LA BATTAGLIA PER L’ULTIMO PEZZO DI VERITÀ da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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LA BATTAGLIA PER L’ULTIMO PEZZO DI VERITÀ da IL MANIFESTO

ùLa battaglia per l’ultimo pezzo di verità

Daria Bonfietti  27/06/2026

Presidente Associazione Parenti Vittime Strage di Ustica

Strage di Ustica I parenti delle vittime saranno oggi ancora a Bologna, nel 46° anniversario della Strage di Ustica per gridare forte che la memoria non si archivia

Museo per la Memoria di Ustica – LaPresse

I parenti delle Vittime della Strage di Ustica saranno oggi ancora a Bologna, nel 46° anniversario della Strage di Ustica per gridare forte che la memoria non si archivia.

Per chiedere verità e giustizia per le 81 vittime della strage. Ancora a Bologna da dove è partito il DC9 Itavia e da dove negli anni, con il contributo delle forze democratica della Città e della Regione, ha continuato l’impegno dell’Associazione e dove è nato il Museo per la Memoria di Ustica.

La sera del 27 giugno 80 un aereo civile è scomparso improvvisamente dai radar nel cielo di Ustica e si è inabissato nel Tirreno. con l’aereo si è tragicamente inabissata anche la verità; con la menzogna del cedimento strutturale si è nascosto quanto era accaduto.

Soltanto dopo anni di impegni, di lotte dell’Associazione , dell’opinione pubblica, delle forze democratiche, la magistratura ha ripreso l’impegno che aveva colpevolmente abbandonato e dopo una lunga inchiesta il giudice Priore ci ha svelato , con una sentenza ordinanza la verità: il Dc9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra È drammaticamente doloroso, ma significativo, dire oggi che era una verità nota nell’immediatezza: c’erano le telefonate degli avieri nei siti radar, c’erano i tracciati di Ciampino, c’erano i documenti che ha potuto consultare l’Ambasciata americana.

Oggi dobbiamo ancora pretendere verità e giustizia. Per anni abbiamo chiesto di concludere il percorso di verità: chi erano i protagonisti di quell’episodio tragico di guerra aerea non dichiarata, di quell’atto di terrorismo internazionale? Che responsabilità avevano i Paesi i cui aerei razzolavano attorno al Dc9? Chi ha sparato il colpo fatale? Nel 2008 il Presidente Cossiga dichiarò e poi testimoniò davanti ai giudici che responsabili erano i francesi, con l’obiettivo di colpire Gheddafi, loro storico nemico per le questioni coloniali del Centro Africa.

Sono passati anni di indagini e alla fine la Procura della Repubblica di Roma chiede di archiviare l’inchiesta, ammette la sua sconfitta e ci chiede nei fatti di non continuare a pretendere giustizia per i nostri morti.

Le indagini, le rogatorie non sono state sufficienti per riuscire a determinare gli autori materiali dell’evento.

Noi invece insistiamo nei dire che, nonostante tutto, nuove importanti verità sono state acquisite, nuovi elementi di indagine devono essere approfonditi. È documentata la presenza della portaerei francese Foch nelle acque di Napoli, presenza sempre ufficialmente negata, in cielo, è provata un’operazione di aerei francesi e americani collegati alla base di Grazzanise e ben seguiti fin nelle e dalle centrali operative della Nato, allo Shape della Nato a Bruxelles. È evidente che è proprio la scarsa collaborazione internazionale, peraltro sempre denunciata dagli stessi magistrati che hanno condotto le indagini, il vero ostacolo alla ricerca della verità.Con i nostri avvocati, presenteremo le nostre osservazioni, le molteplici indicazioni per proseguire le indagini.

Chiediamo con forza di NON archiviare! Lo chiediamo proprio nel 46° anniversario della strage.

E in questi giorni sto chiedendo alla Presidente del Consiglio un preciso impegno formale perché l’Avvocatura dello Stato davanti al Gip, insieme ai rappresentanti delle vittime, chieda di respingere la richiesta di archiviazione e la prosecuzione delle indagini.

E più in generale un impegno forte, determinato, a livello internazionale, nel chiedere a Stati amici e alleati, di mettere a disposizione della nostra magistratura ogni elemento che possa contribuire a scrivere tutta la verità. Non un impegno formale e di facciata: oggi si può ben sostenere che la Francia ha mentito e gli Usa non hanno messo a disposizione tutte le loro conoscenze, a cominciare dai documenti esaminati in Ambasciata a Roma nell’immediatezza dell’evento.

Abbiamo ancora la speranza con le parole del Presidente della Repubblica Mattarella: «La Repubblica non si stancherà di continuare a cercare e chiedere collaborazione anche ai Paesi amici per ricomporre pienamente quel che avvenne il 27 giugno 1980».

27 giugno: perché Ustica non è Garlasco

Roberto Natale  26/06/2026

Consigliere di amministrazione della Rai

Informazione L’anniversario non verrà di certo ignorato. Il problema è negli altri giorni dell’anno

L’anniversario non verrà di certo ignorato. Anche domani, per la quarantaseiesima volta, nel Consiglio comunale di Bologna ci si stringerà intorno a Daria Bonfietti e all’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, per ripetere insieme a loro – come ogni 27 giugno – che la memoria di un Paese non si cancella e per condividere lo sgomento per la richiesta arrivata dalla procura di Roma: archiviare l’inchiesta aperta nel 2008 dopo le dichiarazioni dell’allora presidente emerito Cossiga, che per l’abbattimento del Dc9 Itavia aveva chiamato in causa la Francia. Domani si diranno le parole giuste.

Il problema è negli altri giorni dell’anno. E una parte del problema è nella distratta stanchezza con la quale l’informazione, salvo lodevoli eccezioni, sta accompagnando la vicenda giudiziaria verso l’esito più sconfortante: nonostante le sollecitazioni di alcuni parlamentari e rappresentanti istituzionali; nonostante la tenacia con la quale Ordine dei giornalisti e Fnsi, Articolo21 e Libera – anche in memoria di Andrea Purgatori – ripetono «noi non archiviamo». Le udienze ottengono pochi lanci di agenzia e ancor meno articoli o servizi.

C’entrerà anche il tempo che è trascorso? Mica vero. Perché i vecchi casi irrisolti, i cold cases secondo la terminologia del genere crime, possono godere oggi di una straordinaria fortuna. L’esempio ce lo abbiamo sotto gli occhi da mattina a sera: Garlasco, oggetto da molti mesi di una diretta continua con il suo corredo di conduttori, legali, criminologi, psicologi. Quando vogliamo, 19 anni di distanza dai fatti non contano e Chiara, Alberto, Andrea li facciamo diventare quasi persone di famiglia; come era stato anni fa per Sara e zio Michele ad Avetrana; e prima ancora a Cogne, e poi Gravina di Puglia, e poi…

È sacrosanto che anche tragedie private debbano avere «verità e giustizia». Però esiste, almeno altrettanto importante, una rilevanza pubblica che dovrebbe guidare le scelte dell’informazione. È accettabile che la presenza della portaerei francese Foch nelle acque di Napoli la sera della strage di Ustica ci interessi meno della presenza di una certa bicicletta davanti alla villetta di Garlasco? È deontologicamente sostenibile che le operazioni di allora di aerei francesi e statunitensi riscuotano meno attenzione dei video intimi nel pc di Alberto Stasi?

Proprio oggi prende il via il «Comitato per la corretta rappresentazione mediatica delle vicende giudiziarie in ambito radiotelevisivo», che l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha opportunamente ricostituito, accogliendo le sollecitazioni venute da una parte dell’opinione pubblica e anche da rappresentanze giornalistiche per porre un argine all’overdose di Garlasco. Gli auguriamo ovviamente buon lavoro.

Ma di Ustica purtroppo non avrà ragione di occuparsi, perché eccessi informativi proprio non se ne sono rischiati. È il nostro giornalismo che deve provvedere autonomamente: aiutando quelle 81 famiglie, e con loro un Paese intero, ad evitare un’umiliante archiviazione.

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