CAPITALISMO DI PIATTAFORMA, LA SVOLTA REAZIONARIA. “COSA NOSTRA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CAPITALISMO DI PIATTAFORMA, LA SVOLTA REAZIONARIA. “COSA NOSTRA” da IL MANIFESTO

Capitalismo di piattaforma, la svolta neo-reazionaria

Scenari A velocità sorprendente non solo Meta ha cancellato i servizi di fact-cheking ma, seguendo subito Trump, ha smantellato tutte le politiche interne di sostegno alla diversità

Tiziana Terranova  19/02/2025

Dopo la foto di Mark Zuckerberg (Meta), Jeff Bezos (Amazon) e la fidanzata Lauren Sanchez, Sundar Pichai (Google) ed Elon Musk allineati il giorno dell’Inauguration Day di Trump, la Silicon Valley ha perso anche la vecchia apparenza di fortino “liberale”, o perlomeno progressista secondo la tradizione Californiana. Gli eventi delle settimane successive che hanno avuto per protagonisti Donald Trump e il “presidente ombra” Musk hanno cominciato a dare sostanza alla svolta neo-reazionaria del cosiddetto capitalismo di piattaforma.

GIÀ IL MOVIMENTO delle cryptomonete si era rivelato vicino alla neo-reazione, come nel caso del Cto di Coinbase, Balaj Srivasan, autore del libro manifesto The Network State e proponente addirittura di una adozione di tattiche mutuate dal sionismo per cacciare quelli di sinistra e i poveri da città come San Francisco. Tuttavia la velocità del cambiamento che si è manifestato rimane sorprendente e sarebbe stato inimmaginabile solo fino a qualche mese fa.

Non solo Meta ha smantellato i servizi di fact-cheking (che comunque non aveva mai amato e che gli erano stati più o meno imposti dai Democratici), ma ha addirittura seguito subito Trump nello smantellare tutte le politiche interne di sostegno alla diversità (le cosiddette Dei o “Diversity, equity, and inclusion”) che miravano ad aumentare il numero di donne, latini e afroamericani nella propria forza lavoro così come introdotti quando la femminista liberale Sheryl Sandberg lavorava in azienda. Infine ha tolto dai propri calendari automatici eventi come il Black History Month o il Gay Pride (definendoli insostenibili) mentre su Google Maps il Golfo del Messico diventa improvvisamente Golfo d’America.

IL CAPITALISMO di piattaforma si unisce dunque alla crociata neoreazionaria contro le donne, la comunità LGBQI+, i neri, l’ambientalismo dando una dimostrazione della velocità attraverso cui le piattaforme informatiche possono letteralmente cambiare i rapporti di forza e cancellare conquiste politiche e sociali. Quello che l’economista e premio Nobel americano Paul Krugman definisce l’Auto Golpe di Trump (un colpo di stato in cui un leader arriva al potere legalmente attraverso le elezioni, ma vi rimane con mezzi illegali) si sta manifestando letteralmente come un colpo di stato informatico.

Al cuore della tempesta che in questo momento scuote le istituzioni americane c’è dunque il nuovo Dipartimento per l’efficienza governativa affidato a Musk. Le ultime rivelazioni di Wired (una rivista che si sta posizionando all’opposizione rispetto a Trump/Musk) e del sito investigativo Critical Notes di Nathan Tankus parlano di un accesso e modifica senza precedenti concesso a uno dei giovani informatici di Doge (Marko Elez) al sistema di pagamenti federali.

QUESTE AZIONI si uniscono a quelle messe in atto da Trump che ha sospeso i finanziamenti alla ricerca per verificare la presenza di parole vietate (come genere, razzismo, inclusione, diversità, transgender, cambiamento climatico etc), la riduzione drastica della quota dei finanziamenti alla ricerca che sostengono le infrastrutture delle università e allo smantellamento generale di tutte i programmi governativi di inclusione e diversità, che si aggiungono ai licenziamenti nell’Fbi e ai rastrellamenti di migranti da parte della famosa polizia Ice.

Di fronte a questa intensificazione dell’ondata neo-reazionaria, la risposta si sta manifestando essenzialmente in forme legali (vari appelli e mozioni per fermarli) mentre i movimenti di protesta in strada sembrano ancora molto limitati. Rispetto a questo quadro generale ci sono alcune considerazioni che vale la pena fare: innanzitutto il modo in cui esse restituiscono quelle che sono le potenzialità intrinseche e già attive della piattaformizzazione delle infrastrutture statali di governo attraverso cui le capacità di comando e controllo (già migrate dal mondo militare a quello dell’impresa) si esercitano. L’infrastruttura informatica è cioè già in grado di comandare immediatamente le varie branche dei servizi statali (come ben sa chi lavora nella sanità, nella scuola o nell’università) dove già da anni ha contribuito a una verticalizzazione del comando e a uno svuotamento della democrazia.

NEL CASO ITALIANO, per esempio, i tagli massicci all’Università pubblica si innestano nella trasformazione di finanziamenti attraverso l’introduzione dei parametri di premialità, introducendo una variabilità che sta completamente destabilizzando la capacità di erogare un servizio pubblico. In secondo luogo, bisogna assumere come un dato il fatto che il Capitalismo non si serve tanto delle differenze preesistenti (genere, razza, etnicità) per strutturare il suo comando, ma che la matrice moderna del potere è data dalla co-operazione di Capitalismo, Patriarcato e colonialismo. In terzo luogo, non bisogna sottovalutare l’effetto imitazione indotto dall’audacia dimostrata da Trump e Musk, cioè il tentativo di riprodurre metodi e spinte anche in altri contesti.

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