NON UNA DI MENO TORNA IN PIAZZA MARTEDÌ PROSSIMO da IL MANIFESTO, IL FATTO e 18BRUMAIOBLOG
Non una di meno torna in piazza martedì prossimo
25 novembre In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono previste mobilitazioni in tutta Italia, organizzate dai nodi territoriali di Nudm
di Non una di Meno
Per martedì 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono previste mobilitazioni in tutta Italia, organizzate dai nodi territoriali di Nudm.
A Rimini ci sarà un talk pomeridiano alle 18 in cui si parlerà della decostruzione della violenza di genere.
A Napoli invece un laboratorio contro la guerra e il patriarcato alle 18.30 alla Mensa Occupata in via Mezzocannone 14.
Si terranno inoltre cortei in varie città. A Torino i manifestanti si troveranno a Porta nuova alle 18.30 per il corteo e, allo stesso orario, ne partirà uno da Piazza Oberdan a Milano.
A Firenze, alle 18, ci sarà un presidio in largo Annigoni e alle 18.30 il corteo partirà da piazza San Marco. Manifestazione anche a Cuneo con partenza da piazza Palestina (ex piazza Europa) mentre il punto di ritrovo a Palermo sarà alle ore 17 in piazza Ruggero Settimio.
A Catania, dove il comitato Catania pride sarà a fianco delle compagne di Nudm contro la violenza patriarcale, le attiviste e attivisti si raduneranno in piazza Turi Ferro (ex piazza Spirito santo) alle 19 per far partire il corteo.
A Padova il punto di partenza della manifestazione sarà il portello a piazza dei Signori, da cui partirà il corteo delle 18.30.
Il concentramento dei manifestanti di Cagliari si terrà alle 18.30 in piazza San Michele, da dove partirà il corteo cittadino.
Le gaffes di Nordio&Roccella: cari ministri, contro la violenza di genere serve l’educazione sessuo-affettiva. Ecco perché
Celeste Costantino* 22 Novembre 2025
“Anche se oggi l’uomo accetta, e deve accettare, questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”. “Nel suo codice genetico”: ha detto proprio così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, buttando per aria anni di studi ed esperienze sul fenomeno della violenza maschile sulle donne. Come un cittadino qualunque al bar. La cosa sorprendente è che – anche volendo stare alle sue opinioni e attribuendogli una qualche credibilità – non si capisce come possa giungere a questa conclusione: “È necessaria l’educazione in famiglia, fatta con l’esempio, prima ancora che con le belle parole”. Ma come? Prima afferma una resistenza genetica e poi propone che chi ne è “affetto” debba dare l’esempio ed educare i proprio figli? Ma a quali famiglie si riferisce il ministro?
È naturalmente solo una lettura bizzarra se si tiene conto dei dati, anche di questo governo, secondo cui la violenza sulle donne nasce soprattutto all’interno delle mura domestiche. La violenza sì che non equivale al femminicidio. Vale la pena precisarlo perché in Italia sta passando il principio – sbagliato e fuorviante – di contrastare il femminicidio invece della violenza.
Il numero dei femminicidi è stabile, anno dopo anno. Ma proprio perché siamo di fronte a un atto definitivo, all’uccisione della donna, appartiene a una porzione limitata della popolazione. Ben altre sono invece le dimensioni del fenomeno della violenza che sono ampie e diffuse a ogni latitudine, contesto sociale e ambientale.
Afferma la ministra alle Pari opportunità Eugenia Roccella: “Nei Paesi dove da molti anni l’educazione sessuale è un fatto assodato, per esempio la Svezia – ha precisato la ministra – non c’è correlazione con la diminuzione dei femminicidi: la Svezia ha più violenze e femminicidi di noi”. La ministra Roccella, a differenza di Nordio, sa che questa affermazione è piegata alla difesa ideologica del governo su questo tema. Perché è vero che non ci sono evidenze scientifiche sulla correlazione tra l’educazione sessuo-affettiva e la diminuzione dei femminicidi ma con la violenza sì, eccome. Anche in Svezia dove – solo per fare uno dei tanti esempi possibili – le donne denunciano di più. Il sommerso italiano infatti è proprio frutto della mancanza di consapevolezza da una parte e di accoglienza dall’altra. Se si riconosce il ruolo dei centri antiviolenza non si può non riconoscere il ruolo della prevenzione primaria che deriva dall’educazione sessuo-affettiva. Oltre ai Paesi del Nord Europa, spesso citati proprio per dire che “sono un’altra cosa rispetto a noi”, Paesi come Germania, Francia, Spagna e Inghilterra hanno diminuito in maniera verticale il gender gap: e dove si annida la violenza se non dentro lo squilibrio di potere e gli stereotipi di genere? E, ancora, sono diminuite le gravidanze precoci, si è posticipato il primo rapporto sessuale, è aumentato l’utilizzo del preservativo e di conseguenza la diminuzione di malattie trasmissibili sessualmente. Forse per la ministra Roccella è poco. Per le donne, invece, certamente non lo è.
* Vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila
Olympe de Gouges 22/811/2025
Quando tutto è valore, denaro, un valore d’uso diventa il suo opposto, contraddice il semplice buon senso: nessun valore è più valido. Uno scontro di valori. Un esempio? La vita, che dovrebbe essere il valore supremo. Ci definiamo pro-life, ma allo stesso tempo fabbrichiamo e vendiamo armi da fuoco sempre più letali. Un altro? Ci definiamo democratici, ma facciamo tutto il possibile per danneggiare gruppi di persone che lottano per la propria libertà, popoli che lottano per la propria terra e indipendenza. Ma perfino l’argomento sesso. Solo se accompagnati dai genitori. Loro di sesso e affettività ne sanno, eccome. Interroghiamo il ministro sulle sue competenze di genitore, sulla educazione ricevuta, l’ambiente familiare, la sua formazione, scolastica e professionale, sui suoi “valori”. Turbato davanti a lesbismo e omosessualità. A disagio davanti all’articolo tre. Come dice ministro? Ah, il codice genetico non accetta parità. Il maschio è maschio e la donna è sempre un po’ mamma e un po’ troia, vero? Tranne la sua di mamma; tranne la sua di moglie. Va bene, buttiamola sul biologico. Lei sa che cos’è il codice genetico? Se lo sapesse non lo tirerebbe in ballo. Tutti i primati derivano dai rettili, e lei un po’ rettile è rimasto.
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