VANDANA SHIVA: “LA NUOVA DEMOCRAZIA È SALVARE LA TERRA” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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VANDANA SHIVA: “LA NUOVA DEMOCRAZIA È SALVARE LA TERRA” da IL FATTO e IL MANIFESTO

Vandana Shiva: la nuova democrazia è salvare la Terra

Vandana Shiva  23 Aprile 2026

Non può essere divisa da quella dei nostri corpi e delle nostre comunità. Serve un nuovo paradigma civile, senza specie sacrificabili né culture usa e getta. L’equilibrio è diversità

Il cambiamento non è solo possibile, è necessario. Possiamo scegliere tra la buona e la cattiva fede, tra competizione e cooperazione, tra controllo e autodeterminazione, tra egoismo e compassione. Ma tali scelte richiedono una trasformazione nel modo in cui vediamo il mondo.

Dobbiamo riconoscere che gli esseri umani non sono al vertice della piramide evolutiva e dobbiamo guarire le divisioni che ci hanno separato gli uni dagli altri e dalla Terra.

Siamo parte di un destino comune. La salute del pianeta non può essere separata dalla salute dei nostri corpi e delle nostre comunità. Questa consapevolezza – ancora oggi centrale nelle culture indigene e contadine – è occultata da un sistema economico guidato dall’avidità, un sistema che ha violato i limiti e l’integrità degli ecosistemi, un sistema che ha spezzato i cicli ecologici e nutrizionali della vita. È un sistema che oggi considera la democrazia un ostacolo ai propri obiettivi, che militarizza il dibattito e la società per garantire profitti a un’economia che spende somme oscene in armi e controllo invece che nella salute delle persone e della Terra. Questa economia racchiude combustibili fossili, armi, finanza, agricoltura industriale, autoritarismo e violenza. Tutto ciò serve gli interessi privati di un’oligarchia sempre più ricca che non riconosce il diritto internazionale e rifiuta il multilateralismo e la cooperazione.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad attacchi senza precedenti alle fondamenta stesse della cooperazione internazionale. Questi attacchi ci ricordano che anche le nostre risposte devono crescere in forza e solidarietà. Per proteggere la vita sulla Terra dobbiamo agire insieme, non solo a livello locale, ma anche globale. Le crisi che affrontiamo travalicano i confini e possono essere affrontate solo attraverso una cooperazione radicata nella solidarietà. Come ricorda Giuseppe De Marzo nel suo libro L’internazionale della Terra, dobbiamo rafforzare le relazioni tra reti sociali, istituzioni, cittadini e mondo accademico. Attraverso lo scambio e la creatività possiamo alimentare una vasta gamma di risposte e soluzioni per affrontare la minaccia del collasso climatico e le sue conseguenze sociali ed economiche.

Ma le false soluzioni non faranno uscire dalla crisi. La cosiddetta Green economy non mette in discussione il concetto di crescita illimitata. La crescita illimitata è un’aberrazione che distrugge la Terra e la società, arricchendo solo una piccola minoranza di miliardari mentre impoverisce i sistemi viventi che ci sostengono tutti.

Abbiamo la responsabilità di affrontare le infinite emergenze che stanno scuotendo il pianeta analizzando il cuore stesso del concetto di crisi. Una autentica economia di pace non può essere generata se prima non abbandoniamo un immaginario economico fondato sulla guerra e sulla violenza.

Dobbiamo liberare le nostre pratiche da questo paradigma, costruendo una nuova alleanza ecologica intergenerazionale. Per costruire un futuro che sia al servizio del benessere di tutti dobbiamo rompere la gabbia antropocentrica e dare forza e slancio a una democrazia della Terra, che riconosca le relazioni inseparabili tra tutte le entità viventi che intessono la rete della vita. La vita prospera attraverso lo scambio, la cooperazione e la reciprocità. Queste relazioni viventi nutrono la capacità della Terra di rigenerarsi.

In tutto il mondo, le comunità stanno riconquistando spazi democratici di cui il potere delle corporazioni si era appropriato. Difendono il principio secondo cui natura e società non possono essere separate. Rivendicano il diritto all’auto-organizzazione. Una delle sfide più importanti in questa lotta è riconoscere i diritti della natura. In molti luoghi del mondo questa visione sta già diventando realtà, materializzandosi in nuovi diritti costituzionali, leggi e pratiche viventi che rafforzano le comunità e proteggono gli ecosistemi.

Queste trasformazioni sono alimentate anche da spazi di apprendimento e pratiche condivise che riconnettono il sapere con la Terra vivente. In India, l’esperienza della Navdanya Earth University ha dimostrato che un’educazione ecologica fondata sulla biodiversità, sulla libertà dei semi e sulla conoscenza dei contadini può allevare una nuova generazione di cittadini della Terra. In Italia, l’iniziativa Terrae Vivae di Navdanya International sta aiutando le comunità a riscoprire l’agroecologia, la cura del territorio e la saggezza culturale che permea i paesaggi locali. Pur nate in contesti diversi, queste esperienze condividono lo stesso spirito: ricostruire il nostro rapporto con la Terra attraverso la conoscenza, la comunità e la difesa della vita.

La natura non esiste esclusivamente per il beneficio degli esseri umani. Ogni forma di vita ha un valore intrinseco e il diritto di esistere. Riconoscere questa verità richiede che trasformiamo le nostre scelte e azioni in comportamenti coerenti, se vogliamo superare la crisi socio-ambientale.

È necessario un nuovo paradigma civile, che ponga al centro il diritto della vita a vivere. Prendersi cura della Terra è il fondamento di un’alleanza ecologica che promuove una democrazia basata sulla difesa della biodiversità e della sovranità alimentare, sulla partecipazione delle comunità locali e sul riconoscimento del diritto all’esistenza di ogni essere vivente. I movimenti hanno quindi la responsabilità di democratizzare il sapere e rafforzare quella che De Marzo chiama “demodiversità”, per dare legittimità a diverse forme di democrazia, e non solo a quella liberale occidentale.

Pluralismo, decolonialità e interdipendenza sono indispensabili per la liberazione umana. Nella democrazia della Terra non esistono specie sacrificabili né culture usa e getta. La diversità garantisce l’equilibrio. E l’equilibrio assicura che nessuna specie o cultura domini sulle altre. Democrazia autentica, diversità e decentralizzazione sono indissolubilmente legate.

Questo è lo scopo di L’internazionale della Terra: sostenere l’azione delle alternative portate avanti dai movimenti per la giustizia ambientale ed ecologica. Mira a collegare obiettivi locali e internazionali, permettendoci di sentirci parte di una comunità di destino che lotta per la democrazia della Terra. La forza di L’internazionale della Terra nasce dalla nostra autonomia auto-organizzata e dalle nostre relazioni reciproche, dalla nostra resilienza spirituale, emotiva ed ecologica che cresce dall’intimità del nostro essere.

La speranza non ci è data: la creiamo. La coltiviamo attraverso le relazioni che costruiamo e i mondi che generiamo insieme.

Siamo biodiversità. Siamo Jiva – esseri viventi. Siamo Terra.

Serve la Giustizia per la tutela dell’ambiente

Dante Caserta  23/04/2026

Wwf Una storia fatta di studio, impegno e passione, raccontata nel dossier Giustizia e Ambiente – L’impegno del WWF Italia per la tutela della Natura

Greenpeace protestano contro la centrale a carbone di Fiume Santo, Cagliari

Fulco Pratesi, fondatore e per tanti anni presidente onorario del WWF Italia, ha raccontato in diverse occasioni che alla domanda Cosa deve studiare mio figlio se vuole impegnarsi nella tutela dell’ambiente?, lui, pur essendo architetto-pianificatore per studi universitari e naturalista, illustratore e scrittore per passione, rispondeva Giurisprudenza!. Fulco sapeva bene, infatti, che per garantire la tutela della natura a volte serve il diritto. È anche per questo che il WWF Italia ha avuto nel suo consiglio nazionale figure di primo piano in campo giuridico, come l’avvocato Fabio Cassola, i magistrati Gianfranco Amendola e Maurizio Santoloci, e tanti altri. Un’attenzione particolare che negli anni ’80 ha portato l’Associazione a dotarsi di uno specifico ufficio, prima solo legale e poi anche legislativo e istituzionale. Una costante attività giuridica che ha seguito l’evoluzione del diritto ambientale italiano attraverso le principali iniziative giudiziarie e amministrative promosse.

Si è così sviluppata una storia fatta di studio, impegno e passione, che è stata raccontata nel dossier Giustizia e Ambiente – L’impegno del WWF Italia per la tutela della Natura, presentato oggi al Senato nel corso di un incontro, organizzato dall’Associazione grazie all’iniziativa del senatore Ettore Licheri, con l’intervento, tra gli altri, di Alessandro Giadrossi, Consigliere nazionale del WWF Italia, e Pasquale Fimiani, Avvocato generale presso la Procura Generale della Corte di Cassazione. Il dossier, nato in occasione delle celebrazioni per i 60 anni del WWF Italia, ripercorre il cammino della tutela dell’ambiente nel nostro Paese che è fatta di grandi conquiste, ma anche di pesanti sconfitte.

Negli anni, grazie a una rete di legali, gli Avvocati del Panda, il WWF Italia ha seguito alcuni dei più importanti processi in campo ambientale e ha fornito un contributo di idee per la nascita e lo sviluppo di tutta la legislazione italiana in campo ambientale. Allo staff WWF si sono affiancati tantissimi esperti legali (studiosi, ricercatori, professori, avvocati, magistrati) che, insieme ai volontari e alle guardie WWF, hanno consentito all’associazione di formulare osservazioni, petizioni, esposti, denunce, segnalazioni alla Corte dei conti e alla Commissione europea, ricorsi ai TAR e al Consiglio di Stato, proposte di legge e perfino richieste di modifica della Carta costituzionale, sempre con un unico obiettivo: garantire la tutela dell’ambiente, della natura, della biodiversità e degli ecosistemi.

Oggi stiamo vivendo un periodo complicato per l’affermazione del pensiero ambientalista. A livello nazionale e internazionale non passa giorno che le conquiste degli anni passati non vengano messe in discussione ed è per questo che una grande associazione ambientalista deve ricavarsi un ruolo anche nel dibattito politico: abbiamo di fronte un impegno gravoso che però dobbiamo necessariamente affrontare se vogliamo costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

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