PACIFISTA È CHI LA PACE LA FA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PACIFISTA È CHI LA PACE LA FA da IL MANIFESTO e IL FATTO

Le strade della pace per uscire dalla guerra

Francesco Vignarca *  12/810/2022

EUROPE FOR PEACE. In risposta a Luigi Manconi

Ringrazio Luigi Manconi che dalle colonne de la Repubblica ha voluto valutare e commentare le posizioni e proposte di Europe For Peace con la consueta attenzione, rispetto e stima nei nostri confronti.

Non a caso per noi sono sempre stati proficui e importanti i confronti con lui, proprio perché provenienti da posizioni non coincidenti ma «in ascolto».
Concordo con Manconi che le manifestazioni abbiano una grande importanza per la loro carica simbolica, ma credo che ancor di più siano rilevanti i contenuti che sostengono e rilanciano. In tal senso lo vorrei rassicurare rispetto ad alcune mancanze che ritiene di aver riscontrato nei nostri recenti documenti. In realtà fin dall’inizio di questa sanguinosa guerra avevamo esplicitato una posizione chiara scrivendo, in un comunicato del 24 febbraio, che «la Rete Italiana Pace e Disarmo» e le sue Organizzazioni condannano in modo fermo l’azione militare iniziata da questa notte in Ucraina da parte della Federazione Russa. Ancora una volta si sceglie la follia della guerra, i cui impatti più devastanti ricadranno sui civili e le popolazioni inermi, per colpa di sete di potere, di rivendicazioni nazionaliste, di interessi particolari soprattutto legati al profitto armato», chiedendo non solo una cessazione immediata degli scontri e la possibilità di protezione per i civili per un intervento umanitario, ma anche «alla Russia il ritiro delle proprie forze militari da tutto il territorio ucraino e la revoca immediata del riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche del Donbass».

Concetti e parole confermati e richiamati sia nella grande manifestazione nazionale del 5 marzo 2022 in Piazza San Giovanni, sia nelle iniziative e mobilitazioni diffuse che mensilmente abbiamo proposto (in parallelo a ben quattro Carovane di Pace Stop the War now in Ucraina – la prima delle quali avvenuta già il 2 aprile – che hanno portato tonnellate di aiuti, evacuato quasi 1000 profughi, installato due dissalatori a Mikolaiv con una presenza costante e diretta di nostri attivisti nelle città vicino al fronte). Lo stesso si può dire per le minacce nucleari: non so chi più di noi (parte della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons premio Nobel 2017) abbia esplicitato il pericolo estremo (direi «esistenziale») del ventilato utilizzo russo di testate atomiche. Lo abbiamo ribadito anche di recente, in occasione delle Giornate Internazionali della Pace e per la totale eliminazione delle armi nucleari con un comunicato dal titolo chiaro: «La campagna Ican per il disarmo nucleare condanna le nuove minacce della Russia».

Altrettanto chiare sono le nostre proposte per un’uscita da questa guerra (e dal sistema di insicurezza globale che oggi viviamo): a nostro parere non possono passare per invii di armi (che hanno come risultato un inasprimento e un allargamento del conflitto) o tramite rafforzamenti delle spese militari. Senza tralasciare che non è certo stata solo la Russia, in questi ultimi anni, ad aver ribadito la centralità degli arsenali nucleari per la propria sicurezza: è urgente invece che si percorra la strada di un completo disarmo nucleare con l’universalizzazione del Trattato di proibizione Tpnw, a partire dai Paesi europei come l’Italia.

Il testo proposto da Europe For Peace come base per le iniziative al 21 al 23 ottobre in decine di città italiane non ha come obiettivo un’analisi (quasi giudicante) della situazione. La prospettiva è invece quella di proposte rivolte al domani, a partire dal principio della protezione umanitaria che è da sempre alla base della nostra azione, perché è questa l’urgenza di oggi.

A nostro parere i due pilastri su cui dovrebbero concentrarsi gli sforzi di tutti sono quelli di una richiesta pressante di «cessate il fuoco» (accompagnata magari da ipotesi di interposizione, anche nonviolenta) e la convocazione di una grande Conferenza multilaterale di Pace.
Perché, come abbiamo sottolineato il mese scorso in una lettera inviata al Segretario Generale dell’Onu Guterres, solo lavorando in un tavolo allargato ad un’ipotesi di un sistema di sicurezza condivisa si potranno gettare le basi per un faticoso percorso di pace (che dovrà fare anche i conti con i crimini commessi, in ottica di giustizia anche ambientale).

Al fine di disinnescare tutte quelle situazioni di tensione e disuguaglianza che diventano terreno fertile per violenza e guerra, un binomio purtroppo attivo e devastante in molte altre parti del mondo, non solo in Ucraina.

* Coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo

Ucraina, pacifista è chi la pace la fa

Davide Mattiello  11 OTTOBRE 2022

Chi si prepara a manifestare per la pace decida come dare peso alle parole. Se persino De Luca diventa alfiere della manifestazione per la pace (peraltro adoperando qualche argomento per nulla banale, tipo: se siamo in guerra, qualcuno lo dica agli italiani), quella già indetta a Napoli per il 28 ottobre, vuol dire che c’è davvero di che essere preoccupati e che il livello di mobilitazione non può che aumentare.

Da Conte alla Cgil, passando per Arci e Acli, rullano i tamburi che chiamano la gente in piazza per la pace. Evviva! Manifestare collettivamente è senz’altro salutare, cioè fa bene alla ricerca della pace e potrà rilanciare lo sforzo che tante organizzazioni democratiche e umanitarie hanno sostenuto fin dal primo giorno di questa ennesima guerra. Una guerra più rumorosa, perché più vicina, che ha allargato il perimetro del tragico puzzle della quarta guerra mondiale (come è possibile infatti continuare a chiamare la “terza” guerra mondiale “guerra fredda”? Come se si fosse combattuta a colpi di gelato).

Ma cosa significa volere la pace? Anche quelli che fanno la guerra dicono di volere la pace. E’ un po’ come per la mafia: chi direbbe pubblicamente di essere a favore della mafia? Quasi nessuno (Berlusconi riuscì in vero a fare l’elogio pubblico dello stalliere di Arcore, che mai aveva aperto bocca. Ma si sa che Berlusconi è un fuoriclasse). Tutti sono contro la mafia, ma è nelle scelte concrete che poi si capisce chi davvero voglia costruire una Italia liberata dalle mafie e chi no. E’ difficile, per esempio, credere che sia contro la mafia chi lavora allo smantellamento della legislazione voluta da La Torre e Falcone, chi lavora alla neutralizzazione delle misure di prevenzione patrimoniali, chi all’utilizzo dei collaboratori di giustizia, chi al superamento della impermeabilità del carcere per i condannati per mafia, chi lavora al depotenziamento dell’amministrazione della Giustizia, mortificando la domanda di giustizia con diavolerie come la improcedibilità e via discorrendo.Cosa vuol dire volere la pace in un contesto come quello che stiamo vivendo?

Non mi avventuro in una analisi geopolitica dei fatti: in guerra la prima vittima è la verità ed io so di non sapere quello che sta veramente succedendo. Ma questo non mi impedisce di avere una idea complessiva di ciò che stiamo vivendo e questo mi permette di definire tre proposte concrete.

La prima: vuole la pace chi in Italia si batte per lo “ius soli” senza se e senza ma. E’ in fatti evidente che la guerra è alimentata da visioni segregazioniste del mondo, un mondo fatto per qualcuno e non per ciascuno, un mondo fatto di salvati e sommersi, un mondo dove “lo stile di vita del popolo americano non è negoziabile” (George W. Bush nel 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle) e come il loro il nostro, a quanto pare. Un mondo di neo nazionalismi paurosi, di cui Putin è senz’altro un campione, che condanna milioni di esseri umani ad una fuga permanente, ad uno sradicamento disumano e definitivo. Battersi perché l’Italia sia un posto nel quale ritrovare casa, attraverso la pienezza di diritti e doveri, è fare pace, è impegnarsi contro ogni forma strisciante di apartheid che avvelena la nostra convivenza.

La seconda: vuole la pace chi si batte per fare della Unione Europea una Repubblica federale, fondata sull’uguaglianza di diritti e doveri. Una Repubblica federale con un unico sistema fiscale, un unico sistema di protezione sociale, una unica politica estera e di difesa. Una Repubblica federale che ci renda meno “vaso di coccio”, che ci renda capaci di stare al mondo con una forza in grado di salvaguardare i principi sui quali ancora si basa la nostra convivenza. A me pare evidente che in questo giro di boa della storia la posta in gioco sia proprio l’Unione Europea: un modello pericoloso che deve essere eliminato dalla storia, come accadde al Cile di Allende nel 1973. Che fine ha fatto la Cofe, la Conferenza sul futuro dell’Europa? Sarà il prossimo Parlamento europeo un Parlamento costituente? Il tempo è quasi scaduto, lo dimostrano dopo Brexit le scelte della Germania.La terza: vuole la pace chi, pur ribadendo la scelta atlantista, si decida a mandare un messaggio chiaro agli Usa: “Non siamo (più) una colonia”. E c’è anche una occasione concreta per farlo. Il 22 agosto una soldatessa statunitense di stanza presso la base di Aviano ha investito ed ucciso un giovane italiano di 15 anni a Porcia, in provincia di Pordenone. Trattati e prassi impongono in un caso come questo che la soldatessa venga sottratta alla giustizia italiana per essere processata in patria. Ma l’Italia si può opporre e pretendere che venga processata in Italia.

Parafrasando a mia volta Forrest Gump (come già fatto da Stefano Fassina in campagna elettorale riferendosi a Conte): pacifista è chi la pace la fa.

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