ANTIDOTI AL POTERE SELVAGGIO DEGLI STATI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ANTIDOTI AL POTERE SELVAGGIO DEGLI STATI da IL MANIFESTO


Antidoti al potere selvaggio degli Stati

Luigi Ferrajoli  26/09/2026

TEMPI PRESENTI Anticipiamo da «Per una federazione della Terra», dal 29 in libreria per Feltrinelli

È in atto, in tutto il mondo, una crisi del diritto e delle democrazie. Anche nei paesi di più solida tradizione democratica, la democrazia si sta riducendo al guscio vuoto delle elezioni e alla garanzia, sempre più debole e precaria, di pochi diritti elementari. Tutti i principi che la sostanziano – la pace, la partecipazione popolare alla vita politica, l’uguaglianza delle persone, le libertà fondamentali, la tutela del lavoro, la garanzia dei diritti sociali alla salute, all’istruzione e alla sussistenza – sono oggi indeboliti e variamente violati. Le violazioni del diritto e dei diritti e la loro impunità sono poi sistematiche nelle relazioni internazionali, avvelenate dalla logica del nemico e dall’affermazione della legge del più forte. I principi enunciati dalle costituzioni delle nostre democrazie nazionali e dalle tante carte dei diritti umani sono scomparsi dall’orizzonte della politica: della politica interna e, più ancora, della politica internazionale.

A QUESTA CRISI della democrazia e dello Stato di diritto se ne aggiunge un’altra, enormemente più grave, che richiederebbe, per contro, un aumento della complessità delle istituzioni pubbliche e del ruolo di garanzia del diritto. Questa seconda crisi riguarda le condizioni della vita sulla Terra, messe in pericolo da due terribili flagelli: l’incubo nucleare, generato dalle guerre criminali in atto, in Ucraina e nell’intero Medio Oriente, tutte all’insegna della violazione e del disprezzo del diritto internazionale, e il riscaldamento climatico e la devastazione della natura che, se non arrestati, renderanno la Terra inabitabile.
La guerra di aggressione si è normalizzata e si è giunti a parlare, con irresponsabile leggerezza, di un possibile conflitto tra l’Europa e la Russia, che naturalmente potrebbe degenerare in uno scontro nucleare. Simultaneamente, l’umanità si è trasformata in una metastasi che avvolge il pianeta distruggendone, con lo sviluppo industriale ecologicamente insostenibile, i principali fattori degli equilibri ambientali – i ghiacciai, le grandi foreste, la biodiversità e l’intera biosfera – dai quali dipende la sua stessa sopravvivenza.

Per la prima volta nella storia, il genere umano rischia l’estinzione: non per cause esterne, ma per le sue politiche suicide, determinate dalla cecità di fronte alle grandi sfide e catastrofi che pesano sul nostro futuro. Il solo possibile rimedio a questa deriva è una rifondazione costituzionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in grado di attuare il principio della pace dettato dalla sua Carta statutaria, di garantire i diritti fondamentali stabiliti nelle tante carte dei diritti umani e di proteggere la natura dalle distruzioni in atto. Tale rifondazione consiste nella trasformazione dell’Onu in una Federazione della Terra sulla base di un nuovo modello di federalismo, che chiamerò federalismo garantista.

QUESTO MODELLO è il solo all’altezza delle grandi difficoltà e dei potenti interessi che da sempre si oppongono all’ipotesi di una Federazione di tutti i popoli del mondo. Esso si basa sul progetto in cento articoli di una Costituzione mondiale.

Diversamente dai modelli di federalismo fino ad oggi teorizzati e realizzati, basati tutti sulla centralità di un governo federale, il federalismo garantista e globale qui prospettato non riflette il modello statalista di un governo planetario e propone la messa in comune e la centralità istituzionale di quelle che ho chiamato funzioni e istituzioni di garanzia.

Ciò che infatti è necessario – di fronte alle guerre, al pericolo nucleare, alle grandi catastrofi ecologiche e alle sistematiche violazioni dei diritti umani – non è un inverosimile e neppure auspicabile Leviatano mondiale, bensì un insieme complesso di garanzie dirette a limitare i poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali: la previsione e la severa punizione, come gravi crimini contro l’umanità, della produzione, del commercio e della detenzione di tutte le armi, dalle armi nucleari alle comuni armi da fuoco; lo scioglimento degli eserciti nazionali e il monopolio della forza in capo agli apparati statali di polizia e al Comitato di stato maggiore e di sicurezza globale; l’istituzione di un demanio planetario che protegga la biosfera e i beni vitali della natura dalla loro devastazione, sottraendoli alla privatizzazione, alla mercificazione e alla dissipazione; il divieto dell’utilizzazione di energie fossili; la creazione di istituzioni globali di garanzia dei diritti sociali alla salute, all’istruzione e alla sussistenza, senza le quali tali diritti rimangono sulla carta quali semplici enunciazioni di principio; l’introduzione di una Corte costituzionale sovranazionale a tutela dei diritti e dei beni costituzionalmente stabiliti e la trasformazione in giurisdizioni obbligatorie di tutte le odierne giurisdizioni internazionali; la previsione di un fisco globale progressivo, in grado di finanziare tutte le garanzie e le relative istituzioni; l’apertura, infine, delle frontiere a ogni essere umano e la garanzia del diritto di emigrare in qualunque parte del mondo, onde por fine ai respingimenti omicidi e alle discriminazioni razziste.

La principale di queste garanzie, pregiudiziale a tutte le altre, è la garanzia della pace, consistente nella messa al bando di qualsiasi arma concepita per uccidere. Questa garanzia sarà proposta come la norma fondamentale di un futuro ordinamento giuridico globale, dato che solo il disarmo degli Stati, oltre che delle persone, e l’istituzione del monopolio pubblico della forza in capo a una Federazione della Terra e alle polizie locali possono determinare il passaggio dell’umanità dall’odierno stato di natura allo stato civile.

SOLO IL DISARMO GLOBALE e totale e lo scioglimento degli eserciti nazionali, auspicato più di due secoli fa da Immanuel Kant, sono in grado di rendere impossibili le guerre, di ridurre la violenza sociale – dagli omicidi agli atti di terrorismo e al crimine organizzato – e così di trasformare l’attuale disordine mondiale in un ordinamento giuridico internazionale. In un mondo pacificato, tutte le altre sfide globali, dalla catastrofe ambientale alla crescita delle disuguaglianze e dello sfruttamento del lavoro, verrebbero più facilmente risolte. Grazie alla garanzia della pace, perderebbero senso i confini e le sovranità nazionali e potrebbe svilupparsi, tra i popoli e gli Stati, un clima di fiducia e di reciproca solidarietà che consentirebbe la loro cooperazione nel far fronte a tutti gli altri problemi globali con l’introduzione delle altre garanzie, sia dei diritti che dei beni fondamentali.

Le novità di questo modello di federalismo – il federalismo globale garantista e pacifista – sono cinque. La prima, già indicata, consiste nel ruolo centrale associato, nel progetto di una Federazione della Terra, alle garanzie e alle istituzioni di garanzia dei principi di giustizia costituzionalmente stabiliti – la pace, l’uguaglianza, la tutela della natura e i diritti fondamentali delle persone – senza le quali tali principi, tutti accomunati dal loro carattere universale oltre che vitale, restano solo parole, formule retoriche, promesse non mantenute.

La seconda novità consiste nel fatto che l’azione benefica di queste garanzie e delle relative funzioni e istituzioni non interferisce negli spazi delle funzioni di governo, legittimate dalla rappresentanza politica e lasciate perciò agli Stati nazionali, eccezion fatta per le funzioni di coordinamento affidate agli attuali organi dell’Onu, che ovviamente vanno democratizzati oltre che potenziati dal monopolio, in capo ad essi, della forza armata.

La terza novità consiste nell’indipendenza del federalismo globale dalla forma di Stato o di governo delle parti contraenti, siano esse liberali o illiberali, democratiche o autocratiche e perfino laiche o confessionali, dato che alla Costituzione della Terra si potrà aderire anche per singole parti, con la sola eccezione della messa al bando, che va sottoscritta da tutti i contraenti, della produzione, del commercio e della detenzione di qualunque arma.

LA QUARTA NOVITÀ consiste nel fatto che il modello di federalismo globale qui teorizzato si fonda non solo sul tradizionale costituzionalismo dei diritti umani, ma anche su un costituzionalismo dei beni, ancora più importante perché diretto a garantire la sopravvivenza dell’umanità: dei beni vitali naturali, da tutelare come fondamentali, e dei beni micidiali artificiali, come le armi, da mettere al bando in quanto illeciti.

La quinta novità è che il federalismo globale garantista è letteralmente nell’interesse di ogni essere umano, povero o ricco, debole o potente, di tutti i popoli e di tutti gli Stati, indipendentemente dalle loro forme di governo, non consistendo nella creazione di nuovi poteri, ma unicamente nella limitazione dei poteri esistenti e nella garanzia della pacifica convivenza e della generale sopravvivenza.
Purtroppo il mondo sta andando nella direzione esattamente opposta alla prospettiva qui teorizzata, la quale perciò è sommamente improbabile. Lo scopo del progetto è mostrare che questa prospettiva, per quanto improbabile, è possibile, ed è la sola alternativa realistica a un futuro di catastrofi.

*

SCHEDA. Le prime date

«Per una federazione della Terra», (Feltrinelli, pp. 336, euro 23,75) di Luigi Ferrajoli sarà in libreria da martedì 29 settembre nella collana «Campi Del Sapere». Una presentazione del volume si svolgerà all’Archiginnasio di Bologna il 16 dicembre, alle ore 18. Insieme a Luigi Ferrajoli parteciperà il cardinale Matteo Maria Zuppi. Di Ferrajoli sono apparsi per Feltrinelli «Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio» (2022) e «Progettare il futuro
Per un costituzionalismo globale» (2025).

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