VIAGGIO A MOSCA: È LA CIA CHE GESTISCE IL CONFLITTO da IL FATTO
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VIAGGIO A MOSCA: È LA CIA CHE GESTISCE IL CONFLITTO da IL FATTO

Viaggio a Mosca: è la Cia che gestisce il conflitto

Maurizio Boni  2 Settembre 2026

Si possono offrire almeno tre letture delle motivazioni della visita improvvisa del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca. Sullo sfondo restano i fatti noti del fronte. Fonti ucraine, come Euromaidan Press, e indipendenti, come Critical Threats, confermano che le forze russe hanno progressivamente eroso il sistema difensivo orientale della direttrice Sloviansk-Kramatorsk, hanno raggiunto il settore di Mykolaivka e stanno cercando di trasformare una serie di penetrazioni tattiche in un collasso della cintura difensiva più importante del Donbass. A questo si aggiunge il blocco dei porti di Odessa, sotto il fuoco pressoché costante dei missili russi, con le assicurazioni marittime che non coprono più le rotte e gran parte delle esportazioni e delle importazioni belliche ucraine paralizzate.

Sulla base di questo scenario, una prima lettura inquadrerebbe la missione come l’ammissione dell’esistenza di una situazione critica del conflitto a livello generale. L’esercito ucraino è esausto e arretra su più fronti, l’economia del paese è piegata dal blocco navale e dalla distruzione delle infrastrutture critiche. La crisi politica potrebbe far cadere il governo, la Nato e l’Europa stanno esaurendo fondi e armi per sostenere la guerra per procura. Ratcliffe avrebbe quindi portato a Mosca richieste concrete, la fine del blocco ai porti, una tregua sulle infrastrutture energetiche, un rallentamento dell’offensiva, in cambio di margini negoziali che Washington non riesce più a ottenere sul campo di battaglia.

Una seconda lettura si rivolge alla necessità stessa della presenza di Radcliffe, e non di altri, in Russia. La scelta del messaggero, cioè il capo dell’intelligence e non il Segretario di Stato o il Consigliere per la Sicurezza nazionale, potrebbe rivelare una questione circoscritta, da valutare con strumenti di intelligence e non con la diplomazia politica tradizionale. Una visita di otto ore suggerirebbe il bisogno di un chiarimento urgente e immediato più che un avvertimento generico, e tra i temi ipotizzati figurano le reali intenzioni russe verso la Nato, la percezione di una debolezza americana legata alla guerra con l’Iran e le opportunità di escalation contro interessi statunitensi che Mosca potrebbe considerare aperte proprio in questa fase. Secondo questa lettura conterebbe meno ciò che Washington ha comunicato e più ciò che avrebbe scoperto, un’incertezza di fondo sulle intenzioni russe che la sola diplomazia non avrebbe potuto colmare, e che solo un canale di intelligence diretto poteva provare a chiarire in poche ore.

Una terza chiave di lettura è suggerita da precedenti inchieste (Telegraph e New York Times) su una frattura tra Agenzia e Pentagono definita “guerra parallela”, e ci aiuta a spiegare perché sia stata proprio la Cia a bussare a Mosca. Mentre l’amministrazione Trump congelava gli aiuti militari nella primavera del 2025, la Cia otteneva un’eccezione per proseguire operazioni autonome contro l’economia russa, fornendo all’intelligence ucraina le informazioni per colpire con droni prodotti in Ucraina le raffinerie di petrolio, con effetti che le stesse valutazioni americane quantificano in decine di milioni di dollari di danni quotidiani per Mosca, mentre il Pentagono di Pete Hegseth tratteneva munizioni promesse e limitava il sostegno lungo tutt’altra traiettoria. L’agenzia si è così ritrovata a gestire da sola, tra direttive presidenziali contraddittorie, sia la conoscenza dei rischi sul terreno sia le leve operative di una campagna che il resto dell’amministrazione non controlla del tutto. Se è la Cia stessa a condurre la guerra per procura contro la Russia fin dal 2014, sarebbe quindi naturale, oggi che quella guerra volge al peggio per Kiev, che sia proprio l’agenzia a tentare una correzione di rotta.

Le tre letture, più che escludersi, si sovrappongono, e proprio nella somma sta il loro valore. Se davvero è la Cia a possedere insieme l’immagine più aggiornata delle intenzioni russe e le leve di una guerra che conduce in proprio, diventa comprensibile che sia il suo direttore, e non un diplomatico di carriera, a portare a Mosca insieme un avvertimento, una richiesta di chiarimento sulle reali intenzioni del Cremlino e un’implicita proposta di limitare l’escalation da entrambe le parti. Il fatto che l’incontro sia avvenuto con funzionari dell’intelligence russa, e non con Putin, rafforza questa lettura, un dialogo tra pari nello stesso mestiere piuttosto che un vertice politico. È a partire da questa somma di indizi che prende corpo l’idea, condivisa da più osservatori, che sia proprio la Cia a gestire di fatto il conflitto ucraino e a controllarne le logiche dell’escalation, decidendo quando colpire, quando fermarsi e quando aprire un canale diretto con Mosca.

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