LA MAGGIORANZA È ALLOPPOSIZIONE. NON È UNA COSA SANA. da IL MANIFESTO e 18BRUMAIOBLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
9592
post-template-default,single,single-post,postid-9592,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

LA MAGGIORANZA È ALLOPPOSIZIONE. NON È UNA COSA SANA. da IL MANIFESTO e 18BRUMAIOBLOG

La maggioranza è all’opposizione. Non è una cosa sana

VERITÀ NASCOSTE. La rubrica settimanale su psiche e società. A cura di Sarantis Thanopulos

Sarantis Thanopulos  01/10/2022

I dati elettorali smentiscono un reale «sfondamento» della destra nella società italiana. È un fatto preoccupante che essa (da tempo estremizzata) si avvia a governare con una forte maggioranza parlamentare, avendo ottenuto solo il 44% dei voti: il suo risultato peggiore da Berlusconi in poi. Le forze politiche votate dai cittadini che alla destra si oppongono (il «campo largo» mancato) hanno raccolto ben di più: il 49%.

Questa anomalia, di cui la destra, che vuole cambiare la costituzione (con meno della metà dei votanti e meno di un terzo degli aventi diritto al voto), usufruirà, senza averla determinata, è il risultato di due cose: la legge elettorale e la disunione delle forze democratiche. Nessuna delle due è una cosa sana.

La legge elettorale è un guazzabuglio di dubbia costituzionalità che, fatto su propria misura da chi l’ha voluta (Renzi), colpisce in modo grave la rappresentanza. Un ibrido mostruoso che nulla ha a che fare con l’uninominale anglosassone, il doppio turno francese, il proporzionale con sbarramento tedesco. Questi sono sistemi elettorali che cercano di far sposare governabilità e rappresentanza, ognuno con i suoi limiti, ma con un’intrinseca coerenza che li lega alla tradizione politica del contesto in cui operano e all’equilibrio complessivo dell’ordinamento istituzionale e costituzionale.

Il nostro è un coniglio uscito dal cappello di un apprendista stregone. Se aggiungiamo la lunga deprivazione dei cittadini del loro diritto di scegliere i loro rappresentanti, che precede questa legge, si comprende come il centro della vita politica del paese sia ormai stabilmente spostato dal parlamento ai palazzi del governo e alle sedi dei partiti.

Questa situazione ha fatto ammalare la politica e il rapporto dei cittadini con la Polis. Il centralismo elettorale spinge i politici all’autoreferenzialità, li stacca dalla vita sociale e dalla società civile e li rende molto vulnerabili al potere economico (fatto feroce dalla globalizzazione). Espropria i cittadini del loro potere di contrattazione, scoraggia i loro legami solidali e culturali, svuota di significato la loro partecipazione alla gestione delle cose comuni. La società italiana si è impoverita molto nel suo assetto emotivo, immaginativo e intellettuale collettivo.

Ciò ha favorito l’impulsività del pensare e dell’agire e espone l’intera comunità nazionale all’attrazione dei pifferai magici, dei demagoghi di turno che più persiste questo clima insano più portano il paese verso l’autoritarismo. Nonostante tutto ciò e l’indebita pressione dei sondaggi, il popolo italiano, pur deluso e smarrito, ha, nell’insieme, respinto la destra.

Le forze democratiche non hanno capitalizzato il consenso ottenuto perché si sono disunite. L’indebolimento della loro reale rappresentanza dei cittadini (che consiste nel far sviluppare la rete dei loro luoghi di incontro, frequentarli, conoscere le loro ragioni e aspirazioni, dare forza propulsiva, coerenza e progettualità alle loro rivendicazioni) ha indebolito anche il senso di responsabilità nei loro confronti.

In situazioni di crisi (etica, socioculturale, economica) della Polis, emerge come reazione al senso di impotenza il narcisismo. Le forze autoritarie si compattano perché la crisi consente loro di sfruttare il senso di precarietà e orientare le emozioni, i pensieri e le azioni della collettività verso un assetto di chiusura nei confronti dell’alterità, rigidamente difensivo. Promuovono un narcisismo omogeneizzante, massificante.

Le forze democratiche vengono, invece, catturate dal narcisismo delle differenze e piuttosto che unirsi di fronte al comune nemico si attaccano tra di loro. Le differenze non dialogano ma competono per fare vedere quale tra di esse è la più bella. Spettacolo triste, condito dall’idealismo dei «puri», che si ripete sempre. Poiché la storia alla maggioranza dei politici che la ignorano non insegna niente.

Chi parla a nome nostro ?

 

Olympe de Gouges  venerdì 30 settembre 2022

Chi avrebbe immaginato, all’alba del 1 gennaio 2020, ciò che è accaduto nei successivi 34 mesi, ossia fino ad oggi? A cominciare dall’atmosfera di sospetto abilmente mantenuta col favore dello stato di emergenza, di vera e propria caccia all’uomo e di tutto il resto di cui sembra siamo diventati quasi dimentichi scrollandoci di dosso quei brutti ricordi, che nella psiche di ognuno di noi una ferita l’hanno lasciata.

Poi è venuta la guerra, che noi democratici occidentali giuriamo di non aver voluto, ma che continueremo ad alimentare generosamente perchè vogliamo costringere il brutale aggressore alla resa incondizionata, ben sapendo che questa strada, quella della guerra, è un vicolo cieco. Abbiamo il diritto di essere degli idioti perfetti.

Venendo a questi ultimi giorni, le elezioni politiche hanno dato la maggioranza relativa e il diritto di formare e presiedere un nuovo governo al capo di quel partito (nella fattispecie una donna) che fu fondato dal gerarca fascista Almirante, che sarebbe stato orgoglioso di vedere una simile evoluzione politico-istituzionale della repubblica nata dalla resistenza. All’alba di quel 1° gennaio 2020, questo pronostico sarebbe stato preso per umorismo freddo. Come possono cambiare velocemente le cose.

A proposito di freddo, chi può dire quali sorprese ci riserveranno nei prossimi giorni e mesi i leader politici e quel tot per cento più ricco del pianeta che si sta arricchendo ancora di più speculando sulla guerra e le sanzioni? Torneremo a cenare a lume di candela e a scaldarci con la boule d’acqua calda come ai vecchi tempi? Avevamo nostalgia del Natale in casa Cupiello, ed ecco il nostro desiderio appagato. Penseranno i grandi giornalisti ad approntare il presepe più adatto, ci piaccia o no.

Chi parla a nome nostro e del pianeta? I potenti, con un cinismo smagliante continuano a vomitare sulla spina dorsale del mondo reale, incapaci di pronunciare la parola “pace”.

Si può fare qualcosa al riguardo? Quei pochi che leggono questo blog da più di un giorno sanno come la penso sul voto elettorale: democrazia non è la libertà di scegliere un simbolo tra tanti. Come cantava quel tale: libertà è partecipazione. Vera, effettiva. E anche con ciò non avremo però eliminato la contraddizione principale (vasto programma, ahimè).

Se gli schiavi e i meteci avessero avuto diritto di voto in Atene, e pur nell’insieme più numerosi degli altri, non per questo avrebbero potuto cambiare il corso delle cose che contano davvero. Neanche il grande Spartaco poteva riuscirvi con i suoi metodi diversi. Lo sviluppo storico ci stringe entro la sua gabbia, inevitabilmente.

Da allora il processo storico è andato avanti e qualcosa si può mandare a effetto davvero e subito, volendo.

La più grande vittoria che in questi decenni ha ottenuto la borghesia è stata quella ideologica. Un trionfo, non a caso. Quello della lotta ideologica è un terreno decisivo, dov’è indispensabile riconquistare posizioni (*).

Come ripeto spesso, l’astensione dal voto, ossia il rifiuto di questo ingannevole rituale, è solo il primo passo, poiché non votare di per sé non basta. Altro dipende da fattori contingenti, quali per esempio la crisi economica che avrà l’effetto di un cataclisma (i borghesi meno deficienti s’affrettano a dire la loro preoccupazione riguardo le “disuguaglianze”, mantenendo ben salde quelle tra padroni e servi).

Lotta ideologica significa far comprendere che le nuove forme in cui si esprime sia il capitalismo e sia lo Stato, ci fanno tutti schiavi nella stessa caverna, e che fermare la guerra dipende da noi, dalla nostra mobilitazione. Solo sulla base di questa opposizione di massa comincerà a operare anche il principio strategico della fase successiva.

Dunque, senza sconti per nessuno, senza prendere partito che non sia quello dell’opposizione aperta e netta al sistema e alla guerra (ovunque essa si presenti, questo dobbiamo capire esattamente), mettendo in chiaro gli interessi reali e subdoli che ci schiavizzano, che istigano la guerra, dicendo no al militarismo e al riarmo, cosa di cui si guardano bene dal fare tutti i partiti in parlamento.

(*) Prendiamo sul serio quei ragazzi che scioperano a scuola perchè, come dicono i media ufficiali (tutti infami), “ha vinto la Meloni”. Poverina, quasi verrebbe da dire, se non sapessimo dove andrà a parare. Questi studenti esprimono un istinto e sentimento genuini, ma mancano ancora di “istruzione”. Non a causa delle macerie in cui è ridotta la scuola pubblica dopo le ennesime “riforme”; non è a quel tipo d’istruzione che mi riferisco ovviamente.

Gli studenti devono istruirsi sulla funzione oggettiva che i partiti politici, confindustria, sindacati , eccetera svolgono nell’ambito dei dispositivi centrali e delle congiunzioni periferiche del potere, dunque nelle determinazioni essenziali del progetto economico e di controllo sociale della borghesia imperialista. Non devono aver paura di usare le parole che rappresentano questa realtà. Più in là apprenderanno che la mera contestazione non è un linguaggio sufficiente, ma non affrettiamo i tempi, che poi certe cose verranno da sé. 

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.