IL PEGGIORE dei GOVERNI POSSIBILI da OFFICINA dei SAPERI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL PEGGIORE dei GOVERNI POSSIBILI da OFFICINA dei SAPERI

Il peggiore dei governi possibili

Piero Bevilacqua 22/07/2022

Qualunque sia l’esito della crisi dell’esecutivo, non ancora definita mentre scrivo, credo che non ci sia migliore occasione di questa per una riflessione non superficiale sul presidente Mario Draghi e il suo governo. Ma prima di entrare nel merito delle scelte dell’esecutivo non si può sfuggire a una considerazione di carattere generale. L’ex presidente della BCE alla guida del Paese mostra una tendenza allarmante di subordinazione diretta della democrazia ai poteri della grande finanza. L’Italia, il più fragile degli stati europei sul piano degli assetti politici, è da sempre un laboratorio sperimentale delle degenerazioni istituzionali delle società capitalistiche. Con Berlusconi abbiamo assistito, primo caso al mondo, al governo diretto dell’esecutivo da parte di un imprenditore mediatico.  Con Mario Monti il potere finanziario è venuto a imporci le condizioni della politica di austerità di Bruxelles e ora, con esemplare tempismo, appena ottenuto dal governo Conte l’ingente finanziamento del PNRR, lo stesso e più autorevole potere – con l’aiuto interno di Matteo Renzi e del presidente della Repubblica – lo strappa a quello legittimo per assicurarlo nelle mani di quelli che devono amministrarlo secondo gli interessi dominanti. La rappresentanza politica, il governo, il parlamento, il volere dei cittadini italiani vengono umiliati da una manovra di palazzo e tutti plaudono, sordidamente attenti alla loro borsa e senza un’ombra di perplessità per ciò che accade alla democrazia, alle istituzioni della Repubblica

Credo che non ci sia viatico migliore per un bilancio dei 516 giorni del governo di Mario Draghi del saggio di Tomaso Montanari, Eclissi di Costituzione. Il governo Draghi e la democrazia, Chiarelettere Milano, 2022, pp145, € 14 Un libretto di analisi circostanziata, tersa, implacabile, una vera lezione di pensiero critico, che mostra errori e miserie dove la grande massa dei commentatori vede mirabilia e ragioni di fervoroso giubilo. Montanari prende in considerazione gran parte delle scelte effettuate dal presidente del Consiglio e sottopone ad esame le varie riforme varate dal governo in questi mesi.  Per brevità non mi soffermo   sulle scelte di fedeltà atlantica espresse da Draghi fino al fanatismo, in merito all’invasione dell’Ucraina. Posture belliciste che mostrano un finanziere così pronto alla guerra da svelare con quale sollecitudine il potere dei soldi è disposto a trasformarsi in potere bellico per difendere gli interessi che incarna e che rappresenta. Sono invece rilevanti e da rammentare le critiche che l’autore mostra alle varie riforme. Esaminiamo i prodigi realizzati dal governo dei Migliori nel campo della sanità, il settore più debole e travagliato, sconvolto da due anni da una pandemia nel cui vortice stiamo di nuovo rientrando. Ebbene, tutti ci saremmo aspettati, considerata le imponenti risorse messe a disposizione dal PNRR, un piano di investimenti per rafforzare e ammodernare la sanità pubblica, la cui drammatica inadeguatezza è apparsa in tutta la sua solare evidenza.  E invece niente. << La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza presentata dal governo, nell’autunno del 2021, certifica che quella strategia non c’è.>> C’è solo un piano di riduzione di spese, << un taglio di sei miliardi in due anni>> per il 2022 e il 2023. Davvero mirabile, dopo la più devastante pandemia della nostra storia, seconda solo alla Spagnola, si stanziano per la salute dei cittadini 18,5 miliardi di euro, mentre per le grandi opere ne sono previsti ben 31,4. Un piano che ha in coda la R della resilienza prevede tra l’altro solo 2,49 miliardi per <<la gestione del rischio di alluvioni e per la riduzione del rischio idrogeologico>> mentre si accinge a coprire di cemento altri lembi dei nostri già devastati territori. 

Ma una delle riforme più rivelatrici dell’anima classista di Mario Draghi e del suo governo è quella del sistema fiscale. Forte del suo prestigio personale egli poteva   quanto meno avviare una politica di redistribuzione della ricchezza in un Paese lacerato dalle disuguaglianze, dove cresce la povertà e aumentano le ricchezze. Ricordo che la relazione della Banca d’Italia, relativa al 2020, mostra un forte incremento deli redditi finanziari delle famiglie, che passano da 4.445 miliardi di fine 2019 a 4.777 del 2020.  Con un incremento della quota destinata al risparmio di oltre il 15%, il doppio del 2019.Un ritratto drammatico dell’Italia: mentre milioni di famiglie erano alle prese con le sofferenze della pandemia, con la chiusura dei loro esercizi commerciali e piccole imprese, quelle già ricche accrescevano il loro reddito. Montanari ricorda che tra il 2020e il 2021 i miliardari italiani segnalati nella lista Forbes son passati da 36 a 49. Un’ingiustizia intollerabile,  ma anche un meccanismo che  sotto il profilo  economico condanna l’Italia ad arretrare: chi non  ha non spende  perché non può e chi possiede accumula danaro in banca. Ebbene il governo Draghi, non solo non ha toccato questo perverso meccanismo, ma è andato in direzione contraria, premiando i redditi medio alti<< Le aliquote – ricorda l’autore – scendono da cinque a quattro: con un altro passo verso la flat tax voluta dalla Lega, e dunque allontanandosi   ancora dalla progressività fiscale prescritta dalla Costituzione>>.

Non meno sconcertante appare la riforma della giustizia proposta dalla ministra Cartabia, che per ridurre la durata dei processi, anziché infoltire i ranghi della magistratura e del personale ausiliario accorcia i tempi della prescrizione, imponendo marce forzate di lavoro ai giudici, con l’elevata probabilità che tutta una classe di reati gravi, come quelli contro l’ambiente, non vengano perseguiti. E sul tema non insistiamo per brevità. Ma sia sufficiente ricordare qui che persino la Commissione europea ha di recente mosso pesanti rilievi a questa cosiddetta riforma.

Per quanto riguarda la scuola, nulla da dichiarare, come si dice alla dogana. È sconcertante il nulla che ha caratterizzato la gestione del ministro Bianchi. Dopo due anni di pandemia nessun intervento tecnico-organizzativo all’interno degli edifici scolastici (ventilazione, diluzione delle classi- pollaio, trasporti, ecc). Nulla contro la dispersione scolastica, passata dal 7,5% del 2019 al 9,7% del 2022, affrontata come un problema didattico e non sociale. E taciamo sulla sempre più spinta trasformazione della scuola in un’azienda come le altre. << Pessimo ministro>> lo ha bollato Chiara Saraceno, scegliendo l’aggettivo più appropriato.

Nel ricchissimo repertorio delle vere e proprie malefatte del governo, in danno della Costituzione, della democrazia, del Paese, contenute nel libro di Montanari, ci riesce difficile trascegliere. Rammentiamo qui almeno la decisione della Camera del 15 luglio 2021, di rifinanziare con una somma di 33 milioni di euro, la guardia libica. Soldi, rammenta l’autore, dati << ai torturatori delle carceri e ai cacciatori di migranti nelle acque del Mediterraneo>>. Ma non possiamo chiudere queste note senza ricordare il disegno di legge approvato dal governo a novembre 2021 sulla concorrenza, che si presenta come un vasto programma di privatizzazione dei beni pubblici, delle aziende dei servizi e dei patrimoni dei comuni. È forse il piano più devastante che si predispone non solo per affidare al mercato, cioè alla legge del più forte, ogni brandello di economia, ma anche per ridurre al minimo ogni dimensione pubblica.

Sia consentito qui osservare che questo torvo cascame dell’ideologia neoliberistica, mostra come il pensiero di economisti defunti da gran tempo, condizionano la vita dei vivi. E più precisamente in che modo la teoria economica ispirata alla più sfrenata libertà del capitale distrugge l’intima tessitura della società, trasforma le relazioni umane in rapporti economici, corrode, con irresponsabile inconsapevolezza, le basi della nostra civiltà.

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