DISUGUAGLIANZE, UNA NUOVA STRATEGIA GLOBALE E LOCALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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DISUGUAGLIANZE, UNA NUOVA STRATEGIA GLOBALE E LOCALE da IL MANIFESTO


Disuguaglianze, una nuova strategia globale e locale

Salvatore Morelli  07/05/2026

Contro gli squilibri Il 24 e 25 aprile scorso, proprio mentre in Italia si festeggia la Liberazione dal nazifascismo e solo 48 ore prima della festa di liberazione del popolo sudafricano dall’apartheid, alla Wits University di Johannesburg, si è riunito per la seconda volta il Founding committee dell’International panel on inequality (Ipi)

Un filo unisce Johannesburg e Roma. Dal Sud Africa arriva il richiamo a costruire una risposta internazionale coordinata all’aumento delle disuguaglianze economiche, riconosciute ormai come una delle minacce più gravi al benessere collettivo. A Roma c’è il lavoro di chi da anni prova a tradurre quella preoccupazione globale in proposte capaci di cambiare la vita delle persone, a partire dalle nuove generazioni.

Il 24 e 25 aprile scorso, proprio mentre in Italia si festeggia la Liberazione dal nazifascismo e solo 48 ore prima della festa di liberazione del popolo sudafricano dall’apartheid, alla Wits University di Johannesburg, si è riunito per la seconda volta il Founding committee dell’International panel on inequality (Ipi), il nuovo organismo internazionale indipendente che si propone di diventare per le disuguaglianze ciò che l’Ipcc è per il clima. Ad aprire i lavori è stato il presidente del Sud Africa Cyril Ramaphosa, che non ha esitato a definire l’aumento della disuguaglianza economica una «minaccia alle libertà umane e alla crescita economica ovunque».

L’impulso alla nascita dell’Ipi è venuto direttamente da un rapporto commissionato da Ramaphosa nell’ambito della presidenza sudafricana del G20 e redatto dall’Extraordinary committee of independent experts on global inequality, presieduto dal premio Nobel Joseph Stiglitz. Quel documento ha fotografato lo stato delle cose: l’aumento della disuguaglianza economica è ormai una «emergenza fuori controllo», ma non è inevitabile. L’incontro di Johannesburg ha riunito esperti, ricercatori e rappresentanti governativi per definire il programma di lavoro del panel, inserendosi nella roadmap che punta all’istituzione formale dell’Ipi nel 2026 come iniziativa globale permanente.

Partecipando a quell’incontro ho rafforzato un convincimento: la risposta alle disuguaglianze deve essere al contempo globale e locale. Servono strumenti internazionali di analisi e pressione – come l’Ipi – ma servono anche percorsi nazionali capaci di leggere i contesti specifici e di elaborare soluzioni adeguate. Perché le disuguaglianze hanno un volto comune ma dei tratti molto ben distinti da paese a paese.

In Italia, il tratto distintivo delle disuguaglianze presenta anche un elemento generazionale particolarmente marcato. La crisi demografica e l’irrigidimento delle opportunità pesano sull’intera società, ma sulle giovani generazioni pesano in modo sproporzionato: sui loro percorsi di vita, sulle loro scelte, sul loro rapporto con il futuro e sulla loro capacità di contare e di esprimere il potenziale collettivo di trasformazione culturale, sociale ed economica del paese. L’articolo 3 della nostra Costituzione, indica nel «pieno sviluppo della persona umana» l’obiettivo della Repubblica che ha il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali alla libertà e all’uguaglianza. Quegli ostacoli, oggi, sono più alti di un tempo.

È da questa consapevolezza che nasce il lavoro del Forum Disuguaglianze e Diversità che di recente, insieme ad altre 22 associazioni, ha promosso una piattaforma di nove proposte concrete su istruzione, lavoro, casa e spazi pubblici per dare potere e le libertà delle nuove generazioni. Non si tratta di un manifesto di principi, ma del risultato di un processo di confronto collettivo durato oltre nove mesi, che ha coinvolto associazioni giovanili nazionali e locali, organizzazioni e comunità, che nei prossimi mesi organizzeranno una serie di incontri nei territori per confrontarsi con altri e altre giovani in merito alle nove proposte e arrivare anche a chi è lontano dalla partecipazione tradizionale.

Una di queste affronta direttamente il nodo delle disuguaglianze di opportunità: l’«eredità universale e incondizionata», un trasferimento di 15mila euro a ogni persona nata in Italia al compimento dei diciotto anni, finanziato attraverso una riforma progressiva della tassazione su donazioni e successioni. L’idea non è nuova nel dibattito internazionale e in diversi Stati degli Usa è persino diventata realtà in forme simili. In Italia assume un significato tutto particolare: in un paese dove cresce il peso delle eredità e la loro concentrazione e cala al contempo l’efficacia e la progressività del prelievo fiscale su di esse e dove il patrimonio familiare continua a essere il principale predittore delle opportunità di vita. La misura è pensata non come semplice erogazione di denaro, ma come punto di arrivo di un percorso: negli anni che precedono il trasferimento, ragazze e ragazzi potranno avvalersi di servizi di accompagnamento e abilitazione per maturare decisioni informate e consapevoli su come impiegare quelle risorse.

Il filo tra Johannesburg e Roma, dunque, esiste. E dice una cosa semplice: le disuguaglianze si combattono con strumenti all’altezza della loro complessità, globali e locali insieme, analitici e propositivi. È da qui che si deve cominciare

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