LO STECCO NELL’OCCHIO da 18BRUMAIOBLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LO STECCO NELL’OCCHIO da 18BRUMAIOBLOG

Lo stecco nell’occhio

Olympe de Gouges 20 novembre 2022

Sono in attesa di vedere il nuovo adattamento cinematografico del romanzo di Erich Maria Remarque Tutto tranquillo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues, 1928). Il film è firmato dallo sceneggiatore e regista tedesco Edward Berger, prodotto da Netflix, e spero riesca a portare sullo schermo l’atmosfera generale del libro, dunque l’orrore della prima guerra mondiale, della cinica spietatezza con cui più di una generazione fu mandata al massacro.

L’opera di Remarque è giustamente considerata uno dei romanzi più definitivi contro la guerra, non tanto per la sua finezza letteraria o per l’analisi delle radici politiche, economiche e sociali del conflitto, ma perché presenta la realtà della guerra di trincea dal punto di vista del diciassettenne Paul Bäumer, ossia con brutale onestà e in tutta la sua devastazione fisica, emotiva e morale.

La pubblicazione del libro dieci anni dopo la conclusione del conflitto si rivelò una bomba politica. Il governo tedesco, la fazione militare e più nazionalistica, stava lavorando al riarmo e il partito nazista di Hitler stava facendo tutto ciò che era in suo potere per incoraggiare il militarismo e lo sciovinismo. In queste condizioni, la rappresentazione realistica della guerra imperialista assunse un significato enorme dato il successo del romanzo di Remarque.

L’ultranazionalista Deutsche Adelsblatt, organo ufficiale della nobiltà tedesca, ad esempio, temeva che il libro potesse risvegliare e rafforzare un sentimento pacifista. Il quotidiano nazista Völkischer Beobachter descrisse il romanzo come “l’esultante apologia di disertori, disertori, ammutinati e fannulloni” e condusse una feroce campagna contro l’opera e il suo autore, nonché, in seguito, contro il primo adattamento cinematografico approvato dalle autorità tedesche nel 1930 in una forma pesantemente censurata.

Chissà se il film farà riflettere anche sulle cause della guerra USA-NATO-UE contro la Russia, con decine di migliaia di giovani, fino a epoca recente parte di un’unica entità statale, nuovamente trasformati in semplice carne da macello nell’interesse delle oligarchie politiche e finanziarie. Soldati e civili uccisi e mutilati in combattimenti e bombardamenti, mentre una guerra mondiale minaccia ancora una volta l’intera umanità su più fronti.

Ci sono alcune date che segnano una cesura netta rispetto al passato, il 1914 è una di queste. Sarà così anche per il 2022? La macchina omicida è di nuovo in moto in Europa. Ciò che più manca oggi è una prospettiva fiduciosa e serena dell’avvenire. È diventato facile evocare il disordine, la guerra, compresa quella nucleare! È la stessa condizione umana a essere chiamata in causa. È già successo in un passato non lontano, e non ha insegnato niente.

Del resto, non vi sono segnali concreti di pace sul fronte orientale. La Russia non può rinunciare alla Crimea, perché significherebbe rinunciare al Mar Nero. Non può rinunciare ad avere un’Ucraina neutrale, fuori dalla NATO. Senza la Crimea e un’Ucraina non ostile, la Russia non sarebbe più niente. Per contro, i dirigenti politici attuali dell’Ucraina, ammesso e non concesso che possano decidere senza l’avallo di Washington, non potranno, specie al punto in cui è la situazione, accettare le condizioni della Russia.

Tutto ciò è stato provocato deliberatamente dagli Stati Uniti d’America, seguendo la consueta strategia: tenere gli avversari divisi per tenere il mondo unito sotto il proprio dominio. Erano ben consapevoli che la linea Brzezinski avrebbe portato al conflitto aperto con la Russia. «Ma, Zbig, quante volte puoi mettere uno stecco nell’occhio alla Russia, senza che reagisca?» (David Ignatius del Washington Post, nel libro-intervista con Zbigniew Brzezinski).

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