LO SPIRITO DI ANCHORAGE È TRAMONTATO: LA RUSSIA SI CONFRONTA CON L’IMPLACABILE CONTINUITÀ DEGLI USA da CONTROINFORMAZIONE e INTERFERENZA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LO SPIRITO DI ANCHORAGE È TRAMONTATO: LA RUSSIA SI CONFRONTA CON L’IMPLACABILE CONTINUITÀ DEGLI USA da CONTROINFORMAZIONE e INTERFERENZA

Lo spirito di Anchorage è evaporato: la Russia si confronta con l’implacabile continuità dell’America

di Mounir Kilani  16/02/2026

L’estate del 2025 aveva offerto uno spiraglio di una possibile distensione tra Mosca e Washington. Sei mesi dopo, lo “spirito di Anchorage” è già un ricordo del passato: di fronte alla continuità strategica americana, la Russia, attraverso Sergej Lavrov, sta formalizzando il suo approccio cauto. Tra sanzioni rafforzate, blocco dei flussi energetici e riorganizzazione geopolitica, Mosca sta modificando la sua dottrina: meno illusioni, più autonomia, in un mondo multipolare che si sta delineando nonostante l’Occidente.

Lavrov riconosce la svolta americana e sancisce la cautela strategica russa

L’estate del 2025 aveva offerto uno scorcio dell’attività diplomatica. Ad Anchorage, in Alaska, l’incontro tra Trump e Putin era stato presentato come una possibile svolta storica. In un mondo frammentato dalla guerra in Ucraina, dalle sanzioni sistemiche e dalla militarizzazione del commercio energetico, l’idea di una distensione strutturata tra Mosca e Washington non era di poco conto.

Trump ha parlato con insistenza di pace, presentandosi come uno statista pragmatico capace di superare l’inerzia atlantista. Putin, fedele al suo metodo, ha lasciato la porta socchiusa: stabilizzare, mettere in sicurezza, ridefinire le regole del gioco. Niente di spettacolare, ma un possibile quadro di riferimento.

Sei mesi dopo, lo “spirito di Anchorage” appartiene già agli archivi.

Il 9 febbraio 2026, in un’intervista alla TV BRICS, trasmessa dal Ministero degli Esteri russo, Lavrov ha fatto una valutazione schietta: gli Stati Uniti non solo hanno congelato qualsiasi normalizzazione, ma hanno anche intensificato la pressione.

Sanzioni, energia, Ucraina: la meccanica dell’inversione di tendenza

Lavrov traccia un inventario preciso: nuove sanzioni, maggiore pressione sulle esportazioni energetiche russe, tentativi di ostacolare i flussi marittimi in alto mare e, soprattutto, sanzioni senza precedenti contro i due giganti petroliferi russi, Lukoil e Rosneft.

Queste misure sono arrivate poche settimane dopo Anchorage. Lavrov ha persino sottolineato la “sorpresa” del presidente russo. Questo dettaglio è significativo: segnala che Mosca aveva preso sul serio gli impegni verbali americani. Ma questa continuità non è responsabilità esclusiva dell’esecutivo: diversi pacchetti di sanzioni sono stati consolidati o ampliati con un ampio sostegno bipartisan al Congresso, consolidando legalmente la pressione nel tempo e riducendo il margine di manovra dell’amministrazione.

La stessa logica si applica all’Ucraina. Ad Anchorage sembrava essere stato raggiunto un accordo di principio su un piano di de-escalation. Tuttavia, secondo Lavrov, Washington sta costantemente “rielaborazione” dei parametri, suggerendo che le concessioni dovrebbero provenire esclusivamente da Mosca.

La questione non è più quindi diplomatica, ma strutturale: possiamo negoziare con una potenza la cui continuità strategica è ormai sostenuta da meccanismi legislativi duraturi?

L’obiettivo americano: bloccare i flussi strategici

Lavrov sottolinea un elemento centrale: il predominio economico globale.

Washington sta cercando di controllare le principali rotte energetiche globali, marginalizzare gli idrocarburi russi e costringere i partner e le potenze emergenti a dipendere dal gas naturale liquefatto americano. La posta in gioco va oltre l’Ucraina: riguarda l’architettura energetica globale.

Non siamo più in una guerra territoriale, ma in una guerra di corridoi.

Mar Nero, Artico, Indo-Pacifico: lo spazio strategico è diventato fluido. Il tentativo americano di controllare questi flussi corrisponde a una logica classica di predominio marittimo. Ma ora si scontra con un’Eurasia strutturata, meccanismi finanziari alternativi e una progressiva de-occidentalizzazione del commercio.

Anchorage: un momento rivelatore

Anchorage non è stato un errore. È stata una prova.

Per Mosca si trattava di verificare se Washington fosse in grado di accettare la coesistenza strategica.

Per Washington, forse si trattava di mettere alla prova la flessibilità russa senza rinunciare al primato.

Il risultato è ormai visibile: gli Stati Uniti parlano di transizione globale mentre consolidano la loro architettura militare in Europa. Parlano di un “nuovo mondo”, ma continuano a operare secondo una logica di primato.

Questo primato non è contingente: è ormai istituzionalizzato nei meccanismi di bilancio, militari e legislativi americani.

In questo nuovo contesto, Mosca sa che il suo dialogo con Washington non è più un incontro a tu per tu per strutturare l’ordine mondiale. Ora si svolge nell’ambito di un più ampio equilibrio di potere, in cui nessun compromesso bilaterale può ignorare il riallineamento strategico in Eurasia.

Questo divario tra retorica e struttura è esattamente ciò che Lavrov sottolinea.

Monaco 2026: il ritorno del riflesso atlantista

Pochi giorni dopo l’intervista di Lavrov, la Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha offerto un contrasto rivelatore.

A Monaco di Baviera, nel febbraio 2026, Marco Rubio dichiarò che “il vecchio mondo è finito” e che gli Stati Uniti devono ridefinire il proprio ruolo in un’era geopolitica accelerata.

Ma al di là delle formule, è stato preso un impegno misurabile: l’annuncio di un nuovo pacchetto di assistenza militare del valore di decine di miliardi di dollari all’Ucraina, accompagnato da un programma di consegna accelerato e da un rafforzamento permanente delle capacità nell’Europa orientale nel quadro della NATO.

Rubio ha inoltre ribadito che la centralità della NATO resta il pilastro non negoziabile della sicurezza europea, collocando la suddetta transizione all’interno di una presunta continuità strategica.

Le decisioni concrete raccontano una storia diversa:

  • Rafforzare le capacità della NATO nell’Europa orientale
  • Accelerate le consegne di armi a Kiev
  • Discussioni avanzate sullo stoccaggio permanente di missili a lungo raggio in Germania

Sebbene alcune misure rientrino nei bilanci già votati dal Congresso, la loro accelerazione e il consolidamento politico a Monaco conferiscono loro un rinnovato significato strategico.

Parlando a Monaco, Zelensky ha chiesto più armi e sanzioni. Gli europei, divisi nei toni ma allineati nell’azione, hanno seguito la linea americana.

Diversi stati dell’Europa orientale hanno addirittura sostenuto un ulteriore inasprimento della posizione, mentre alcune capitali dell’Europa occidentale hanno continuato a discutere silenziosamente di una prospettiva diplomatica a lungo termine.

Monaco ha quindi confermato la graduale trasformazione dell’Europa in un teatro strategico piuttosto che in un attore strategico. Il rafforzamento delle capacità militari non accresce l’autonomia europea; anzi, ne rafforza la dipendenza strutturale da Washington.

Garanzie di sicurezza: a favore o contro?

Al centro dell’impasse c’è la questione delle garanzie.

Per Mosca, le proposte occidentali non mirano a un’architettura di sicurezza inclusiva negoziata con la Russia, ma piuttosto a garanzie concepite per contrastarla. La differenza non è semantica: è strutturale.

Una garanzia “con” presuppone un equilibrio di interessi e un riconoscimento reciproco delle vulnerabilità.

Una garanzia “contro” organizza una sicurezza asimmetrica, basata sulla deterrenza unilaterale e sull’accerchiamento della capacità.

In queste condizioni, il disaccordo non riguarda solo l’Ucraina, ma il concetto stesso di ordine europeo.

La prudenza russa diventa dottrina

Ciò che sta cambiando oggi non è l’ostilità occidentale. Era già radicata.

Ciò che cambia è il livello di fiducia.

La Russia sembra aver superato una soglia psicologica: non negozia più scommettendo sul cambiamento americano, ma anticipandone la continuità.

Questo velocizza le cose:

  • Approfondimento dei BRICS
  • Meccanismi finanziari alternativi
  • integrazione eurasiatica
  • Cooperazione energetica Sud-Sud

Al di là della retorica, questa evoluzione tocca ora il cuore del sistema: la valuta. Oltre l’80% degli scambi bilaterali tra Russia e Cina è ora denominato in rubli e yuan, mentre la quota del dollaro nelle riserve russe è diventata marginale. La dedollarizzazione non è più uno slogan: costituisce uno strumento di sovranità strategica.

Gli ultimi dati disponibili confermano che questa dinamica ha subito un’ulteriore accelerazione nel 2026, consolidando il tasso di cambio bilaterale al di fuori del dollaro.

La prudenza russa non riguarda più solo la risposta alle sanzioni: mira a ridurre strutturalmente l’esposizione al sistema finanziario occidentale.

Questi assi non sono più un’opzione diplomatica. Stanno diventando necessità strutturali.

Monaco e Anchorage: due facce della stessa medaglia

Anchorage incarnava la possibilità di un compromesso.

Monaco ha confermato la continuità strategica.

Nel frattempo, la Russia sta modificando il suo software strategico.

Meno illusioni. Più autonomia.

Meno attesa. Più strutturazione parallela.

Il mondo multipolare non nasce da un vertice.

Nasce da un accumulo di delusioni strategiche.

Monaco ha dimostrato che Washington ora riconosce il persistente conflitto del mondo multipolare, pur sforzandosi di rimanerne il principale architetto militare.

E ora è ufficiale.

Il vero punto di svolta potrebbe non essere Anchorage o Monaco, ma la consapevolezza che i negoziati con Washington non possono più basarsi su semplici dichiarazioni di fiducia. Ora devono fare affidamento esclusivamente sull’equilibrio di potere. In questa nuova era, Mosca agisce meno per convincere l’Occidente che per rendere irreversibile la sua esclusione.

La fiducia dichiarativa è morta; solo l’equilibrio di potere determinerà il risultato, e sarà un processo a lungo termine.

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare infrastrutture militari in Albania e Kosovo

Enrico Vigna 16 Febbraio 2026


Gli USA continuano a rafforzare la loro presenza militare nei Balcani, annunciando un contratto quinquennale che copre progetti di costruzione e manutenzione in Albania, Kosovo e Bulgaria. Questo investimento, guidato dagli US Army Corps of Engineers, mira a fornire infrastrutture avanzate per le truppe statunitensi nella regione, nell’ottica di affrontare le prossime sfide geostrategiche e geopolitiche.

Secondo un annuncio ufficiale, è previsto un accordo quinquennale, che include progetti di costruzione e manutenzione presso le basi in cui operano le truppe americane. Attraverso questo, ha lo scopo di sostenere la presenza di forze statunitensi e altre attività delle agenzie statunitensi nella regione, tra cui la cosiddetta Repubblica del Kosovo. “…Accogliamo con favore qualsiasi investimento o aumento delle forze americane in Kosovo, come abbiamo già detto, gli Stati Uniti sono il nostro partner strategico, e non solo investire in infrastrutture militari nel sud-est Europa, ma anche stabilire una base permanente in Kosovo contribuirebbe alla sicurezza non solo del Kosovo, ma anche dell’intero Balcani occidentale“, ha detto Liridona Gashi, portavoce del Ministero della Difesa di Pristina. A questo proposito, il direttore dell’Istituto “OCTOPUS“, A. Fetoshi, afferma che si tratta di una riconferma del forte impegno militare degli Stati Uniti nella regione. “Questa è una notizia straordinaria nel contesto di quei precedenti timori e panico per l’eventuale ritiro delle truppe americane e lo spostamento dell’attenzione americana dal Kosovo. Gli Stati Uniti oggi riconfermano che la concentrazione delle truppe americane è grande per ragioni geostrategiche e per ragioni in corso della minaccia che la Russia rappresenta per questa parte dell’Europa…”, ha detto Fetoshi.

“…La posizione geografica è un interesse geostrategico degli Stati Uniti e della NATO. Non consentire l’influenza russa è estremamente vitale sia per gli Stati Uniti che per Bruxelles e a questo proposito siamo fortunati ad essere in questa posizione e in questo vengo con gli interessi geostrategici e geopolitici dell’America, per questo motivo siamo anche una priorità nel progresso delle forze armate nel progresso del Kosovo in generale “, ha detto Kadri Kastrati, ex comandante della KSF.

Ennesima dimostrazione che il rafforzamento ed il mantenimento della presenza USA in questa parte dell’Europa è mirata a prevenire e indebolire l’influenza russa nei Balcani occidentali.

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