L’INSOSTENIBILE IGNORANZA DEL CALDO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’INSOSTENIBILE IGNORANZA DEL CALDO da IL MANIFESTO

L’insostenibile ignoranza del caldo

Stella Levantesi  10/07/2026

Caldo torrido L’ondata di caldo da record che ha colpito gran parte dell’Europa occidentale a partire dal 21 giugno è stata determinata principalmente da condizioni meteorologiche intensificate dal cambiamento climatico causato dagli esseri umani. 327 milioni di persone sottoposte a condizioni che gli esperti definiscono “estreme”

Un cortile del rione Testaccio a Roma – Alessandra Tarantino /Ap

“Nessuno mi aveva mai detto che il dolore somiglia tanto alla paura”. Inizia così “Diario di un dolore” di C.S. Lewis. Il dolore arriva quatto quatto, che a volte nemmeno te ne accorgi, oppure irrompe violentemente, come uno strappo che costringe all’attenzione. A volte ci coglie impreparati, persino quando sappiamo che verrà. Eppure, il dolore può essere la fine dell’ignoranza e un ritorno alla realtà. Passiamo molto tempo nell’ignoranza, come società. C’è chi dice che il collasso climatico non esiste, chi pensa che non sia così grave oppure chi si convince che è lì, da qualche parte, in una dimensione astratta dove non ci può toccare davvero.

Poi arriva il caldo. Quello estremo, infernale, opprimente. Arriva e la coltre di ignoranza si assottiglia, si vedono le cose con temporanea chiarezza. La società che ha costruito la propria esistenza sull’omissione, per un momento, si ricorda che fa caldo. C.S. Lewis non avrà avuto in mente il caldo quando parlava di paura. Nel 1961 scriveva di lutto e, probabilmente, nemmeno lui sapeva che chi dava i primi allarmi su quanto caldo avrebbe fatto nei decenni a venire, aveva già parlato.

Il fisico Edward Teller, padre della bomba all’idrogeno, per esempio, avverte i dirigenti dell’industria petrolifera che l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, causato dall’attività dell’industria stessa, porterà un grave riscaldamento entro la fine del secolo. Era il 1959. C.S. Lewis non aveva ancora perso la moglie. Gli esseri umani non erano ancora andati sulla luna. Il lavoro di Rosalind Franklin, James Watson e Francis Crick aveva portato, da pochi anni, alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA. La prima email della storia non sarebbe stata inviata per dodici anni ancora. Il World Wide Web non sarebbe stato pubblico per i trentaquattro anni successivi. Gli esseri umani non avevano il Wi-Fi, le carte di credito, il codice a barre, Chat gpt, i social media, la teoria della tettonica delle placche, le immagini di un buco nero, conoscenza del virus HIV o dell’epatite C, il vaccino per la varicella, Lucy, gli smartphone, i cavi USB, la risonanza magnetica, le parole “influencer”, “scrollare”, “cringe”, la commercializzazione della pillola anticoncezionale…gli esseri umani non avevano molte delle cose che oggi determinano la nostra società, persino la nostra quotidianità, ma alcuni scienziati sapevano già che produrre gas e petrolio avrebbe causato un’alterazione del clima globale.

Non erano solo gli scienziati, erano le compagnie di combustibili fossili. Dentro le aziende, molti già sapevano che avrebbe fatto caldo. Nel 1979, uno studio interno condotto dalla compagnia di combustibili fossili ExxonMobil e contrassegnato come “confidenziale”, rivelava che un uso incontrollato dei combustibili fossili avrebbe portato a “drammatici cambiamenti climatici” entro i settantacinque anni successivi e che, per evitarlo, sarebbero stati necessari “cambiamenti radicali nei modelli di consumo energetico”.

Il rapporto, redatto da Steve Knisely della Divisione di Ingegneria e Pianificazione dell’azienda, avvertiva che, a meno che non fossero stati imposti limiti alle emissioni, “si sarebbero verificati cambiamenti di temperatura evidenti intorno al 2010, quando la concentrazione avrebbe raggiunto le 400 ppm” e che “cambiamenti climatici significativi” si sarebbero verificati intorno al 2035, “quando la concentrazione si sarebbe avvicinata alle 500 ppm”. Ppm significa “parti per milione” e, in questo contesto, è un valore che indica la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Basta sapere che più alta è la cifra di ppm, meno è buona la notizia per noi. Oggi, il valore misurato è di circa 430ppm.

Entro il 1980 esistevano previsioni scientifiche piuttosto accurate su quello che sarebbe successo mantenendo o aumentando i ritmi di produzione di carbone, gas e petrolio. La letteratura scientifica dimostrava già che ogni anno di ritardo nella decarbonizzazione da fonti fossili avrebbe comportato danni sempre più gravi.

Non è necessario essere scienziati per sapere che posticipare la gestione di un problema non lo fa automaticamente scomparire. Non serve saper comprendere la scienza del clima nemmeno per sentire cosa significa vivere in un mondo in pieno collasso climatico. Il caldo si percepisce sulla propria pelle. Il sudore. La fatica. L’affanno. La stanchezza. La disidratazione. La morte. Solo in Francia, Belgio e Paesi Bassi sono stati registrati almeno 3700 decessi a seguito dell’ondata di caldo di giugno, che ha portato le temperature oltre i 40 °C.

Ma se il caldo porta la fine dell’ignoranza, abbiamo anche alcune certezze.

Negli ultimi anni ha fatto caldo come non mai. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Gli ultimi tre anni (2023-2025) hanno registrato in media temperature superiori a oltre 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali (1850–1900). Gli ultimi undici anni sono stati gli anni più caldi mai registrati.

Da giugno a settembre 2024 si sono contati oltre 62 mila decessi legati al caldo in tutta Europa, e l’Italia è stato il Paese con il maggior numero di vittime per il caldo – 19 mila. Farà ancora più caldo. Il clima della Terra è più sbilanciato che mai, poiché le concentrazioni di gas serra causano un continuo riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani.

Lo dice Homer a Bart nel meme dei Simpson: “Questa è l’estate più fredda della tua vita”. Nel dramma, esiste sempre una forma d’ironia. Un evento che avrebbe dovuto tenersi nel centro di Londra durante la London Climate Action Week su come il mondo può adattarsi al caldo estremo è stato annullato a causa delle alte temperature.

Fa così caldo soprattutto a causa del cambiamento climatico. L’ondata di caldo da record che ha colpito gran parte dell’Europa occidentale a partire dal 21 giugno è stata determinata principalmente da condizioni meteorologiche intensificate dal cambiamento climatico causato dagli esseri umani.

Circa 327 milioni di persone sono state esposte a condizioni di calore aggravate dal cambiamento climatico, per un costo di oltre 15,6 trilioni di dollari: più dell’ ottanta per cento di quelle persone sono state esposte a condizioni “estreme”.

Il cambiamento climatico è causato soprattutto dall’attività dell’industria di gas e petrolio. Se A è uguale B e B è uguale C… Il fatto più importante riguardo al riscaldamento globale, ovvero che per prevenirlo sarebbe necessaria una rapida transizione dal carbone, petrolio e gas, ha sempre rappresentato la minaccia esistenziale per l’industria di combustibili fossili, sottolinea il ricercatore Benjamin Franta in un libro sullo studio dell’ignoranza, “L’ignoranza smascherata: saggi sulla nuova scienza dell’agnotologia”.

Le industrie non negavano solo il problema ma si misero a promuovere l’idea che la crisi climatica potesse essere risolta senza cambiare il sistema energetico fondato sul fossile.

Ancora una volta, non serve una conoscenza approfondita della scienza del clima per sapere che se vuoi mentire, la via più semplice è nascondere, ma quella più efficace è manipolare. Chi ha interesse ad ostacolare l’azione per il clima e per la salute agisce con successo da oltre cinquant’anni. L’industria fossile, i politici, le lobby e le associazioni di categoria che fanno gli interessi del gas e del petrolio hanno orchestrato una campagna di disinformazione sul clima durata decenni al fine di manipolare i fatti della scienza ed evitare l’azione.

Se il problema della crisi climatica non esiste oppure può essere risolto senza cambiare nulla del sistema energetico ed economico in cui siamo, allora la sua gravità e la sua urgenza possono essere ignorate. Eppure, l’ignoranza non viene dalla mancanza di informazioni o da un vuoto di conoscenza, ma dalla convenienza. L’ignoranza è legittimata, incoraggiata, garantita e permette alle compagnie di petrolio e gas e ai politici di continuare a guadagnare da un sistema improntato al profitto e alla crescita, a scapito della salute e delle vite delle persone e del pianeta.

Se vivi nell’ignoranza, forse, avrai anche una possibilità di scappare dal dolore, ma non dal clima estremo. Il problema del caldo non è solo che uccide: quando, solo temporaneamente, recede nei mesi dopo l’estate, viene dimenticato. Come società archiviamo nuovamente il fatto che stiamo vivendo la crisi climatica. Liquidiamo il problema fino all’arrivo di altri eventi meteorologici estremi intensificati dal riscaldamento globale: le alluvioni, le tempeste tropicali, la siccità. I raccolti agricoli lapidati, il suolo eroso, i ghiacciai in recesso, l’oceano acido, le malattie infettive…

Il titolo originale di “Diario di un dolore” è “A grief observed”, “Un lutto osservato”. Osservare significa custodire. Un’altra ironia? Il dibattito pubblico è colmo di osservazioni ma le uniche cose che chi ha potere ha davvero interesse a custodire sono il profitto e l’ignoranza.

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