SECESSIONE DEI RICCHI. AMNESIA DEL PD da IL MANIFESTO e OPEN
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SECESSIONE DEI RICCHI. AMNESIA DEL PD da IL MANIFESTO e OPEN

Amnesia del Pd, la Carta di Taranto tace sull’Autonomia

SECESSIONE DEI RICCHI. La Lega attacca. Perché non si risponde? Forse perché nel Pd si studia per la segreteria Bonaccini, cofirmatario dei preaccordi del 2018 e alleato di Fontana e Zaia? Non si può negare che esista un problema di quanto meno dubbia compatibilità dell’autonomia differenziata come fin qui declinata con il rilancio del Sud motore produttivo

Massimo Villone  13/09/2022

Per i forti di corpo e di spirito che sono in grado di metabolizzare tutto quello che la politica italiana, nella sua insostenibile leggerezza, somministra, si consiglia oggi la lettura dell’intervista a Zaia, presidente leghista del Veneto (Corriere della Sera, 12 settembre), e della Carta di Taranto – Manifesto per il Sud di matrice Pd.

Zaia ci ammannisce tutti i luoghi comuni cui è abbonato, sull’autonomia in termini di efficienza e responsabilità. Su questo e sul superamento dei divari territoriali come interesse di tutto il paese ha già avuto tutte le risposte possibili. Insiste che chi è contro l’autonomia è contro la Costituzione, facendo ancora una volta finta di non capire che la contrarietà è verso l’autonomia come da lui declinata, in termini di shopping al supermercato delle competenze in cui si afferra tutto quello che si trova sugli scaffali. Non ci risulta abbia mai rinunciato alle pretese su nessuna delle 23 materie oggetto della originaria richiesta.

Zaia diffida gli alleati – e risponde a Crosetto che mette l’autonomia dopo la crisi economica e il presidenzialismo – a dire in chiaro prima del voto cosa intendono fare sull’autonomia. Richiama ancora il referendum veneto del 2017, affermando che la Corte costituzionale lo dichiarò ammissibile. Peccato che ometta di ricordare che i quesiti, elencati nelle leggi regionali 15 e 16 del 2014, erano molteplici, contemplando tra l’altro il trattenere l’80% dei tributi riscossi nel territorio regionale, la trasformazione del Veneto in regione a statuto speciale, o persino in repubblica indipendente e sovrana. Previsioni tutte dichiarate illegittime dalla Corte salvo una, ripetitiva del dettato dell’art. 116.3 della Costituzione (sent. 118/2015). E non manca in dottrina l’opinione che anche quella avrebbe dovuto essere censurata.

Conta poco chiedersi se Zaia stia praticando un dolus bonus o malus. Conta invece che è in armi con una golden share nel governo di una destra vincente. Un cattivo risultato nelle urne metterebbe a rischio la segreteria Salvini, e Zaia è in panchina pronto a scendere in campo. Per questo una risposta assume rilievo particolare. La troviamo nella Carta di Taranto?

No. Le ragioni per cui la Carta nasce sono ovvie. Come avevo da tempo segnalato anche su queste pagine, sul Mezzogiorno andava consumandosi un paradosso. Scomparso dall’agenda politica del paese, nelle urne sarebbe stato decisivo nel determinarne gli equilibri. Questa percezione è, con ritardo, penetrata nella torpida epidermide filo-nordista del Pd, producendo ora la Carta. Bene. Ma rimangono limiti e contraddizioni.

Anzitutto, è mai possibile scrivere un Manifesto per il Sud dove le parole autonomia, e ancor meno differenziata, nemmeno compaiono? Eppure, sono uno dei termini del dichiarato scambio programmatico con il presidenzialismo che la destra ha messo nero su bianco nell’accordo di governo. La Lega attacca. Perché non si risponde? Forse perché nel Pd si studia per la segreteria Bonaccini, cofirmatario dei preaccordi del 2018 e alleato di Fontana e Zaia? Chi lo tocca muore? Non si può negare che esista un problema di quanto meno dubbia compatibilità dell’autonomia differenziata come fin qui declinata – soprattutto se vista come ripartenza della locomotiva del Nord – con il rilancio del Sud motore produttivo, con lo spostamento verso il Mediterraneo dell’asse geopolitico, con gli obiettivi e i tempi del Pnrr.

C’è chi si affanna a sostenere che tutto si risolve con una legge-quadro. Non è così. La legge dice – e serve a poco – del procedimento da seguire per l’autonomia, ma non dice cosa l’autonomia sarà. Questo si vedrà nelle intese, che verranno poi. E frammenti di livelli essenziali di prestazioni (Lep) non basterebbero a bilanciare i divari territoriali, peggio ancora se rimanesse la spesa storica. A tutto questo la Carta di Taranto, in chiave di credibilità, doveva dare ampia considerazione, contro le repubblichette semi-indipendenti volute da Zaia e dai suoi sodali.

Si poteva far meglio. Anche in Veneto si sentono voci diverse. Rossi, responsabile del Forum autonomie e regionalismo del Pd di Venezia, scrive che con la richiesta di tutto e subito si è lasciato intendere “l’autonomia come variante solo lessicale dell’indipendenza” (Nuova Venezia, 11 settembre). Vero. Proprio per questo i silenzi, dolosi o colposi, sono stati sempre inaccettabili. Ora in campagna elettorale il tema è sul tavolo. Parliamone in chiaro. Se non ora, quando?

Luca Zaia contro Giorgia Meloni: «Un impegno prima del voto sull’autonomia. E niente scambi con il presidenzialismo»

12 SETTEMBRE 2022

di RedazioneIl governatore del Veneto: è un modo per aiutare il paese ad uscire dalla crisi

L’autonomia non è un regalo. Ed è necessario un impegno prima del voto. Il presidente del Veneto Luca Zaia in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera striglia gli alleati su un tema caro alla Lega. E mette nel mirino Giorgia Meloni. «Lo dico a tutti i nostri compagni di viaggio. Anzi, lo dico a tutti. L’autonomia non è un regalo da dare a qualche Regione, e di certo non è un esproprio o una carognata che alcune Regioni fanno contro qualcuno». Per il governatore «se si rispetta il cittadino, l’atteggiamento verso l’autonomia va chiarito subito, prima di votare. In maniera limpida, senza giri di parole. Del resto la Costituzione, che prevede l’autonomia, dice che ci vuole un sì o un no. Il ‘ni’ non è previsto». E quindi ecco la richiesta: «Io penso che dentro al centrodestra è bene che tutti siano chiari nei confronti dei cittadini che ci guardano e che ci giudicano. Avere il consenso per andare a governare come coalizione vuol dire assumersi una responsabilità che rispetto al passato è ancora più forte, visto che le famiglie non sbarcano il lunario. E l’autonomia è un fattore di efficienza». Infine, la risposta a Guido Crosetto di Fdi, che aveva detto che prima dell’autonomia è necessario il presidenzialismo: ««Quando il cittadino viene chiamato a un’elezione diretta, io sono sempre d’accordo. Del resto, lo abbiamo visto bene: le elezioni che funzionano meglio in Italia sono quelle dei governatori e dei sindaci, che da anni e anni garantiscono governi che funzionano nelle Regioni e nelle città. Detto questo, io ribadisco che l’autonomia non è una cosa tra le altre, non può essere affrontata dicendo che ci sono altre priorità: anche perché è un modo di aiutare questo paese ad uscire dalla crisi».

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