I COSTI DEL CONFLITTO E LA SPECULAZIONE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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I COSTI DEL CONFLITTO E LA SPECULAZIONE da IL MANIFESTO

I costi del conflitto e la speculazione

NUOVA FINANZA PUBBLICA. La rubrica settimanale su economia e finanza. A cura di autori vari

Matteo Bortolon  16/04/2022

Sebbene l’Italia non partecipi direttamente al conflitto in Ucraina con l’invio di truppe, il clima sociale sa davvero di guerra: oltre alla stigmatizzazione di ogni opinione che tenda a approfondire la complessità della situazione oltre il livello da film degli Avengers, si registrano carenza di materie prime, aumenti dei prezzi e maggiori sofferenze per le classi popolari. Per gran parte di esse l’aumento spropositato delle bollette di gas ed energia elettrica, che spinge l’inflazione al rialzo (Italia +6,7% Germania al 7,3% a marzo) si traduce in oneri aggiuntivi non da poco.

La CGIA di Mestre ha calcolato un rincaro di 33,8 miliardi € per famiglie e imprese italiane per il primo semestre dell’anno corrente – detraendo i sostegni del governo. Gli accresciuti prezzi dell’energia hanno già spinto al ribasso le prospettive di crescita del pil mondiale; il Bollettino economico della Banca d’Italia uscito qualche giorno fa traccia diversi scenari, tutti peggiorativi rispetto alle stime precedenti, ed il peggiore di essi vede una nuova recessione.

Le dinamiche della crescita dei prezzi sono strettamente dipendenti dal mercato del gas e del petrolio. Come tutti i tipi di merce, risentono degli equilibri della domanda (chi li consuma) e dell’offerta (chi li produce e vende).

Per questo versante si è prodotta una congiuntura di fattori negativi: contemporaneamente alla ripresa dell’economia mondiale nel 2021 (con maggiori richiesta di energia) si è avuto minor resa dell’eolico nel nord Europa, minor produzione di elettricità negli Usa, ed infine la instabilità in Ucraina, iniziata dal febbraio 2021 con vario saliscendi della tensione, fino alla campagna russa del febbraio 2022.

Il rincaro dell’elettricità è dovuto principalmente al prezzo del gas (che serve anche per utenze domestiche), i carburanti alla benzina. Il gas usato in Italia deriva sostanzialmente da Russia, Algeria, Norveglia e Azerbaigian. Ma quello che si ignora è che fra i produttori ed il consumo al dettaglio esiste una serie di intermediazioni ad alta speculazione finanziaria.

Il prezzo del gas si forma su di un mercato olandese, il TTL (Title transfer facility), in cui la maggioranza dei soggetti presenti sono di chiara natura speculativa. Il prezzo quindi risente della loro attività, in particolare la dinamica di domanda aggiuntiva (che fa alzare il prezzo) non per una finalità commerciale ma eminente mente speculativa. Tale mercato è in vigore dal 2002, conseguentemente ai processi di liberalizzazione della Ue.

Peraltro proprio nel 2021 gli stessi europei hanno insistito presso la controparte russa (l’azienda di Stato Gazprom) per sostituire i contratti di lungo termine con contratti spot, che dipendono dal TTL. In sostanza la Ue ha consegnato il prezzo a dinamiche che ne amplificano la volatilità.

Ma l’energia elettrica è generata anche da fonti rinnovabili (solare, eolico, ecc.). Purtroppo il prezzo si forma in un ambito chiamato borsa elettrica, gestita da il Gestore dei Mercati Energetici (controllato dallo Stato).  Per le sue regole, nonostante la fetta di energia elettrica dovuta alle rinnovabili sia ingente (in anni passati ha superato il 40%), il prezzo resta ancorato a quello del TTF olandese.

Un altro fattore che fa lievitare il prezzo è il mercato delle emissioni. La Ue è all’avanguardia nella istituzione di un meccanismo di fissazione di soglie per la emissione di gas climalteranti, che possono essere sfondate acquistando dei “permessi di inquinare” da chi emette poco. Polonia e Spagna infatti hanno incalzato la Commissione per capire se vi sono dei fenomeni speculativi in tale ambito. Una analisi indipendente del Potsdam Institute for Climate Impact Research dà una risposta nettamente positiva, anche se i ricercatori giudicano assai difficile quantificarne l’impatto.

Sostanzialmente le classi lavoratrici europee sono ostaggio di dinamiche speculative, e l’intera economia è strettamente dipendente dalle fonti energetiche il cui prezzo è stato dolosamente consegnato a logiche mercatiste ad alta intensità speculativa.

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