2) ANTEFATTI, FATTI, MISFATTI da CONTROPIANO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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2) ANTEFATTI, FATTI, MISFATTI da CONTROPIANO

La posizione economica e militare degli Stati Uniti durante la “Vecchia Guerra Fredda” e la “Nuova Guerra Fredda”

Ridotte ai fatti più essenziali, le forze chiave che hanno guidato questa crescente politica di aggressione militare degli Stati Uniti, che dura ormai da più di due decenni, sono chiare. Si tratta, in primo luogo, della perdita permanente del peso preponderante dell’economia statunitense nella produzione globale e, in secondo luogo, della preponderanza della potenza e della spesa militare degli Stati Uniti.

Questa asimmetria crea un periodo molto pericoloso per l’umanità, in cui gli Stati Uniti potrebbero tentare di compensare il loro relativo declino economico attraverso l’uso della forza militare. Questo spiega gli attacchi militari degli Stati Uniti ai Paesi in via di sviluppo e l’escalation del confronto con la Russia in Ucraina.

Una domanda importante è se l’aggressione militare degli Stati Uniti aumenterà ulteriormente fino a includere un crescente confronto con la Cina, fino alla volontà di prendere in considerazione una guerra mondiale. Per rispondere a questa domanda, è necessario fare un’analisi accurata della situazione economica e militare degli Stati Uniti.

Per cominciare dall’economia, nel 1950, all’inizio della prima guerra fredda, gli Stati Uniti rappresentavano il 27,3% del PIL mondiale. In confronto, l’URSS, la più grande economia socialista di quel periodo, rappresentava il 9,6% del PIL mondiale. In altre parole, l’economia statunitense era quasi tre volte più grande di quella sovietica.2

Durante l’intero periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale (la prima Guerra Fredda), l’URSS non si è mai avvicinata al PIL degli Stati Uniti, pari solo al 44,4% nel 1975. In altre parole, anche al culmine dei risultati economici relativi dell’URSS, l’economia statunitense era ancora più del doppio di quella sovietica.

Durante la “vecchia guerra fredda”, gli Stati Uniti hanno goduto di un vantaggio economico significativo sull’URSS, almeno in termini di misure convenzionali della produzione.

Nella situazione attuale, gli Stati Uniti rappresentano una quota notevolmente inferiore del PIL mondiale rispetto al 1950, compresa tra il 15 e il 25% a seconda di come viene misurata. La Cina, il principale rivale economico degli Stati Uniti, si è avvicinata molto di più alla parità con l’economia americana.

Anche ai tassi di cambio di mercato, che oscillano in qualche modo indipendentemente dalla produzione effettiva con le fluttuazioni valutarie, il PIL della Cina è già pari al 74% di quello degli Stati Uniti, un livello molto più alto di quello mai raggiunto dall’URSS. Inoltre, il tasso di crescita economica della Cina è da tempo molto più veloce di quello degli Stati Uniti, il che significa che continuerà ad avvicinarsi a questi ultimi.

Calcolando le parità di potere d’acquisto (PPA, che tengono conto dei diversi livelli di prezzo dei Paesi), la misura utilizzata da Angus Maddison e dal FMI, nel 2021 gli Stati Uniti rappresentavano solo il 16% dell’economia mondiale, ovvero l’84% dell’economia mondiale è al di fuori degli Stati Uniti.

Secondo lo stesso criterio, l’economia cinese è già più grande del 18% di quella degli Stati Uniti. Entro il 2026, secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale PPP, l’economia cinese sarà almeno il 35% più grande di quella degli Stati Uniti. Il divario economico tra Cina e Stati Uniti è di gran lunga superiore a quello mai raggiunto dall’URSS.

Tenendo conto di altri fattori, indipendentemente da come vengono misurati, la Cina è diventata di gran lunga la più grande potenza manifatturiera del mondo. Nel 2019, ultimo dato disponibile, la Cina rappresentava il 28,7% della produzione manifatturiera mondiale, rispetto al 16,8% degli Stati Uniti.

In altre parole, la quota globale della Cina nella produzione manifatturiera era superiore di oltre il 70% a quella degli Stati Uniti. L’URSS, invece, non è mai arrivata a superare gli Stati Uniti nella produzione manifatturiera.

Passando al commercio di beni, la sconfitta degli Stati Uniti da parte della Cina nella guerra commerciale lanciata da Trump è persino un po’ umiliante per lui e per il Paese. Nel 2018, la Cina ha già scambiato più beni di qualsiasi altro Paese, anche se in quel momento il suo commercio di beni era solo del 10% circa più grande di quello degli Stati Uniti. Nel 2021, il commercio di beni della Cina ha superato quello degli Stati Uniti del 31%.

La situazione era ancora peggiore per gli Stati Uniti in termini di esportazione di beni: nel 2018, le esportazioni cinesi erano superiori a quelle statunitensi del 58% e, nel 2021, del 91%. In sintesi, non solo la Cina è diventata di gran lunga la più grande nazione commerciale al mondo, ma gli Stati Uniti hanno subito una chiara sconfitta nella guerra commerciale lanciata dalle amministrazioni Trump e Biden.

Ancora più fondamentale dal punto di vista macroeconomico è il primato della Cina nel risparmio (famiglie, imprese e Stato), fonte di investimenti in capitale reale e motore della crescita economica.

Secondo gli ultimi dati disponibili nel 2019, il risparmio lordo di capitale della Cina è stato, in termini assoluti, del 56% superiore a quello degli Stati Uniti – l’equivalente di 6,3 trilioni di dollari, rispetto a 4,03 trilioni di dollari. Tuttavia, questa cifra sottostima notevolmente il vantaggio della Cina: una volta preso in considerazione l’ammortamento, la creazione netta di capitale annuale della Cina è stata del 635% superiore a quella degli Stati Uniti – l’equivalente di 3,9 trilioni di dollari, rispetto a 0,6 trilioni di dollari.

In sintesi, ogni anno la Cina accresce notevolmente il proprio stock di capitale, mentre gli Stati Uniti, in termini comparativi, ne aggiungono poco.

Il risultato netto di queste tendenze è che la Cina ha superato di gran lunga gli Stati Uniti in termini di crescita economica, non solo per l’intero periodo di quattro decenni dal 1978, come è noto, ma anche nel periodo recente.

In termini di prezzi aggiustati per l’inflazione, dal 2007 (l’anno prima della crisi finanziaria internazionale), l’economia statunitense è cresciuta del 24%, mentre quella cinese è cresciuta del 177%: in altre parole, l’economia cinese è cresciuta più di sette volte più velocemente di quella statunitense. Su un terreno di competizione relativamente pacifica, la Cina sta vincendo.3

Il vantaggio degli Stati Uniti in termini di produttività, tecnologia e dimensioni delle aziende significa che, nel complesso, la loro economia è ancora più forte di quella cinese, ma il divario tra i due Paesi è molto più ridotto rispetto a quello che c’era tra gli Stati Uniti e l’URSS.

Inoltre, a prescindere dall’esatta forza economica relativa dei due giganti globali, è chiaro che gli Stati Uniti hanno perso il loro predominio economico globale. Da un punto di vista puramente economico, siamo già in un’era globale di multipolarità.

L’esercito americano in un momento di declino economico

Questi insuccessi economici degli Stati Uniti hanno portato alcuni, soprattutto in alcuni ambienti occidentali, a ritenere che la sconfitta degli Stati Uniti sia inevitabile o già avvenuta. Un’opinione simile è stata espressa da un piccolo numero di persone in Cina che ritengono che la forza globale della Cina abbia già superato quella degli Stati Uniti.

Queste opinioni non sono corrette. Dimenticano, secondo le famose parole di V.I. Lenin, che “la politica deve avere la precedenza sull’economia, questo è l’ABC del marxismo” e, per quanto riguarda la politica, che “il potere politico cresce dalla canna del fucile“, secondo il famoso detto del presidente Mao.

Il fatto che gli Stati Uniti stiano perdendo la loro superiorità economica non significa che lasceranno semplicemente che questa tendenza economica continui pacificamente: presumere che sia così significherebbe commettere l’errore di anteporre l’economia alla politica.

Al contrario, il fatto che gli Stati Uniti stiano perdendo terreno dal punto di vista economico, sia nei confronti della Cina che di altri Paesi, li sta spingendo verso mezzi militari e politico-militari per superare le conseguenze delle loro sconfitte economiche.

Più precisamente, il pericolo per tutti i Paesi è che gli Stati Uniti non abbiano perso la supremazia militare. Infatti, la spesa militare degli Stati Uniti è superiore a quella dei nove Paesi successivi messi insieme.

Solo in un settore, quello delle armi nucleari, la forza degli Stati Uniti è approssimativamente eguagliata da un altro Paese, la Russia, che ha ereditato le armi nucleari dall’URSS. Il numero esatto di armi nucleari detenute dai Paesi in generale è un segreto di Stato, ma, a partire dal 2022, secondo una delle principali stime occidentali della Federazione degli Scienziati Americani, la Russia possiede 5.977 armi nucleari, mentre gli Stati Uniti 5.428.

La Russia e gli Stati Uniti hanno circa 1.600 testate nucleari strategiche attive (anche se gli Stati Uniti hanno molte più armi nucleari della Cina).4 Nel frattempo, nel campo delle armi convenzionali, la spesa degli Stati Uniti è di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro Paese.

Questa divergenza nella posizione degli Stati Uniti in ambito economico e militare è alla base della loro politica aggressiva e crea la distinzione tra le loro posizioni economiche e militari nell’attuale “Nuova Guerra Fredda” rispetto alla “Vecchia Guerra Fredda” condotta contro l’URSS.

Nella Vecchia Guerra Fredda, le forze militari degli Stati Uniti e dell’URSS erano approssimativamente uguali, ma, come già notato, l’economia statunitense era molto più grande. Pertanto, nella vecchia guerra fredda, la strategia degli Stati Uniti consisteva nel cercare di spostare le questioni sul terreno economico.

Anche l’aumento militare di Reagan negli anni ’80 non doveva essere usato per fare la guerra all’URSS, ma piuttosto per impegnarla in una corsa agli armamenti che avrebbe danneggiato l’economia sovietica. Di conseguenza, nonostante le tensioni, la guerra fredda non si è mai trasformata in una guerra calda.

La situazione attuale degli Stati Uniti è opposta: la loro posizione economica relativa si è indebolita enormemente, ma la loro potenza militare è grande. Pertanto, cercano di spostare le questioni sul terreno militare, il che spiega l’escalation dell’aggressione militare e il motivo per cui questa è una tendenza permanente.

Ciò significa che l’umanità è entrata in un periodo molto pericoloso. Gli Stati Uniti potrebbero perdere nella competizione economica pacifica, ma mantengono ancora un vantaggio militare sulla Cina. Gli Stati Uniti sono quindi tentati di usare mezzi militari “diretti” e “indiretti” per cercare di fermare lo sviluppo della Cina.

L’Ucraina è un’escalation qualitativa dell’aggressione militare degli Stati Uniti

È quindi chiaro sia dai fatti politici fondamentali – l’insistenza degli Stati Uniti sul “diritto” dell’Ucraina di entrare nella NATO – sia dai fatti militari – l’aumento delle forze armate ucraine – che gli Stati Uniti stavano preparando un confronto in Ucraina, anche se questo avrebbe inevitabilmente comportato uno scontro diretto con la Russia.

Di conseguenza, nel valutare la crisi ucraina, è importante notare che gli Stati Uniti erano pronti a intensificare le loro minacce militari da quelle contro i Paesi in via di sviluppo – sempre ingiuste, ma che non rischiano direttamente conflitti militari con le grandi potenze o guerre mondiali – all’aggressione contro Stati molto forti come la Russia, che rischiano un conflitto militare globale.

Pertanto, è fondamentale analizzare cosa crea questa escalation di aggressioni militari statunitensi. Si tratta di un fenomeno temporaneo, dopo il quale gli Stati Uniti riprenderanno un percorso più conciliante, oppure la crescente escalation militare è una tendenza a lungo termine della politica statunitense?

La questione è ovviamente di estrema importanza per tutti i Paesi, ma in particolare per la Cina, essa stessa uno Stato potente. Per citare solo un esempio chiave, parallelamente all’escalation dell’aggressione statunitense contro la Russia, gli Stati Uniti non si sono limitati a imporre tariffe doganali contro l’economia cinese e a condurre una campagna internazionale sistematica per sfruttare la situazione nello Xinjiang per la propria agenda di politica estera; hanno anche tentato di minare la politica dell’Unica Cina per quanto riguarda la provincia di Taiwan.

Tra le azioni degli Stati Uniti nei confronti della provincia di Taiwan:

– Per la prima volta dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina, il presidente Biden ha invitato un rappresentante di Taipei all’insediamento di un presidente americano.

– Il presidente della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, il terzo più alto funzionario degli Stati Uniti in ordine di successione presidenziale, ha visitato Taipei il 2 agosto 2022.

– Gli Stati Uniti hanno chiesto la partecipazione di Taipei alle Nazioni Unite.

– Gli Stati Uniti hanno intensificato le vendite di armamenti ed equipaggiamenti militari all’isola.

– Le delegazioni statunitensi in visita a Taipei sono aumentate.

– Gli Stati Uniti hanno aumentato il loro dispiegamento militare nel Mar Cinese Meridionale e hanno inviato regolarmente navi da guerra statunitensi attraverso lo Stretto di Taiwan.

– Le forze per le operazioni speciali statunitensi hanno addestrato le truppe di terra taiwanesi e i marinai della Marina taiwanese.

Come nel caso dell’Ucraina e della Russia, gli Stati Uniti sono pienamente consapevoli che la politica dell’Unica Cina riguarda gli interessi nazionali più fondamentali della Cina e che è stata la base delle relazioni tra Stati Uniti e Cina nei cinquant’anni successivi alla visita di Nixon a Pechino nel 1972. Abbandonarla significa oltrepassare le linee rosse della Cina.

È quindi evidente che gli Stati Uniti stanno cercando di minare la politica di “una sola Cina” in modo conflittuale, così come hanno deliberatamente deciso di oltrepassare le linee rosse della Russia in Ucraina.

Per quanto riguarda la questione se queste provocazioni statunitensi contro Cina e Russia siano temporanee, a lungo termine o addirittura permanenti, la chiara conclusione di questo autore è che la tendenza all’escalation militare statunitense continuerà.

Tuttavia, dato che una questione del genere, potenzialmente bellica, è della massima gravità e ha conseguenze pratiche estremamente importanti, l’esagerazione e la mera propaganda sono inaccettabili.

L’obiettivo è quindi quello di presentare in maniera concreta, obiettiva e pacata le ragioni per cui gli Stati Uniti cercheranno di intensificare ulteriormente la loro aggressione militare nel prossimo periodo. Inoltre, verificheremo quali tendenze possono servire a contrastare questa pericolosa politica statunitense e quali possono aggravarla.

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