UN’AZIONE INTEGRATA OLTRE L’EMERGENZA ALIMENTARE da IL MANIFESTO e CONSUMATORI FVG
Un’Azione integrata oltre l’emergenza alimentare
Marinella Correggia 05/02/2026
Insicurezza alimentare In Italia «fame» significa pasti non adeguati
Nel 2024 in Italia quasi 3 milioni di famiglie, pari a circa il 9,9% della popolazione non sono riuscite a permettersi un’alimentazione sana e bilanciata. Il dato registra un aumento rispetto al 2023. E’ quanto emerge dall’analisi Atlante della fame in Italia condotta dall’organizzazione non governativa Azione contro la fame, in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare e l’Università degli Studi di Milano.
Le famiglie maggiormente colpite dalla povertà alimentare sono quelle residenti nel Sud Italia, numerose, con almeno un componente straniero e con un basso livello di istruzione. Il filo rosso che lega questi profili è soprattutto economico. Inoltre, eventi come una malattia, la perdita del lavoro o una separazione possono far precipitare una fascia crescente di famiglie in una condizione di povertà.
In Italia, molte misure pubbliche, come la «Carta dedicata a te» e il «Reddito alimentare», rispondono a un bisogno immediato, ma mantengono un’impostazione prevalentemente emergenziale. Per quanto riguarda il terzo settore, si stanno diffondendo modelli innovativi come empori solidali, tessere spesa e progetti integrati che uniscono assistenza alimentare, educazione nutrizionale e percorsi di inclusione socio-lavorativa.
Tuttavia, prevale ancora un approccio centrato sulla distribuzione di pacchi alimentari e mense, che – pur essendo indispensabili – non affrontano le cause strutturali della povertà alimentare. In sette città – Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari, Messina e Cagliari – è stata avviata una food policy, in altre persistono modelli prevalentemente assistenziali.
Azione contro la Fame raccomanda alle istituzioni i seguenti interventi:
1. Il riconoscimento del diritto al cibo nella legislazione nazionale;
2. L’istituzione di un Tavolo di lavoro istituzionale permanente, per assicurare una risposta coerente, strutturata e integrata tra politiche di welfare e politiche attive del lavoro;
3. La promozione di interventi orientati all’autonomia, attraverso percorsi personalizzati;
4. La promozione di un lavoro che garantisca una vita dignitosa e l’accesso a una dieta sana;
5. La pubblicazione periodica di dati aggiornati e accessibili sui risultati ottenuti.
L’Ong Azione contro la fame è attiva in Italia con il programma «Mai più fame: dall’emergenza all’autonomia», che adotta un modello integrato fondato su supporto immediato alla spesa, educazione alimentare e un percorso di riattivazione personale e lavorativo.
Quanto sprechiamo
Consumatori FVG 05/02/2026
I dati FAO rivelano che ogni anno nel mondo vengano sprecate oltre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo quantificabili in circa 750 miliardi di dollari all’anno, in pratica 1/3 dell’intera produzione mondiale. Lo spreco alimentare nel mondo è fortemente diversificato e correlato, per quantità di prodotti sprecati e cause, alla ricchezza dei diversi Paesi.
Secondo i dati raccolti in occasione dell’ultima Expo tenutasi a Milano, in Europa la quantità di cibo sprecata ammonta a 89 milioni di tonnellate all’anno, ovvero a una media di 180 kg pro capite. Nella stessa Europa, tuttavia, notiamo divari di spreco notevoli tra gli Stati membri. La Grecia ad esempio emerge come paese virtuoso sprecando annualmente 44 kg di prodotti pro-capite mentre l’Olanda detiene la bandiera nera dello spreco con una stima di spreco annuale di 579 kg di prodotti pro-capite.
In base ai dati raccolti da Waste Watcher, ovverosia l’osservatorio nazionale sugli sprechi, ogni anno in Italia si sprecano mediamente 146 kg di cibo per persona che, tradotto in termini economici, ammontano a oltre 16 miliardi di euro in un anno.
Tutte queste stime sono destinate a crescere nel tempo se non verranno adottate soluzioni concrete per contrastare il fenomeno producendo ulteriori e pesanti conseguenze a livello ambientale se si pensa a tutte le risorse utilizzate per produrre cibo non consumato e all’inquinamento inutilmente generato.
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