COME DIFENDERCI dall’ARRIVO di EVENTI CLIMATICI ESTREMI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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COME DIFENDERCI dall’ARRIVO di EVENTI CLIMATICI ESTREMI da IL MANIFESTO

Come difenderci dall’arrivo di eventi climatici estremi

CRISI CLIMATICA. La temperatura media del nostro pianeta si alza dal tempo della rivoluzione industriale, mentre i picchi, verso l’alto e verso il basso, continuano a sfondare i limiti estremi. Non abbiamo sviluppato una coscienza all’altezza del progresso tecnologico, anzi ci siamo rinchiusi nel nostro “particulare”, in cui pensiamo di agire e contare

Tonino Perna 24 giugno 2022

Ci lamentiamo del caldo, ma qualcosa sta cambiando e non di poco conto. Inutile nascondere la testa sotto il cuscino mentre la vita sul Pianeta diventa sempre più complicata e messa a dura prova.

Il 28 maggio scorso a Turbat nella regione del Belucistan (Pakistan) si è toccato un nuovo record nelle alte temperature arrivando a 53,7 °C. Nell’ultimo decennio anche in altri paesi asiatici si sono superati i 50°C, in particolare in India, Iran e Iraq.

Ma questo dato non ci ha riguardato, non ci ha interrogato su dove stiamo andando, come è successo con i conflitti armati che infettano tanti paesi dall’Africa all’Asia all’America Latina, finché non è arrivata la guerra alle porte di casa non ce ne siamo preoccupati.

Mentre d’estate i picchi di temperatura si vanno alzando di anno in anno, d’inverno avviene il contrario con temperature sotto lo zero che hanno sfondato il tetto dei 60°C (un fenomeno di cui sono occupato in passato, analizzando alcune serie storiche, nel saggio “Eventi Estremi”, Milano, 2011).

Diciamo meglio: mentre la temperatura media del nostro pianeta si alza dal tempo della rivoluzione industriale, i picchi di temperatura, verso l’alto e verso il basso, continuano a sfondare i limiti estremi, rendendo la vita dei viventi, dalle piante agli animali, estremamente difficile.

La vita sul nostro pianeta è stata resa possibile dentro questo intervallo di temperature. In tutti gli altri pianeti le temperature minime e massime vanno ben al di là dei 100°C, e soprattutto le escursioni termiche, come avviene anche sulla Luna, sono insostenibili per come conosciamo la vita sulla Terra.

L’affascinante Venere che va in scena nelle notti d’estate ha una temperatura di 475°C di giorno e di –185°C di notte, che è pari alla temperatura media del gelido Saturno, mentre Mercurio è più bollente dell’inferno dantesco con i suoi 430°C che di notte scendono a -185°C.

Dovremmo avere la consapevolezza di vivere in un posto speciale, ma allo stesso tempo fragile, con un equilibrio che è il risultato di una evoluzione avvenuta in milioni di anni e che noi nell’arco di una generazione stiamo mettendo a repentaglio. Viviamo una profonda contraddizione esistenziale: abbiamo una informazione globale, sappiamo quello che avviene in tante parti della Terra, ma ci preoccupiamo solo di ciò che ci riguarda da vicino, nello spazio e nel tempo.

Noi umani che abitiamo il Pianeta non abbiamo sviluppato una coscienza all’altezza del progresso tecnologico, anzi ci siamo rinchiusi nel nostro “particulare” nell’accezione di Guicciardini, cioè nella sola sfera in cui pensiamo di agire e contare. Solo quando veniamo colpiti direttamente prendiamo coscienza di un determinato fenomeno.

Così sta avvenendo con gli effetti del mutamento climatico che finora ci hanno solo sfiorato rispetto a quegli eventi estremi che si registrano in altri paesi del Sud del mondo.

E’ bene sapere, invece, che dovremmo prepararci ad affrontare anche questi picchi di temperatura, che come è avvenuto in Francia nel 2003, possono provocare migliaia di vittime tra tutti gli esseri viventi. A partire dagli enti locali, dovrebbe essere previsto un piano di emergenza per le ondate di calore così da mettere in sicurezza le fasce più fragili della popolazione.

Le misure necessarie non sono difficili da individuare.

Bisogna evitare gli sprechi della risorsa idrica che sta diventando, e ce ne accorgiamo in questi giorni, sempre più preziosa, così come andrebbe vietato il consumo irresponsabile dell’aria condizionata con le porte aperte degli esercizi commerciali, mentre persone anziane e povere non possono più mettersi di accendere un ventilatore per gli aumenti della bolletta elettrica.

Allo stesso tempo dovremmo adesso cominciare ad occuparci di come ci potremo riscaldare in inverno se dovesse prevalere lo scenario peggiore (zero gas dalla Russia), con un piano che punti al risparmio energetico e ad un uso ben più diffuso delle energie rinnovabili. Dovremmo operare come i grandi marchi della moda che presentano oggi le novità per la prossima primavera/estate.

Infine, dovremmo unire i nostri sforzi, almeno a livello europeo, per affrontare questa crisi climatica e invece facciamo di tutto per alimentare la guerra in Ucraina, ritorniamo ad usare il carbone, non vogliamo operare nessuna riduzione dei nostri consumi inquinanti, e tutto questo lo chiamiamo “ritorno alla normalità”.

Siccità, lo stato d’emergenza può attendere

STIAMO FRESCHI. La Pianura Padana è al collasso e il centro sud è in allerta rossa sulla crisi idrica. Regioni in pressing. Ma per il governo è avversità atmosferica. Studio Enea, dati allarmanti sul riscaldamento del Mediterraneo: 4 gradi in più 

Mauro Ravarino  24 giugno 2022

Pur di non citare l’emergenza climatica, si preferiscono formule neutre, al limite dell’acrobazia lessicale, come «stato di eccezionale avversità atmosferica». Così il governo si prepara al dpcm che dovrà rispondere alle conseguenze della siccità estrema che sta attanagliando il Paese, a partire dalle regioni settentrionali. E non è una gestazione tranquilla, all’esecutivo si rimprovera una scarsa prontezza d’intervento.

Le Regioni sono in pressing da giorni per chiedere «lo stato di emergenza», ma ora vanno in ordine sparso. Il Piemonte, epicentro della grave crisi idrica non certo alleviata dalle precipitazioni delle ultime ore, invita con il presidente Alberto Cirio il governo a far partire lo stato d’emergenza proprio da Torino: «Almeno in modo parziale da chi, come noi, già sette giorni fa ha anticipato i tempi». Tira il freno, invece, il collega Attilio Fontana che, da Milano, dice che quella dello stato d’emergenza è «una richiesta che eventualmente faremo quando ci saranno delle specifiche necessità».

La situazione ai tavoli del governo si è sbloccata dopo una riunione a cui hanno partecipato il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, il sottosegretario Gian Marco Centinaio e il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio.

Incontro in cui è stato affidato alle Regioni il compito di individuare i criteri da far pervenire alla Protezione Civile che predisporrà il dpcm per poi trasmetterlo al Consiglio dei Ministri. I tempi di emanazione – essendo un documento che coinvolge diversi attori (tra l’altro non in perfetta sintonia) – non sono ancora chiari, nonostante dall’esecutivo si faccia sapere che lo stato d’emergenza è quasi pronto per essere dichiarato. Il governo sta lavorando «moltissimo» precisa il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: «È tutto un work in progress». Il capo del dicastero ambientale viene attaccato per «inazione» da Verdi e Sinistra italiana.

Il dpcm, per quanto concerne il settore agricolo, darà la possibilità di proclamare lo «stato di eccezionale avversità atmosferica» qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile. È stato, inoltre, istituito un coordinamento tra i tutti i ministeri interessati e la Protezione civile sul fronte delle infrastrutture, delle competenze regionali e degli eventuali ristori.

Si susseguono, intanto, ordinanze locali di razionamento dell’acqua. In alcune aree del Piemonte e del Lazio, in particolare sui Colli Albani e nella provincia di Frosinone. In provincia di Pavia, un agricoltore di 43 anni è stato denunciato dai carabinieri per aver rubato l’acqua da un canale di irrigazione per garantirne una maggiore portata alla sua azienda.

Emergono, infine, dati allarmanti sull’aumento delle temperature in mare. Il Mediterraneo è sempre più caldo: dal 10 maggio il mare è colpito da un’ondata di calore che ha innalzato la temperatura della superficie di circa 4 gradi rispetto alla media del periodo 1985-2005, con picchi superiori a 23 gradi. Sono i primi risultati del progetto CareHeat finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea, a cui partecipano per l’Italia Enea e Cnr.

Il progetto mira a sviluppare nuove metodologie per prevedere e identificare le ondate di calore, comprenderne la propagazione e gli impatti su ambiente, biodiversità e attività economiche, quali pesca e acquacoltura. «Le attività di ricerca sono iniziate con lo studio dell’ondata di calore che attualmente interessa il Mar Mediterraneo partendo dall’analisi dai dati satellitari disponibili che per primi hanno rilevato l’anomalia termica, con valori confrontabili con l’ondata di calore del 2003», sottolinea Salvatore Marullo del Laboratorio Enea di Modellistica climatica e impatti. «È dagli inizi di maggio che nell’area mediterranea si registrano temperature ben al di sopra della media stagionale e anche la prima metà di giugno è stata caratterizzata da situazioni meteorologiche tipiche di fasi più avanzate della stagione estiva».

Dopo la preghiera per la pioggia dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, anche l’Ucoii invita i musulmani a pregare per la pioggia. Si attendono precipitazioni al Nord ma non saranno risolutive.

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