LO STATO BORGHESE E LA DEMOCRAZIA DAL BASSO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LO STATO BORGHESE E LA DEMOCRAZIA DAL BASSO da IL MANIFESTO

Rosselli e Berneri, lo stato borghese e la democrazia dal basso

L’EVENTO. Il premio Picelli per la ricerca storica al libro «Contro lo Stato» di Enzo di Brango

Redazione  22/10/2022

Provenivano da due culture senz’altro diverse, tuttavia il fondatore di Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli e il filosofo anarchico Camillo Berneri, si incontrarono in uno straordinario carteggio che li accomunò a metà degli anni ’30 «nello sperimentalismo spiccato, nell’inquietudine mai sazia, nell’afflato libertario ed eterodosso».

Tanto Berneri quanto Rosselli pagarono con la vita il loro «libertarismo», la loro ricerca di una nuova democrazia, rimanendo vittime, dei crimini di un totalitarismo: Camillo Berneri fu assassinato dai sicari di Stalin il 5 maggio 1937 a Barcellona e un mese dopo, il 9 giugno a Bagnoles-de-l’Orne, in Normandia, Carlo Rosselli venne ucciso insieme al fratello Nello dai sicari della Cagoule francese assoldati dal fascismo italiano.

L’antifascista che terrorizzava Mussolini, l’antesignano di Che Guevara, Guido Picelli, fu ucciso, anch’egli da un totalitarismo, poco più di quattro mesi prima di Berneri e Rosselli, il 4 gennaio 1937 sul fronte di Siguenza. È al comandante degli Arditi del popolo di Parma che in 300 sconfissero nei 5 giorni della Battaglia di Parma dell’agosto del 1922 i 10mila fascisti di Italo Balbo, indicando inascoltati la strada per impedire l’avvento del fascismo agli imbelli partiti democratici, che è stato dedicato «il Premio Picelli per la ricerca Storica» istituito quest’anno dalla Fondazione Archivio Storico Bocchi.

Il premio verrà conferito al libro Contro lo Stato di Enzo Di Brango, edito da «Nova Delphi», che analizza il carteggio in gran parte inedito tra Rosselli e Berneri su nuove forme statuali democratiche, il 28 ottobre alle 17.30 all’Auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi di Roma in via Caetani n. 32.

Non è un caso che si sia voluto assegnare un simile premio e parlare di libertà e democrazia proprio nel giorno in cui, cent’anni fa, un colpo di stato fascista e monarchico privò per vent’anni gli italiani della libertà e della democrazia e fece migliaia di vittime con assassinii, aggressioni, torture, imprigionamenti, internamenti.

Rosselli e Berneri, come del resto Guido Picelli, furono degli strenui oppositori di Mussolini; gli scritti straordinariamente attuali pubblicati nel libro sono la prova del dibattito, profondo e intenso, tra i due intellettuali, sul ruolo e sulla storia dello stato nella vita politica e civile contemporanea con le ramificazioni della cultura federalista e autonomista e al significato dei concetti di democrazia, autoritarismo, comunismo, socialismo (libertario), classe, partito, umanesimo, giacobinismo, centralismo democratico. Rosselli e Berneri si trovarono d’accordo sulla visione ideale di una società fondata dal basso, sull’autogestione dei suoi membri con organi di primo grado, diretti, liberi, o con un alto grado di spontaneità, «alla vita dei quali l’individuo partecipa direttamente o che è in grado di controllare».

I due intellettuali partendo da idee politiche diverse, arrivarono a una comune visione di società e in qualche modo furono gli antesignani della proposta «comunalista» degli anni ’80 del filosofo e sociologo statunitense Murray Bookchin, il maggior teorico dell’«ecologia sociale». La visione straordinariamente moderna e innovativa di Rosselli e Berneri, ampliata dalle teorizzazioni di Bookchin, non è stata solo un’utopia. Negli ultimi tempi è stata applicata con convinzione e successo nel Rojava, il territorio indipendente e libero controllato dai curdi siriani e da altre popolazioni locali ai confini con la Turchia.

La premiazione del libro Contro lo stato sarà anche un’occasione per storici, intellettuali ed esperti per confrontarsi in questo momento di dissoluzione dei partiti e della politica su nuove forme statuali attuabili, veramente democratiche e libere e sulle idee dei due pensatori per i quali non esisteva uno stato «ideale» borghese e democratico, considerando la forma stessa dell’entità che controlla tutto dall’alto il vero problema che impediva il raggiungimento della vera e unica democrazia, quella «dal basso». Tutto questo avverrà nel giorno in cui cento anni fa andava al potere la dittatura fascista.

Un podcast racconta il «viaggio al termine della notte» attraverso i giornali dell’epoca

SCAFFALE. “1922 Italia anno zero. La marcia su Roma nei giornali di cento anni fa” di Andrea Fabozzi per Tracce.studio. La presentazione venerdì 28 ottobre alle ore 16:30 presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea in via Michelangelo Caetani 32 a Roma con l’autore, Piero Cavallari, Davide Conti, Luigi Manconi, Daniela Preziosi, Paola Salvadori e Marino Sinibaldi

Davide Conti  22/10/2022

Gli eventi che cambiarono il senso della storia d’Italia il 28 ottobre 1922 potrebbero essere definiti la cronaca di una tragedia annunciata. Ogni passo, ogni evento, ogni azione (o inazione) della classe dirigente dello Stato liberale, ogni assalto dello squadrismo fascista ed ogni incertezza e contraddizione dello schieramento antifascista sembrano offrire un segno di ineluttabilità dell’avvento della dittatura.

TUTTAVIA LA CONOSCENZA del contesto e degli eventi di un secolo fa mostra come l’esito nefasto cui il Paese andò incontro, con la cosiddetta «marcia su Roma», non fosse in alcun modo da ritenersi inevitabile.

Per questo il lavoro di Andrea Fabozzi, un podcast intitolato 1922 Italia anno zero. La marcia su Roma nei giornali di cento anni fa (Tracce.studio), rappresenta uno strumento prezioso tanto per la comprensione del passato quanto per l’interpretazione del fenomeno fascista in chiave contemporanea, consentendo distinzioni appropriate e rese di complessità tanto più necessarie di fronte a semplificazioni evocative che rischiano di non cogliere il significato profondo di quel mutamento regressivo della società italiana all’indomani della fine della Grande Guerra.

Muovendo dalle pagine, introdotte da Marco Belpoliti, di un testo classico sulla presa del potere di Mussolini, Marcia su Roma e dintorni, scritto da Emilio Lussu nel 1931, il lavoro di Fabozzi ricostruisce giorno per giorno i fatti politico-sociali dell’Italia del ’22 attraverso l’incalzare della cronaca di quei giorni tratta dalle testate giornalistiche dell’epoca.

PASSANO COSÌ IN RASSEGNA gli scritti giornalistici e gli interventi pubblici di tutti i protagonisti degli eventi, da Giovanni Giolitti al direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini; da Palmiro Togliatti a Pietro Nenni fino a Mussolini e agli altri caporioni fascisti che scrivono sulle colonne de Il Popolo d’Italia.

L’immagine che viene restituita dall’ascolto è quella di un Paese profondamente smottato dall’esperienza traumatica della Prima Guerra Mondiale in cui deflagrano tragedie e torsioni della storia destinate a imprimere una svolta globale alla vicenda della società del tempo. Così l’ingresso delle masse nella vita pubblica determina approdi diversi in Russia (dove dalla sconfitta militare dello zarismo emerge quella rivoluzione bolscevica la cui paura spingerà in larga parte dell’Europa i ceti reazionari ad una energica ripresa dell’iniziativa violenta) e in Italia (dove la vittoria ed il mito della sua «mutilazione» producono l’emergere regressivo del fascismo) e diviene specchio dell’alba del ’900. Allo stesso tempo è forte la sensazione, restituita dalle cronache così efficacemente organizzate dall’autore, di trovarsi in Italia di fronte ad una sorta di colpo di Stato fascista «concertato» con la monarchia, con le classi dirigenti proprietarie, con i partiti conservatori che parteciperanno alla stessa formazione del primo gabinetto Mussolini.

IN CONCLUSIONE di questo «viaggio al termine della notte» ritornano alla mente le parole scritte da Antonio Gramsci su L’Ordine Nuovo del 21 luglio 1921 che preconizzano gli accadimenti futuri: «Esistono oggi in Italia due apparecchi repressivi e punitivi: il fascismo e lo Stato borghese. Un semplice calcolo di utilità induce a prevedere che la classe dominante vorrà ad un certo punto amalgamare anche ufficialmente questi due apparecchi e che spezzerà le resistenze opposte dalla tradizione del funzionamento statale con un colpo di forza diretto contro gli organismi centrali di governo. Avremo allora il “colpo di Stato”».

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