capire su Poroshenko che tra le altre cose è anche tra i maggiori amici  del capo di stato maggiore ucraino, Zaluzhny, voluto fortemente dalla Nato che ovviamente aveva già creato le condizioni di una possibile successione. Certo Zelensky sta irritando molti politici occidentali perché richiede costantemente armi e denaro ma allo stesso tempo accusa i “partner” di fare troppo poco per aiutare l’Ucraina. quando oltretutto non si sa nulla della destinazione reale delle armi inviate, né il governo di Kiev ha concesso agli Usa la possibilità di tracciare i propri armamenti una volta finiti in Ucraina. Come si possa arrivare senza eccessivi traumi per la narrazione Nato ad una estromissione dalle leve del governo di Zelensky è difficile da immaginare in questo momento, ma è probabile che una ulteriore sconfitta sul fronte possa innescare una sorta di colpo di stato e l’accusa al comico e alla sua squadra di incompetenza anche se è arcinoto che qualunque decisione militare viene presa dall’Alleanza atlantica. In in seguito poi si potranno aggiungere anche accuse di corruzione , cosa che peraltro in Ucraina è la assoluta normalità, ma è difficile che il personaggio  accetti di essere sottoposto a questo lento massacro. Non bisogna nascondersi che l’ideale per liberarsi dell’uomo sarebbe quello dell’estremo sacrificio: probabilmente la morte di Zelensky per mano russa è troppo perfetta per poter essere davvero venduta senza il pericolo che poi vengano scoperti gli altarini, ma magari la sua uccisione da parte di un pazzo isolato filorusso potrebbe essere praticabile. E questo risolverebbe molti problemi

 

Gli epurati di Zelensky

Olympe de Gouges 20/07/2022

L’Ucraina è passata in secondo o anche in terzo piano nei media, ritornerà in auge nel primo autunno, intanto giungono notizie inquietanti.

Ivan Hennadiovyč Bakanov, fino a domenica scorsa, quando è stato silurato dal presidente Volodymyr Zelensky, è stato un agente segreto ucraino, direttore dei servizi segreti dell’Ucraina (SBU), membro del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina e della Stavka (Stato Maggiore) del Comando Supremo dell’Ucraina.

Bakanov è anche un caro amico d’infanzia di Zelensky, il suo ex consigliere ed ex leader del partito Servitore del popolo, durante la campagna elettorale ha diretto il quartier generale di Zelenskyi. Pertanto non una figura di secondo piano in Ucraina. Ora è accusato di “mancato adempimento ai doveri ufficiali, che hanno portato alla perdita di vite umane e ad altre gravi conseguenze o creando la minaccia di tali conseguenze”. In un paese in stato di guerra non è un’accusa da poco anche se Bakanov fosse un semplice cittadino.

Zelensky incolpa Bakanov e la SBU per alcune delle principali sconfitte dell’esercito ucraino, inclusa la caduta di Kherson. Ci sono stati anche diversi casi di defezione a favore della Russia da parte di funzionari della SBU, nonché arresti e accuse di alto tradimento contro funzionari della SBU.

Il precedente vice di Bakanov, Vasily Maliuk, un funzionario SBU di 39 anni, sarà ora il capo ad interim della SBU. Maliuk è stato coinvolto nell’arresto per tradimento del 16 luglio di Oleg Kulinich, capo della divisione della SBU per la Crimea e assistente di Bakanov. L’arresto sarebbe avvenuto senza il coinvolgimento di Bakanov ed è stato organizzato dall’Ufficio del Presidente.

In un paese con una popolazione prebellica di 40 milioni, la SBU ha 27.000 dipendenti, quasi quanto l’FBI, e più di qualsiasi altro servizio segreto in Europa. La SBU è stata responsabile di una violenta campagna di repressione interna, che ha comportato non solo la messa al bando del più grande partito di opposizione ucraino, ma anche l’arresto di massa di politici dell’opposizione, l’uccisione di membri della squadra negoziale ufficiale dell’Ucraina e la violenta persecuzione di chi si oppone alla guerra.

La SBU funge da snodo per le armi inviate in Ucraina dalle potenze della NATO per la guerra. Il Financial Times ha riferito la scorsa settimana che sia le agenzie dell’UE che quelle degli Stati Uniti sono sempre più preoccupate che molte di queste armi sono “scomparse” una volta attraversato il confine con l’Ucraina, e si teme che finiscano nelle mani di gruppi criminali organizzati. La SBU è nota per essere infiltrata da elementi di estrema destra e ammiratori del collaboratore nazista Stepan Bandera.

In un’intervista del 2019, Bakanov dichiarò che l’idea dell’ormai famosa serie televisiva che decretò il successo mediatico di Zelensky, era nata nel 2009. La serie fu poi girata nel 2015 e trasmessa nel 2017. Tuttavia, la terza stagione di Servants of the People, andata in onda durante la campagna elettorale, può essere considerata nient’altro che un film di promozione elettorale. Il personaggio principale non era Volodymyr Zelenskyi, bensì di Vasyl Holoborodko.

Zelensky ha promosso presso il Consiglio Supremo dell’Ucraina anche il siluramento del procuratore generale di Stato, Irina Venediktova, accusata anch’essa come Bakanov di consentire una “collaborazione” con la Russia da parte di funzionari alle sue dipendenze. Irina proviene da un’influente famiglia di giuristi ucraini, oltre a essere consulente legale di Zelensky e ad aver partecipato alla sua campagna elettorale per le presidenziali. È stata lei, in qualità si direttore ad interim dell’Ufficio investigativo statale a condurre le indagini sulla rivolta di Maidan.

Si può leggere su Wikipedia che fu Irina, il 17 settembre 2020, a ordinare l’arresto di Oleksandr Yurchenko, deputato e ex numero due del partito di Zelensky, sebbene il giorno prima avesse affermato in parlamento che non c’erano motivi sufficienti per firmare un mandato d’arresto contro di lui per corruzione.

Insomma, per gli innamorati di Zelensky e della cricca al potere in Ucraina, qualche preoccupazione dovrebbe destare la vasta epurazione in atto (non riguarda solo i due personaggi qui citati), che mette in luce una grave crisi del governo e gli aspri conflitti all’interno della opaca (eufemismo) classe dirigente e del mastodontico apparato statale. Rivela inoltre, di là della propaganda ufficiale, che questo Paese è tutt’altro che pronto per un ingresso nella UE.

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