IL G7 RISCHIA UN DISASTRO EPICO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL G7 RISCHIA UN DISASTRO EPICO da IL FATTO

Con il tetto al prezzo del greggio russo, il G7 rischia un disastro epico

IDEE GENIALI E DOVE TROVARLE – Paesi forti avrebbero semplicemente bloccato le importazioni di petrolio con l’effetto, già in atto, di costringere la Russia a venderlo scontato su altri mercati

GIULIANO GARAVINI  5 SETTEMBRE 2022

Il G7 vuole introdurre un tetto al prezzo del petrolio russo. Tra minacce di embargo, di introduzione di un tetto al prezzo del gas e al prezzo del petrolio i Paesi occidentali ricordano quel talento delle arti marziali che fa sfoggio di virtuosismi vocali e fisici prima dell’incontro, poi, scagliatosi contro l’immobile avversario, riceve un solo colpo in faccia e viene steso. L’idea è quella di sfruttare il controllo pressoché totale dei servizi assicurativi e di trasporto del prodotti petroliferi (secondo il sottosegretario al Tesoro Usa paesi del G7 controllerebbero il 90% di tali servizi) per bloccare la vendita di petrolio russo sopra un certo prezzo. L’effetto sarebbe di ridurre significativamente le entrate di Mosca (nel primo semestre 2022 il surplus commerciale russo ha raggiunto il suo massimo storico), di non far mancare petrolio al mercato mondiale, e di moderare i prezzi dell’energia per i consumatori. La botte piena (petrolio per tutti), e la moglie ubriaca (a basso prezzo).

A parte il fatto che il monopolio occidentale dei servizi di trasporto appare sovrastimato (e le società petrolifere nazionali dove sono?), va detto che finora non vi sono dettagli su quali altri paesi sarebbero d’accordo con il meccanismo, né sul valore di questo tetto al prezzo. Cosa ci insegna la storia? Il G7 è stato in qualche modo creato nel 1975 proprio per reagire al combinato disposto della fine di Bretton Woods nel 1971 e alla crisi petrolifera del 1973. In due occasioni, prima alla metà degli anni 70 e poi alla metà degli anni 80, i paesi del G7 hanno sostenuto la necessità di un “prezzo minimo” del petrolio in modo da non scoraggiare la produzione di greggio non-Opec (tipo nel mare del Nord), ma mai di un “prezzo massimo”. Hanno anche applicato sanzioni (embargo) al petrolio di paesi come Iran e Venezuela, minacciando ogni società che facesse affari con loro di multe e dell’esclusione dal mercato americano. Gli embarghi hanno ovviamente rafforzato sia il regime iraniano che quello venezuelano, permettendogli di giocare la carta nazionalista, ma hanno tutto sommato funzionato immiserendo i più poveri dei due paesi.

Quali sono invece i lati oscuri del nuovo virtuosismo bellico occidentale? Il primo è che se non partecipano grandi consumatori come Cina e India (l’India è passata da zero a 1 milione di barili di greggio russo al giorno), al G7 non resterebbe che sanzionarli scatenando il corrispettivo economico della guerra nucleare. Il secondo è che il tetto al prezzo del petrolio russo trascinerebbe in basso i prezzi del petrolio mondiale: siamo sicuri che il partner russo nell’Opec+, nonché amico ritrovato di Biden, l’Arabia Saudita, ne sarebbe entusiasta? La terzo è che se, piuttosto che vendere il petrolio ai prezzi del G7, la Russia dovesse ridurre significativamente la produzione, non esiste limite al prezzo che raggiungerebbe il greggio: come dicono gli inglesi, sky is the limit. La proposta di tetto al prezzo petrolio di Mosca è un segno di debolezza, non di forza. Paesi forti avrebbero semplicemente bloccato le importazioni di petrolio russo con l’effetto, già in atto, di costringere la Russia a venderlo scontato su altri mercati. Il G7 indossa la maschera dell’Uomo Tigre, ma sotto la maschera c’è un pulcino bagnato.

Crisi del gas, l’Europa è disgregata: non c’è alternativa al mostro del mercato unico

Paolo Maddalena  5 SETTEMBRE 2022

La stampa odierna pone l’accento sul forum Ambrosetti di Cernobbio, dove si svolge annualmente una riunione degli esponenti dell’economia e della finanza per fare il punto della situazione italiana in questo settore. Significativo il fatto che al tavolo d’onore, la cosiddetta tavola rotonda, sedevano Salvini, Meloni, Tajani, Letta e Calenda, cioè alcuni dei maggiori esponenti dei partiti neoliberisti che fanno parte del sistema politico dominante. Per quanto è stato possibile capire gli argomenti di discussione sono stati le sanzioni contro la Russia, per le quali Meloni ha detto che non è possibile tornare indietro; il reddito di cittadinanza, che ha visto contrapporsi da un lato la Meloni e Salvini, decisi per la sua soppressione, e dall’altro Letta che vuole mantenere in vita detto reddito, sia pur con qualche modifica.Infine, come principale argomento, è stato trattato il problema dell’aumento del prezzo del gas. A questo proposito è da sottolineare che la Russia ha cominciato ad usare parole forti, minacciando la guerra nucleare e sottolineando che le trattative di pace possono avvenire soltanto sulle modalità dalla stessa avanzate. Particolare di notevole importanza è stato il fatto che Scholz e la Germania sono stati definiti nemici della Russia. Il dato fondamentale da sottolineare è comunque che in realtà gli effetti negativi delle sanzioni contro la Russia hanno riguardato principalmente l’Europa, la quale è apparsa disunita e disgregata nel risolvere questo problema. Si pensi innanzitutto che il prezzo del gas è stabilito da un mercato che ha sede in Olanda, in base ai prezzi fissati dalle multinazionali di questo tipo di energia, un prezzo che diviene obbligatorio per tutti gli Stati europei, esplicitamente sottoposti alle decisioni sovrane della finanza e delle multinazionali.

Devo notare inoltre che Olanda e Norvegia, unici esportatori di gas in ambito europeo, hanno ottenuto enormi guadagni a seguito dei predetti aumenti dei prezzi di questa materia prima. L’Olanda ha ottenuto un raddoppiamento del surplus commerciale dall’inizio della crisi ad oggi, e la Norvegia ha quadruplicato i suoi guadagni, raggiungendo la cifra record di 12,8 miliardi di euro, nell’esportazione del gas. I danni più ingenti sono stati quelli subiti dai paesi maggiormente importatori del gas russo, e cioè la Germania e l’Italia, i quali si differenziano tra loro per i correttivi posti in essere per aiutare le famiglie nel pagamento delle bollette: in Germania saranno stanziati 65 miliardi di euro, mentre in Italia non è stato ancora deciso nulla, se non la necessità di evitare qualsiasi scostamento di bilancio.

Altro fatto significativo è che la Francia ha nazionalizzato tutto il comparto dell’energia nucleare e che la stessa Germania ha deciso di acquistare azioni delle società private che gestiscono gas, compiendo così un passo nettamente in contrasto con la loro politica neoliberista. E pensare che l’Italia era proprietaria pubblica, al 100%, dell’Eni, che ora, a causa della privatizzazione operata nel 1992 dal governo Amato, da Ente pubblico economico è diventata una S.p.a. alla quale la Cassa depositi e prestiti (altro soggetto privatizzato) partecipa per il 30%. Il che produce limitatissimi effetti positivi per il bilancio dello Stato. Come si nota l’Unione europea appare al suo interno in una situazione contraddittoria, nella quale la coesione sociale, prevista dai trattati, è fortemente messa in pericolo a causa delle differenze economiche tra i paesi produttori di gas e gli altri Paesi membri, i quali sono alla ricerca disordinata di espedienti diretti a limitare i danni provocati da questa situazione economica.Mi sembra che tutto quanto sta accadendo confermi che il mercato unico europeo, unitamente al mercato globale, è una sorta di mostro contro il quale non esiste nessuna possibilità di difesa, se non quella della nazionalizzazione delle fonti di energia, dei servizi pubblici essenziali, delle situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione. Si tratta di un “principio fondamentale” del nostro ordinamento costituzionale che è stato violato, in modo imperterrito, dai nostri governanti e anche dall’ultimo governo Draghi, la cui volontà di distruggere la nostra encomia è riassuntivamente espressa nel decreto Concorrenza, il quale prevede la privatizzazione dei servizi pubblici essenzialilocali, compresa l’acqua, arrivando a porre sul mercato persino il servizio balneare e quello dei taxi.

Una debacle totale, voluta da Draghi, della quale il popolo non ha nozione perché oggetto delle menzogne propalate dai grandi mezzi di comunicazione. Insisto perciò nel dire che la nostra salvezza è solo nell’attuazione della Costituzione, della quale si è fatta portatrice Unione Popolare, di recente costituzione e ancora non molto conosciuta, mentre conosciuti sono gli altri partiti di sistema che stanno preparando la fine totale della nostra economia sulla quale si fonda la vita del nostro Stato-Comunità.

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