C’È UNA CRISI DELLA DEMOCRAZIA da LEFT e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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C’È UNA CRISI DELLA DEMOCRAZIA da LEFT e IL FATTO

La vicenda del rigassificatore di Piombino dimostra che c’è una crisi della democrazia

Rossano Pazzagli  04/01/2023

La politica dei commissari e il ricatto delle emergenze sono il contrario della democrazia. Anche sul piano energetico l’impianto nel porto toscano è una scelta sbagliata, figlia di una visione distorta della questione energetica, che non si può affrontare applicando lo stesso modello che l’ha generata

La vicenda del rigassificatore di Piombino, divenuto un caso nazionale grazie alla lotta dei cittadini organizzati in comitati, dimostra che accanto alla crisi energetica, frutto di un modello di sviluppo sbagliato, c’è la crisi della democrazia, che si esprime con l’arroganza del potere e la sudditanza della politica ai grandi interessi economici.

Il nuovo impianto consisterebbe in una grande nave ancorata permanentemente nel piccolo porto toscano e in grado di contenere 170mila metri cubi di gas liquefatto, che arriverebbe a ciclo continuo via mare, con lo scopo di riportarlo allo stato gassoso e immetterlo nella rete nazionale. Un impianto che per la Snam, titolare del progetto, dovrà servire a «garantire la massimizzazione dell’utilizzo della capacità di rigassificazione» del Paese per liberarsi, secondo il governo, dalla dipendenza dal gas russo.

Si tratta di un progetto altamente impattante e pericoloso, come confermano le moltissime prescrizioni formulati dai vari enti competenti al commissario governativo (che è anche presidente della Regione Toscana) ai fini dell’autorizzazione dell’impianto. Prescrizioni che, in uno stato di effettiva autonomia e libertà da condizionamenti politici, avrebbero certamente indotto i tecnici firmatari ad esprimere parere negativo. Invece hanno detto: ci sono tante cose che non vanno, tanti pericoli che si corrono, ma il parere è favorevole perché non si può andare contro Snam, i governi e i partiti che li sostengono. È una storia consueta, che si ripete. Altro che libertà della scienza e della tecnica! Del resto, quante valutazioni di impatto ambientale ci sono che si concludono con parere favorevole pur enucleando decine e decine di prescrizioni che in realtà sarebbero motivi ostativi? Ma qui si è esclusa perfino la procedura di impatto ambientale, sempre con la scusa dell’emergenza. E dal governo Draghi al governo Meloni la musica non è cambiata.

Ciò che più ha sorpreso in questa vicenda è che, nella sua veste di commissario, il presidente di una regione a forti tradizioni democratiche come la Toscana si sia prestato a svendere una parte significativa del territorio regionale, a sospendere le normali procedure democratiche e a non considerare la voce dei cittadini e degli enti locali, con in testa il consiglio comunale di Piombino che all’unanimità si è espresso contro il rigassificatore. Sull’autorizzazione commissariale pende anche il ricorso al Tar del Lazio presentato dal Comune di Piombino, con l’udienza di merito già fissata per il mese di marzo 2023.

La mobilitazione popolare contro questo progetto è stata forte, pacifica e continua per tutta l’estate, spinta da motivazioni di ordine ambientale, sanitario ed economico. La ex città siderurgica di Piombino e il suo comprensorio (la Val di Cornia) vivono una situazione di difficoltà: crisi industriale irrisolta, perdita di popolazione, servizi in diminuzione, niente bonifiche dei siti inquinati, nessun rilancio di un’industria moderna e ecosostenibile, impianti estesi di fotovoltaico che consumano suolo fertile, una discarica che ha accolto rifiuti da ogni dove… L’arrivo della nave rigassificatrice con tutti i suoi annessi marittimi e terrestri ostacolerebbe il processo di diversificazione economica e darebbe il colpo di grazia.
Per fare questo si adottano forme dirigiste, autoritarie, antidemocratiche. Per questi motivi la vicenda del rigassificatore è una questione ambientale e territoriale, ma anche una questione democratica. Non è, dunque, solo un problema di Piombino, una città dove, dopo l’abbandono dell’industria, energia e rifiuti sono diventati business, speculazione, arroganza del potere, sordità alle istanze dei cittadini. È un allarme che dalla costa toscana si allarga all’Italia intera. Non c’entra niente la questione Nimby che alcuni hanno tirato in ballo per depotenziare la mobilitazione popolare.

Ora che la realizzazione dell’impianto di rigassificazione è stata autorizzata, la mobilitazione si va estendendo su un piano più generale, perché con il rigassificatore, con impianti e procedure come queste, muore anche la fiducia nelle istituzioni centrali e regionali. Del resto, la politica dei commissari e il ricatto delle emergenze sono il contrario della democrazia. Anche sul piano energetico il rigassificatore è una scelta sbagliata, figlia del ricatto di una guerra in cui il governo ha trascinato il Paese e di una visione distorta della questione energetica, che non si può affrontare applicando lo stesso modello che l’ha generata. Per questo i rigassificatori non vanno bene né qui, né altrove se vogliamo interpretare correttamente la transizione verso la pace e l’equilibrio ecologico. Altrimenti sarà la democrazia a diventare gassosa.

L’autore: Rossano Pazzagli è docente all’Università del Molise e fa parte della rete di studiosi dell’Officina dei saperi

Con il nuovo anno Meloni realizza quanto promesso: favorire i ricchi e danneggiare i poveri

Paolo Maddalena  03/01/2023

La stampa odierna, che innanzitutto dà risalto alla scomparsa di Papa Benedetto XVI con le conseguenti preoccupazioni per l’unità della chiesa cattolica, pone in evidenza i primi effetti concreti della politica del governo Meloni.

Dal primo gennaio è stata cancellata la sospensione delle accise sulla benzina, il cui prezzo è salito da 1,55 a 1,77 euro al litro; i tassi di interesse per i mutui continuano a salire senza che il governo intervenga; un aumento notevole si è verificato per tutte le forme di assicurazioni; i pedaggi autostradali sono aumentati del 2% e così via.

La stangata del 2023, ecco tutti i rincari: benzina, tabacchi, pedaggi autostradali (per scelte del governo). E poi bollette, affitti, Rc auto

Emerge soprattutto che il 2 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sulla svendita di ITA Airways, la nostra piccola compagnia di bandiera, che sarà molto probabilmente acquisita da Lufthansa, che verserebbe un capitale pari al valore del 40% delle azione, per poi divenirne padrona assoluta acquisendo il 100% del capitale. Dunque addio Alitalia, addio ITA.

Altro incredibile provvedimento riguarda Le Acciaierie d’Italia (ex Ilva), per la quale lo Stato si sobbarca a un prestito di 680 milioni, mentre l’Arcelor Mittal, che resta socio maggioritario della fabbrica, verserà soltanto 70 milioni.

In sostanza si realizza quanto Meloni ha affermato nella sua relazione di fine d’anno, durante la quale ha precisato che lo Stato non deve avere i propri mezzi e strumenti economici, capaci di favorire lo sviluppo e gli interessi primari del lavoro, in conformità con l’articolo 41 della Costituzione, precisando, come sottolinea Umberto Franco, che il lavoro non lo crea lo Stato con decreto, lo crea soltanto l’impresa privata, la quale, aggiungo, può essere indifferentemente italiana o straniera.

Con il “Salva Ilva” il governo torna ai Riva. Pm disinnescati su inquinamento e incidenti

Ed è ormai provato che queste non si curano mai dell’interesse generale, ma soltanto del proprio individuale profitto. Insomma la via neoliberista per la completa distruzione della nostra Costituzione, con il preannunciato sicuro avvento del semi-presidenzialismo alla francese e le autonomie differenziate, risulta pienamente aperta, con la pratica cancellazione dello sviluppo della persona umana e del progresso materiale e spirituale della società, andando sempre più avanti verso la più ampia diseguaglianza economica e sociale (articoli 3 e 4 Cost.).

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