L’EUROPA CHE CI ASPETTA da LA CITTÀ FUTURA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’EUROPA CHE CI ASPETTA da LA CITTÀ FUTURA

L’Europa che ci aspetta

Alessandra Ciattini  13/01/2022

L’attuale guerra fa tornare alla ribalta antichi disegni come l’Intermarium e l’egemonia della Germania, entrambi assai pericolosi

Abbiamo già avuto modo di riflettere sulla questione dell’Eurasia e sulla sua relazione con la guerra per procura tra Ucraina e Russia, che purtroppo sembra durerà ancora a lungo per ragioni geostrategiche che l’Occidente collettivo non comunica alle sue popolazioni, ma di cui discute in segreto in ambiti più ristretti. Solo pochi giorni fa Angela Merkel ha avuto il coraggio o la sfrontatezza di comunicare al mondo, attraverso un’intervista a “Die Zeit”, che gli accordi di Minsk costituivano soltanto un espediente per temporeggiare e consentire all’Ucraina di armarsi con l’aiuto della Nato, per far fronte all’inevitabile attacco russo. Naturalmente di questo non si è parlato negli squallidi talk-show frequentati dai soliti manipolatori, altrimenti l’immagine del malvagio Putin sarebbe risultata incrinata.

Appare veramente paradossale che i media dominanti continuino ad accusare la Federazione Russa di imperialismo, quando una lettura approfondita delle attuali vicende svelano un astuto e diabolico disegno delle autentiche potenze imperialistiche, di cui non troviamo traccia nei giornali più importanti.

Come ha dichiarato più volte Putin e i suoi vari portavoce, l’obiettivo di queste ultime è estendere il loro controllo sull’immenso territorio russo, ricco di straordinarie risorse per rilanciare il capitalismo neoliberista in piena crisi sistemica. Insomma, si tratta di ripetere in grande, quello che è stato fatto con lo smembramento della Jugoslavia, paese straordinario che aveva combattuto contro i nazisti e aveva consentito per decenni la convivenza pacifica di etnie differenti.

Scrive Clara Weiss sul WSWS (World Socialist Web Site): “La disgregazione della Russia e la sua sottomissione al capitale Usa costituirebbero un trampolino di lancio strategico utile alla classe dirigente di quel paese per imporre un “nuovo secolo americano”, subordinando la Cina e l’Eurasia più in generale ai suoi obiettivi. Le risorse giocano un ruolo rilevante in questo progetto. Per il bisogno persistente di petrolio e gas naturale, come per il bisogno in rapida crescita di critical minerals (ossia quelli rari e indispensabili all’alta tecnologia come il cobalto), la Russia non può che esser considerata una massa continentale vitale con una vasta gamma di ricchezze”. Continua l’autrice: “Se la guerra contro la Russia è un «trampolino di lancio» per la guerra contro la Cina, il controllo del Mar Nero è visto come un trampolino di lancio per la disgregazione della Russia” (trad. mia). Cerchiamo di vedere insieme perché, tenendo al contempo in conto lo straordinario riarmo della Germania e la sua ora dichiarata funzione.

Sempre secondo la Weiss, uno dei principali obiettivi delle potenze imperialiste è rappresentato dalla volontà di dominare la regione del Mar Nero per avere un accesso diretto alle risorse dell’ex Unione Sovietica, come era stato possibile ai tempi di Eltsin e impossibile dal 1917 in poi. Infatti, questa regione ha un’importanza strategica, perché costituisce un ponte tra l’Europa orientale e sudorientale, la Russia, il Caucaso.

Sul versante della Germania, dobbiamo fare riferimento all’interessantissimo articolo di Andrew Korybko, giornalista statunitense residente a Mosca, nel quale analizza uno scritto di Olaf Scholtz, pubblicato dalla rivista del Council on Foreign Affairs, considerata una delle fonti più influenti nel Golden Billion occidentale guidato dagli Stati Uniti, e tradotto da Sinistrainrete. Non dedicherò molte parole a questo vero e proprio manifesto di Scholtz, riassumendo quanto sostenuto da Korybko, il quale ci riferisce che la Germania intende ora sostenere con maggior impegno l’Ucraina, inviando armi e addestrando le sue truppe. Non solo, intende anche vendere le moderne armi tedesche ai paesi dell’ex Patto di Varsavia ormai inglobati nella Nato, e tutto ciò in funzione antirussa. In definitiva, in coordinazione con la Francia (vedremo), la Germania vuole a tutti i costi riconquistare un ruolo egemone, come d’altra parte la Polonia e l’Ungheria molto preoccupate da questa svolta avevano già denunciato.

Questo progetto sarebbe ampiamente sostenuto dagli Usa, che hanno bisogno di un forte gendarme europeo per occuparsi della regione dell’Indo-Pacifico e della Cina, ma innescherebbe vari conflitti nel cuore dell’Europa, in primis con la Polonia che si distingue per il suo attaccamento quasi perverso alla Nato. 

Quanto agli Usa, in un documento del Pentagono del 1992 si trova l’affermazione secondo la quale la grande potenza avrebbe dovuto impedire l’emergere di un’altra potenza equivalente per poter dominare l’allora mondo unipolare. La strategia degli Usa è ben delineata anche nel famoso libro di Z. Brzezinski, La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana (1998), nel quale egli definì la regione che va dalla Crimea fino alla provincia cinese dello Xinjiang, comprendente paesi quali Georgia, Armenia, Iran, Kazakistan, Afghanistan etc., “i Balcani euroasiatici”. A suo parere, ovvero anche per la volontà dell’élite cui apparteneva, questa regione non certo omogenea socialmente e culturalmente sarebbe stata il centro di guerre e conflitti. Fenomeni questi che sappiamo esser stati alimentati dalla politica statunitense direttamente o indirettamente con tentativi di colpi di Stato, rivoluzioni colorate, spingendo le classi privilegiate a ribellarsi contro i loro governi sempre con il fine di smembrare e di sottomettere. Esattamente quello che hanno fatto la Germania e la Nato con la Jugoslavia, le cui parti sono diventate sostanzialmente colonie della prima e ora ospitano basi Usa.

L’invasione statunitense dell’Iraq nel 1991, quella dell’Afghanistan nel 2001 e quella ripetuta dell’Iraq nel 2003; eventi tutti accompagnati da sanguinosi interventi dell’imperialismo statunitense attraverso droni e altri mezzi di guerra in Pakistan e in molti altri paesi. Poco tempo fa le provocazioni Usa si sono volte verso la provincia cinese dello Xinjiang, strategicamente importante, confinante con Russia la e il Kazakistan (nei mesi passati oggetto di un tentato colpo di Stato),  abitata dalla popolazione turcofona degli uiguri. Secondo Washington e la Ue i diritti di questa etnia sarebbero costantemente violati dal governo comunista centrale; affermazione che ha l’unico scopo di creare problemi alla Cina, alimentando spinte separatiste, analogamente a quanto è stato fatto in Russia sostenendo i gruppi islamici integralisti ivi presenti o inviati. Già nelle ultime due guerre mondiali la regione del Mar Nero si era configurata come uno dei più importanti campi di battaglia tra vari stati imperialisti per le ragioni che si dicevano.

Il rinnovarsi di questa acuta competizione si è concretato nella resurrezione del cosiddetto “Intermarium” (che significa “tra i mari”), un’alleanza di Stati dell’Europa orientale e centrale che si estende dal Baltico al Mar Nero fino al Mar Adriatico. Trump ha sostenuto questa alleanza, fortemente voluta dal governo polacco del Partito Diritto e Giustizia (PiS) di estrema destra. Si tratta di un insieme di dodici Stati, che appartengono all’Unione Europea e che mirano a integrarsi tra loro, in modo da formare una sorta di barriera tra la Russia e l’Europa occidentale, i cui caratteri minacciosi sono evidenti. Gli Stati associati, accomunati da una stessa identità storica e sociale, sono Austria, Bulgaria, Croazia, Cechia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia (quasi tutti ex inglobati in precedenza nella sfera sovietica) e il loro primo incontro è avvenuto a Dubrovnik nel 2016.  

Il progetto “Intermarium” si richiama addirittura alla Confederazione polacco-lituana, fondata nel 1569, che costituì un potente Stato fino al XVIII secolo, quando quei territori cominciarono a essere spartiti tra le potenze confinanti, generando quei conflitti ancora oggi irrisolti. Si pensi all’ipotesi che la Polonia occuperà l’Ucraina occidentale e alle richieste di risarcimento rivolte dalla prima alla Germania a causa dei gravi danni subiti durante la Seconda guerra mondiale. Questo disegno fu ripreso molto più tardi, dopo la Prima guerra mondiale, che vide la sconfitta degli Imperi centrali e della Russia, e fu formulato da Józef Piłsudski, capo di Stato e comandante militare della nuova Polonia. Scopo del politico polacco consisteva nel disgregare l’Impero russo nelle sue etnie (come poi è in parte avvenuto nel 1991 quando 25 milioni di russi si sono trovati fuori dalla madrepatria), dando vita a uno Stato confederato nell’Europa centro-orientale, comprendente Polonia, Bielorussia, Ucraina, Lituania e altri paesi. Questo Stato, sotto la tutela della Polonia, sarebbe stato in grado di resistere a Germania e Russia, i suoi nemici tradizionali. Risulterà chiaro che l’Intermarium fu concepito per contrastare l’Urss e l’influenza della Rivoluzione d’Ottobre sulle masse popolari dell’Europa orientale e centrale. Infatti, esso si basava sull’alleanza con le forze anticomuniste in tutta la regione e con gli esuli dall’Unione Sovietica, per scatenare i nazionalismi e gli etnicismi che potevano mettere in crisi il grande paese. Qualcosa di simile sta succedendo oggi? Forse sì perché la storia ha radici antiche.

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