VECCHIE E NUOVE FERITE. BOLOGNA IN PIAZZA ALLA RICERCA DI UNITÀ da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
24618
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-24618,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

VECCHIE E NUOVE FERITE. BOLOGNA IN PIAZZA ALLA RICERCA DI UNITÀ da IL MANIFESTO

Vecchie e nuove ferite. Bologna in piazza alla ricerca di unità

Alex Giuzio  02/08/2026

2 agosto 1980-2026 L’anniversario della strage e le tensioni dopo la morte di Fakir Lepore: «Non cadiamo nella trappola». Il governo snobba il corteo

L’anniversario della strage di Bologna quest’anno si intreccia con le tensioni per la morte di Abderrahim Fakir.

Potere al popolo Bologna insiste a chiedere «verità e giustizia» a dieci giorni dalla morte violenta del 42enne marocchino, che il 19 luglio ha smesso di respirare dopo essere stato fermato e tenuto a terra dalla polizia nel quartiere Pilastro. Gli attivisti hanno convocato un corteo autonomo durante le commemorazioni, in programma oggi, per ricordare le 85 vittime dell’attentato neofascista avvenuto il 2 agosto 1980 nella stazione del capoluogo emiliano. L’obiettivo di Pap è tenere alta l’attenzione sulle altre «tante ferite della città» e stragi di Stato, da Ustica alla banda della Uno bianca fino «all’uccisione di Fakir». Potere al popolo ha una posizione critica sia contro i decreti sicurezza del governo Meloni sia contro «l’amministrazione comunale che li ha applicati». Da tempo le forze della sinistra radicale bolognese sono in contrasto con le politiche securitarie del sindaco Matteo Lepore (Pd). Di fianco alla manifestazione pacifica convocata dal primo cittadino il giorno dopo la morte di Fakir un’altra piazza si è scontrata con la polizia, perciò si teme che le violenze possano ripetersi anche oggi.

INTERPELLATO dal manifesto, Lepore dice di confidare «nel senso di responsabilità di tutti. Le persone hanno diritto a manifestare le proprie opinioni, ma nessuno deve mettere in discussione il carattere unitario e solenne della commemorazione o creare tensioni». Più critico Paolo Lambertini, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage, che ha invitato «chi ha idee diverse a comprendere quali sono i valori di questa giornata e tenerle separata da altre cose, tutte legittime ma che hanno bisogno di essere distinte per non far deragliare l’attenzione».

NEI GIORNI precedenti ci sono stati anche i violenti attacchi della destra, che ha strumentalizzato gli scontri di piazza per accusare Lepore di essere contro le forze dell’ordine. Il sindaco è finito sotto scorta dopo avere ricevuto migliaia di insulti e minacce via social. Non si è trattato solo di privati cittadini, bensì di un sistema organizzato di bot e account gestiti da intelligenze artificiali, di cui oltre 6mila riconducibili a server situati negli Stati uniti. Una tecnica molto utilizzata dalla destra per alimentare la sua propaganda politica e le campagne d’odio contro gli avversari. In questo caso i bot non avrebbero commentato solo il profilo di Lepore, ma anche i post della pagina ufficiale di Fratelli d’Italia che ne chiedeva le dimissioni, per diffondere la percezione di un maggiore consenso a favore della destra. Sono inoltre state diffuse notizie false come il rifiuto della scorta al sindaco da parte dei carabinieri.

IN CASO DI SCONTRI durante il corteo di oggi, non è escluso che Meloni&co possano tornare all’attacco. Da sempre Lega e FdI sognano di conquistare il municipio bolognese, considerato una roccaforte del Pd, e l’avvicinarsi delle elezioni comunali previste per la primavera 2027 ha portato il centrodestra ad alzare i toni del dibattito. Lepore, che ha deciso di sporgere denuncia per le minacce e gli insulti, si dice preoccupato per «il clima di odio che abbiamo visto crescere in queste settimane. Bologna non deve cadere in questa trappola. Il 2 agosto deve unire la città nel ricordo delle vittime della strage e nella difesa dei valori democratici che da sempre rappresenta. Chi prova a trasformare questa giornata in un terreno di scontro fa un torto innanzitutto a Bologna e alla sua storia».

Peraltro il governo quest’anno ha deciso di non partecipare alle commemorazioni con la consueta rappresentanza di un ministro, bensì ha optato per il sottosegretario all’interno Molteni. La premier Meloni manderà un messaggio istituzionale. «Vedremo se riuscirà a sbloccare, a livello verbale, il tema della strage fascista», provoca Lambertini. «Non lo diciamo noi, lo dicono tutte le sentenze».

L’ANNIVERSARIO di oggi sarà particolare anche per un altro motivo: si tratta del primo con la sentenza passata in giudicato. Le indagini hanno appurato che i mandanti della strage furono i capi della loggia P2 Licio Gelli e Umberto Ortolani, in quanto finanziarono con ingenti somme gli esecutori e gli organizzatori. Tra questi ci furono il funzionario del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato, i servizi segreti italiani e altri apparati deviati dello Stato.

Bombe d’ordine: l’eterno presente della destra italiana

Mario Di Vito  02/08/2026

Bologna, 2 agosto 1980-2026 Oltre le sentenze. Le stragi non sono mai servite a destabilizzare, ma a stabilizzare il sistema. La verità è tutta nella politica

Chissà cosa dirà oggi Giorgia Meloni, o chi per lei, nell’anniversario della strage di Bologna. Un indizio potrebbe avercelo dato qualche giorno fa l’ex missino Ignazio La Russa, quando ha diffidato Vannacci dal definirsi vera destra: «Guardi ai casi di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, non sono finiti bene».

E chi meglio di lui in fondo può spiegarci cos’è vera destra e cosa no? I rami dei «fascisti in democrazia» (Almirante) saranno pure cresciuti ognuno per i fatti suoi, ma le radici sono le stesse e, oggi come ieri, sono così profonde che non gelano mai.

Quindi, 46 anni dopo la bomba che squarciò il paese insieme alla stazione di Bologna, vale la pena ribadire che la matrice di quella strage è indubitabilmente fascista.

Ce lo dice il modus operandi, ce lo dice il fatto che nel periodo immediatamente precedente c’era stata un’ondata di attentati dinamitardi compiuti da gruppi di destra, ce lo dice il fatto che qualsiasi altra pista ipotizzata – quella palestinese, quella libica, Carlos lo Sciacallo con i tedeschi, l’incidente – non ha trovato riscontri di alcun genere. Ce lo dicono le indagini del giudice Mario Amato, ammazzato dai Nar 40 giorni prima della strage. Amato già parlava di verità d’assieme, cioè della linea che univa vecchi e nuovi terroristi neri. Un’intuizione che non ha fatto in tempo a dimostrare. E subito dopo già si era fatto tardi.

Come sempre è accaduto con le stragi, infatti, le sentenze sono arrivate a distanza di troppo tempo dai fatti. La verità è emersa a pezzi (e mai d’assieme), vittima anch’essa dei depistaggi che, sin da subito, sono stati parte integrante delle strategie eversive.

Bologna non fa eccezione: i processi sono andati avanti per decenni senza perdere la loro natura fortemente indiziaria. Durante le indagini si è fatto un uso sin troppo massiccio delle conoscenze storiche al posto delle prove, allargando a dismisura le maglie della procedura penale. E i rovesci in aula sono stati numerosi, più volte si è riscritto quanto già passato in giudicato. I dubbi sui colpevoli restano dunque leciti, anche se molto è stato dimostrato e, al contrario di quanto dicono a destra, non ci sono elementi per una revisione processuale.

La debolezza intrinseca della verità giudiziaria resta però un’evidenza impossibile da ignorare: non è un caso infatti che, due anni fa Meloni si nascose proprio dietro gli atti dei tribunali per dire una cosa che prima di allora aveva sempre negato. Disse che quella strage fu neofascista non secondo lei ma «secondo le sentenze».

Troppo facile. La strage fu fascista perché la verità l’ha detta la politica. Il simbolo del primo partito in parlamento ci parla di questo, in fondo. E se tutte le stragi della storia repubblicana furono di stato, la manovalanza proveniva sempre dal sottobosco del Movimento sociale italiano, dalle cui radici poi si è ramificato di tutto.

L’obiettivo di ogni bomba esplosa dalla strategia della tensione in avanti è la prova finale: le stragi erano uno strumento d’ordine.

Non è vero che servivano a destabilizzare il sistema. È vero l’esatto contrario. Servivano a stabilizzarlo. Servivano a creare l’eterno presente in cui viviamo, l’immobilismo di cui la destra è padrona naturale.

La memoria è labile. L’Italia è un paese senza dubbio democratico, ma tutte le volte che è stata chiamata a scrivere una pagina della propria autobiografia ha pensato ad altro. Possiamo leggerla così, inserendo un altro fatto nella meccanica degli eventi: dopo decenni di equilibrio – ora più e ora meno fragile – le elezioni politiche del 1994(https://maremosso.lafeltrinelli.it/news/elezioni-politiche-1994-vittoria-berlusconi) sono state un referendum tra antifascismo e anticomunismo. Il finale lo conosciamo. Quello sì che fu destabilizzante. Lo è ancora.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.