ANTISEMITISMO, DISINFORMAZIONE, GUERRA: L’IMPRESA NAZISTA DELLA “LINGUA DEL POPOLO” da ILMANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ANTISEMITISMO, DISINFORMAZIONE, GUERRA: L’IMPRESA NAZISTA DELLA “LINGUA DEL POPOLO” da ILMANIFESTO

Antisemitismo, disinformazione, guerra: l’impresa nazista della «lingua del popolo»

Indagini «L’orchestra di Goebbels», di Giovanni Mari, pubblicato da Lindau. Il volume analizza le tecniche mediante le quali Goebbels riuscì a invadere in maniera capillare l’intero sistema massmediologico tedesco, condizionando dunque non solo i giornali e le radio ma anche la selezione dei libri da pubblicare e dei film da distribuire nelle sale

Enrico Paventi  20/09/2025

Dopo essere stato nominato cancelliere nel gennaio del 1933, Adolf Hitler formò il primo esecutivo a guida nazionalsocialista e diede subito il via a un’intensa attività legislativa, dalla quale si comprese ben presto quale fosse la principale intenzione del futuro dittatore: l’instaurazione di un regime totalitario che fosse in grado di penetrare, in maniera sistematica, in tutti gli aspetti dell’esistenza tanto pubblica quanto privata di ogni cittadino del Terzo Reich, la cui coscienza critica sarebbe stata messa intanto a tacere. Nell’ambito di una siffatta articolazione istituzionale e alla luce di un simile proposito, la propaganda venne a svolgere un ruolo di assoluto rilievo: il controllo sull’informazione fu dunque capillare e asfissiante giacché – dal punto di vista dei vertici del Partito hitleriano – si trattava di difendere e costruire il nuovo Stato assicurandogli un ampio consenso.

A CONCEPIRE E ORGANIZZARE tale attività fu chiamato Joseph Goebbels che, iscritto al Nsdap fin dal 1924, fanatico sostenitore del Führer nonché instancabile agitatore, venne posto a capo del ministero della Propaganda. Convinto che quest’ultima fosse «una pratica attiva e rivoluzionaria» e che la stampa sarebbe dovuta diventare «il pianoforte su cui il governo potrà suonare, uno strumento fondamentale per influenzare le masse», egli aveva chiarito quale fosse lo scopo del suo dicastero: stabilire un collegamento diretto tra l’esecutivo e il popolo affinché quest’ultimo subisse costantemente il condizionamento esercitato per volontà del regime.

Il giornalista e saggista Giovanni Mari in L’orchestra di Goebbels. Ordini e veline alla stampa per manipolare le masse (Lindau, pp. 256, euro 23), ha sottoposto alla propria indagine sia le tecniche utilizzate dalla propaganda hitleriana sia la «lingua nazista» – lo strumento verbale che era stato messo a punto per influenzare la collettività nazionale -, fornendo al lettore uno studio tanto lucido quanto documentato. Goebbels si rese ben presto conto di come non sarebbe stato più sufficiente assecondare gli umori della Volksgemeinschaft: si sarebbe dovuto invece manipolarli nella direzione più appropriata al perseguimento della grandezza della nazione. Si sarebbe trattato, in altri termini, di incoraggiare l’antisemitismo e l’assoluta dedizione alla causa nazista, di infondere l’odio nei confronti degli avversari, di esaltare il totalitarismo e l’idea della guerra totale attraverso una sistematica attività di disinformazione volta a suscitare nella comunità di popolo la nascita e la persistenza di un sentimento di viva simpatia nei confronti del regime.

Come si è accennato, la disamina di Mari analizza le tecniche mediante le quali Goebbels riuscì a invadere in maniera capillare l’intero sistema massmediologico tedesco, condizionando dunque non solo i giornali e le radio ma anche la selezione dei libri da pubblicare e dei film da distribuire nelle sale. In seguito, con l’inizio delle trasmissioni televisive, egli ne avrebbe modulato i contenuti in relazione alle necessità e agli scopi dell’azione propagandistica.

L’autore non manca poi di prendere in esame il modo in cui le dettagliatissime veline che gli ossequiosi e zelanti funzionari del ministero della Propaganda inoltravano alle diverse redazioni affrontando il tema del linguaggio. Dal momento che tali comunicazioni imponevano ai loro destinatari di trasmettere notizie formulate in maniera comprensibile, essenziale, persuasiva, emotivamente coinvolgente: informazioni, insomma, espresse nella cosiddetta «lingua del popolo».

OCCORRE SOTTOLINEARE, infine, come il saggio di Mari appaia davvero istruttivo, giacché analizza un tema rimasto purtroppo di stretta attualità. Anche al giorno d’oggi, infatti, è sovente possibile osservare l’impiego di tecniche di manipolazione e persuasione di massa, di strategie volte a condizionare gli orientamenti delle moltitudini e a incanalarne il consenso. Nel contempo si impartiscono direttive, si distorcono i fatti, si costruisce una realtà parallela.

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