“SADISMO SOCIALE SUL RDC: È IL PEGGIOR GOVERNO DI SEMPRE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
13207
post-template-default,single,single-post,postid-13207,single-format-standard,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.10,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.6,vc_responsive

“SADISMO SOCIALE SUL RDC: È IL PEGGIOR GOVERNO DI SEMPRE” da IL FATTO

“C’è sadismo sociale sul Rdc: è il peggiore governo di sempre”

POLITOLOGO E SAGGISTA – “Non c’entra il fallimento della misura, ma la voglia di umiliare i 5S”

FRANCESCO FERASIN  7 AGOSTO 2023

“Abbiamo assistito a un atto di esplicito sadismo sociale, nel modo in cui è stato liquidato il Reddito di cittadinanza. All’origine non c’è il fallimento della misura, ma la voglia di umiliare i 5 Stelle. Un’esibizione di crudeltà da offrire ai penultimi colpendo gli ultimi”. Marco Revelli, politologo e saggista, traccia un quadro allarmante dei primi dieci mesi dell’esecutivo di Giorgia Meloni.

Professore, il governo sta terminando il primo anno scolastico: promosso, bocciato o rimandato a settembre?

Lo giudicherei non qualificabile. Al di sotto di qualsiasi aspettativa di un Paese civile. Non riesco a considerare il comportamento di questo governo paragonabile a qualsiasi altro della storia repubblicana. Abbiamo toccato il fondo.

Non si salva proprio niente?

L’unico elemento costituzionalmente legittimante è il voto popolare. È un voto che però ha segnato una rottura degli equilibri istituzionali, portando al vertice dello Stato un partito che affonda le proprie radici fuori dalla Costituzione, fondato da un gruppo di nostalgici della Repubblica sociale come Giorgio Almirante. Un governo il cui stesso capo non riesce a pronunciare quella parola: antifascismo.

In questi giorni si sta parlando molto anche della strage di Bologna.

Così come Meloni il 25 aprile non riusciva a dichiararsi “antifascista”, ora non riesce a pronunciare la parola “strage neofascista”. Credo che Meloni non sia solo espressione di un partito, ma di una comunità politica, un gruppo unito da legami profondi. E la comunità è molto esigente nei confronti dei suoi componenti. Meloni non può dire che la strage di Bologna è neofascista, come giudici e storici hanno stabilito, perché sarebbe un tradimento nei confronti della sua comunità.

Come giudica la sua figura politica?

Non credo che Giorgia Meloni sia una politica di razza. Anche i suoi collaboratori, spesso definiti “non alla sua altezza”, sono, appunto, l’espressione di quella comunità politica che si è strutturata all’interno di un ghetto, ai margini dell’arco costituzionale. Le gaffe, le retromarce, le voci dal sen fuggite e i maldestri tentativi di rimediare non sono incidenti di percorso, ma espressione di quello che sono.

A proposito di gaffe, sul cambiamento climatico se ne sono dette molte…

Quando dicono che d’estate ha sempre fatto caldo, e intanto la temperatura dei mari non è mai stata così alta, ci si rende conto che c’è molta ignoranza. Dall’altra parte, però, si strizza l’occhio a quella parte di popolazione che non guarda alle prossime generazioni, che preferisce far quadrare il bilancio nell’immediato. È un problema gigantesco, me ne rendo conto. Però le dichiarazioni di alcuni esponenti di questo governo segnalano una rinuncia totale della politica al proprio ruolo pedagogico.

Come giudica lo stop al Reddito di cittadinanza?

Abbiamo assistito a un atto di esplicito sadismo sociale. Da lì è seguito quell’atroce gesto dell’sms con cui 170mila persone, nella stragrande maggioranza in condizioni di bisogno estremo, sono state private del sostegno economico. All’origine non c’è il fallimento della misura, ma la meschina volontà di rivalsa politica nei confronti di un avversario, i 5 Stelle. C’è la voglia di umiliarlo, cancellando una misura che per loro era strategica.

Politica a parte, molte persone però ora non arriveranno a fine mese…

Vedo un’ostentazione, un istintivo disprezzo per i fragili. Come se la povertà fosse una colpa. Lo stesso lessico della maggioranza è significativo. Li chiamano fannulloni, assistiti, divanisti. La stragrande maggioranza di quella platea è composta da veri bisognosi, famiglie monogenitoriali, persone non più in grado di lavorare, o persone che lavorano e non raggiungono un reddito minimo. Si tratta di integrare il loro reddito perché nonostante lavorino non riescono a campare. Definirli fannulloni è uno spettacolo crudele da mettere in scena di fronte ai propri elettori: questa è l’operazione. È un’esibizione di crudeltà da offrire ai penultimi colpendo gli ultimi.

Il governo se l’è cavata con l’sms, o ci saranno nuove tensioni?

Di certo l’abolizione del Reddito rimarrà uno scandalo etico e sociale. Se ci saranno proteste, scioperi, ovviamente di natura civile, lo dico come provocazione, sarà un segno di vita degli strati sociali più deboli.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.