STUDENTI CONTRO LA LEVA: “RIFIUTIAMO L’ORIZZONTE DELLA GUERRA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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STUDENTI CONTRO LA LEVA: “RIFIUTIAMO L’ORIZZONTE DELLA GUERRA” da IL MANIFESTO


Studenti contro la leva: «Rifiutiamo l’orizzonte della guerra»

Marina Della Croce  06/03/02026

Il limite ignoto Manifestazioni in tutta Italia, in contemporanea alle proteste tedesche contro il servizio militare

Ritorna lo spettro della leva obbligatoria. Contro la prospettiva militare gli studenti e le studentesse si sono mobilitati ieri in molte città d’Italia: Roma, Bologna, Piacenza, Pisa, L’Aquila, Agrigento, Verona, Milano, Torino, Venezia, Napoli. La data non è casuale: si scende in piazza in contemporanea allo sciopero studentesco in Germania, dove da gennaio tutti i diciottenni ricevono un questionario per determinare il grado di idoneità e motivazione rispetto alla leva, e con iniziative in diversi paesi contro il piano di riarmo dell’Unione europea. «La mobilitazione arriva mentre nel mondo cresce l’escalation bellica e l’incapacità del governo Meloni è sempre piu evidente – affermano dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari – Mentre continua il genocidio in Palestina e dopo le varie aggressioni degli ultimi mesi, gli attacchi coordinati di Stati uniti e Israele contro l’Iran hanno aperto un nuovo e pericoloso fronte di guerra in Medio oriente, con bombardamenti, vittime civili e il rischio concreto di un conflitto regionale più ampio».

Da qui al 2040, secondo quanto trapela dal gruppo di studio istituito dal ministero della difesa, il governo vorrebbe un’espansione graduale dell’esercito, accompagnata da nuove campagne di reclutamento e da una revisione dei meccanismi di arruolamento: si punta a 100 mila soldati in più (attualmente se ne contano circa 170 mila). Accanto ai militari in servizio, la riforma contenuta in un ddl in lavorazione da tempo, introdurrebbe una riserva stabile di circa quindicimila unità. Per farlo, occorrerebbe potenziare le infrastrutture che un tempo sostenevano la leva obbligatoria: visite sanitarie, percorsi di preparazione, sistemi amministrativi. E potrebbero essere introdotti periodi di ferma annuale, inizialmente su base volontaria.

L’obiettivo è ricostruire un bacino mobilitabile in caso di emergenze. Il tutto avrà un costo: si calcolano circa 7 miliardi di euro. «Soldi che vengono destinati alle armi e alla militarizzazione, nelle scuole e nelle università mancano fondi, spazi, trasporti e diritti». «Per giovani e studenti si prepara un futuro di povertà e precarietà, di guerra come unico orizzonte – aggiungono i loro colleghi di Osa e Cambiare rotta – Il referendum sulla giustizia non è che un passaggio in questa stretta autoritaria all’interno, funzionale all’economia di guerra, al riarmo, alla partecipazione e al sostegno ad operazioni militari all’esterno». Dalla Rete della conoscenza aggiungono: «La guerra non è un destino inevitabile: è una scelta politica che si costruisce nel tempo, con l’aumento della spesa militare, con la normalizzazione della militarizzazione nei luoghi della formazione, con il ritorno nel dibattito pubblico della leva obbligatoria. In Italia non è mai stata abolita, ma solo sospesa».

Proprio ieri, peraltro, la senatrice di Avs Luana Zanella ha denunciato un sospetto aggiornamento delle liste di leva, che contengono i nominativi di tutti i cittadini maschi di età compresa tra i 17 e i 45 anni. «I comuni italiani sono tenuti a trasmettere al ministero della difesa l’elenco dei cittadini maschi che entro la fine dell’anno compiono i 17 anni di età – afferma Zanella – Ma avviene proprio mentre sale la tensione in Medio oriente e nel Golfo Persico. La preoccupazione si è diffusa tra molti giovani e le loro famiglie, il governo chiarisca».

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