INTELLIGENZA ARTIFICIALE. A SHANGHAI SI PREPARA LA NUOVA VIA DELLA SETA da IL MANIFESTO
Intelligenza artificiale. A Shanghai si elabora la nuova Via della Seta
Lorenzo Lamperti 19/07/2026
Ai: Xi partecipa per la prima volta alla Conferenza e parla di progetto multipolare, per definire le regole della futura economia digitale
L’intelligenza artificiale come nuova Via della Seta. Modelli open source, infrastrutture digitali e standard tecnologici si aggiungono, o in parte sostituiscono, a porti e ferrovie. La Cina di Xi Jinping punta a trasformare l’Ia non soltanto in un motore della crescita economica nazionale, ma anche in uno dei principali strumenti della propria proiezione internazionale. È questo il messaggio emerso dalla Conferenza internazionale sull’intelligenza artificiale (Waic), aperta venerdì a Shanghai direttamente da Xi. Per la prima volta, il presidente cinese ha partecipato di persona all’evento, una scelta che testimonia come questa tecnologia sia ormai considerata una priorità industriale, strategica e diplomatica.
NEL SUO INTERVENTO Xi ha annunciato la nascita di un’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (Waico), nuovo organismo con sede a Shanghai a cui hanno aderito 29 paesi, tra cui Russia, Pakistan, Indonesia e Kazakistan. Se negli anni Dieci la Belt and Road ha cercato di costruire una rete di connessioni fisiche tra la Cina e il resto del mondo, oggi Pechino prova a fare lo stesso nel cyberspazio, proponendosi come promotrice di un ecosistema tecnologico multipolare, alternativo a quello guidato dagli Stati uniti.
«Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere un’impresa solitaria di un singolo paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale», ha affermato Xi, contrapponendo implicitamente il modello promosso da Pechino alle restrizioni tecnologiche introdotte negli ultimi anni da America e, in parte, Europa. Xi ha invitato a opporsi «all’estensione arbitraria del concetto di sicurezza nazionale» nel settore dell’Ia e alla tendenza di alcuni paesi a privilegiare la propria sicurezza rispetto a quella degli altri, un riferimento trasparente ai controlli sulle esportazioni di semiconduttori avanzati e tecnologie sensibili verso la Cina.
ALLO STESSO TEMPO ha insistito sulla necessità che l’intelligenza artificiale rimanga «sempre sotto il controllo umano», proponendo sistemi di monitoraggio, allerta preventiva e regolamentazione per prevenire usi impropri della tecnologia.
Xi ha indicato quattro priorità per la governance globale dell’Ia: promuovere innovazione aperta e cooperazione, garantire sicurezza e controllabilità dei sistemi, favorire il dialogo tra le diverse civiltà e rafforzare il multilateralismo attraverso un ruolo centrale delle Nazioni unite. Non a caso, è il Sud globale il principale destinatario dell’iniziativa diplomatica cinese.
CONTESTUALMENTE alla nascita della Waico, Xi ha annunciato che nei prossimi cinque anni la Cina offrirà cinquemila programmi di formazione sull’intelligenza artificiale ai paesi in via di sviluppo, creerà centri di cooperazione con Asean, Brics, Unione Africana, Lega Araba, Celac e Sco. Mettendo gratuitamente a disposizione il sistema meteorologico intelligente “Mazu”. L’obiettivo è costruire una rete stabile di competenze, infrastrutture digitali e standard tecnici che rafforzi la presenza cinese nei mercati emergenti.
SE LA NUOVA Via della Seta era fondata su investimenti in porti, ferrovie, autostrade ed energia, la diplomazia dell’intelligenza artificiale punta a esportare piattaforme digitali, modelli linguistici, software, formazione e capacità tecnologiche. La logica rimane simile: creare interdipendenze di lungo periodo attraverso beni pubblici offerti dalla Cina, stavolta su infrastrutture immateriali. Pechino dà grande enfasi all’open source e, soprattutto, sui modelli open-weight.
MENTRE WASHINGTON continua a privilegiare un ecosistema dominato da poche grandi aziende e accompagnato da controlli sulle esportazioni verso i rivali strategici, la Cina cerca di presentarsi come sostenitrice di tecnologie più accessibili e condivisibili. Non si tratta soltanto di una scelta ideologica. Rendere disponibili modelli relativamente aperti consente di accelerare l’innovazione interna, ridurre le barriere d’ingresso per i paesi emergenti e ampliare l’adozione delle tecnologie cinesi, contribuendo così alla diffusione dei propri standard.
ANCHE IL LANCIO, proprio durante l’evento di Shanghai, del modello Kimi K3 della startup Moonshot AI si inserisce in questa strategia, mostrando come la Cina voglia competere sia sulle prestazioni che sulla capacità di costruire un ecosistema internazionale aperto attorno ai propri modelli.
C’è anche un preciso interesse strategico. La Cina continua a fare i conti con le restrizioni occidentali sui chip avanzati e sulle tecnologie di calcolo ad alte prestazioni. Presentarsi come promotrice di cooperazione, accessibilità e sviluppo condiviso permette a Pechino di tentare la costruzione di un’architettura multilaterale in cui possa contribuire a definire le regole della futura economia digitale.
Uno spillo si avvicina alla bolla statunitense
Luigi Pandolfi 19/07/2026
Intelligenza artificiale La Conferenza di Shanghai fa crollare i titoli tecnologici americani
Si è chiusa una settimana nera per i titoli tecnologici. A far scattare l’ultima ondata di vendite è stata Moonshot AI, startup cinese specializzata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, che venerdì ha presentato il nuovo modello Kimi K3, sostenendo che le sue prestazioni siano paragonabili a quelle dei sistemi più avanzati di OpenAI e Anthropic.
In poche ore sono stati spazzati via centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione dal settore tecnologico, riportando i mercati ai timori già emersi nei mesi scorsi con DeepSeek.
Il Philadelphia Semiconductor Index (Sox) è sceso di oltre il 20% dai picchi di giugno. L’Etf Soxl, che opera con una «leva» tripla – uno strumento finanziario pensato per amplificare di tre volte i movimenti giornalieri dell’indice, sia al rialzo sia al ribasso – ha perso più della metà del proprio valore nello stesso periodo. Nella settimana, il Nasdaq 100 ha lasciato sul terreno il 4,13%, mentre lo S&P 500 ha ceduto circa l’1,5%. Clamorosa SpaceX: 1.000 miliardi di dollari in meno dal massimo storico.
Il mercato teme che la concorrenza cinese stia avanzando più velocemente del previsto, mettendo sotto pressione le valutazioni dei grandi gruppi hi-tech e delle aziende legate ai semiconduttori.
Non solo. Oggi l’intelligenza artificiale è diventata il motore dell’intera economia statunitense. Secondo diverse stime, fino al 75% della crescita del Pil americano dipende direttamente o indirettamente dagli investimenti nell’Ia. Se rallenta quella macchina, riaffiorano subito i problemi strutturali degli Stati uniti: 40 mila miliardi di dollari di debito pubblico, rendimenti sui titoli di stato alti e un’economia reale molto meno brillante di quanto racconti Wall Street.
Gli Usa manterranno il primato su questa tecnologia e quindi sui profitti futuri? È proprio questa convinzione che la Cina sta mettendo in discussione.
I laboratori cinesi non competono più soltanto sul prezzo. Competono sulla qualità. Kimi K3 viene accreditato di prestazioni inferiori soltanto ai modelli di punta di OpenAI e Anthropic. È inoltre «open weight», cioè modificabile dagli sviluppatori, e punta direttamente al mercato professionale della programmazione, oggi uno dei segmenti più redditizi dell’intera industria dell’Ia.
Ma anche il prezzo conta. Secondo Artificial Analysis, eseguire un’attività standard con DeepSeek V4 Flash costa circa 2 centesimi contro i 2,75 dollari richiesti da Claude Fable 5 di Anthropic. Oltre cento volte meno. È questo il dato che spaventa gli investitori: se modelli con prestazioni comparabili possono essere offerti a prezzi infinitamente inferiori, salta il modello di business sul quale la Silicon Valley ha costruito capitalizzazioni da migliaia di miliardi. E se salta la Silicon Valley, vacilla uno dei principali pilastri della crescita americana.
La reazione delle Borse, manco a dirlo, è stata amplificata dalla finanziarizzazione estrema del settore. Il male oscuro dell’economia a stelle e strisce. Gli Etf a leva (pacchetti di titoli che usano derivati) rappresentano ormai il 13% dei volumi di scambio degli Etf americani pur gestendo appena l’1,2% del patrimonio complessivo. Concentrati quasi esclusivamente sugli stessi titoli – semiconduttori, Ia e «Magnifiche Sette» – trasformano ogni inversione del sentiment in una valanga di ordini automatici di vendita. Una dinamica vista recentemente anche in Corea del Sud, dove le autorità hanno dovuto bloccare le quotazioni dopo le vendite miliardarie su SK Hynix, lo scorso 16 luglio.
Naturalmente Moonshot potrebbe non essere la nuova DeepSeek. Lo stesso mercato ha parzialmente ridimensionato il panico nelle ore successive. Ma se aziende cinesi riescono a offrire prestazioni simili a costi molto inferiori, diventa più difficile giustificare aspettative di grandi profitti per Nvidia, OpenAI o Anthropic, ecc.
E se siamo davvero in presenza di una bolla dell’Ia, lo spillo che potrebbe sgonfiarla non arriverebbe necessariamente da un crollo della domanda. Potrebbe arrivare da Pechino, attraverso una concorrenza sempre più credibile, capace di comprimere i margini di profitto dei campioni americani e di mettere in discussione il presupposto su cui oggi si basano le loro stratosferiche valutazioni: il monopolio della frontiera tecnologica.
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