“L’ULTIMA ORA. SCUOLA, DEMOCRAZIA, UTOPIA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
10268
post-template-default,single,single-post,postid-10268,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

“L’ULTIMA ORA. SCUOLA, DEMOCRAZIA, UTOPIA” da IL MANIFESTO

 

Uno spazio costituente che non riesce a immaginare se stesso

SCAFFALE. «L’ultima ora. Scuola, democrazia, utopia» di Christian Raimo per Ponte alle Grazie

Simona Bonsignori  30/11/2022

«Il punto non è se le persone siedono a tavola in modo appropriato, ma se sono o no in grado di procurarsi da mangiare». Comincia così, ricostruendo il passaggio dall’autoritarismo alla democrazia nell’Italia postfascista, il libro di Christian Raimo, docente e «agitatore culturale» (L’ultima ora. Scuola, democrazia, utopia, Ponte alle Grazie, pp. 368, euro 18), che riconduce «la storia della scuola sul terreno della storia della cultura» (Bertoni Jovine) e per farlo si appoggia su una corposa ricostruzione dei processi di formazione che riguardano i diritti primari dei cittadini. Una formazione che se diffusa, continua e collettiva ci permetterebbe di invertire i rapporti di potere e di creare commons di energie generative che educano alla libertà.

Già a partire dall’azzeccatissimo titolo, questo lavoro ci indica dove il tema scuola è collocato nelle prospettive socio-politico-culturali del Paese: all’ultima ora. Finisce invece in «prima ora» per essere trasformata in più autoritaria e «umiliante», come sta facendo con «merito» propagandistico il ministro Valditara; oppure per essere smantellata come hanno già fatto con zelo Berlinguer (2000), Moratti (2003/2005), Gelmini (2008/2010), Renzi (2015).

I SUOI GUAI LI CONOSCIAMO: dispenser di noia e crisi di panico incontenibili con il voto di ricatto (l’abbandono scolastico è al 15%); docenze frontali e precarie, burocrazia, assenza strutturale di fondi e di formazione che resta così affidata alle storie personali di una classe d’insegnanti che nessuno valuta e che non ha intenzione di mettersi in discussione, ci dice con crudezza l’autore. Anche l’alternanza scuola-lavoro miete vittime in questa immorale postura della formazione al mercato, adesso paventata fin dalle elementari, cui si aggiungerebbero pure i «lavori socialmente utili» che puniscono i neet, gli inattivi, senza nessuno che si domandi la differenza tra competenza e cultura. Invece l’istruzione dovrebbe rinnovare la vitalità di quella vita (P. Palmer) in cui la pandemia ha costretto anche le/i ragazzi – convinti di essere invisibili, minoritari e sbagliati – a ripensarsi come corpi vivi. È anche questa istituzione, che ripiomba verso una scuola di classe non inclusiva in cui l’egualitarismo è perduto scambiato per indulgenza, a fare di noi il Paese che siamo.

La risposta alla propaganda del nuovo ministro non si fa attendere. Gli studenti rivendicano un’educazione che sia pratica di emancipazione riappropriandosi, così, del loro «divenire adulti». Molte le occupazioni che chiedono di immaginare «la scuola come un elemento che determina la società» e non il contrario. Se le istituzioni politiche fossero effetto non causa dell’educazione, scrive l’autore, la scuola sarebbe a pieno titolo «un campo di battaglia» culturale e politica (J. Dewey), ricordandoci che la nostra è già stata lo spazio in cui furono coltivate le ideologie reazionarie del secolo scorso. Che non sia da sottovalutare il risultato di FdI come partito più votato tra le/i docenti (rilevazione Ipsos 2022), è implicito nelle parole del pedagogista americano, C. Washburne, che coordinò la transizione educativa italiana nel dopoguerra: «gli insegnanti non possono insegnare la democrazia finché essi stessi non l’abbiano imparata».

LA FORMAZIONE non è mai neutra, lo sanno bene le donne insieme a tutti i soggetti secondi. Trasmette un canone dominante. Quindi il dibattito sulla scuola non può che essere un dibattito politico su «come trasformare radicalmente il mondo». Eppure il «conflitto educativo» è assente: per imparare, dicono pedagogisti e filosofi, ci vuole gente spensierata che applica l’immaginazione in una relazione educativa situata nel tempo che si vive.
Invece poche sono le sperimentazioni che lavorano a modelli diversi di relazione, con scarsa attenzione e, soprattutto, senza fondi. «Sembra radicata in Italia l’idea che la scuola non possa cambiare, che sia un’istituzione immutabile».

QUESTO PENSIERO NASCE, scrive Raimo, da una sorta di realismo depressivo secondo il quale non ci sarebbero alternative, alimentando, così, una crisi che rischia di essere definitiva. In realtà, dimostra solo che siamo immersi come «la rana bollita» nella sua acqua di cottura, in questo sistema neoliberista.
La «formula» per sgominare quel «fatalismo» funzionale a farla franca nei quiz a crocetta in cui pare vogliano ridurre le nostre vite, sta in un’emancipazione che sviluppa il sentimento sociale fino a non lasciare indietro nessuno, conclude l’autore. Scuola, democrazia, utopia: se solo le letture di bell hooks popolassero ogni istituto.

*

SCHEDA. AL LICEO MORGAGNI DI ROMA

In questi giorni è data grande rilevanza a un progetto di sperimentazione all’avanguardia «Scuola delle Relazioni e della Responsabilità (SRR)» riconosciuto nel 2018 dall’USR Lazio, che dal 2019 collabora con le cattedre di Pedagogia Sperimentale e Psicologia Sociale, dello Sviluppo e della Ricerca Educativa dell’Università di Roma “Sapienza”. Il progetto è nato nel 2016 per iniziativa di alcuni docenti del Liceo scientifico romano Morgagni (tra cui un ex collega del Manifesto, docente di matematica e fisica, Vincenzo Arte) partiti dall’idea che la relazione tra pari e tra studente-docente, favorisca i processi di apprendimento e che le pratiche educative abbiano un ruolo decisivo nel plasmare le scelte degli studenti e il loro futuro accademico e professionale.
La lezione diventa apprendimento cooperativo in cui il tempo scuola è utilizzato attivamente riducendo il lavoro a casa (che permette di coltivare interessi e passioni). La valutazione è articolata e descrittiva (autovalutazione, valutazione tra pari e del docente), Il voto, come da normativa, è mantenuto solo in pagella..
Convinti che serenità, efficacia, assenza di ansia, incoraggiano un processo di apprendimento libero e consapevole, capace di sviluppare al meglio il potenziale educativo dei futuri cittadini del mondo.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.