“NON SI PUÒ MORIRE DI SCUOLA” da ILMANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“NON SI PUÒ MORIRE DI SCUOLA” da ILMANIFESTO

L’urlo degli studenti in 40 città: «Non si può morire di scuola»

La protesta. “Quanto sangue deve ancora versarsi? Perché nel peggiore dei casi muore, nel migliore si rimane precari a vita”. Dopo le morti di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci nuovo venerdì di manifestazioni studentesche in tutta Italia per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro (i percorsi per le competenze trasversali, «Pcto»), contro l’insicurezza e la precarietà nella formazione professionale e la seconda prova scritta alla maturità. Nella capitale gli Stati generali della scuola, tre giorni per ripensare l’istruzione

Roberto Ciccarelli  18.02.2022

Due tragiche morti, quelle dei giovanissimi Lorenzo Parelli (18 anni) e Giuseppe Lenoci (16 anni) hanno portato gli studenti genovesi – oggi saranno in piazza insieme ai coetanei in una quarantina di città – a formulare una domanda che toglie il fiato: «Quanto sangue deve ancora versarsi? Perché nel peggiore dei casi muore, nel migliore si rimane precari a vita poco importa che si muoia in alternanza scuola lavoro o in un corso di formazione professionale, si muore sempre all’interno di un sistema di sfruttamento di classe». A questo si aggiunge una grande incertezza: «Ancora non sappiamo su cosa verterà la maturità», dicono a Torino e provincia dove sono occupate 40 scuole. La seconda prova scelta dal ministro dell’Istruzione Bianchi è contestata.

IL RELATIVO silenzio mediatico che ha accompagnato la notizia della morte di Giuseppe Lenoci, avvenuta a tre settimane da quella di Lorenzo Parelli, potrebbe essere il sintomo di un adattamento alla tragedia, la stessa che pesa davanti alle morti sul lavoro: tre in media al giorno. Vittime di un sistema che non si vuole fermare né cambiare. Da Torino a Roma, da Milano a Bologna e Napoli, da Sassari a Fano gli studenti non ci stanno. Non vogliono morire di lavoro, e tanto meno di studio. Oggi lo ripeteranno. Il rischio è che sia un urlo nel deserto di un paese che sembra adattarsi a tutto, anche all’intollerabile. Il Fronte della Gioventù Comunista ieri ha fatto un blitz al ministero dell’università. «Nelle università e nelle scuole: non siamo schiavi delle imprese!» si è letto su uno striscione. «Lorenzo e Giuseppe – sostengono – sono stati uccisi dalla stessa logica di integrazione tra formazione e imprese che orienta sempre di più anche la didattica universitaria».

GLI STUDENTI non sono soli. I sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil oggi hanno fatto sapere che parteciperanno alla manifestazione di Torino dove le scuole occupate sono diventate 40 dopo lo scandalo della repressione. La prossima settimana terranno manifestazioni contro le morti sul lavoro. E per scuola. L’Unione sindacale di base (Usb) ha chiamato lo sciopero nella scuola e chiede l’introduzione del «reato di omicidio sul luogo di lavoro». Ieri alla Camera il neonato gruppo parlamentare Manifesta (4 deputate ex Cinque stelle Suriano, Sarli, Ehm e Benedetti con Rifondazione Comunista e Potere al Popolo) hanno partecipato a un’altra conferenza stampa con il movimento della Lupa dopo quella dell’altro ieri davanti al ministero dell’Istruzione. A quest’ultima ha partecipato anche il movimento dei disoccupati napoletani «7 novembre» inseriti (tra gli altri) dalla ministra dell’interno Lamorgese tra gli «infiltrati», una retorica che divide il movimento studentesco in «buoni» e «cattivi». Tentativo respinto mentre crescono le richieste di dimissioni di Lamorgese dopo l’inconcludente informativa tenuta al Senato sulle manganellate del 23 e 28 gennaio. «Non cadete nelle provocazioni, domani cercheranno di provocarvi ma voi siate ineccepibili – ha detto il cantante J-Ax che ieri ha incontrato a Torino gli studenti dell’Istituto Regina Margherita occupato – Ho un figlio piccolo e sono qui per ringraziarvi perché grazie a voi e alle vostre lotte ho la speranza per un futuro migliore per le prossime generazioni».

«LA NOSTRA è una grande critica al sistema scolastico italiano» Se ne parla nelle scuole occupate a Torino e Milano. E da oggi, fino a domenica, anche agli «Stati generali della scuola» a Roma. Primo appuntamento stasera dalle 18,30 allo Snodo in via del Mandrione 63 .

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