FASE DELLA MORTE A DEIR AL-BALAH da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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FASE DELLA MORTE A DEIR AL-BALAH da IL MANIFESTO e IL FATTO

Fase della morte a Deir al-Balah

Casa per casa I carri armati avanzano nella città nel centro dell’enclave: verrà divisa in due. Ordine di sfollamento per 50/80mila persone. Uccisi 79 gazawi che aspettavano gli aiuti del Wfp passati dal valico di Zikim

Eliana Riva  22/07/25025

L’esercito israeliano ha lanciato un violento attacco militare sulla città di Deir al-Balah, nel centro di Gaza, ordinando a circa 50-80mila persone di sfollare immediatamente. La città era stata in qualche modo risparmiata dalle feroci operazioni terrestri che hanno raso al suolo molte aree della Striscia, perché Israele ritiene che sia proprio lì che Hamas nasconde gli ostaggi. Decine di operatori delle Nazioni unite sono tutt’ora presenti nella zona e almeno due edifici da loro utilizzati sono stati colpiti. L’Onu ha fatto sapere che la campagna militare renderà ancora più difficili le operazioni umanitarie.

L’ESERCITO prenderà il controllo della città, tagliandola in due parti. L’88% della Striscia è sottoposta a obbligo di evacuazione. I carri armati stanno avanzando nel distretto sud e in quello est, preceduti da pesanti bombardamenti. Un filmato mostra i mezzi militari entrare in città e sparare indiscriminatamente su chi si trova per strada. Tre palestinesi sono stati uccisi mentre fuggivano, quando un missile ha colpito il carro su cui viaggiavano. Centinaia di abitanti si stanno spostando verso sud, cercando di raggiungere la zona di al-Mawasi, la tendopoli su sabbia dove proprio ieri sono stati ammazzati cinque membri della famiglia Abu Taima. Il corridoio che l’esercito sta realizzando a Deir al-Balah (cacciando la popolazione e distruggendo le infrastrutture), dividerà al-Mawasi dalla parte orientale della Striscia, impedendo ai palestinesi di tornare nelle proprie case.

Tutto questo accade mentre la popolazione affronta la peggiore crisi umanitaria da quando gli attacchi sono cominciati. La «fase della morte», così un operatore dell’Unrwa (Onu) ha descritto la situazione attuale. Proprio da Deir al-Balah, il portavoce dell’ospedale al-Aqsa, Khalil al-Daqran, ha dichiarato ieri alla Bbc che 19 persone, tra cui quattro bambini, sono morte di fame in 24 ore. Domenica sono stati ammazzati 95 palestinesi mentre tentavano di raggiungere gli aiuti umanitari. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha definito la strage «un atto atroce e disumano».

UN CONVOGLIO del Programma alimentare mondiale (Wfp) con 25 camion carichi di aiuti è entrato l’altro ieri attraverso il valico di Zikim, nel nord di Gaza. L’agenzia delle Nazioni unite ha dichiarato che i militari israeliani hanno aperto il fuoco sulla folla che attendeva il cibo lungo il cammino, attaccandola con «carri armati, cecchini e altro». Almeno 79 persone sono state trucidate. Le autorità israeliane avevano assicurato che le condizioni di svolgimento delle operazioni umanitarie sarebbero migliorate e che i soldati non avrebbero presidiato le rotte dei convogli. Ma il sistema militarizzato messo in campo da Tel Aviv e Stati uniti causa stragi quotidiane da ormai due mesi, da quando cioè la fondazione Ghf ha preso in mano la gestione degli aiuti. Il Programma alimentare mondiale ha fatto sapere che alle attuali condizioni non può continuare a fornire supporto nella Striscia. Oltre alle vittime, tantissime persone sono rimaste ferite ma hanno dovuto attendere anche ore sui pavimenti degli ospedali da campo, mentre i medici tentavano di salvare la vita a chi si trovava in condizioni più gravi. I ritardi hanno causato danni e amputazioni che potevano essere evitati se il sistema sanitario non fosse stato portato al collasso dagli attacchi e dal blocco israeliano.

Un bombardamento ha colpito e messo fuori uso l’impianto di desalinizzazione di Gaza City, causando la morte di cinque persone. L’agenzia Onu per i profughi palestinesi ha fatto sapere che le alte temperature estive stanno rendendo ancora più grave la crisi idrica di Gaza. Israele bombarda i pozzi, mentre infrastrutture indispensabili vengono incluse in aree vietate alla popolazione. La mancanza di carburante causata dall’assedio rende impossibile anche consegnare l’acqua spostandola sui mezzi da un luogo all’altro.

A RAFAH un’unità sotto copertura dell’esercito israeliano ha rapito il dottor Marwan al-Hams mentre si stava recando all’ospedale da campo gestito dalla Croce rossa internazionale (Cri). Al-Hams è portavoce del ministero della Salute di Gaza, direttore dell’ospedale Abu Yousef al-Najjar e coordinatore delle operazioni degli ospedali da campo nella Striscia. Secondo testimoni, i militari hanno rapito il medico mentre si trovava in una caffetteria nei pressi dell’ospedale della Cri, uccidendo il giornalista Tamer al-Zaneen che lo stava intervistando e ferendo un altro reporter.

MA A DOHA non c’è traccia di cessate il fuoco. Hamas e Israele si incolpano a vicenda di bloccare il processo negoziale. Il gruppo palestinese accusa Tel Aviv di lanciare operazioni militari sempre più violente mentre i colloqui sono in corso. Anche se al momento non è più che un’ipotesi, il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha ribadito di essere contrario a qualsiasi tipo di accordo: «Credo nella completa occupazione della Striscia di Gaza, nel miglioramento delle operazioni militari e nell’incoraggiamento della migrazione volontaria».

ISRAELE ha intanto risposto sdegnato all’appello presentato da 25 Paesi (tra cui Gran Bretagna, Italia, Francia, Spagna, Austria, Giappone, Canada) che chiede la fine immediata della guerra a Gaza e critica aspramente il modello di distribuzione «a goccia» degli aiuti umanitari e le «uccisioni disumane di civili».

Belgio, alla prova la giurisdizione universale

Soldati Idf arrestati Due militari israeliani sono stati arrestati dalla polizia federale in Belgio mentre partecipavano ad un festival di musica elettronica, Tomorrowland, nella cittadina di Boom. L’arresto nasce da una denuncia presentata […]

Triestino Mariniello  22/07/2025

Due militari israeliani sono stati arrestati dalla polizia federale in Belgio mentre partecipavano ad un festival di musica elettronica, Tomorrowland, nella cittadina di Boom. L’arresto nasce da una denuncia presentata da due organizzazioni non governative, la Hind Rajab Foundation, nata proprio per porre fine all’impunità di cui godono gli israeliani responsabili di crimini internazionali nella Striscia di Gaza, e da Glan (Global Legal Action Network ) organizzazione non governativa con sede a Londra.

La denuncia presentata aveva ad oggetto proprio la commissione di crimini internazionali da parte dei militari israeliani che si trovavano al Festival in Belgio. In particolar modo dai membri della cosiddetta brigata Givati, responsabile – come ampiamente documentato anche da prove aperte – di gravissime violazioni di diritto internazionale nella Striscia. I due sono accusati dalle organizzazioni non governative di crimini di guerra, tra i quali attacchi sistematici indiscriminati, attacchi indiscriminati contro strutture e obiettivi civili, uso della tortura, detenzione arbitraria di massa e trasferimento forzato della popolazione di Gaza. E anche crimini di genocidio per aver imposto condizioni di vita volte a distruggere la popolazione di Gaza come gruppo protetto all’interno della Striscia.

È possibile prevedere che i due saranno fatti rientrare in Israele nonostante l’apertura di indagini da parte delle autorità del Belgio. Eppure questo non sminuisce, a mio avviso, l’importanza di quanto avvenuto oggi. Prima di tutto perché si tratta di un caso che non ha alcun precedente, soprattutto in Europa: per la prima volta militari israeliani vengono arrestati in un paese membro dell’Unione europea. Ma si tratta di una decisione importante anche perché è un esercizio della cosiddetta giurisdizione universale. In altre parole siamo di fronte a un caso che non ha alcun criterio di connessione con il Belgio, perché non si tratta di crimini commessi sul territorio belga né dai cittadini di quel Paese, né le vittime hanno la cittadinanza belga. Eppure, proprio sulla base della gravità di questi crimini, il Belgio è legittimato a intervenire e a processare i responsabili di crimini di guerra e genocidio commessi all’interno della Striscia di Gaza.

C’è stato un caso recente simile in Brasile, eppure in quell’occasione le autorità brasiliane hanno deciso di non arrestare il sospettato israeliano, anche lui membro delle Idf. Avevano inizialmente deciso di farlo nel momento in cui si fosse recato in aeroporto, ma erano poi intervenute le autorità israeliane che ne avevano consentito la fuga.

Quello stabilito dal Belgio è un precedente molto importante anche perché lancia un segnale chiaro: i responsabili dei crimini internazionali all’interno della Striscia di Gaza, nel territorio palestinese occupato, non godono di impunità.

E probabilmente avrà effetti anche altrove: sono tantissimi i paesi, soprattutto in Europa, che hanno una legislazione sulla giurisdizione universale. Purtroppo tra questi non c’è l’Italia, che fino a oggi ha deciso di non dotarsi di alcuna norma sulla giurisdizione universale, cosa che ci pone sicuramente indietro rispetto a tante altre nazioni europee e non solo.

Ora Bartov ha capito che a Gaza è genocidio, ma nel 2023 lo negava

Daniele Luttazzi  22 luglio 2025

Chi non fa, non falla, dice il proverbio. Anche nei giornali sono frequenti gli errori, specie se fanno propaganda Usa/Nato/Israele. Comunque basta correggersi, e amici come prima.

CORREZIONE. Martedì scorso lo storico israeliano Omer Bartov ha spiegato sul New York Times perché a Gaza Israele sta commettendo un genocidio contro i palestinesi. Nel darne notizia abbiamo dimenticato di dire che il 10 novembre 2023, un mese dopo l’attacco di Hamas, Bartov negava che quello di Israele fosse genocidio. Intervistandolo, avremmo quindi potuto ricordargli cos’era successo a Gaza dal 7 ottobre al 10 novembre: blocco elettricità, cibo, acqua, carburante; bombe su civili; sfollamenti forzati; bombe sui rifugiati; bombe su ospedali e ambulanze con collasso dell’intero sistema sanitario; assassinio di membri dell’Unrwa; assassinio di giornalisti; invasione della Striscia di Gaza. E avremmo potuto rammentargli che Francesca Albanese parlava di genocidio già nel marzo del 2024. Per giustificarsi, Bartov oggi dice che se n’è accorto il 24 maggio 2024, quando l’Idf entrò a Rafah e fece sfollare 1 milione e mezzo di rifugiati: “Lì ho cominciato a vedere uno schema. Da maggio 2024 ho cominciato a ravvisare che l’obiettivo dell’operazione militare non era più quello dichiarato, sconfiggere Hamas, ma ottenere la distruzione totale di Gaza e spostare la popolazione forzatamente. Queste azioni sono compatibili con la pulizia etnica. E se si fa pulizia etnica in un luogo da cui non si può scappare è genocidio”. Il 24 maggio 2024, dunque, è la data in cui il prof. Omer ha capito cosa stava succedendo. Fino a quel momento, evidentemente, aveva il prosciutto sugli occhi, visto che 1) su queste pagine un comico, solo soletto, il 2 novembre 2023 già traeva questa conclusione: “Israele si impipa delle diffide di facciata e continua il genocidio pianificato, prospettando pure di spostare 2 milioni di palestinesi da Gaza all’Egitto“; 2) il 7 novembre 2023 lo stesso comico scriveva: “Presissimi dal giustificare il genocidio palestinese (con Pigi Battista che vorrebbe bombardare Gaza come fecero gli americani a Dresda, e Specchia che rincara invocando su Gaza la bomba atomica, tanto l’Ordine dei giornalisti dorme), ecc.“; 3) il 18 novembre 2023 lo stesso comico, a un lettore che domandava “Quello in corso a Gaza è un genocidio o no?“, rispondeva: “Dagli tempo. Secondo il diritto internazionale, il crimine di genocidio è ‘l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale.’ Per dirla col ministro della difesa israeliano Yoav Gallanti: ‘Stiamo imponendo un assedio completo a Gaza. Niente elettricità, niente cibo, niente acqua, niente carburante. Tutto è chiuso. Stiamo combattendo animali umani e agiremo di conseguenza’. Nessuna distinzione fra terroristi di Hamas e civili palestinesi: vengono colpiti indiscriminatamente in quanto palestinesi. Li uccidono con bombardamenti (Gaza è una delle aree più densamente popolate del mondo; Human Rights Watch ha confermato che Israele utilizza anche bombe al fosforo bianco); tagliandogli acqua, cibo e carburante (stop ai generatori elettrici); e bombardando i loro ospedali. Raz Segal, uno storico israeliano che negli Usa dirige un master universitario sugli studi in materia di Olocausto e di genocidio, definisce l’assalto israeliano a Gaza un caso da manuale di ‘intento di commettere un genocidio’”. Finalmente l’ha scritto anche Bartov. Il 15 luglio 2025, cioè un anno dopo averlo capito (maggio 2024) e quasi due anni dopo Segal (13 ottobre 2023: t.ly/sz28N): meglio tardi che mai. Ci scusiamo per ogni confusione causata dal nostro errore.

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