L’EUROPA TRA RETORICA PACIFISTA E REALTÀ BELLICA da LA FIONDA e PROSSO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’EUROPA TRA RETORICA PACIFISTA E REALTÀ BELLICA da LA FIONDA e PROSSO

L’Europa tra retorica pacifista e realtà bellica


|Giuseppe Gagliano  7 Set , 2025

Alle celebrazioni e ai grandi convegni europei, i richiami alla pace non mancano mai. Si parla dell’Unione come di un’area che ha garantito stabilità e prosperità ai popoli, come se Bruxelles fosse di per sé un antidoto ai conflitti. Ma la verità, se si scende dal livello della retorica a quello dei fatti, appare ben diversa.

L’Unione non fa guerre, gli Stati sì

È corretto affermare che l’Unione Europea, come entità, non ha mai dichiarato guerre. Non ne ha gli strumenti, non dispone di un comando militare unico né di una personalità giuridica che le consenta di agire come uno Stato sovrano. Ma è altrettanto vero che i suoi membri hanno partecipato, spesso con ruoli da protagonisti, a conflitti sanguinosi: dalla Jugoslavia nel 1999 all’Iraq nel 2003, fino alla Libia nel 2011-2012. Guerre condotte non sotto una bandiera europea, ma con la piena complicità di Stati che siedono oggi ai tavoli comunitari.

L’ambiguità della retorica ufficiale

Quando si sostiene che “l’Europa è un’area di pace”, si omette un punto decisivo: l’Europa non è uno Stato, ma una somma di Stati che hanno politiche estere e militari autonome, spesso integrate nella Nato. Da Londra a Parigi, da Berlino a Roma, gli eserciti europei hanno preso parte a conflitti che nulla avevano a che fare con la difesa collettiva, ma molto con gli interessi geopolitici e le pressioni atlantiche. La famosa battuta di Kissinger – “qual è il numero di telefono dell’Europa?” – resta attuale.

La nuova ideologia dei valori

Oggi la narrativa ufficiale cerca un nuovo nemico: le cosiddette “autocrazie”. La contrapposizione morale tra un’Europa dei valori e un mondo non democratico è diventata la formula ricorrente. Ma si tratta di una costruzione fragile. La Cina, ad esempio, viene spesso descritta come minaccia, mentre nel dibattito internazionale appare sempre più come un attore che punta all’equilibrio, non allo scontro. Altri giganti come l’India trovano in Pechino un riferimento inevitabile. Parlare di superiorità morale europea, dunque, non significa analizzare la realtà, ma continuare una propaganda già logora.

La crisi dei “valori occidentali”

Da anni si invoca la categoria dei “valori occidentali” per giustificare scelte politiche e militari. Ma oggi questa formula vacilla. La ragione è semplice: l’alleato americano, che di quei valori era il principale custode, è diventato spesso un interlocutore conflittuale. Le divergenze su energia, commercio, sicurezza mostrano una frattura profonda tra Stati Uniti ed Europa. Parlare di un Occidente unito appare sempre più anacronistico.

L’Europa incompiuta

Il cuore del problema è che l’Europa resta incompiuta. Non ha scelto di diventare uno Stato federale. In campo militare, si fa guidare da una Gran Bretagna che nemmeno appartiene più all’Unione. Sul piano economico, è divisa tra chi vuole assecondare Washington e chi preferirebbe rapportarsi con Mosca o con Pechino in modo autonomo. In questo scenario, il destino del continente non sarà deciso a Bruxelles, ma altrove.

Un continente sospeso

L’Europa parla di pace, ma vive in guerra. Rivendica valori comuni, ma non sa più definirli. Invoca unità, ma è divisa tra interessi divergenti e pressioni esterne. Così, mentre si moltiplicano i richiami solenni, l’Unione scivola in una condizione sospesa, incapace di guidare il proprio futuro. E rischia di restare prigioniera delle decisioni altrui, ridotta a cornice istituzionale di una storia che si scrive altrove.

a L’Europa calca sempre più l’elmetto

 Pungolorosso  06/09/2025

Germania: dal quotidiano Der Tagesspiegel (1): Il governo approva un pacchetto di leggi per rafforzare la Bundeswehr (le forze armate) con un nuovo servizio militare volontario, ma con obbligo di censimento e visita medica per i giovani uomini dal 2026.

  Lo stipendio netto sarà di 2.300 euro, con formazione “qualificata”, e periodi da 6 a 23 mesi; obiettivo: 30.000 volontari annui entro il 2029.

   Ma se non bastano i volontari, c’è l’obbligo. Il ministro della difesa lo ha definito “un grande passo avanti”.

  Il disegno di legge prevede un censimento obbligatorio per i giovani uomini nati dal 2008, che dovranno compilare questionari sulla loro idoneità e disponibilità al servizio, mentre per le donne è facoltativo.

  “Siamo tornati sulla via di un esercito con servizio militare”, ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz (CDU), fiducioso nel raggiungere i volontari necessari, con opzione di obbligo in caso contrario.
  Se approvato dal Bundestag, entrerà in vigore il 1 gennaio 2026, con visite mediche obbligatorie per gli uomini dal 1 luglio 2027.

  I Verdi riescono sempre a stupirci: la loro leader Britta Haßelmann definisce tutto ciò “privo di ambizione”. Ma come? Merz ha appena dichiarato che “ricominceremo la seconda guerra mondiale, e questa volta sarà l’esercito tedesco a sconfiggere quello russo”. Cosa manca? L’ambizione a sconfiggere anche la Cina (e l’India, se non fa la brava)?

  Francia, la Francia di Macron che sta ossessivamente spingendo per l’invio di soldati in Ucraina (da Il Fatto Quotidiano(2) : “Gli ospedali civili francesi devono essere pronti ad accogliere un afflusso importante di soldati feriti. Lo spiega chiaramente una circolare del ministero della Salute che di fatto mobilita le strutture sanitarie per un’eventuale prossima guerra. Possibile conflitto che, a giudicare dalla scadenza della disposizione ministeriale, potrebbe essere dietro l’angolo. La procedura, infatti, deve essere completata velocemente: entro marzo 2026.

  La circolare del ministero della Salute francese, inviata il 18 luglio, avverte le agenzie regionali della sanità sul territorio di preparare, in collaborazione con il ministero della Difesa, l’installazione di strutture che permettano agli ospedali civili di accogliere un eventuale afflusso importante di militari feriti in Europa. Della circolare ha dato notizia il settimanale Le Canard Enchainé, […] Agendo in coordinamento con la Nato e l’Unione europea, la Francia si dovrà preparare ad affrontare il ricovero, a livello nazionale, ‘di 100 pazienti al giorno per 60 giorni consecutivi’, con ‘picchi di attività che possono raggiungere 250 pazienti al giorno per tre giorni consecutivi’, si legge nella circolare”.

  Altri decisivi passi – politici, ideologici, militari ‒ verso il precipizio di una guerra mondiale: il capitale imperialista sempre più in affanno corre, attratto come il ferro dal magnete, verso lo scontro. Per una nuova spartizione del mondo. Ogni Stato – e quindi ogni borghesia che lo stato difende – immaginandosi di essere predatore e non preda; di uscirne più pingue. A combattere, tanto, ci vanno i proletari (quelli che servono, nei tempi che chiamano pace, a impinguarsi di profitti con il lavoro rubato, ma che dovranno offrire anche il sangue nei tempi di guerra). L’imperativo è rimettere in moto l’accumulazione attraverso l’ennesima carneficina.

  Non è l’uomo a fare la storia. In regime capitalista è il Capitale che domina e sovrasta gli uomini gettandoli verso l’ennesima catastrofe.

  E l’Italia di Meloni-Salvini-Piantedosi-Crosetto-Mattarella? Resterà indietro? No, certo. Sta mettendosi in regola con il bilancio statale con tre anni di tagli alla spesa sociale (a cominciare dalla soppressione del reddito di cittadinanza) in modo da poter dare seguito alla decisione di portare la spesa militare al 5% del PIL senza incorrere nei rischi-spread. E, come abbiamo visto, ha già lavorato bene all’interno con il Decreto Sicurezza, con le misure repressive sempre più feroci contro soprattutto gli immigrati. Ma anche la sua politica estera è in perfetta linea con il riarmo generale dell’Europa, con l’appoggio diretto al genocidio (l’Italia è il 3° fornitore di armi a Israele! Non cesseremo mai di ripeterlo! ) e alle politiche fascistoidi e razziste di Trump. E poi: i militari a presidiare le stazioni e le piazze, a invadere sempre più le scuole ecc. ecc. Vedrete che, con il consueto attendismo e vile opportunismo che ha sempre contraddistinto la classe dirigente italiana, si affaccerà con qualche altro decreto per non restare troppo indietro rispetto ai suoi “alleati” (si fa per dire, eh: chi  è alleato di chi tra briganti imperialisti?)

  Come in ogni crisi prebellica, ciò che si apre in prospettiva, insieme al mostruoso apparato militare e ideologico degli Stati è la possibilità della rivoluzione. Che significherebbe, appunto, non più subire la storia ma costruirla, finalmente!

  Loro lavorano alla guerra, noi cercheremo di impedirla. Ma se non ci riusciremo, lavoreremo alla trasformazione di questa in rivoluzione. Ultimatisti? E vada. Ma il nocciolo è questo, non si sfugge.

Note

(1) https://ilrovescio.info/2025/09/01/germania-al-via-il-ripristino-della-leva-militare-volontaria-ma-con-censimento-e-opzione-di-obbligo/ – ringraziamo i compagni de Il Rovescio per la segnalazione.

(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/02/francia-ospedali-soldati-feriti-guerra-notizie/8112951/

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