LA LORO VISIONE DEL MONDO da 18BRUMAIOBLOG e NOSTROMO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
10091
post-template-default,single,single-post,postid-10091,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

LA LORO VISIONE DEL MONDO da 18BRUMAIOBLOG e NOSTROMO

La loro visione del mondo

Olympe de Gouges  14 novembre 2022

La struttura degli elementi economici fondamentali della società non viene toccata dalle tempeste della politica. Questo fatto è noto a ogni capitalista intelligente e a ogni ideologo che non sia anche un cretino. Il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo nesso essenziale, non muta in base a chi governa.

L’avvertita esigenza di un forte Esecutivo è una conseguenza diretta degli effetti della disgregazione delle funzioni tradizionali di rappresentanza dei partiti politici e della crisi degli istituti statuali, in parte risultato del trasferimento d’importanti funzioni ai centri di potere sovrannazionali.

Resta il fatto che, specie in Paesi deboli politicamente e ricattabili sotto il profilo finanziario, gli Esecutivi sono incaricati di muovere secondo le linee strategiche decise proprio da quegli organismi sovrannazionali che ne hanno sussunto le funzioni tecniche e le determinazioni politiche più specifiche.

Questi organismi, segnatamente la UE, la Bce, ma anche il FMI e altri, sono spesso costituiti da personale che ha prestato servizio presso i grandi monopoli finanziari. Infatti, con sempre meno eccezioni, le figure apicali non si formano attraverso le strutture dei partiti ormai inesistenti o inadeguate allo scopo (solo per citare nomi noti provenienti dal settore bancario, industriale e finanziario: Delors, Trichet, Draghi, Lagarde, Noyer, Papadīmos, Barroso, eccetera).

Questo corpo di funzionari di alto grado funge da tramite naturale di relazioni privilegiate con i centri del potere economico-finanziario presso cui hanno svolto il loro tirocinio. È a questo livello latente che si struttura in forme stabili il rapporto di dipendenza sostanziale di questi organismi sovrannazionali dal movimento del capitale.

Si tratta di figure dell’ordine capitalistico occidentale intercambiabili al bisogno, come dimostra per esempio il caso eclatante dell’ex direttore generale del FMI e candidato alle presidenziali francesi, Dominique Strauss-Kahn, oppure ex personale della UE che non disdegna di ricevere per scopi elettorali ingenti finanziamenti da parte di George Soros e di sua moglie, naturalmente per sostenere battaglie per i diritti umani e lo stato di diritto (finanziamenti versati il giorno prima che fossero vietati per legge).

La funzione principale di questi organismi non è, come taluni dicono di credere, quella di normare il diametro delle vongole o la lunghezza media delle zucchine, ma di garantire le condizioni migliori per l’accumulazione capitalistica e la continuità del rapporto fra capitale e lavoro salariato, faccenda che determina tutto il carattere del modo di produzione e della società nel suo insieme.

Svolgono questo lavoro privi d’impegno morale e con la coscienza di favorire dei rapporti sociali laddove la legge del valore agisce come cieca legge di natura nei confronti dei singoli agenti e impone il proprio (dis)equilibrio sociale in mezzo a quelle che considerano delle banali fluttuazioni accidentali.

Non c’è bisogno di scomodare teorie del complotto, è la visione neoliberista del mondo, un incrocio spaventoso d’interessi e un impianto ideologico che ha come conseguenza sul piano legislativo di consentire ai singoli capitali, per esempio, di avere mano libera nelle delocalizzazioni della produzione oppure di trovare rifugio fiscale legale nei noti paradisi europei.

Tutto ciò avviene con un’accorta azione pedagogica affidata ai media, una “direzione morale e intellettuale” che si basa sul riconoscimento di legittimità da parte delle masse.

Tendenzialmente, nel suo complesso, si tratta dell’evoluzione del capitalismo nella sua espressione monopolistica e cibernetica, un cambio di paradigma ad altissima velocità con distruzione/trasformazione delle tradizionali forme produttive e commerciali, il dilagare della battaglia dei consumi, tanto che sarà sempre più difficile procurarsi del pane che sia ancora degno di questo nome.

Vale per tutto, per esempio anche per le politiche di riconversione energetica, la retorica (omissiva) dello sviluppo green, i cui effetti devastanti si faranno sentire nei prossimi anni su piani diversi (*), comprese le prospettive di guerra per il controllo delle materie prime. Sfruttano l’immagine della ragazzina con le treccine, innocente, pulita, appassionata, con ogni probabilità in buonafede.

Sia chiaro, con ciò non si vuole negare il problema del cambiamento climatico, e in generale della distruzione ambientale del pianeta, che esiste, ma il modo in cui viene affrontato (ne scrivo qui da più di un decennio), un lucroso affare che porterà con sé cambiamenti geopolitici potenzialmente devastanti.

Quindi, per citare un altro esempio, il fenomeno migratorio: ciò che effettivamente conta è il tentativo di adeguare il numero degli immigrati ai bisogni di valorizzazione del capitale, lasciando alla bagarre politica dei cabarettisti e funzionari periferici il compito di rinfacciarsi l’un l’altro i criteri di redistribuzione dell’inevitabile “carico residuale”.

(*) Vanno purificate 8,5 tonnellate di roccia per produrre un chilo di vanadio, 16 tonnellate per un chilo di cerio, 50 tonnellate per l’equivalente di gallio, e la cifra sbalorditiva di 200 tonnellate per un misero chilo di un metallo ancora più raro, il lutezio.

PERMANENT CRISIS

Sebastiano Isaia  13/11/2022

 

Per il prestigioso dizionario britannico Collins la parola dell’anno è Permacrisis. Un neologismo che vuol dire “crisi permanente”. Secondo una recentissima ricerca permanent crisis è stata la locuzione più digitata sul motore di ricerca Google nel 2022. Segno dei calamitosi tempi che stiamo vivendo, non c’è il minimo dubbio. «Abbiamo scelto questo termine perché riassume in modo veritiero quanto il 2022 sia stato terribile per moltissime persone», ha dichiarato Alex Beecroft, capo delle edizioni che pubblicano il dizionario. D’altra parte è dall’11 Settembre 2001 che il mondo vive in una “diabolica” dimensione sempre più segnata dalla crisi sistemica: economica, geopolitica, ambientale, sanitaria (dall’influenza aviaria al Coronavirus), identitaria (la famigerata “perdita di senso”), esistenziale, in una sola parola sociale.

Già lo scorso aprile Christine Lagarde, Presidente della Bce, aveva richiamato l’attenzione sul neologismo di cui parliamo: «Alcuni dicono che viviamo in un’era di permacrisis: dove ci muoviamo continuamente da un’emergenza all’altra. Solo 10 anni fa abbiamo fronteggiato la peggiore crisi finanziaria dagli anni ’30, poi la peggiore pandemia dal 1919 e ora la più grave crisi geopolitica in Europa dalla fine della guerra fredda». È toccato a noi l’onore di vivere in tempi oltremodo interessanti. Qualcuno di certo ne avrebbe fatto a meno. Scrivevo su un post di ottobre: «Ora che è stata ampiamente sdoganata la possibilità di una guerra mondiale combattuta anche con il prezioso ausilio delle bombe atomiche (“tattiche” o “strategiche” che siano), la celebre tesi secondo la quale per la gente è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo ha acquisito una precisa, quanto tragica, pregnanza e un’attualità che anche durante la fase più critica della crisi pandemica, con la conta giornaliera dei morti e dei feriti, nessuno aveva pensato potesse avere». 

Scrive Gennaro Malgieri: «Come automi senz’anima, attraversiamo le angosce del nostro tempo segnato dallo spossessamento delle ragioni dell’essere e dal dominio della conservazione degli averi. Ci aggiriamo smarriti nelle megalopoli confuse, contraddittorie, violente alla ricerca del nulla o, nella migliore delle ipotesi, di un senso al nostro vagabondare. E soffermandoci davanti alle miserie che ci si parano davanti nelle forme più volgari o banali, non riusciamo a cogliere il significato della nostra presenza nel groviglio di indistinte suggestioni che da ogni angolo ci invitano a cedere. Ma è la modernità stessa che ci respinge con le sue gravosissime richieste per accedere ai suoi richiami. Un controsenso, naturalmente, che tuttavia scandisce il tormento che accompagna il nostro peregrinare di occidentali cresciuti nell’adorazione di un benessere ritenuto eterno» (Formiche.net). La modernità di cui parla Malgieri va declinata in un senso ben preciso: si tratta della società capitalistica del XXI secolo, la società dominata in modo sempre più totalitario dai rapporti sociali capitalistici, con quel che necessariamente ne segue su tutti gli aspetti fondamentali della nostra vita. Si tratta del «mondo ridotto a mercato» di cui parla lo stesso Malgieri. Come spesso mi capita di scrivere, balbettando il comunista di Treviri, non siamo noi che guidiamo il processo sociale in tutte le sue molteplici espressioni, ma è il processo sociale che ci guida, nonostante esso sia una nostra creatura. La nostra stessa vita ci è sfuggita di mano. «Il tutto accade quasi nell’indifferenza, come se si dovesse compiere una fatalità». Io toglierei il «come se».

«La crisi è di civiltà, non di sistemi economico-monetari o di contingenze belliche o di terrorismo diffuso». Non c’è dubbio: è la civiltà capitalistica a precipitarci in una crisi esistenziale permanente, ed è per questo che appare quantomeno ingenuo, per non dire altro, chiamare alla responsabilità la politica e la cultura, quando si tratta di mettere fine alla civiltà fondata sullo sfruttamento degli uomini e della natura, e inaugurare la Civiltà Umana – umanizzata, priva di classi sociali e di qualsivoglia rapporto sociale di dominio. La rana comodamente adagiata nell’acqua bollente è ancora viva?

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.