IL NUOVO DISORDINE MONDIALE da 18BRUMAIO BLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL NUOVO DISORDINE MONDIALE da 18BRUMAIO BLOG

Il nuovo disordine mondiale

 

OLYMPE de GOUGES giovedì 9 giugno 2022

La situazione economica in Russia sta diventando preoccupante, le sanzioni si stanno facendo sentire soprattutto in alcuni settori produttivi importanti, come quello automobilistico, che lamenta la mancanza di componenti (AvtoVAZ però è tornata in attività dopo quasi due mesi di inattività e nuove auto stanno uscendo dalla catena di montaggio dello stabilimento), e in quelli dell’informatica e delle telecomunicazioni, prive di semiconduttori e di microchip.

Si tratta di settori industriali trainanti di quasi tutti gli altri settori dell’economia, per esempio quello dell’acciaio, del quale si prevede un crollo del 30% per l’anno in corso, mentre ora i produttori sono stati costretti a vendere a prezzi scontati e in alcuni casi anche sottocosto alla Cina e ad altri paesi asiatici.

L’inflazione, anche se in calo rispetto a marzo, ad aprile si è attestata su base annua al 17.8 per cento e il mese scorso al 17.1. Il presidente Putin ha dichiarato martedì che l’inflazione è sotto controllo. Forse sarà sotto controllo come dice, ma è elevata anche per gli standard russi.

L’industria petrolifera e del gas, che sta registrando profitti record nonostante i divieti di importazione dell’UE e degli Stati Uniti a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento della domanda da Cina, India e altri Paesi, subirà delle limitazioni per il fatto che ha perso l’accesso a tecnologia, software e competenze di cui ha bisogno per sfruttare nuovi pozzi e giacimenti di gas.

Anche l’agricoltura russa sta affrontando problemi a causa della sua forte dipendenza dalle sementi importate, che in alcuni casi rappresentano la maggior parte o addirittura la totalità del prodotto che utilizza, ad esempio i girasoli (70-77%) e le barbabietole da zucchero (100%), anche se per ora può farvi fronte con le sue scorte.

Di norma, tutte le aziende nel mondo che si occupano di semi di barbabietola da zucchero li coltivano nell’Italia settentrionale e nel sud della Francia. In Russia, solo in alcune aree vicino a Sochi e in Crimea sono adatte a questi scopi. Per quanto riguarda la Crimea, Kiev anche prima dell’invasione russa ha tagliato le forniture d’acqua alla regione, che non dispone di risorse proprie adeguate.

Ci sono preoccupazioni per la fornitura di batteri per la fermentazione di prodotti come yogurt e kefir, perché i produttori russi di prodotti lattiero-caseari importano l’80% di ciò di cui hanno bisogno. Anche il settore forestale è in difficoltà a causa dei divieti di esportazione.

Insomma, un programma nazionale di sostituzione delle importazioni richiederà molto tempo e in parte è irrealizzabile. I resoconti dei media sulla stampa occidentale notano con incontenibile soddisfazione e anzi con gioia l’aggravarsi della crisi economica in Russia.

D’altra parte la Russia non poteva fare altro se voleva salvarsi dalla distruzione come entità autonoma e sovrana e non diventare una colonia dell’oligarchia americana.

Nel prossimo autunno-inverno anche in Europa si comprenderà meglio ancora quali esiti producono sul piano politico-sociale, sulla crisi del debito e il mercato finanziario questi giganteschi squilibri globali indotti dalle sanzioni economiche applicate a mezzo mondo e l’erezione di barriere commerciali sulle catene di approvvigionamento (*).

Si deve prendere atto che si sta procedendo alla frammentazione dell’economia mondiale in blocchi geopolitici, con diversi modelli commerciali, tecnologici, sistemi di pagamento e riserve monetarie. Non è chiaro se e fino a che punto ciò potrà favorire gli Stati Uniti, afflitti da deindustrializzazione, un gigantesco deficit commerciale e da gravi problemi sociali interni. Sicuramente tale ingravescente situazione non favorisce la stabilità dall’Europa, così come quella delle nazioni povere che dipendono per la loro sopravvivenza dalle importazioni di cereali e di altri beni essenziali.

La guerra che gli Stati Uniti/NATO hanno dichiarato alla Russia e che stanno progettando contro la Cina altera radicalmente l’ordine economico e geopolitico globale, che evidentemente non sarà più lo stesso di ieri. Come scrivo da sempre in questo blog, gli Stati Uniti in questa fase storica rappresentano la più grave minaccia per la stabilità e la pace mondiale. Prima o poi, ma sempre troppo tardi, anche i garruli “pacifinti” di casa nostra dovranno prendere atto di questo fatto.

(*) Tra l’altro: l’Ucraina rappresenta l’11% del mercato mondiale del frumento, il 16% dell’orzo, il 15% del granturco, il 16% della colza, il 50% dell’olio di semi di girasole, il 9% del commercio di semi di girasole e il 61% dei panelli di girasole; per la Russia tali cifre sono del 20% (frumento), 16% (orzo), 2% (granturco), 3% (colza) e 20% (panelli di girasole).

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