HARRY È PASSATO, MA È SOLO UN AVVERTIMENTO da VOLERELALUNA e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
22926
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-22926,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

HARRY È PASSATO, MA È SOLO UN AVVERTIMENTO da VOLERELALUNA e IL MANIFESTO

Harry è passato, ma è solo un avvertimento

Enzo Scandurra  27/01/2026

Le notizie sul clima non sono buone. Dall’uscita dell’amministrazione Trump dagli accordi di Parigi sulle limitazioni delle emissioni e del non raggiungimento di 1,5C° di temperatura (ormai superata), all’abbandono del New Green Deal (la strategia per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050) e al conseguente smantellamento della ricerca sulla questione ambientale, dalla resistenza all’abbandono dei motori termici per le auto a quella della diffusione delle fonti rinnovabili per favorire quelle fossili e, infine, alla dura repressione nei riguardi dei movimenti giovanili che si battono per il clima.

Da una parte c’è un processo di rimozione collettiva: ci si illude che non sarà possibile la scomparsa della specie, l’innovazione tecnologica sarà in grado di fronteggiarla, prima o poi. Dall’altra le lobby del fossile pronte a sfruttare fino all’ultima goccia di petrolio esistente sotto la crosta terrestre, come ha dimostrato la recente questione del Venezuela. E poi le guerre, un po’ dovunque, che contribuiscono a incrementare la produzione di CO2 e a distruggere territorio e manufatti. Bisognerebbe ricordare, quanto alla sopravvivenza della nostra specie, che i dinosauri sono vissuti (incontrastati) su questo pianeta per 160 milioni di anni, eppure scomparsi perché diventati una specie ecologicamente insostenibile. La nostra, di specie, abita questo pianeta da circa 4,5 milioni di anni, un tempo assai più breve di quello dei dinosauri che pure sembravano i padroni indisturbati del pianeta.

Molti ritengono che la crisi climatica proceda secondo una tendenza lineare con cambiamenti progressivi per cui è sempre possibile intervenire con sistemi di adattamento anch’essi progressivi tali da contenere gli effetti del riscaldamento climatico. Non è così. Nei sistemi complessi (e il clima lo è) i processi di interazione tra le variabili non sono lineari e nemmeno progressivi. Succede invece che una sollecitazione porti il sistema a collassare senza alcun preavviso (è il noto “effetto farfalla”). Questi sistemi sono caratterizzati da quelli che Federico Butera (su inTrasformazione, V.14, n. 2, 2025) chiama “punti di svolta”, ovvero quei particolari stati in cui le variabili retroagiscono tra loro positivamente in modo tale da stressare l’intero sistema. Accade per esempio nel corpo umano quando, in vecchiaia, è sufficiente una modesta malattia che mette sotto stress l’intero organismo facendo collassare, uno dopo l’atro, gli altri organi pur non direttamente colpiti dalla malattia.

Conosciamo abbastanza bene i motivi che stanno accelerando la crisi climatica: utilizzo di fonti fossili, consumo di suolo, allevamenti intensivi di animali, disboscamenti, intubazioni di alvei di fiumi, impermeabilizzazione di suolo, abbandono delle zone montane con conseguente migrazione di popolazione verso le coste, e poi produzione di CO2 per auto, aerei, navi da crociera, ecc. Tuttavia questi processi non solo non vengono contrastati ma si continua a incentivarli con costruzioni più o meno abusive, aumento della mobilità nelle città, costruzione di nuovi porti per navi da crociera, nuove piste per aeroporti.

Il ciclone Harry non sarà l’ultimo che si abbatterà sul Mediterraneo. Già nel 2019 Filippo Giorgi (del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico: IPCC) avvisò che nel Mediterraneo sarebbero aumentati i medicanes, ovvero gli uragani. Questo mare risulta sempre più caldo ma ciò che produce più danni è il suo innalzamento: dal 1900 esso si è innalzato di oltre 20 cm, metà dei quali avvenuti dopo il 1993. Questi due elementi combinati (aumento della temperatura e innalzamento del livello) producono le devastazioni che abbiamo visto in Calabria, Sicilia e Sardegna. Mareggiate, onde alte fino a 9 metri e piogge abbondanti (circa 550 mm tra Ogliastra, Messina e Catanzaro in quattro giorni).

La legge Galasso del 1985 tentò di porre rimedio alle costruzioni in vicinanza dei fiumi e del mare: 300 mt la distanza minima dalla linea di battigia, 150 mt da ciascuna sponda di fiume o torrente e 300 mt dalla riva dei laghi. Non è un divieto assoluto di costruire ma qualsiasi intervento in queste fasce richiede l’autorizzazione paesaggistica. In Sicilia la legge vieta di edificare a meno di 150mt e in Sardegna a meno di 300, tuttavia in quella fascia proibita si sono consumati, dal 2006 al 2021, circa 1600 ettari di suolo. È evidente per chi ha viaggiato in treno attraversando la Calabria osservare scheletri di costruzioni in cemento disseminate a pochi metri dal mare. L’abbandono delle aree interne, con conseguente degrado dei territori, e le costruzioni sulle coste hanno reso particolarmente vulnerabili questi luoghi, esposti alla furia del mare e dei venti. Non è un fenomeno che riguarda il solo Mediterraneo, l’IPCC ha rilevato che circa 680 milioni di persone vivono attualmente nelle coste e che questo numero salirà a un miliardo verso gli anni 2050.

Venendo a quanto accaduto per effetto del ciclone Harry, l’ultimo rapporto dell’Ispra ci dice che nella sola Calabria dal 2006 al 2020, su 745 chilometri di litorale calabrese 347 km hanno subito modificazioni per effetto dell’erosione costiera. La provincia di Catanzaro è quella più aggredita: il 77% delle coste alterate. E già 20 anni fa, in un documento dal titolo “Opere di ricostruzione e protezione del litorale in erosione”, un gruppo di geologi messinesi spiegava: «L’antropizzazione della pianura alluvionale ha ormai comportato la quasi totale scomparsa dell’apparato dunale retrostante, tipico della costa tirrenica della Calabria». E il naturale ripascimento delle spiagge non può avvenire, perché i torrenti a secco per la siccità, ma anche tombati dalle costruzioni e spolpati dalle attività estrattive necessarie all’edilizia, non hanno più sabbia da trascinare a valle (C. Dionesalvi su il manifesto del 25 gennaio).

Purtuttavia sono richiesti alla Stato milioni di lire per poter ricostruire stabilimenti balneari e altre costruzioni distrutte dalle mareggiate quando è ormai evidente che bisogna liberare zone sempre più estese in vicinanza del mare. Costruire semmai lungomare, passeggiate a piedi o in bicicletta, stabilimenti in materiali leggeri smontabili; sistemi adattavi che non contrastino il sollevamento del mare e le sue mareggiate.

In Italia sono particolarmente critiche le zone della Valle del Po e la città di Venezia. Forse, afferma Federico Butera, nel 2200, continuando a salire il livello del mare, il turismo a Venezia tornerà. Ma sarà fatto con escursioni in barca per vedere le rovine dell’antica città romana di Simena, la città scomparsa per sempre e sommersa dal mare. Purtroppo le esperienze urbane di Milano, Roma e Firenze (https://volerelaluna.it/cultura/2026/01/14/citta-in-vendita-firenze-e-non-solo/) lasciano male sperare che la grave crisi ambientale sia diventata patrimonio condiviso delle amministrazioni delle nostre grandi città.

Non bastava Harry, in arrivo un altro ciclone di condoni nel Milleproroghe

Roberto Ciccarelli  28/01/2026

Il caso Mentre Calabria e Sicilia contano i danni del ciclone Harry, il centrodestra accelera sulla sanatoria edilizia e sullo scudo erariale. Le opposizioni: “progetto criminogeno”. Allarme di Legambiente: “Tragico errore che premia il cemento illegale sulle coste”

Oltre il ciclone Harry su Calabria e Sicilia, un altro ciclone potrebbe abbattersi tra poco sul Mezzogiorno: quello dei condoni edilizi. Arriverà con il Milleproroghe, uno strumento usato per far passare norme eterogenee che poco hanno a che fare con la tecnica e molto con il consenso. Sbarcherà alla Camera tra il 16 e il 20 febbraio e con esso la maggioranza intende regolare i conti lasciati in sospeso dalla legge di bilancio approvata alla fine dell’anno scorso.

Tra gli oltre 1.300 emendamenti spiccano quelli di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno presentato tre proposte identiche (Vietri, Patriarca, Zinzi) che puntano a riaprire il condono del 2003. Il piano prevede una sanatoria valida sull’intero territorio nazionale, affidando alle Regioni il compito di adottare le norme di attuazione entro sessanta giorni, definendo condizioni e modalità per l’ammissibilità degli abusi.

L’ostinazione della maggioranza è emersa già durante i lavori sulla legge di bilancio. Allora Fratelli d’Italia aveva tentato il blitz presentando un pacchetto di quattro emendamenti che miravano a riaprire il condono del 2003 e persino quello del 1985. Quest’ultimo emendamento è decaduto perché ritenuto inammissibile. L’altro è stato prima trasformata in un «ordine del giorno» che ha impegnato il governo a ripresentare il condono del 2003 al primo provvedimento utile. Il «Milleproroghe», appunto.

Si possono anche ricostruire le ragioni politiche di una simile sfida. Dal punto di vista storico le destre italiane si riconoscono dalla stimolazione dell’egoismo proprietario, e dell’opportunismo legalizzato, a partire da quello sulla «casa» e da quello sul «portafoglio». Sebbene la tradizione sia antecedente, è dai tempi di Berlusconi che questa iudeologia suggella un blocco sociale coeso. Poi ci sono le ragioni congiunturali. La spinta a riaprire i condoni è nata per sostenere la campagna elettorale di Edmondo Cirielli per la presidenza della Regione Campania. Le urne hanno premiato Roberto Fico dei Cinque Stelle. Quest’ultimo, contrario a ogni riapertura dei termini, ieri ha preferito la cautela: «Fin quando non vedo normative approvate, parliamo del nulla».

Per le opposizioni la strategia dei condoni è inaccettabile, per di più in un momento in cui le regioni del Sud sono alle prese con le conseguenze dell’emergenza maltempo. «Per la destra il Mezzogiorno è evidentemente un territorio marginale che può essere abbandonato» ha detto Marco Sarracino (Pd) che ha chiesto al governo Meloni di affrontare “questa vicenda come una emergenza nazionale «anziché riproporre il condono», con “risorse adeguate e misure strutturali». Per Angelo Bonelli di Avs quello presentato è «un emendamento criminogeno che, se approvato, provocherà l’effetto di stimolare nuovi abusi edilizi». Una scelta “irresponsabile e pericolosa”, per la vice-capogruppo Cinque Stelle alla Camera Ilaria Fontana che ha bollato come «osceno» il pressing del centrodestra per riaprire i termini del condono.

Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani ha definito la riapertura del condono un «tragico errore» che incentiva il mattone selvaggio. Oltre il 60% delle 70mila ordinanze di demolizione emesse tra il 2004 e il 2022 ha riguardato proprio i comuni costieri di Campania, Puglia, Lazio e Sicilia. I danni subiti dal ciclone Harry in Sicilia e Calabria – prosegue Ciafani – dovrebbero indurre tutti a riflettere con grande attenzione sulle priorità da affrontare».

Non c’è solo il mattone. Fratelli d’Italia punta a correggere la rottamazione delle cartelle, chiedendo di ammettere alla «rottamazione quinquies» (con rate fino a nove anni) anche i contribuenti che hanno già aderito alla precedente versione quater e risultano in regola con i pagamenti al 30 settembre 2025. Un modo per estendere i benefici anche a chi finora era stato escluso dai nuovi piani di rateizzazione. il pacchetto include lo «scudo erariale» per proteggere i dirigenti pubblici dalla colpa grave davanti alla Corte dei Conti — una norma scaduta a fine 2025 che Lega e Forza Italia chiedono di prorogare per tutto il 2026 per «non paralizzare» il Pnrr.

Ci sono altri conti in sospeso dalla manovra. Ad esempio l’avvio della tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dall’esterno dell’Unione Europea (leggi la Cina). Forza Italia ha chiesto di posporla di sei mesi. C’è anche un emendamento di Fratelli d’Italia che chiede di autorizzare la permanenza in servizio su base volontaria fino a 72 anni dei medici ospedalieri, ad eccezione di quelli che svolgono anche docenza universitaria. Altri due emendamenti, di Lega e Forza Italia, puntano ad estendere fino a fine 2026 l’efficacia dello «scudo erariale» relativo alla responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.