LE SANZIONI A BAUD SONO LA MORTE CIVILE DELLA UE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LE SANZIONI A BAUD SONO LA MORTE CIVILE DELLA UE da IL FATTO

Le sanzioni a Baud sono la morte civile della Ue

Elena Basile  19 Dicembre 2025

Le sanzioni europee a Jacques Baud, politologo e analista del conflitto russo-ucraino, ex colonnello dei servizi svizzeri in pensione, sono un atto di una gravità assoluta che indica la trasformazione dell’Ue in un regime in grado di abolire le libertà costituzionali create nel Secondo dopoguerra.

Il silenzio sulla maggior parte dei media mainstream è inquietante. Il Consiglio di politica estera e di sicurezza, composto dai rappresentanti degli Stati membri e guidato dall’Alto Rappresentante, l’estone Kallas, ha congelato il 16 marzo i beni e i conti correnti di Baud al quale viene anche impedita la libera circolazione sul territorio europeo. Il potere esecutivo dell’Ue colpisce un cittadino svizzero, ex funzionario della Nato, per avere analizzato il conflitto russo-ucraino nei suoi numerosi libri in maniera non allineata alla narrativa occidentale, basata sulla negazione dei fatti accaduti. Non è un organo giudiziario che dopo avere accertato i fatti e ascoltato la difesa di Baud condanna l’imputato alle sanzioni. È un organo esecutivo che colpisce un cittadino inerme senza dargli alcuna possibilità di difesa. A chi dovrebbe ricorrere Baud? Alla Corte europea per vedere rispettati i suoi diritti individuali cancellati dalle istituzioni europee? La Corte era stata in effetti concepita per proteggere a nome dell’Europa i cittadini europei contro il potere nazionale. Siamo chiaramente in una situazione tragicomica.

Jacques Baud insieme agli statunitensi Jeffrey Sachs e John Mearsheimer era un punto di riferimento per coloro che cercavano fonti libere e attente sul conflitto russo ucraino. La Kallas intende mettere sotto sanzione anche Sachs e Mearsheimer? Non vi è nulla di quanto affermato da Baud che non sia patrimonio comune di tanti altri analisti, inclusa la sottoscritta, autori di questa testata. L’accusa di essere un propagandista russo dovrebbe essere basata su accertati legami dell’analista con il Cremlino. Si è propagandisti quando si ricevono fondi e prebende dal potere. Situazione consona piuttosto a quella vissuta da accademici e giornalisti, che scrivono sui giornali più letti e dal loro allineamento alla propaganda europea e Nato, che ricevono oggettivi favori in termini di visibilità e carriera. Essere un propagandista significa affermare che la guerra in Ucraina è stata provocata dall’Occidente e ideata a partire dal 1997, anno in cui venne sostituita l’Osce con la Nato? Che lo affermi anche Putin (non ho idea se lo faccia o meno) non significa a priori che la ricostruzione non sia vera e comunque meritevole di attenzione. Jacques Baud è accusato di teorie cospiratrici in quanto ha riferito le dichiarazioni di Oleksij Arestovich, consigliere di Zelensky, il quale prima che scoppiasse la guerra aveva già affermato che l’ingresso nella Nato sarebbe avvenuto in virtù di una guerra con la Russia. Come sappiamo, gli stessi giornalisti del New York Times hanno scritto che a partire dal 2014 gli anglosassoni hanno addestrato, armato e reso compatibile con la Nato l’esercito ucraino. Povero paese ostaggio, poveri ragazzi ucraini costretti a combattere perché il loro paese non poteva essere come l’Austria o la Svizzera, un Paese neutrale! Si è quindi propagandisti russi se si affermano verità storiche e si ha la sfortuna che le stesse siano illustrate anche dal Cremlino? Ma se anche Baud avesse simpatie ideologiche per la Russia (cosa che non ha senso in quanto Mosca non è più il rivale ideologico, faro del comunismo internazionale) e fosse portato a scrivere libri critici verso la narrativa occidentale, non sarebbe nel suo pieno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero? L’Ue considera quindi morte le libertà costituzionali. Siamo entrati in uno Stato di eccezione che abolisce i diritti individuali e le garanzie iscritte negli stessi trattati europei? Il presidente Mattarella dovrebbe spiegare agli italiani quando è stata dichiarata la guerra alla Russia e con quale coinvolgimento del Parlamento. Dovremmo tutti autodenunciarci come traditori della Patria per non pensarla come Parsi e Camporini? Come Mieli e Panebianco? Che vengano stabiliti campi di rieducazione per i liberi pensatori non omologati! Abbiamo almeno il diritto di capire cosa è possibile e cosa non lo è più? Saremo schedati se assistiamo a un concerto russo o se assistiamo a una conferenza all’ambasciata russa? Stefan Zweig nel Mondo di ieri ci racconta come alla vigilia della Prima guerra mondiale l’odio dei francesi verso i tedeschi e viceversa fosse arrivato a tal punto che non era più possibile leggere i libri del paese considerato nemico. Piccola feroce umanità che ripete gli stessi crimini. In Approdo per noi naufraghi analizzo il deficit di legittimità democratica dell’Ue, la mancanza di divisione dei poteri, la transizione delle oligarchie liberali verso l’autoritarismo. Siamo tutti in pericolo.

Dagli Usa all’Unione europea, nuovi rischi per la democrazia

Sottosopra*  19 Dicembre 2025

Negli Stati Uniti, dove lo Stato viene oggi utilizzato come strumento di concentrazione del potere, la Corte Suprema – i cui membri sono di nomina presidenziale, e hanno incarico a vita – è chiamata a decidere se riconoscere al presidente Trump il diritto di licenziare membri non graditi di agenzie indipendenti, che pure sono sottoposte al Parlamento. E la maggioranza dei togati è orientata a dire sì. Verrebbe così meno un limite allo strapotere presidenziale introdotto nel 1935, proprio dalla Corte…

2) In Gran Bretagna, il premier “laburista” Starmer ha dichiarato “organizzazione terroristica” Palestine Action, un gruppo di militanti impegnato in azioni non violente e di disobbedienza civile a favore della Palestina. Nelle settimane successive, il governo ha condotto arresti di massa contro chi protestava per la decisione: la maggior parte dei trattenuti erano pensionati.

3) In India, nel contesto di crescenti politiche discriminatorie e di una diffusa tolleranza della violenza contro la popolazione musulmana, nonché di repressione e intimidazione del dissenso, cresce il condizionamento dell’autonomia delle università e sono in atto tentativi di alterare le liste elettorali per favorire il partito al governo.

4) La Commissione europea, con il contributo dell’Italia, ha approvato il Nuovo Patto Migrazioni che, in palese violazione di diritti fondamentali come quello d’asilo, nonché delle convenzioni internazionali, limita enormemente la possibilità delle persone migranti di vedersi riconosciuta una protezione, oltre a esporle al rischio (quasi certezza) di essere deportate in Paesi terzi (nemmeno in quello d’origine!) senza che la loro causa sia ascoltata.

5) La Francia ha avuto quattro premier in dodici mesi, dopo le elezioni anticipate indette dal presidente Macron: sono tutti caduti per assenza di maggioranza in Parlamento, visto che Macron si è rifiutato di consegnare il governo a chi legittimamente aveva vinto le elezioni.

6) In Italia, dopo la stretta alle manifestazioni prevista dal cosiddetto decreto Sicurezza, prosegue l’erosione delle prerogative del Parlamento. La legge di Bilancio, che pure impatta grandemente sulle vite di tutti, anche quest’anno non sarà sostanzialmente vagliata dalle Camere. Che continuano – e noi con loro – anche a ignorare il contenuto dei decreti sull’invio di armi all’Ucraina, pur essendo chiamate a votarli. Parimenti, il Parlamento non ha avuto modo di discutere davvero la modifica costituzionale relativa alla magistratura.

7) Il governo di Israele, “la sola democrazia del Medio Oriente”, come siamo soliti dire, mentre porta avanti lo sterminio di un popolo sostanzialmente indisturbato, proibisce l’attività di media “ostili”, impedisce ai giornalisti di osservare, licenzia i funzionari statali non allineati.

Ci fermiamo qui, per ragioni di spazio. Ma gli esempi di enormi violazioni dei meccanismi di bilanciamento dei poteri, di libertà del dissenso e del conflitto, propri della democrazia costituzionale, abbondano ovunque. Di cosa si parla dunque quando si parla di democrazia? A che punto siamo, visti gli esempi fatti sopra? È possibile invertire la rotta, e come? A Genova, dal 23 al 25 gennaio, personalità italiane e internazionali discuteranno proprio di questo, in una tre giorni intitolata: “Democrazia alla prova”. Perché la democrazia non è mai data, e se non sarà in grado di aggiornare i propri dispositivi, strangolati dal saldarsi di neoliberismo e autoritarismo, resterà un concetto vuoto. Per cui milioni di vite sono state sacrificate invano. Forse c’è ancora spazio per reagire: proviamoci.

Forum Disuguaglianze e Diversità

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