COMUNICATO DI ELENA BASILE E ANGELO D’ORSI da L’INTERFERENZA e DICIOTTOBRUMAIOBLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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COMUNICATO DI ELENA BASILE E ANGELO D’ORSI da L’INTERFERENZA e DICIOTTOBRUMAIOBLOG

Comunicato di Elena Basile e Angelo d’Orsi

Angelo d’Orsi  16 Aprile 2026 

16 aprile 2026

In Europa, la situazione sta degenerando. Il Liberalismo appare superato nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei socialisti europei.
L’onorevole Pina Picierno, forte della sua carica di vicepresidente del Parlamento UE, non perde occasione per lanciare strali diffamatori verso i “putiniani” d’Italia, sorretta, all’interno, dal senatore Carlo Calenda, e da qualche radicale e “+europeista”.
Tra i bersagli favoriti ci sono un’ambasciatrice e un professore universitario, e tanti giornalisti che criticano nei loro scritti la politica della NATO, come Vauro Senesi giornalista, umorista e vignettista ben conosciuto. Ogni iniziativa culturale viene regolarmente attaccata, specialmente quelle del prof. D’Orsi, non di rado con tentativi di aggressione. È successo recentemente a Milano, a Perugia, a Marzabotto, a Bologna, a Foligno, a Napoli, a Varese.
Il sen. Calenda ha fatto una conferenza stampa per denunciare come atto “indecente” la presentazione del libro di Angelo d’Orsi nella Sala Stampa di Montecitorio, con la partecipazione, accanto all’autore, dell’Ambasciatrice Elena Basile, dell’’on. Stefania Ascari e della giornalista Fiammetta Cucurnia.
L’Ambasciatrice è stata linciata sui giornali più letti, è stata chiamata “addetta della Farnesina” e “funzionario di grado medio basso.
Il gruppo di intellettuali summenzionato ha partecipato recentemente al festival del cinema documentario “Il tempo dei nostri eroi” (Bologna, 11-12 aprile) organizzato dalla rete internazionale RT-Doc, nel quale si sono proiettati docufilm su varie aree di crisi nel mondo, in particolare sul genocidio di Gaza. Un festival promosso, tra gli altri, dal grande regista serbo Emil Kusturiça. Ebbene, l’on. Picierno ha trovato il tempo di indirizzare una lettera aperta alla presidente del Consiglio, per chiedere divieti, censure e sanzioni per i partecipanti. La trasmissione tv “Di Martedì”, in data 14 aprile, ha mandato in onda un servizio di due comici che fanno satira di parte al servizio dei potenti di un partito, che si concludeva con sberleffi all’indirizzo di privati cittadini rei di avere osato guardare documentari di autori belgi, tedeschi, turchi, slovacchi, russi sulla guerra in Ucraina e su Gaza. Come è noto molti politici difendono Israele malgrado le aggressioni e le violazioni del Diritto Internazionale, partecipano a conferenze del Governo saudita i cui rappresentanti sono stati considerati i mandanti del delitto di un giornalista Kasoggi avvenuto nel consolato saudita in Turchia e polemizzano aspramente con il Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco per avere concesso il padiglione ai russi come agli israeliani. I doppi standard imperversano. Alcuni organi di stampa, vedi “Il Foglio”, rilanciano le accuse della Picierno e chiedono che siano applicate le sanzioni europee a liberi cittadini colpevoli di avere assistito a un festival del cinema.
Ricordiamo che la Commissione Europea, organo esecutivo e non giudiziario, ha bloccato i conti al politologo svizzero Jacques Baud senza processo, limitando duramente la sua libertà di circolazione e ha ricattato economicamente la Biennale. Le banche dei Paesi europei applicano nell’indifferenza delle destre e dei socialisti europei le sanzioni statunitensi a Francesca Albanese.
La censura dei media russi decisa dalla Commissione europea è contraria ai nostri principi costituzionali. Se fossimo in guerra con la Russia, essa avrebbe dovuta essere dichiarata dal Presidente della Repubblica dopo una discussione e conseguente decisione parlamentare. I cittadini europei sono liberi, fino a prova contraria, di ascoltare propaganda ucraina, russa, NATO, cinese, statunitense, iraniana e di farsi la propria opinione. La censura è una violenza autoritaria e intimamente fascista. Le libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono tutelate dalla Costituzione e dai Trattati europei.
Ci appelliamo all’intellettualità libera, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, perché faccia udire la propria voce di protesta, e si schieri, senza esitazione, dalla parte dello Stato di diritto. Chiediamo ai cittadini, ai politici, agli artisti, agli scrittori, a uomini e donne del cinema e del teatro, ai giornalisti di mobilitarsi per respingere ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi si rifiuta di piegarsi a una narrazione univoca della guerra in Ucraina e delle guerre in Medio Oriente, sulla base non di pregiudizi ideologici, bensì della documentata ricostruzione dei fatti, sorretta dalla gran parte della storiografia e dell’analisi politologica.
Ricordiamo che chi non viene colpito oggi, molto probabilmente lo sarà domani; coloro che provano a ragionare con la propria testa, se cedono ai ricatti e alle pressioni, piegandola oggi, domani la vedranno rotolare in un cesto.
Elena Basile, Angelo d’Orsi

La carta militare

 Olympe de Gouges   giovedì 16 aprile 2026

In base alle decisioni del vertice NATO dell’Aia (giugno 2025), i paesi membri, inclusa l’Italia, si sono impegnati a un sostanziale aumento delle spese militari, con l’obiettivo di raggiungere il 5% del PIL entro il 2035. Il tempo corre veloce.

Questa strada ci viene presentata come l’unica opzione, plasmando l’immagine di una Russia che non esiste, ossia di una Russia che attaccherà la NATO tra qualche anno. Ma questa minaccia è essenzialmente una fantasia. Persino i rapporti dell’intelligence statunitense affermano che la Russia non ha né i mezzi né l’interesse per attaccare la NATO.

Come l’esercito russo, già in difficoltà in Ucraina, possa improvvisamente trovarsi di stanza a Riga, Varsavia, Berlino o Parigi è al di là di ogni comprensione razionale. Ma questa minaccia viene invocata per giustificare il rafforzamento del complesso militare-industriale in una crisi strutturale del capitalismo e, al contempo, per smantellare ulteriormente lo stato sociale.

Più in generale, la motivazione di fondo è un’altra: l’Occidente, che ha dominato il sistema capitalistico mondiale per secoli, sta perdendo la sua egemonia. Pertanto, non solo gli Stati Uniti ma anche l’Europa stanno ora tentando, attraverso il riarmo, di perpetuare ciò che è stato il nucleo dell’ordine coloniale e neocoloniale per secoli, e lo fanno attraverso la militarizzazione, perchè la carta militare è l’unica rimasta all’Occidente.

Due conti: il bilancio di previsione dello Stato per il 2025 conta spese finali per circa 915,7 miliardi di euro, a fronte di entrate finali stimate in 728,8 miliardi, con un saldo netto da finanziare (deficit) di circa 186,9 miliardi di euro. In altri termini, per quanto riguarda i conti pubblici, siamo un paese fallito senza rimedio.

Il valore nominale del Pil per il 2025 è previsto in circa 2.258-2.543 miliardi di euro. Prendiamo per buona una cifra media, ossia 2.350 miliardi. L’anno scorso sono stati destinati alla spesa militare 45,3 miliardi di euro, pari al 4,9 per cento della spesa pubblica. Sulla base dei valori 2025, spendere il 5% del Pil nel settore militare equivarrebbe a una spesa attorno a 117 miliardi annui, ovvero quasi il 13% della spesa pubblica per la sola Difesa. In soldoni e rispetto alla spesa pubblica, la spesa militare quasi triplicherebbe.

Promemoria: ricordiamoci tra qualche tempo questo titolo qui sotto preso dal sito del PD.

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