IL POPOLO DI PALESTINA CANDIDATO AL PREMIO OSCAR? da LA FIONDA
Il popolo di Palestina candidato al premio Oscar?
5 Ago , 2025|Paolo Arigotti Sassi nello stagno
Vorrei fare una premessa, a scanso di equivoci: chi scrive è schierato senza riserve contro i crimini che si stanno consumando a Gaza (e in Cisgiordania), quale che ne sia la qualificazione giuridica, compito dei giudici questo ultimo, e non dei giornalisti, ovviamente con l’auspicio che intervengano quanto prima.
Per quanto l’attenzione della pubblica opinione (e mediatica) sia stata catalizzata dai fatti successivi al 7 ottobre, è opportuno rammentare che anche prima di tale data – come ampiamente documentato – crimini e persecuzioni di vario genere si consumavano da quelle parti, sia pure non nelle proporzioni degli ultimi ventuno mesi.
Eppure ancora oggi, al di là della querelle se possa o meno parlarsi di genocidio – circa il quale non possiamo che reiterare l’auspicio che i giudici intervengano al più presto – si rimane a dir poco perplessi dinnanzi alle affermazioni di tanti personaggi, più o meno noti, che in questi terribili mesi hanno definito come “disinformazione” o “fake news” le notizie riferite al numero delle vittime, all’entità delle distruzioni e devastazioni, alle condizioni di indigenza e fame cui è sottoposta la popolazione della striscia, cercando talvolta di imputarne la responsabilità ad Hamas.
Se dovessimo dar credito a queste versioni, saremmo indotti ad avanzare una proposta dal chiaro sapore provocatorio: candidare l’intero popolo dei gazawi per il premio Oscar come migliori attori protagonisti – o, se preferite, per il miglior film o la migliore sceneggiatura (uno non esclude l’altro del resto) – perché creare dal nulla un simile, e tragico, “spettacolo” non è davvero da tutti, e meriterebbe il giusto riconoscimento.
Pur non potendo escludere del tutto componenti propagandistiche, che da sempre accompagnano qualunque scenario bellico – ammesso che di guerra si possa parlare in quel contesto, e io nutro seri dubbi – parlare di morti o ferimenti o distruzioni o indigenza in proporzioni eccessive e/o basate su dati riferiti dalle autorità della striscia (leggi Hamas) rappresenta allo stesso tempo una negazione della realtà e del contenuto di una consistente mole di rapporti indipendenti, per non parlare delle testimonianze e dei filmati e delle riprese rese disponibili.
A ogni buon conto, se veramente si volessero smentire le presunte voci incontrollate un sistema ci sarebbe: garantire libero accesso a giornalisti e organi d’informazione indipendenti, in grado di documentare i fatti per il loro effettivo svolgimento; “peccato” che dal 7 ottobre in poi il numero dei reporters assassinati sia stimato in diverse centinaia e che (per motivi di “sicurezza”) sia fatto divieto di ingresso ai giornalisti, mentre persino Al Jazeera fu cacciata dalle autorità israeliane.
“Chi non conosce la verità è sciocco, ma chi pur conoscendola la chiama menzogna è un criminale”: a dirlo fu Galileo Galilei, nulla da aggiungere.
No Comments