“IL PD NON HA MAI VOLUTO L’ALLEANZA COL M5S” da IL MANIFESTO, IL FATTO e FANPAGE
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“IL PD NON HA MAI VOLUTO L’ALLEANZA COL M5S” da IL MANIFESTO, IL FATTO e FANPAGE

De Petris: «Il Pd non ha mai voluto l’alleanza col M5S nel Lazio: ha scelto Calenda»

INTERVISTA. L’ex capogruppo di Leu: «Capisco gli appelli, ma i dem non hanno mai voluto discutere di programmi. La proposta di ticket fatta da D’Amato? Al posto di Bianchi avrei risposto in modo più duro. Pensare di vincere con Azione è una follia. 5 stelle di sinistra? Sui temi sociali ci stanno loro»

Andrea Carugati  10/01/2023

«Capisco lo spirito dell’appello di Fabrizio Barca e altri per evitare di regalare il Lazio alla destra, e anche il sentimento con cui è stato accolto da parte del popolo di sinistra. Però c’è un punto che l’appello rimuove: è stato il Pd a scegliere il 10 novembre il candidato indicato da Calenda, Alessio D’Amato. E con quella candidatura i dem hanno fatto anche una scelta di programma». Loredana de Petris, ex capogruppo di Leu al Senato, ambientalista da una vita, è tra i promotori di una lista di sinistra che sarà alleata col M5S.

Eppure tutte queste forze stanno governando il Lazio da anni.

Se si voleva rilanciare questa esperienza bisognava sedersi a un tavolo e parlare di contenuti. Dei rifiuti certo, e della scelta del termovalorizzatore di Roma che già aveva portato alla caduta del governo Draghi. Ma anche di sanità e di infrastrutture. D’Amato ha gestito bene il Covid a livello organizzativo, ma la sanità è molto altro. Le persone ancora aspettano oltre un anno per una risonanza nel pubblico.

La maggioranza in regione è durata 5 anni nonostante fosse composta da forze eterogenee.

La regione si è chiamata da fuori dalla questione del termovalorizzatore, si è fatta togliere i poteri sui rifiuti con un decreto facendo credere che non c’entrava niente. Diciamo che c’è stato un elevato tasso di ambiguità.

Vuol dire che la giunta Zingaretti ha governato male?

No, sul fronte della transizione ecologica l’assessora Lombardi del M5S ha fatto cose ottime. E non solo lei. Dico che alla fine di una esperienza di governo se vuoi rilanciare una coalizione devi discutere del progetto e non accettare a scatola chiusa e in poche ore il candidato di uno come Calenda che aveva posto come presupposto escludere il M5S.

Anche le forze di sinistra e ambientaliste si sono divise.

Il 17 dicembre abbiamo fatto insieme una assemblea a Spinaceto per discutere di programmi. I 5 stelle si sono confrontati con noi, abbiamo fatto un appello al Pd perché si azzerasse tutto e si aprisse una discussione. Zero riscontri. Loro hanno fatto una scelta precisa. E io credo che finito il tempo di fare coalizioni di centrosinistra a prescindere dai contenuti. Basta.

Anche Domenico De Masi, vicino ai 5 stelle, dice che non basta un termovalorizzatore per regalare il Lazio a Meloni.

Rispondo che un’opera da 600mila tonnellate significa rendere inutile la raccolta differenziata, negare l’economia circolare. Su questi temi abbiamo scherzato? E perché Gualtieri ha preso una decisione che non era nel programma che avevamo condiviso? Penso che il Pd, questa estate, abbia usato l’inceneritore per arrivare a una rottura col M5S, nazionale e locale.

Sono dominati dalla voglia di perdere tutte le elezioni?

Il loro obiettivo è scaricare tutta la responsabilità della rottura sui 5S per recuperare voti tra le persone di sinistra che soffrono per questa divisione. Sono convinti che, governando da 10 anni, alla fine recupereranno. Una follia.

D’Amato ha proposto un ticket a Donatella Bianchi. Lei ha risposto in modo burocratico.

Non si butta lì una proposta del genere in un talk show. E poi Calenda l’ha subito richiamato all’ordine e l’altro non ne ha più parlato. Io al posto di Donatella avrei risposto in modo ancora più duro: chi lo decide che in un eventuale ticket il capo lo fa lui? È stato anche poco educato.

I dem dicono che Conte ha posto un veto, anche contro la volontà dei grillini del Lazio.

E allora perché avrebbe fatto l’accordo in Lombardia? Glielo dico io: perché c’è stato un confronto serio sui contenuti. Nella vita ho partecipato a tante coalizioni col Pd: mai è successo che imponessero programma e candidato senza neanche una telefonata.

I 5 stelle non hanno responsabilità in questa rottura?

Nel Lazio non ne hanno.

Il Pd mica potevano azzerare di colpo il termovalorizzatore.

Bisognava almeno provare a discutere seriamente e in modo scientifico sul ciclo dei rifiuti. Non imporre un’opera sbagliata e fuori tempo.

Dunque non ci sono più speranze di ricomposizione?

Dopo la rottura delle politiche bisognava mettersi al lavoro per ricucire con pazienza e generosità. Ormai il tempo è scaduto.

La sinistra deve divorziare dal Pd?

Io ho provato fino all’ultimo a ricucire. Ma mai più alleanze senza contenuti.

Conte è la sinistra del futuro?

Hanno un lungo percorso da fare. Ma tanta gente di sinistra li vota perché sui temi sociali e ambientali ci stanno loro. Su questo fronte sono l’unica opposizione.


Renzi fa il padrone del Pd: “Mai con i 5 stelle”. Di Maio: “Non riescono a liberarsi di lui. Dicono no ai temi, la pagheranno”

L’ex segretario intervistato su Rai1 a “Che tempo che fa” azzera tutti i tentativi di mediazione dei giorni scorsi del reggente Martina e brucia la direzione. Poi ritorna sulla sua ossessione delle riforme costituzionali: “Dal 4 dicembre 2016 il Paese è bloccato”, tirando una stoccata a Gentiloni. Il Capo politico M5s su Facebook: “Ego smisurato”. Il senatore torna anche sul caso di Fico sollevato da le Iene: “Se la vicenda della colf pagata in nero è vera, chiarisca in Parlamento”

 F. Q. | 29 APRILE 2018“Mai con i 5 stelle”. Mezz’ora di intervento in diretta su Rai1 basta per azzerare una settimana di trattative con Luigi Di Maio e per bruciare, anticipandola, la direzione Pd. Matteo Renzi fa il padrone del Partito democratico ed esce dal silenzio, se così si può chiamare, con un’intervista-comizio a “Che tempo che fa”. Lui, ex segretario formalmente dimissionario, sconfessa tutta la linea del reggente Maurizio Martina (“Su 52 senatori democratici non ne conosco uno disposto a votargli la fiducia”) e apre a un governo di tutti per fare la legge elettorale e, sua vecchia ossessione, riformare la Costituzione. Neanche dieci minuti dopo, il capo politico M5s, che in mattinata aveva scritto una lettera ai democratici, replica su Facebook: “Non riescono a liberarsi di lui. I dem dicono di no ai temi, la pagheranno”. E preannuncia novità che svelerà ai suoi elettori già il 30 aprile, segno che aspettare la decisione della direzione Pd del 3 maggio non è nemmeno più necessario. “Io voglio ringraziare pubblicamente il bulletto di Rignano“, ha scritto il deputato fedelissimo di Di Maio Stefano Buffagni su Facebook, “ci ha ricordato perché abbiamo sempre combattuto il suo Pd”. Segno che l’ipotesi di alleanza M5s e Pd oggi incassa un duro colpo.

Renzi non ha dubbi: la linea è quella dell’opposizione e quella deve rimanere. Vede un’unica apertura: “il governo di tutti” per fare la riforme, ovvero una legislatura costituente. Torna quindi sul suo trauma, la sconfitta del 4 dicembre 2016 al referendum costituzionale: “Da quel giorno il Paese è bloccato”, dice tirando una stoccata al premier Paolo Gentiloni che ha guidato il governo dopo di lui. Anche se i dati economici del 2017, smentiscono questa ricostruzione. Se tutti aspettavano le parole dell’ex segretario per dare un colpo allo stallo delle trattative Pd-M5s, è arrivata una violenta battuta d’arresto a ogni evoluzione che non sia stare all’opposizione. Quindi chiusura totale sui temi, su cui lo stesso Martina invece aveva lasciato spiragli: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra”, dice Renzi. Oppure: “Vogliono cambiare il Jobs act? Vadano dall’altro Matteo“. Renzi non ci prova neanche ad alzare la posta, come ipotizzato in queste ore, e neppure di mettere in difficoltà il capo politico M5s. Addirittura rompe la pax tra le parti, criticando il presidente della Camera M5s Roberto Fico e commentando il caso sollevato da le Iene sulla presunta colf in nero: “Sarebbe grave”, dice, “se fosse vero. Il concetto è molto semplice: non puoi dire ‘io facevo beneficenza e lei si sdebitava’. E’ giusto che Fico venga in Parlamento a chiarire”. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari all’Ansa, il regolamento non prevederebbe però che il presidente della Camera riferisca in Aula in una simile circostanza.

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FLuigiDiMaio%2Fposts%2F1693207787382427&width=500 L’intervista-comizio di Renzi detta la linea a un partito che ancora non si sa se sarà in grado di ribellarsi alle parole dell’ex segretario. Le deboli aperture ipotizzate dagli ultimi retroscena sono state spazzate via nel giro di pochi minuti: “Siamo seri”, esordisce Renzi, “chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Sette italiani su 10 hanno votato o per Salvini o per Di Maio. Noi non possiamo con un gioco di palazzo uscire dalla porte ed entrare dalla finestra. Il governo lo deve fare chi ha vinto”. Mai nel corso dell’intervista c’è un cedimento alla linea della chiusura: “Incontrarsi è un bene, sempre. Si parlano le Coree, si possono parlare 5 stelle e Pd, 5 stelle e Lega. Penso che incontrarsi con Di Maio sia un fatto normale, naturale, come con altri leader. Secondo me andrebbe fatto in streaming l’incontro. Così vediamo se hanno cambiato idea su vaccini Tav reddito di cittadinanza. Però le elezioni le hanno vinte loro”. E a domanda di Fazio ribadisce: “Incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a un governo Di Maio no. Anche per rispetto per chi ci guarda da casa, la gente sennò poi non crede più ala democrazia”. Cioè, dice: “Non è una ripicca dire di no, è dignità ed etica”.

Secondo Renzi stare all’opposizione è una questione di rispetto delle “regole democratiche”: “Non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso: tocca a Salvini e Di Maio governare. Non possiamo rientrare dalla finestra come un gioco di palazzo” o con decisioni “dei caminetti romani”. Per essere ancora più convincente, il senatore ed ex segretario fa la conta di chi davvero è pronto a sostenere in Parlamento un governo Di Maio: “Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno”, dice. Segno che i suoi, quelli che lui ha messo in lista, li ha già sondati. Nemmeno quando Fazio prova a stuzzicarlo sui temi, e proprio sui punti di apertura concessi da Martina, Renzi stronca: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra: io pago i cittadini per non fare niente. Che ci vadano i 5 stelle al Sud a dire che è impossibile farlo”. Così pure sulle modifiche al Jobs act: “Vada da quell’altro Matteo se vuole cambiarlo”. Drastico anche sulla teoria dei due forni M5s: “O franza o spagna basta che se magna”, è il suo commento.

L’ex segretario dice che potrebbe vedere Di Maio in streaming, ma il no all’accordo rimane anche nel caso estremo che il leader faccia un passo indietro. “Lo hanno escluso loro. Ma no, questa storia di Di Maio premier a tutti i costi la pensa solo Di Maio: ha preso il 32%, è un bellissimo risultato ma l’aritmetica ha le sue regole. Il 32% non è il 51%. Ma venire a chiedere a chi hai accusato di tutti i mali e con cui non condividi l’idea del futuro di fare un governo…”. Quindi riattacca con l’ossessione delle riforma costituzionali per ispirarsi alla Francia: “O fanno il governo i populisti che hanno vinto o facciano loro una proposta di riforma costituzionale. Dal 4 dicembre 2016 questo Paese è bloccato: su questo si poteva fare un governo insieme. Da quel momento l’Italia non è più in grado di avere un sistema efficace ed efficiente. Non era un referendum sui poteri di Renzi ma sul futuro dell’Italia. E’ un contrappasso dantesco. Salvini e Di Maio avrebbero avuto interesse a farsi un ballottaggio”. E ancora: “Che il Pd non debba andare al governo lo dice anche Salvini ma secondo me il 99% dei cittadini. Su questo punto sono d’accordo con lui, lo ammetto. Uno che ha votato Pd e ha perso come fa a dire: torniamo per un sottosegretario o un consigliere d’amministrazione al governo? Ci portano via…”.

Renzi cita anche per due volte Emmanuel Macron, il presidente francese che ha lasciato i socialisti per creare il suo partito e a cui lui guarda ormai da mesi: “La mia tentazione”, dice, “è costruire un sistema alla francese”. Perché in questi giorni “l’ho visto a cena con Donald Trump“, e l’ultima volta “c’era l’Italia a tavola con gli Usa”. “Lei ha la tentazione di costruire un sistema alla Macron?”, chiede Fazio: “Io ho la tentazione di costruire un sistema alla francese”, è la risposta. Cosa vuol dire? E’ presto per dirlo, ma se l’intervista da Fazio avrà effetti sul governo, molti ne avrà anche dentro il Partito democratico. Ancora saldamente nelle mani dell’ex segretario. “Il Pd deve guardare in faccia la realtà”, chiude Renzi. “Deve smettere di litigare al proprio interno. Sono stato massacrato per cinque anni. C’era una opposizione interna che invece di attaccare Salvini attaccava me e si è visto il risultato delle elezioni…”.

w.fanpage.it/Matteo Renzi: “Con il mio ‘no’ ho distrutto il Movimento 5 Stelle”

L’ex segretario del Pd, Matteo Renzi, rivendica il merito di aver fatto esplodere il Movimento 5 Stelle con il suo ‘no’ a una possibile alleanza di governo tra pentastellati e dem: “Sono esplosi i 5 Stelle. E ne rivendico il merito. Quando sono andato da Fazio a dire ‘mai coi 5 Stelle’ l’effetto sul medio periodo è stato la distruzione dei 5 Stelle”.

Stefano Rizzuti  7 MARZO 2019

Il senatore ed ex segretario del Pd, Matteo Renzi, rivendica il merito di aver fatto “esplodere” il Movimento 5 Stelle nel momento in cui ha detto no a una possibile alleanza di governo con loro, spingendoli verso l’alleanza con la Lega. In un’intervista al Corriere della Sera, Renzi afferma che il consenso del governo “sta già passando” e questo avviene anche perché “intanto sono esplosi i 5 Stelle. E ne rivendico il merito”. “Quando sono andato da Fazio a dire ‘mai coi 5 Stelle’ – spiega – l’effetto sul medio periodo è stato la distruzione dei 5 Stelle. Se avessimo fatto quell’alleanza contronatura, l’effetto sarebbe stato la distruzione del Pd e la creazione di un bipolarismo 5 Stelle-Lega. Mi sono preso gli insulti di una parte dei dirigenti che quell’accordo lo volevano; ma il mio impegno ha permesso di salvare il Pd”.

Secondo Renzi anche Salvini “sta cominciando a saturare: ci ho messo tre anni a saturare la presenza politica. Il film è lo stesso. I cicli politici sono sempre più veloci. Non a caso Salvini ha smesso di mettersi le felpe, sta tornando a giacca e cravatta”. Per quanto riguarda la situazione economica, il senatore del Pd ricorda che il governo Conte “deve trovare subito 15 miliardi di errata previsione, più altri 25 entro dicembre. Possono rimettere l’Imu sulla prima casa, ma sono solo 4 miliardi. Faranno la patrimoniale e vedrà la reazione degli imprenditori del Nord. In ogni caso si preparano a un bagno di sangue”.

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