IL PACIFISMO RIPRENDA LA PAROLA E LA PIAZZA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL PACIFISMO RIPRENDA LA PAROLA E LA PIAZZA da IL MANIFESTO

Camusso: «Nel Pd tanti a disagio, il pacifismo riprenda la parola e la piazza»

INTERVISTA SULL’INVIO DI ARMI IN UCRAINA. L’ex segretaria della Cgil si è astenuta: «Nel partito la discussione è molto più profonda di quanto appaia all’esterno. Dobbiamo prospettare una soluzione duratura per tutto il continente, non solo la fine del conflitto»

Massimo Franchi  12/01/2023

Susanna Camusso, lei si è astenuta sul voto in Senato sul decreto che prolunga di un anno l’invio di armi all’Ucraina. Una posizione che ha fatto molto rumore.
Vedo che quelli di Italia viva sono tutti agitati ma il loro unico scopo è rompere l’opposizione. Io sono molto tranquilla anche perché avevo avvertito per tempo il mio gruppo.Il suo voto è comunque pesante e segnala un dissenso finora inesistente specie nel Pd, nonostante si sia limitato all’astensione e non al voto contrario di M5s e dell’Alleanza Verdi-Sinistra italiana.
Io non ero in parlamento nelle votazioni precedenti e già in campagna elettorale avevo espresso la mia posizione contraria all’invio delle armi. Non mi sfugge il tema del diritto alla difesa del popolo ucraino ma il nostro paese non può limitarsi ad essere fornitore d’armi. Se il ruolo dell’Europa è solo il supporto bellico significa che il nostro continente non ha più un’idea di pace, solo di alleanze che presuppongono amici e nemici. Il popolo ucraino è stato invaso e come tale reagisce ma assurgerlo al ruolo di baluardo della libertà è un’idea foriera di rischi. In questi mesi più volte abbiamo rischiato il conflitto nucleare globale, serve fare uno sforzo perché diversamente si usa la guerra come unico regolamento dei conflitti, in palese contrasto con quanto prevede la nostra costituzione. Essere pacifisti non implica volere la resa di qualcuno, significa prospettare un futuro possibile e rigettare l’uso delle armi come unica soluzione. L’Europa è sempre stata esempio e modello di diplomazia, non può abdicare a questo ruolo: provo terrore ad ascoltare i suoi massimi dirigenti che parlano solo di soluzione bellica.

Insieme a lei nel gruppo del Pd si è astenuta anche Vincenza Rando, altra indipendente che proviene da Libera, mentre due suoi colleghi (Andrea Giorgis e Valeria Valente) sostengono di essersi sbagliati a votare. Nel Pd esiste un disagio sull’invio delle armi o sono tutti allineati?
Sorvolerei su i due voti sbagliati per carità di patria. Posso però dire che la discussione all’interno del Pd è molto più profonda di quello che si vede all’esterno. Specie nei gruppi parlamentari che rispetto agli organi di partito discutono molto di più. Il tema della libertà è molto sentito, per esempio nell’appoggio al popolo curdo, tema silenziato dal fatto che a bombardarli è un importante alleato della Nato. Ho la discreta convinzione che tutto è congelato nello schema dello schieramento nel conflitto. E in molti in questo schema pensano di lavarsi la coscienza rimanendo nei ranghi, nella trincea disegnata e irregimentata dall’inizio del conflitto.

Dunque il dissenso è destinato a essere anch’esso silenziato?
Siamo di fronte a una cesura storica: dopo 70 anni di pace quasi duratura, l’Europa torna a misurarsi con la guerra. Per fortuna il tempo non è una variabile indipendente e ci avviciniamo senza novità a un anno di guerra. Già in queste settimane colgo un appesantirsi dei dubbi in molti miei colleghi anche perché da settimane sui media assistiamo atterriti ai discorsi lunari dei generali italiani su nuovi sistemi di difesa missilistica che ci fanno calare nella prospettiva futura della centralità del tema del riarmo. Una follia per chi come me e tanti nel Pd pensano che la vera priorità sia la lotta alle disuguaglianze.

Il pacifismo aveva rialzato la testa con la grande manifestazione di piazza San Giovanni a Roma del 5 novembre. Ora lei prevede un suo rianimarsi o un’assuefazione?
Il movimento pacifista ha avuto grandi difficoltà iniziali e subìto una grave aggressione quando si è voluto far passare la nostra posizione con l’accusa di essere «putiniani». La reazione c’è stata e la mobilitazione è arrivata e credo che sia necessario continuare su quella strada, evitando di dare per scontata un’assuefazione.

Dunque lei propone una nuova mobilitazione in occasione dello scoccare dell’anno di guerra in Ucraina?
Io, come racconta la mia storia sindacale nella Cgil, sono sempre favorevole alla mobilitazione. Perché sia efficace serve che il pacifismo riprenda parola e che la mobilitazione sia preceduta da un’ampia discussione: so che una soluzione pacifica non ce l’ha in tasca nessuno ed è difficilissima, però dobbiamo sforzarci di ragionare per una pace duratura in Europa, non limitata alla conclusione del conflitto in Ucraina. Il pacifismo deve tornare ad avere una visione di lungo periodo.

Armi all’Ucraina, il caso paradossale di Lucio Malan, capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia

LA «MIMETICA» DEI PUTINIANI IN PARLAMENTO. Tra i tanti paradossi che ci è dato vivere, uno in particolare colpisce. Perché chi riflette sull’invio di nuove armi all’Ucraina di fronte allo stallo sanguinoso degli eserciti, uno aggressore […]

Tommaso Di Francesco  12/01/2023

Tra i tanti paradossi che ci è dato vivere, uno in particolare colpisce. Perché chi riflette sull’invio di nuove armi all’Ucraina di fronte allo stallo sanguinoso degli eserciti, uno aggressore l’altro che si difende, che pretenderebbe – come suggerisce il capo di stato maggiore Usa Mark Milley – a questo punto non una nuova escalation bellica con armamenti sospesi tra difesa ed offesa, ma una risposta internazionale che assuma con forza i contenuti di un possibile negoziato di pace; chi riflette sulla spirale della guerra che coinvolge noi che abbiamo in Costituzione il ripudio della guerra per la risoluzione delle crisi internazionali; chi vede nella crisi evidenti responsabilità della Nato ma senza per questo giustificare la sanguinosa guerra di Putin contro i civili; chi dice tutto questo, al di là di strumentali speculazioni al limite dell’idiozia, non è né è mai stato putiniano.

Considerando infatti Putin nient’ altro che uno spregiudicato sovranista-nazionalista che pesca nel torbido del passato zarista grande-russo e che, se ha risollevato il suo popolo dall’implosione dell’Urss, ora lo ha cacciato dentro una avventura criminale e suicida. I putiniani veri stanno invece dall’altra parte, nella destra e destra estrema che ormai, purtroppo ci governa. Non parliamo solo del legame «storico», da import-escort, tra Berlusconi e Vladimiro.

Né dei tentativi di Salvini e della Lega di avere un monumento se non sulla Piazza Rossa almeno nell’hotel Metropol di Mosca, o di Giorgia Meloni che si sperticava in complimenti a Putin per la rielezione, la quarta, a presidente come «inequivocabile volontà del popolo russo», né di quella destra fascista che nel 2014 a Roma affisse manifesti di un Putin marinaio-macho che più duro non si può.Parliamo del senatore Lucio Malan, nientemeno che capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, del quale ieri in Senato abbiamo sentito le «limpide» ragioni dell’invio di nuove armi all’Ucraina. Strane ragioni. Perché il senatore Malan, prima in Crimea nel 2014 e poi nel Donbass nel 2015 ha guidato la delegazione italiana di sedicenti Osservatori internazionali – «invitati dal Donbass» e da Mosca – che hanno suffragato le elezioni che proclamavano le due indipendenze, più «spendibile» la prima, provocatoria la seconda. Perché, dopo gli accordi di Minsk – che prevedevano una autonomia del Donbass all’interno dell’Ucraina – rappresentava una forzatura indipendentista.

Poroshenko a Kiev mise al bando per questo tutti gli «osservatori» che avallarono quel voto. Ora Malan, bandito a Kiev, arrivato a Fratelli d’Italia da Forza Italia- il partito è cambiato, ma la «nazione» e soprattutto l’onorevole è sempre quello – si strappa le vesti per nuove armi all’Ucraina. Qualche domanda è lecita. Delle due l’una: o vale l’osservatore di ieri o l’armaiolo di oggi? Oppure Malan sta semplicemente bombardando se stesso.

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