LA CREDIBILITÀ NON È UN REPERTORIO DI ERRORI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
25216
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-25216,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.5,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.15,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-9.0.1,vc_responsive

LA CREDIBILITÀ NON È UN REPERTORIO DI ERRORI da IL MANIFESTO


La credibilità non è un repertorio di errori

Francesco Pallante  17/10/2026

Campo largo Tra le numerose critiche – tutte condivisibili – rivolte dalle opposizioni alla maggioranza in occasione delle votazioni sulla nuova legge elettorale, spiccano per il costituzionalista quelle relative al ricorso al voto di fiducia

Tra le numerose critiche – tutte condivisibili – rivolte dalle opposizioni alla maggioranza in occasione delle votazioni sulla nuova legge elettorale, spiccano per il costituzionalista quelle relative al ricorso al voto di fiducia.

La Costituzione prevede, all’ultimo comma dell’articolo 72, che le leggi politicamente più delicate, tra cui quelle elettorali, siano sempre approvate seguendo la procedura «normale» di esame e di approvazione. E, per quanto oramai se ne abusi senza ritegno, di certo l’apposizione della questione di fiducia non è riconducibile all’ambito della normalità.

Altri argomenti critici potrebbero essere richiamati. Soprattutto, l’indesiderabilità del condizionamento governativo della libera volontà dei parlamentari su una materia di precipuo interesse del Parlamento: quella che regola le modalità della sua stessa formazione. È chiaro, infatti, che il tema elettorale rimanda a questioni di fondo, costitutive del vivere civile, per ciò stesso insuscettibili di essere ridotte agli interessi contingenti della maggioranza di turno.

Se, dunque, è indubbio che il rigetto dell’azione del governo abbia solidissime motivazioni anche di merito, più incerta è la credibilità con cui le opposizioni si pongono, nella loro veste critica, al cospetto dell’opinione pubblica.

La questione è generale: investe tutti i temi su cui oggi le forze politiche del campo largo (o come le si voglia chiamare) si contrappongono al governo. Difendere la correttezza democratica, i diritti costituzionali o la giustizia fiscale dall’opposizione è, tutto sommato, abbastanza agevole. Se però poi, quando governi, riduci i diritti dei lavoratori, fissi il finanziamento della sanità sotto al 6,5 per cento del Pil, non investi nella scuola e nell’università, non fai nulla per l’emergenza abitativa, avvii il regionalismo differenziato, riduci le aliquote dell’Irpef, usi le poche risorse disponibili per elargire bonus, approvi misure liberticide, ti accordi con i torturatori libici per reprimere i migranti… e, magari, provi a modificare la Costituzione a colpi di maggioranza e approvi una legge elettorale incentrata su un abnorme premio di governabilità: beh, è comprensibile che gli elettori possano accogliere con qualche perplessità i tuoi biasimi agli avversari e le tue promesse elettorali.

Lo stesso vale per le critiche all’impiego della fiducia nell’approvazione della legge elettorale. La legge in vigore sino a pochi giorni fa, il Rosatellum, fu approvata durante il governo Gentiloni grazie a ben otto voti di fiducia: tre alla Camera e cinque al Senato. A sua volta, la legge ancora precedente, l’Italicum, mai utilizzata perché annullata dalla Corte costituzionale prima del voto, fu approvata durante il governo Renzi grazie a tre voti di fiducia alla Camera.

Certo, la ripetizione di un comportamento errato non lo trasforma in un comportamento corretto. Due errori non fanno una cosa giusta e le forzature compiute nel passato in nulla valgono ad attenuare quelle odierne. Il cinismo con cui si vorrebbe giustificare l’oggi con l’ieri va respinto al mittente. Ma non si può ignorare il problema della credibilità.

La cosa più delicata è che non si tratta soltanto della credibilità di questa o quella forza politica. Si tratta della credibilità con cui i valori del costituzionalismo democratico, presupposto del vivere civile, sono affermati e difesi pubblicamente. Vale per il ricatto del voto di fiducia, così come per l’abuso della decretazione d’urgenza e, più in generale, per lo svilimento del ruolo del parlamento innanzi alla prepotenza del governo. Se la difesa degli equilibri costituzionali suona oramai retorica – e anche un po’ irritante – alle orecchie di tanti elettori è anche perché si tratta di un copione che tutti sono disposti a recitare dai banchi dell’opposizione, nessuno da quelli della maggioranza.

Se il campo largo vuole essere credibile, sarebbe dunque bene iniziasse a parlar chiaro non solo del programma per il futuro, ma anche degli errori commessi nel passato.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.