CHI OSTACOLA UN PROGRAMMA COMUNE A SINISTRA È SOLO IL PD da IL FATTO
Chi ostacola un programma comune a sinistra è solo il Pd
Piero Bevilacqua 15 Maggio 2026
A giudicare dalla stampa mainstream sembra che le difficoltà a comporre l’alleanza elettorale del centrosinistra, per le elezioni del 2027, vengano da Conte e dai 5S. Quando è vero il contrario. È il coacervo chiamato Partito democratico l’ostacolo maggiore. A parte i danni storici inflitti all’Italia (precarizzazione del lavoro, privatizzazioni indiscriminate, ecc.) non si può non ricordare che esso ha condiviso le scelte più rilevanti del governo Meloni: armi all’Ucraina, sanzioni controproducenti alla Russia, rispetto del Patto di Stabilità, accettazione di fatto dell’attuale sistema fiscale, ambiguità sul Piano del riarmo europeo. Dunque il soggetto politico che dovrebbe avviare la soluzione è in realtà parte fondamentale del problema. Elly Schlein, diventata segretaria grazie all’apporto dei voti esterni al Pd, non è riuscita a compiere il miracolo.
Nessun dubbio sulla necessità dell’alleanza elettorale, ma il rischio è che i 5S, per tenerla in piedi, annacquino ancora di più il loro programma. Oggi, però, tutto è consentito all’Italia tranne che la continuità con le scelte che ci hanno trascinato allo stato presente. L’imposizione del Patto di Stabilità da parte dell’Ue, che ci lascia in procedura di infrazione per lo sforamento del 3,1%, conferma la pervicace volontà suicida di Bruxelles. Mentre sosteniamo la guerra americana per procura in Ucraina, subiamo l’aggressione Usa all’Iran, che strozza ulteriormente le fonti di energia del continente, l’Europa continua la politica che l’ha condotta alla disfatta.
Il Pd cambierà politica? Grande è il rischio che l’azione di un futuro governo di centrosinistra, per evitare fratture, pratichi una politica di galleggiamento che condanni l’Italia a una rovinosa regressione. E questo mentre infuria una delle più violente tempeste che mai si siano abbattute sul mondo. Come ogni persona onesta dovrebbe ammettere, non ci sono molti antidoti a questa grave malattia della vita politica italiana se non il coraggio dei 5S, che devono fare di tutto per conservare un partito d’opposizione. Conte può vantare scelte importanti compiute nei suoi precedenti governi, come il Reddito di cittadinanza, oggi drammaticamente necessario per le crescenti povertà generate dall’inflazione e dai bassi salari. Dall’Europa ha portato a casa il bottino (in parte dilapidato) del Pnrr, mentre il suo governo è stato il primo dei paesi G7 ad aderire al Memorandum della Belt and Road Initiative con la Cina. Ha dunque le credenziali per un’apertura ai paesi Brics. Quanto a invocare la fine delle ostilità in Ucraina perché l’Italia acceda al gas russo, va detto che la guerra contro la Russia la stiamo conducendo noi. Sono gli Stati europei a opporsi alla pace. L’apertura immediata di rapporti commerciali con la Russia sarebbe, oltreché economicamente vantaggiosa, un segno di distensione dopo anni di immotivata ostilità. Ma Conte dovrebbe incominciare a comportarsi come un ministro degli Esteri in pectore, per incontrare dirigenti e personalità cinesi. Come ha mostrato Pedro Sánchez, faro di dignità in questa Europa di servi, con la Cina si possono intrattenere rapporti economici e politici fruttuosi. Questo paese non solo è all’avanguardia in settori tecnologi importanti, a partire dalle energie rinnovabili, ma investe tanta parte del suo immenso surplus commerciale con tassi di favore nel Sud del mondo, rovesciando la politica di indebitamento e strozzinaggio del Fmi.
L’Italia ha un bisogno disperato di investimenti e di redistribuzione della ricchezza, ma deve sottrarsi al crollo degli edifici in rovina che la stanno soffocando: l’Ue e gli Usa, per coltivare col resto del mondo rapporti di pace in vista di un nuovo ordine mondiale.
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