GARLASCO, TORTORA E PRO PAL: BARBERO CENSURATO, MA PER IL FRONTE DEL SÌ FAKE NEWS IN LIBERTÀ da IL FATTO
Garlasco, Tortora e Pro Pal: Barbero censurato, ma per il fronte del Sì fake news in libertà
Ilaria Proietti 24 Gennaio 2026
Barbero censurato mentre i politici straparlano. Propaganda I controlli funzionano soltanto sullo storico: nessun problema per chi lega la riforma a casi che non c’entrano nulla
H anno messo sulla graticola lo storico Alessandro Barbero accusandolo di essere uno sparaballe perché ha osato dire che voterà No al referendum. Ma al Sì tutto è concesso, compresa la censura dell’altrui opinione. Aiuta il fatto che Meta, nel suo regolamento, preveda appositamente di non fare le pulci ai post dei politici. Ovvio che il meglio allora siano proprio le bufale ripetute senza rischi di fact checking: la separazione delle carriere compirà i miracoli più disparati come finalmente far funzionare i centri d’Albania che ci costano 1 miliardo per rimanere deserti. Ma renderà anche più sicura la nazione spedendo altrove gli irregolari e mettendo in ceppi gli scalmanati nostrani e pure in gattabuia i pedofili. Provare per credere.
Matteo Salvini lo scorso 14 gennaio ha fatto bingo associando il referendum alla sconfitta del male. “Siamo oltre l’assurdo. Per me, per aver fermato gli sbarchi e difeso i confini, avevano chiesto 6 anni di reclusione. Per questo MAIALE che ha stuprato una bambina di dieci anni mettendola incinta, una condanna di 5 anni? Difficile definirla ‘giustizia’: sempre più convinto a votare SÌ al referendum”, ha detto, anche se poi la riforma serve pure per i bimbi del bosco e molto altro. La tesi la declama in un post del 24 novembre. “Il referendum sulla riforma della giustizia è un passo avanti fondamentale di civiltà. Anche la cronaca degli ultimi giorni lo dimostra, dal sequestro dei tre bambini portati via in modo indegno e vergognoso all’incredibile vicenda di Garlasco”. Per rimanere in zona Garlasco, va detto che Giorgia Meloni alla kermesse di Atreju ha trovato il vero colpevole. “Avanti con la storica riforma della giustizia. Votate per voi stessi e per il futuro della nazione. Votate perché non ci possa più essere una vergogna come quella di Garlasco”. Ma che c’entrano i bimbi nel bosco o Garlasco con la riforma? Assolutamente nulla, come del resto il caso di Enzo Tortora.
Ma tutto fa brodo e ognuno gli dà la piega che vuole. Quella di FI è la solita. “Mai più casi come quello del presidente Berlusconi! Mai più una giustizia usata come una clava. Il referendum è per tutti gli italiani: per dare voce ai cittadini e trasformare le parole in fatti” ha detto la vicepresidente del Senato di Forza Italia, Licia Ronzulli. Ma c’è pure chi vuol far credere che si deve votare Sì alla riforma perché i magistrati scarcerano pure senza motivo alcuno ogni tipo di teppaglia e di malviventi compresi i ProPal: è un dettaglio che il caso preso ad esempio dell’andazzo si riferisca a una decisione assunta dalla giustizia amministrativa di cui la riforma non si occupa affatto.
Ecco qui però in azione la propaganda social di Fratelli d’Italia che rilancia il titolo del Tempo con chiosa di rito – Sì, bisogna cambiare –: “Il Tar sospende il Daspo urbano ai proPal che devastarono Milano”. Ma fanno gioco pure gli Imam. Sentite qui. “La giustizia funziona in Italia? No. Votiamo #Sì al referendum: soggetti simili non resteranno più sul suolo italiano” si legge in un post del meloniano Galeazzo Bignami dopo un intervento su Libero cavalcando il sempreverde teorema delle “Toghe rosse” associato “alle follie Islamiche”.
Idem per un’altra intervista dello stesso capogruppo FdI al quotidiano di Capezzone. “Per avere un’Italia sicura va riformata la giustizia. Così chi sbaglia dovrà pagare”. Rilanciata con questo commento sui social meloniani: “Non possiamo fingere di non vedere una parte della magistratura che agisce per motivi ideologici. Toghe rosse pronte a sabotare, a suon di cavilli e con l’appoggio della sinistra, quanto fa il governo. Chi ha a cuore la sicurezza dell’Italia deve votare Sì”. E via postando con altre card fabbricate per accostare il tema dei migranti e della sicurezza alla riforma. “I centri in Albania sono un modello per l’Europa, ma non per certi giudici politicizzati. Il 22 e 23 marzo non fermare il cambiamento!”. Per finire con la chicca: “Voglio che non ci siano disegni politici della magistratura sull’immigrazione” spiega la card su fondo bianco e barcone carico di clandestini. Che incassa like ma pure i pernacchi per la disinformatia che gode dell’immunità dei fact checking zelanti.
Nordio e i suoi fratelli: toghe politicizzate in campo per il Sì
Antonio Esposito 24 Gennaio 2026
Tra i più accesi e faziosi sostenitori del Sì alla separazione delle carriere dei magistrati si annoverano, non solo i soliti utili idioti della sinistra sempre in servizio permanente, anche i magistrati politicizzati.
Oltre all’ex magistrato Sebastiano Neri, politico di lungo corso per essere stato deputato di An, è sceso in campo, con un’intervista al quotidiano Il Tempo, il magistrato Luigi Bobbio, già senatore di An nonché, nel 2008-‘09, capo di gabinetto della ministra Meloni e autore dell’emendamento “anti-Caselli”, che impedì a quest’ultimo di diventare Procuratore nazionale antimafia (norma poi dichiarata incostituzionale). Bobbio ha esordito prospettando uno scenario incredibile e surreale: “La casta, la corporazione, in queste ore, si difende come non mai, minaccia e prende iniziative che possono rovinare la vita di chi la pensa in modo diverso. Per le correnti, questa è la battaglia delle battaglie, ecco perché stavolta sono pronte a tutto… motivo per cui non escludo qualsiasi ritorsione”. Poi è passato a enunciare la solita inconsistente tesi secondo cui con la riforma “avremo un giudice che non condividendo più il concorso, la formazione e la colleganza con il pm, avrà un criterio di acquisizione e valutazione della prova molto più rigoroso”.
Sulla stessa linea si è collocato l’ex magistrato Antonio Di Pietro, prima simbolo di Mani pulite, poi sceso nell’agone politico e oggi componente di un comitato per il Sì, il quale ha affermato che “ci si sente più tranquilli quando si entra in un’aula di giustizia sapendo che il giudice è realmente terzo”. Si tratta di affermazioni distorte e del tutto inconsistenti. In realtà già oggi il giudice è “terzo” perché lo sancisce la Costituzione che all’articolo 111 parla “di giudice terzo e imparziale”, disposizione che conferma l’incontestabile principio secondo cui i requisiti di terzietà e imparzialità sono connaturati, coessenziali alla stessa funzione di giudicare: il giudice non può, per definizione, che essere “terzo e imparziale”. E allora, se per dettato costituzionale il giudice (peraltro in un contesto di separazione delle funzioni già in atto da tempo) è “terzo e imparziale”, è improprio e fuorviante dire che oggi non sarebbe “veramente terzo” e lo diventerebbe solo quando, come prevede la riforma, il pm sosterrà un concorso diverso e avrà una carriera distinta da quella del giudice. Allo stesso modo è fuorviante affermare che, in tal caso, “il giudice avrà un criterio di acquisizione e valutazione della prova molto più rigoroso”.
Ma il vero protagonista della vicenda è un altro ex magistrato, Carlo Nordio, cioè colui che incredibilmente per virtù della politica è assurto al prestigioso incarico di ministro di Giustizia, diventando inflessibile fustigatore dei suoi ex colleghi. Nel suo recentissimo libro a sostegno del Sì, Una nuova giustizia, ha affermato rivolto al Pd: “I suoi dirigenti sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica dovuta alla invadenza delle procure”. Li ha, quindi, invitati a votare Sì per “non compromettere la propria libertà d’azione domani” e ha aggiunto che “se dovesse vincere il No sarebbe una vittoria delle procure e noi torneremo a essere una Repubblica condizionata dal ‘Terzo Potere’”. Queste affermazioni – provenienti proprio da colui che ha promosso la riforma – rappresentano la prova provata che il vero scopo è la demolizione del principio di unitarietà della giurisdizione, finalizzata alla successiva sottoposizione del pm al potere esecutivo onde ridurre “l’invadenza delle procure” e garantire al governo di turno “libertà di azione” rispetto al controllo di legalità affidato dalla Costituzione alla magistratura.
I sostenitori del No, grati per le preziose ammissioni del ministro, sentitamente ringraziano.
No Comments