ROSATELLUM: LA LEGGE TRUFFA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ROSATELLUM: LA LEGGE TRUFFA da IL MANIFESTO

Rosatellum, la riforma necessaria. Subito

FIRME E LISTE. In giorni in cui l’attenzione mediatica è concentrata sulle alleanze, le esclusioni o i seggi sicuri, è calato il silenzio su quella che per mesi è stata chiamata «crisi della […]

Virginia Fiume e Marco Perduca  02/08/2022

In giorni in cui l’attenzione mediatica è concentrata sulle alleanze, le esclusioni o i seggi sicuri, è calato il silenzio su quella che per mesi è stata chiamata «crisi della democrazia». Una «crisi» riassunta con la presa d’atto della scarsa partecipazione, una crisi che però ha radici molto più profonde.

Lo scioglimento anticipato delle Camere, i tempi stretti per la presentazione delle liste e i meccanismi della legge elettorale cancellano di fatto la possibilità di partecipare alle prossime elezioni per chi non è già in Parlamento. Se a questo aggiungiamo il taglio di 345 seggi la «crisi» diventa particolarmente evidente. Ma chi ne parla?

La settimana scorsa, con Marco Cappato abbiamo lanciato una lista «Referendum e Democrazia» che ha come priorità la denuncia della violazione dell’uguaglianza davanti alla legge in occasione delle elezioni e, come da tradizione politica nonviolenta, la proposta di una risposta tanto possibile per giunta già attuata: la firma digitale.

Nell’estate 2021 i referendum su eutanasia e cannabis hanno raccolto quasi 1 milione di firme online. Un’impresa resa possibile grazie a una mobilitazione straordinaria e alla conquista della firma digitale che consente di superare gli ostacoli materiali alla partecipazione civica per cui l’Italia è stata messa in mora dall’Onu nel 2019 a seguito di un ricorso giudiziario di Mario Staderini.

In qualche settimana è stato dimostrato che abbattuti gli «irragionevoli ostacoli» frapposti al godimento dei diritti civili e politici la partecipazione popolare c’è. Certo non su tutto quello che viene proposto ma la voglia di contribuire alla vita istituzionale del posto dove si vive si è sentita chiara e forte.

Il divieto di fatto di partecipare alle prossime elezioni colpisce partiti e movimenti storici come Rifondazione Comunista, Radicali Italiani, Possibile, Volt e chi non ha l’esenzione. Le firme dovranno esser raccolte su moduli in cui è specificato l’apparentamento ma, non avendo nessuno degli esentati chiuso le liste, chi deve recuperare le firme non potrà che partecipare in solitudine. Da sempre queste cose si compongono a poche ore dalla scadenza.

Contro alcuni di questi meccanismi ai limiti della costituzionalità del Rosatellum sono stati predisposti ricorsi, tra tutti quelli ricordati su il manifesto recentemente da Felice Besostri e Enzo Paolini, un motivo in più perché le istituzioni accolgano l’invito a bilanciare le discriminazioni con strumenti di transizione digitale – tra l’altro la legge del 2017 prevedeva una delega al Governo per sperimentare la sottoscrizione di candidature per via telematica!

Dal 27 luglio Virginia Fiume è in sciopero della fame con altre 15 persone per chiedere la possibilità di sottoscrivere digitalmente le liste elettorali come è già accaduto per i referendum.

Occorre una decisione repentina da parte di chi può prenderla. Non si tratta di una modifica ad listam ma di una riforma erga omnes. Non si pretende un’esenzione sulla base di quanto suscitato in termini di partecipazione popolare l’estate scorsa, ma il pieno rispetto del principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione.

Ci sono i mezzi tecnici per consentirlo ma a oggi manca la volontà politica. La crisi della democrazia va chiamata col suo vero nome: una violazione diffusa e sistematica dei diritti civili e politici di chi vive nella Repubblica italiana.

leggi elettorali il voto è una beffa

Con queste leggi elettorali il voto è una beffa

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DEMOCRAZIA. Siamo in una democrazia, ancorché limitata dalla pandemia, dalla crisi energetica, dalla crescita produttiva stentatissima, dall’emergenza ambientale e, per non farci mancare nulla dalla guerra provocata dall’aggressione russa all’Ucraina, e pertanto, la parola il popolo ce l’ha naturalmente, senza garanzia di essere ascoltato e nemmeno di aver capito bene

Felice Besostri  02/08/2022

Votiamo subito! Lo chiede a gran voce chi pensa di vincere le elezioni, con la scusa di dare la parola al popolo, perché decida da chi farsi rappresentare?

Siamo in una democrazia, ancorché limitata dalla pandemia, dalla crisi energetica, dalla crescita produttiva stentatissima, dall’emergenza ambientale e, per non farci mancare nulla dalla guerra provocata dall’aggressione russa all’Ucraina, e pertanto, la parola il popolo ce l’ha naturalmente, senza garanzia di essere ascoltato e nemmeno di aver capito bene. Infatti, lo statista francese Georges Clemenceau ricordava che “In politica le promessa impegnano soltanto chi le ascolta”. Penso alla promessa di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, se il referendum costituzionale avesse avuto successo.

Se volete votare dovete prima ridarci, il diritto di voto, che ci avete rubato con il Porcellum e mai più restituito, nemmeno dopo che la Corte Costituzionale ha annullato le liste bloccate e il premio di maggioranza nel 2014, dopo che era stato usato nel 2006, 2008 e 2013 per rinnovare il Parlamento. Un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale non ha la Costituzione nel suo Dna e pertanto ha cercato di cambiarla, ma il popolo italiano l’ha bocciata e la Corte costituzionale per la seconda volta dichiara incostituzionale la legge elettorale, la n. 52/2015.

Si approva in gran fretta e con 8 voti di fiducia, tra Camera e Senato, una nuova legge elettorale, la n. 165/2017, Rosatellum, studiando bene i tempi per rendere impossibile, che fosse controllata prima della sua applicazione. Per essere sicuri la modificano in peggio con la legge n. 51/2019 e tagliano i parlamentari in media del 36,50% e alla vigilia delle elezioni esentano, quasi tutti quelli che ci sono, dal raccogliere le firme di presentazione delle liste, con buona pace dell’art. 51 Cost. che assicura che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza”.

Ridateci il diritto di voto, quindi di eleggere, uno per uno, i nostri rappresentanti, con qualunque sistema maggioritario, proporzionale o misto e non di ratificare quelli nominati dai partiti. Questo è il punto più difficile, perché il blocco delle liste e delle candidature uninominali, piace a troppi, di quelli che decidono: è la fonte del loro potere, più importante delle elezioni.

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