IL PIANO USA PER FRANTUMARE LA RUSSIA da MARKUS
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL PIANO USA PER FRANTUMARE LA RUSSIA da MARKUS

IL PIANO DI WASHINGTON PER FRANTUMARE LA RUSSIA

Markus On 29 Ottobre 2022  

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Mike Whitney
unz.com

“L’obiettivo occidentale è indebolire, dividere e infine distruggere la nostra nazione. Stanno affermando apertamente che, dopo che erano riusciti a smantellare l’Unione Sovietica nel 1991, ora è il momento di dividere la Russia in molte regioni separate che si scanneranno a vicenda.” Il presidente russo Vladimir Putin

“Cheney ‘voleva vedere lo smantellamento non solo dell’Unione Sovietica e dell’impero russo, ma anche della Russia stessa, in modo che non potesse mai più essere una minaccia per il resto del mondo.’… L’Occidente deve completare il progetto iniziato nel 1991…. Fino a quando l’impero di Mosca non sarà rovesciato, tuttavia, la regione, e il mondo, non saranno al sicuro…” (“Decolonizzare la Russia,” The Atlantic)

L’ostilità di Washington nei confronti della Russia ha una lunga storia che risale addirittura al 1918, quando Woodrow Wilson aveva dispiegato oltre 7.000 soldati in Siberia come parte di uno sforzo alleato per annullare le conquiste della rivoluzione bolscevica. Negli Stati Uniti, le attività dell’American Expeditionary Force, che era rimasta nel Paese per 18 mesi, sono svanite da tempo dai libri di storia, ma i Russi continuano a ricordare l’incidente come un altro esempio dell’incessante intervento dell’America negli affari dei propri vicini. Il fatto è che le élite di Washington si sono sempre immischiate negli affari della Russia nonostante le forti obiezioni di Mosca. In effetti, moltissimi rappresentanti dell’élite occidentale non solo pensano che la Russia dovrebbe essere divisa in unità geografiche più piccole, ma il popolo russo dovrebbe addirittura accogliere con favore un simile risultato. I leader occidentali nell’Anglosfera sono talmente consumati dall’arroganza e dal loro stesso senso di diritto, che, in tutta onestà, credono davvero che la popolazione russa vorrebbe vedere il proprio paese frantumato in piccoli stati aperti allo sfruttamento vorace dei giganti petroliferi occidentali, dell’industria mineraria e, naturalmente, del Pentagono. Ecco come la mente geopolitica di Washington, Zbigniew Brzezinski, lo aveva riassunto in un articolo su Foreign Affairs:

“Date le dimensioni e la diversità (della Russia), un sistema politico decentralizzato e un’economia di libero mercato potrebbero liberare il potenziale creativo del popolo russo e delle vaste risorse naturali della Russia. Una Russia blandamente confederata, composta da una Russia europea, una Repubblica siberiana e una Repubblica dell’Estremo Oriente, troverebbe anche più facile coltivare relazioni economiche più strette con i propri vicini. Ogni entità confederata sarebbe in grado di sfruttare il proprio potenziale creativo locale, soffocato per secoli dalla pesante mano burocratica di Mosca. A sua volta, una Russia decentralizzata sarebbe meno suscettibile alla mobilitazione imperiale.” (Zbigniew Brzezinski,“A Geostrategy for Eurasia,” Foreign Affairs, 1997)

La “Russia blandamente confederata,” immaginata da Brzezinski, sarebbe una nazione sdentata e dipendente, che non sarebbe in grado di difendere i propri confini o la propria sovranità. Non sarebbe in grado di impedire ai Paesi più potenti di invadere, occupare e stabilire basi militari sul suo territorio. Né sarebbe in grado di unificare i suoi disparati popoli sotto un’unica bandiera o perseguire una visione “unita” positiva per il futuro del Paese. Una Russia confederata, frammentata in una miriade di parti più piccole, consentirebbe agli Stati Uniti di mantenere il loro ruolo dominante nella regione senza minacce o interferenze. E questo sembra essere il vero obiettivo di Brzezinski, come aveva sottolineato in questo passaggio nel suo opus magnum The Grand Chessboard. Ecco cosa aveva scritto:

“Per l’America, il principale premio geopolitico è l’Eurasia… e il primato globale dell’America dipende direttamente da quanto tempo e quanto efficacemente verrà mantenuta la sua preponderanza nel continente eurasiatico.” (“THE GRAND CHESSBOARD – American Primacy And It’s Geostrategic Imperatives”, Zbigniew Brzezinski, pagina 30, Basic Books, 1997)

Brzezinski riassume in modo sintetico le ambizioni imperiali degli Stati Uniti. Washington prevede di stabilire il suo primato nella regione più prospera e popolosa del mondo, l’Eurasia. E, per farlo, la Russia deve essere distrutta e spartita, i suoi leader devono essere rovesciati e sostituiti e le sue vaste risorse devono essere trasferite nella morsa ferrea delle transnazionali globali che le utilizzeranno per perpetuare il flusso di ricchezza da est ad ovest. In altre parole, Mosca deve accettare il suo umile ruolo nel nuovo ordine, di fatto come compagnia mineraria e del gas di proprietà dell’America.

Washington non ha mai veramente deviato dal suo obiettivo di cancellare lo Stato russo, infatti, la strategia di sicurezza nazionale (NSS) recentemente pubblicata insieme ad un rapporto del Congresso intitolato “La rinnovata competizione tra grandi potenze: Implicazioni per la Difesa – Questioni per il Congresso,” confermano gran parte di quello che abbiamo detto qui, che gli Stati Uniti intendono schiacciare qualsiasi opposizione emergente alla sua espansione in Asia centrale per diventare l’attore dominante in quella regione. Ecco un estratto dal rapporto del Congresso:

L’obiettivo degli Stati Uniti di prevenire l’emergere di egemoni regionali in Eurasia, sebbene di vecchia data, non è scolpito sulla pietra: è una scelta politica che riflette due giudizi: (1) data la quantità di persone, risorse e attività economica in Eurasia, un egemone regionale in Eurasia rappresenterebbe una concentrazione di potere abbastanza grande da poter minacciare gli interessi vitali degli Stati Uniti; e (2) che l’Eurasia non si autoregola in modo affidabile in termini di prevenzione dell’emergere di egemoni regionali, il che significa che i Paesi dell’Eurasia non possono essere considerati in grado di impedire, attraverso le proprie azioni, l’emergere di egemoni regionali, e potrebbero aver bisogno di assistenza da uno o più Paesi al di fuori dell’Eurasia per poterlo fare in modo affidabile.” (“Renewed Great Power Competition: Implications for Defense—Issues for Congress”, US Congress)

Quanto è diversa questa nuova iterazione della politica estera ufficiale degli Stati Uniti rispetto alla cosiddetta Dottrina Wolfowitz, che era stata enunciata prima della guerra in Iraq. Ecco qui:

“Il nostro primo obiettivo è impedire, sul territorio dell’ex Unione Sovietica o altrove, il riemergere di un nuovo rivale che rappresenti una minaccia nell’ordine di quella posta in precedenza dall’Unione Sovietica. Questa è una considerazione dominante alla base della nuova strategia di difesa regionale e richiede che ci sforziamo di impedire a qualsiasi potenza ostile di dominare una regione le cui risorse, sotto un controllo consolidato, sarebbero sufficienti per generare potenza globale.”

Come potete vedere, non c’è stato alcun cambiamento significativo nella politica da quando Wolfowitz aveva articolato la sua dottrina, quasi 2 decenni fa. L’establishment della politica estera statunitense continua ad affermare risolutamente il diritto di Washington di dominare l’Asia centrale e di considerare qualsiasi concorrente nella regione come una minaccia alla sua sicurezza nazionale. Ciò è ulteriormente sottolineato dal fatto che sia la Russia che la Cina sono state identificate nell’ultima strategia di sicurezza nazionale come “concorrenti strategici,” un eufemismo dello stato profondo per indicare i nemici mortali. Date un’occhiata a questo estratto da un articolo intitolato “Partitioning Russia After World War III?“:

L’obiettivo finale degli Stati Uniti e della NATO è dividere e pacificare il Paese più grande del mondo, la Federazione Russa, e persino stabilire una coltre di perpetuo disordine (somalizzazione) sul suo vasto territorio o, come minimo, su una parte della Russia e sullo spazio post-sovietico…

L’obiettivo finale degli Stati Uniti è impedire che in Europa e in Eurasia emergano alternative all’integrazione euro-atlantica. Ecco perché la distruzione della Russia è uno dei suoi obiettivi strategici….

Ridisegnare l’Eurasia: le mappe di Washington di una Russia divisa

Con la divisione della Federazione Russa, l’articolo [di Dmytro Sinchenko] afferma che qualsiasi rivalità bipolare tra Mosca e Washington terminerebbe dopo la Terza Guerra Mondiale. In netta contraddizione, afferma che solo quando la Russia sarà distrutta ci sarà un vero mondo multipolare, ma implica che gli Stati Uniti saranno la potenza globale dominante, anche se Washington e l’Unione Europea verranno indebolite dalla prevista grande guerra con i Russi”. (“Partitioning Russia after World War 3”, Global Research)

Le relazioni di Washington con la Russia sono sempre state controverse, ma questo è dovuto soprattutto alle ambizioni geostrategiche di Washington piuttosto che a qualche comportamento dirompente da parte di Mosca. L’unico crimine della Russia è di occupare un territorio in una parte del mondo che gli Stati Uniti vogliono controllare a tutti i costi. Quando Hillary Clinton aveva annunciato per la prima volta l’intenzione degli Stati Uniti di “fare perno sull’Asia,” la maggior parte delle persone aveva pensato che fosse uno schema ragionevole per spostare le risorse dal Medio Oriente all’Asia al fine di aumentare la partecipazione degli Stati Uniti nel mercato in più rapida crescita del mondo. All’epoca non si rendevano conto che i politici intendevano spingere la Russia in una sanguinosa guerra terrestre con Ucraina per “indebolire” la Russia in modo che Washington potesse diffondere le sue basi militari attraverso la massa eurasiatica senza incontrare opposizioni. E nessuno prevedeva fino a che punto Washington si sarebbe spinta per provocare, isolare e demonizzare la Russia con il preciso scopo di rimuovere i suoi leader politici e dividere il Paese in diversi staterelli. Ecco cosa aveva detto Hillary nel 2011:

“Sfruttare la crescita e il dinamismo dell’Asia è fondamentale per gli interessi economici e strategici americani... I mercati aperti in Asia offrono agli Stati Uniti opportunità senza precedenti di investimento, commercio e accesso a tecnologie all’avanguardia… Le aziende americane (devono) attingere alla vasta e crescente base dei consumatori dell’Asia…

La regione genera già più della metà della produzione mondiale e quasi la metà del commercio globale…. stiamo cercando opportunità per fare ancora più affari in Asia… e le nostre opportunità di investimento nei mercati dinamici dell’Asia.”(“America’s Pacific Century”, Segretario di Stato Hillary Clinton”, Foreign Policy Magazine, 2011)

Una lettura attenta del discorso della Clinton insieme ad una revisione della Dottrina Wolfowitz aiuterà anche il lettore più ottuso a trarre alcune ovvie conclusioni sull’attuale conflitto in Ucraina, conflitto che non ha quasi nulla a che fare con la cosiddetta “aggressione russa,” ma che riguarda il piano di Washington di proiettare potere in tutta l’Asia, controllare le enormi riserve di petrolio e gas della Russia, circondare la Cina con basi militari e stabilire il dominio americano nell’epicentro del mercato più prospero di questo secolo. Ecco di nuovo Putin:

“Per liberarsi dall’ultima rete di sfide, devono smantellare la Russia, così come gli altri Stati che scelgono un percorso di sviluppo sovrano, a tutti i costi, per poter depredare ulteriormente la ricchezza di altre nazioni e usarla per tappare i propri buchi. Se ciò non dovesse accadere, non posso escludere che cercheranno di innescare un collasso dell’intero sistema, e dargli la colpa di tutto, o, Dio non voglia, decidere di utilizzare la vecchia formula della crescita economica attraverso la guerra.

Gli esperti di politica estera degli Stati Uniti sono spudorati nel promuovere teorie che minacciano di innescare un confronto militare diretto con la Russia che potrebbe sfociare in uno scambio nucleare. Un recente “webinar per i rappresentanti del Congresso, tenutosi il 23 giugno, aveva come titolo “Decolonizzare la Russia.” Il webinar, gestito da agenti della CIA e nazionalisti di destra provenienti dall’Ucraina e dal Caucaso, aveva effettivamente sostenuto che la Russia era un impero coloniale che doveva essere smantellato con il sostegno di Washington.” Un articolo del World Socialist Web Site (WSWS) spiega perché:

…”l’affermazione che la Russia è “imperialista” svolge una funzione politica vitale: fornisce una copertura politica per l’aggressione imperialista contro la Russia e gli obiettivi di guerra delle potenze imperialiste… È questa strategia che la pseudo-sinistra filo-NATO copre con il suo clamore sull’”imperialismo russo.” La promozione delle tensioni nazionaliste, regionaliste ed etniche è stata per decenni una componente chiave della politica bellica imperialista…

Attraverso una combinazione di espansione della NATO, colpi di stato ai suoi confini e interventi militari nei Paesi alleati con Russia e Cina, le potenze imperialiste hanno sistematicamente e inesorabilmente accerchiato la Russia…

In effetti, se si passa in rassegna la storia delle guerre condotte dall’imperialismo statunitense negli ultimi trent’anni, quella attualmente in corso per la spartizione di Russia e Cina appare come una necessità brutale e inevitabile. Nonostante la loro reintegrazione nel sistema capitalista mondiale, i regimi oligarchici al potere hanno impedito alle potenze imperialiste di depredare direttamente le vaste risorse di questi Paesi. In lizza per queste risorse tra di loro e spinti da crisi interne irrisolvibili, ora sono determinati a cambiare questa situazione.

 il progetto di risoluzione descrive gli obiettivi fondamentali della guerra degli Stati Uniti contro la Russia nei seguenti termini: “la rimozione dell’attuale regime in Russia, la sua sostituzione con uno fantoccio controllato dagli Americani e lo scioglimento della Russia stessa, in quella che viene chiamata ” la decolonizzazione della Russia” – [la sua frammentazione] in una dozzina o più di staterelli impotenti, le cui preziose risorse saranno possedute e sfruttate dal capitale finanziario statunitense ed europeo.” Questo passaggio è fondamentale per comprendere sia il conflitto in corso, sia la politica della pseudo-sinistra filo-NATO e la loro insistenza sul fatto che la Russia sia un “paese imperialista.”. (“The historical and political principles of the socialist opposition to imperialist war and the Putin regime“, Clara Weiss, World Socialist Web Site)

Come potete vedere, i membri d’élite dell’establishment della politica estera sono ostinatamente alla ricerca di nuove e più convincenti giustificazioni per un confronto con la Russia, il cui scopo ultimo è quello di frammentare il Paese aprendo la strada al riequilibrio strategico o “perno” di Washington. 20 anni fa, durante l’amministrazione Bush, i politici non erano così cauti nelle loro opinioni sulla Russia. L’ex vicepresidente Dick Cheney, ad esempio, non aveva fatto alcun tentativo per nascondere il suo totale disprezzo per la Russia ed era stato sorprendentemente sincero riguardo alla politica che aveva sostenuto. Date un’occhiata a questo estratto da un articolo di Ben Norton:

L’ex vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney, uno dei principali artefici della guerra in Iraq, non voleva solo distruggere l’Unione Sovietica; voleva anche smantellare la stessa Russia, per impedire che risorgesse come potenza politica significativa… L’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha scritto che: “Al momento del crollo dell’Unione Sovietica, alla fine del 1991, Dick voleva vedere lo smantellamento non solo dell’Unione Sovietica e dell’impero russo, ma della Russia stessa, che, in questo modo, non avrebbe mai più potuto essere una minaccia. ”…

Il fatto che una figura al timone del governo degli Stati Uniti abbia cercato in modo non così segreto la dissoluzione permanente della Russia come Paese, e lo abbia comunicato direttamente a colleghi come Robert Gates, spiega in parte l’atteggiamento aggressivo che Washington ha assunto nei confronti della Federazione Russa dopo il rovesciamento dell’URSS.

La realtà è che l’impero statunitense non permetterà mai alla Russia di sfidare il suo dominio unilaterale sull’Eurasia, nonostante il governo di Mosca abbia restaurato il capitalismo. Questo è il motivo per cui non sorprende che Washington abbia completamente ignorato le preoccupazioni per la sicurezza della Russia, rompendo la sua promessa di non espandere la NATO “di un pollice verso est” dopo la riunificazione tedesca, circondando Mosca di avversari militarizzati decisi a destabilizzarla.

I servizi di sicurezza russi hanno pubblicato le prove che gli Stati Uniti avevano sostenuto i separatisti ceceni nelle loro guerre contro il governo centrale russo. L’accademico britannico John Laughland aveva sottolineato in un articolo del 2004 sul Guardian, intitolato “Gli amici americani dei Ceceni,” che diversi leader secessionisti ceceni vivevano in Occidente e avevano persino ricevuto sovvenzioni dal governo degli Stati Uniti. Laughland aveva osservato che il più importante gruppo secessionista filo-ceceno con sede negli Stati Uniti, l’ingannevolmente chiamato Comitato Americano per la Pace in Cecenia (ACPC), aveva tra i suoi membri “un elenco dei più importanti neoconservatori che sostenevano in modo assai entusiasta la ‘guerra al terrore.’”

Questi includevano Richard Perle, il famigerato consigliere del Pentagono; Elliott Abrams famoso per lo scandalo Iran-Contra; Kenneth Adelman, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite che aveva patrocinato l’invasione dell’Iraq prevedendo che sarebbe stata “una passeggiata;” Midge Decter, biografo di Donald Rumsfeld e direttore della Heritage Foundation, tendenzialmente di destra; Frank Gaffney del bellicista Center for Security Policy; Bruce Jackson, ex ufficiale dell’intelligence militare statunitense e un tempo vicepresidente della Lockheed Martin, ora presidente del Comitato statunitense sulla Nato; Michael Ledeen dell’American Enterprise Institute, un ex ammiratore del fascismo italiano e ora uno dei principali sostenitori del cambio di regime in Iran e R James Woolsey, l’ex direttore della CIA, uno dei principali sostenitori dei piani di George Bush per rimodellare il mondo musulmano secondo linee pro-USA.

Il fatto che i salafiti-jihadisti di estrema destra costituissero una percentuale significativa dell’insurrezione cecena non aveva infastidito questi neoconservatori anti-musulmani, proprio come i veterani islamofobici della “Guerra al terrorismo” non avevano avuto problemi a sostenere gli islamisti takfiri tagliatori di teste nelle successive guerre statunitensi contro Siria e Libia….

…. Victoria Nuland, il terzo funzionario più potente del Dipartimento di Stato dell’amministrazione Joe Biden, era stata la principale vice consigliere per la politica estera del vicepresidente Cheney dal 2003 al 2005. (Aveva anche contribuito a sponsorizzare il violento colpo di stato in Ucraina del 2014 che aveva rovesciato governo eletto democraticamente). Come il suo mentore, Cheney, la Nuland è una neoconservatrice intransigente. Il fatto che lui sia repubblicano e lei lavori principalmente nelle amministrazioni democratiche è irrilevante; questo consenso bellicista in politica estera è completamente bipartisan.

La Nuland (ex membro del consiglio di amministrazione bipartisan del NED [National Endowment For Democracy]) è anche sposata con Robert Kagan, santo patrono del neoconservatorismo, e co-fondatore del Project for the New American Century, l’accogliente casa dei neocon a Washington, dove aveva lavorato al fianco di Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz e altri alti funzionari dell’amministrazione Bush. Kagan era un repubblicano di lunga data, ma, nel 2016 si era unito ai Democratici e aveva apertamente collaborato alla campagna elettorale di Hillary Clinton”. (“Ex VP Dick Cheney confirmed US goal is to break up Russia, not just USSR”, Ben Norton, Multipolarista)

La politica estera degli Stati Uniti è ora esclusivamente nelle mani di un piccolo gruppo di estremisti neocon che rifiutano apertamente la diplomazia e che credono sinceramente che gli interessi strategici dell’America possano essere raggiunti solo attraverso un conflitto militare con la Russia. Detto questo, possiamo affermare con un certo grado di certezza che le cose andranno molto peggio prima di migliorare.

Mike Whitney

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/mwhitney/washingtons-plan-to-breakup-russia/

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