NULLA DI CASUALE, ECCO CHI HA ORGANIZZATO L’ASSALTO DI BRASILIA da IL MANIFESTO
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NULLA DI CASUALE, ECCO CHI HA ORGANIZZATO L’ASSALTO DI BRASILIA da IL MANIFESTO

Nulla di casuale, ecco chi ha organizzato l’assalto di Brasilia

BRASILE. Lobby delle armi, aziende dell’agrobusiness, imprese: questi i settori che hanno preparato e ispirato le proteste golpiste. Anche riempiendo i bus. Il nuovo governo spaventa chi ha goduto di illegalità, privatizzazioni e lavoro precario

Francesco Bilotta  11/01/2023

Sono numerosi i settori che hanno favorito e preparato l’assalto alle istituzioni democratiche brasiliane. Gli interessi che si sono consolidati intorno al governo Bolsonaro si sono espressi in una prova di forza che vuole essere più di un semplice avvertimento.

IL SETTORE dell’agrobusiness è tra i principali ispiratori delle manifestazioni golpiste. «Passar a boiada», far piazza pulita di tutte le norme che tutelano l’ambiente, era diventato l’obiettivo strategico di Bolsonaro e dei suoi ministri. L’illegalità come programma di governo ha autorizzato invasioni di terre, incendi, deforestazione illegale. I grandi produttori agricoli adoravano questa forma di governo e l’elezione di Lula era considerata un evento da scongiurare.

La Confederazione nazionale dell’agricoltura e Aprosoja hanno sostenuto nel corso di tutta la campagna elettorale che il nuovo governo avrebbe favorito «invasione e occupazioni di terre» da parte del Movimento dei senza Terra.

Le parole tranquillizzanti di Lula sulla «possibilità di conciliare l’agricoltura familiare con le produzioni su larga scala» e l’invito a rispettare la legalità non hanno fatto breccia tra i fazendeiros del Parà e del Mato Grosso. Il sostegno elettorale a Bolsonaro è stato maggiore proprio nelle regioni in cui l’illegalità è più diffusa e da queste aree provenivano molte delle persone che hanno marciato su Brasilia.

Con l’elezione di Lula salta il piano di privatizzazioni guidato dall’ex ministro dell’economia Paulo Guedes e che interessava un centinaio di aziende, Petrobras in primis. Il gigante petrolifero è stato alleggerito notevolmente con le cessioni di otto delle 13 raffinerie che operavano nel paese, così come sono state cedute le attività legate al settore petrolchimico, ma l’operazione non è riuscita fino in fondo e la maggioranza della società rimane in mano statale.

Il più esteso programma di privatizzazioni dell’America latina viene ora messo in discussione e una delle misure varate da Lula nel suo primo giorno da presidente è stata quella di togliere la Petrobras e il servizio postale dall’elenco delle aziende da privatizzare. I gruppi privati contavano di mettere le mani su molte delle aziende statali che sono strategiche per il paese e ora faranno forti pressioni sul Congresso per rilanciare i loro appetiti.

LA LOBBY delle armi ha visto soddisfatte tutte le sue richieste con il governo Bolsonaro. Grazie alle numerose norme che ne hanno facilitato l’accesso si è passati, negli ultimi quattro anni, da 1,3 a 2,3 milioni di armi possedute da privati.

La «politica del disarmo», invocata dai settori democratici della società brasiliana, ha spinto Lula a varare da subito una misura che sospende il rilascio di nuovi permessi per l’acquisto di armi e impone un registro di tutte le armi acquistate dai civili dopo la liberalizzazione voluta da Bolsonaro.

Queste restrizioni all’accesso delle armi da fuoco hanno radicalizzato i bolsonaristi che arrivano ad accusare Lula di voler «favorire il crimine impedendo la difesa personale». E poi c’è quella riforma del mercato del lavoro, varata dal governo Temer nel 2017, figlia del golpe che si è consumato contro Dilma. Una riforma salutata con entusiasmo dalla Federazione delle imprese come esempio di modernizzazione.

DI FATTO si accentuava la precarietà nel mondo del lavoro e tutte le forme di lavoro precario diventavano legali. La riduzione del ruolo delle organizzazioni sindacali, la terziarizzazione dei rapporti di lavoro in tutti i settori, l’introduzione del lavoro intermittente, la possibilità di licenziare i lavoratori senza passare dai sindacati e dal ministero del lavoro, la possibilità che il negoziato tra il datore di lavoro e il lavoratore prevalga sulla legge, fatti salvi i diritti costituzionali, erano alcuni dei punti che la caratterizzavano. L’aumento dello sfruttamento dei lavoratori brasiliani e il maggiore divario salariale che si sono prodotti in questi anni sono stati documentati in numerose ricerche.

I profitti delle imprese sono cresciuti notevolmente e i lavoratori si sono impoveriti. Lula ha promesso di «costruire una nuova legislazione del lavoro» per combattere le diseguaglianze che la riforma aveva contribuito ad accentuare nella società brasiliana. Ora le grandi imprese padronali, che hanno fatto forti pressioni sui lavoratori per orientare il voto a favore di Bolsonaro, sono in prima fila contro i programmi del nuovo governo.

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