I BRICS SONO L’UNICO FRENO CONTRO IL DISPOTISMO USA da IL FATTO e ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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I BRICS SONO L’UNICO FRENO CONTRO IL DISPOTISMO USA da IL FATTO e ANTIDIPLOMATICO

I Brics sono l’unico freno contro il dispotismo Usa

Elena Basile  17 Settembre 2026

Si è svolto a New Delhi il 18° Vertice dei BRICS che festeggiano il loro ventesimo compleanno. Per il Liberal Order (ideologia del ventennio unipolare, che tuttavia continua a influenzare le classi dirigenti europee e buona parte anche della sinistra, quella vera) si tratta di una riunione di autocrazie e democrazie difettose, che sfidano senza risultati concreti l’Occidente, puntando sulla cooperazione economica e tecnologica.

Per molti di noi invece i BRICS rappresentano il Katéchon, il freno agostiniano all’anticristo, al caos e all’anarchia. Questo non significa che vorremmo sostituire l’impero statunitense con un impero cinese o russo, oppure condiviso da un comitato di grandi potenze autocratiche. La Cina, la Russia, l’India o il Brasile, hanno una loro storia, hanno conseguito risultati positivi e subito sconfitte e arretramenti, esattamente come i Paesi occidentali. Costituiscono tuttavia una tendenza positiva nel contesto internazionale in quanto si appellano contro l’arroganza dispotica e unilaterale del cosiddetto egemone benevolo, alla Carta delle Nazioni Unite, a quei principi cardine del multilateralismo creati dalle potenze vincitrici dopo la Seconda guerra mondiale. Il movimento anticoloniale ha costituito una lotta riconosciuta per un ordine internazionale più equo. Purtroppo la governance globale instaurata dall’Occidente e dall’Impero americano ha dato vita a un nuovo colonialismo, a doppi standard e oramai al protezionismo contro gli stessi dogmi del libero commercio propri della teoria liberale. I BRIC, creati nel 2006, divenuti BRICS col Sudafrica nel 2010, e avendo raggiunto 10 membri nel 2024, partenariati estesi alla maggioranza del Sud globale, mostrano una vitalità particolare, basata su apertura e inclusività, giustizia ed equità, sviluppo sostenibile, cooperazione commerciale, portuale, infrastrutturale e tecnologica. Si tratta di Paesi poco omogenei, che contrastano l’unipolarismo occidentale, dando vita a un gruppo non troppo strutturato e privo di dogmi ideologici, che predilige la sovranità statale e una politica pragmatica, di ciascun membro, multivettoriale, fondata sulla difesa dell’interesse nazionale. La Cina è il leader, il cammino è cauto in quanto non si vuole provocare in una fase cosi delicata di transizione dall’impero americano al mondo multipolare, una deflagrazione bellica. Si punta pertanto sull’economia internazionale, sull’IA open source, molto più democratica dei modelli occidentali, sullo sviluppo sostenibile, su un sistema finanziario che protegga i singoli Stati dal dispotismo di Washington, ma che non sfidi la governance globale imponendo una moneta alternativa al dollaro. La Banca di Shanghai opera per incentivare gli investimenti e la cooperazione, gli scambi bilaterali in moneta nazionale costituiscono una garanzia contro colpi di testa dell’impero (sequestro di fondi come alla Russia). Si richiede da tempo una riforma dell’Onu, del Fmi e della Banca Mondiale affinché sia riconosciuta ai Paesi BRICS la dovuta rappresentanza. Al Vertice di New Delhi, si è ribadito che il gruppo non sfida l’Occidente e le dichiarazioni politiche, dovendo riconciliare posizioni diverse, come quelle dell’Iran e degli Emirati, dell’India o della Cina che sono state ridotte al minimo. Eppure la presenza di Iran ed Emirati Arabi, dell’Arabia Saudita oppure di Cina e India non è di per sé un segnale politico importante in quanto oppone all’Occidente che normalizza la guerra, una visione basata sulla cooperazione tra Stati malgrado le divergenze? Dal punto di vista politico ci si è appellati al diritto internazionale condannando la politica di Israele a Gaza e auspicando uno Stato palestinese che torni ai confini del 1967, si è chiesta la de-escalation in MO. Non si è condannato l’attacco americano all’Iran e neanche la celebrata (dai media occidentali) aggressione russa all’Ucraina. Cina e India si sono offerte di mediare e Putin le ha ringraziate, lasciando uno spiraglio aperto. Le minacce mafiose di sanzioni secondarie da parte di Washington che, come ha denunciato il ministro degli Esteri cubano, sta ponendo l’isola sotto un assedio energetico, un blocco commerciale contrario al diritto internazionale e a quello umanitario, impongono ai BRICS la massima prudenza possibile. Dal punto di vista geopolitico il blocco mantiene una relativa neutralità puntando sulla crescita economica e tecnologica. Non c’è fretta in quanto il mondo multipolare è già una realtà che si va man mano consolidando. I BRICS rappresentano la metà della popolazione e il 40% del Pil mondiale. Gli investimenti cinesi in sviluppo tecnologico, portuale, delle telecomunicazioni e infrastrutturale attirano un numero sempre maggiore di Paesi e l’IA open source promette di distribuire benefici importanti. Almeno al momento, i BRICS sembrano non accarezzare progetti di dominio imperialistico, ma difendere la loro libertà minacciata dal neo colonialismo e dalle guerre di un impero in declino, che ha perso egemonia e autorevolezza.

Avanti, BRICS miei!

 Amarynth   16 Settembre 2026 per Sovereignista

[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]

I soldi parlano e come. La sorprendente statistica apparsa dalla portavoce cinese indica che il 50% della crescita mondiale, confermata dal presidente Putin, è ora generato dai paesi BRICS. Alcune statistiche in più:

  • Solo il 35% delle transazioni all’interno dei BRICS rimane denominato in dollari statunitensi. -Il restante 65% è ora dominato da liquidazioni in valute nazionali.
  • L’automazione dei pagamenti transfrontalieri è una parte importante di questo vertice BRICS.
  • La vera economia ora vive nelle nazioni BRICS. Il Contesto Globale è ora Definito! È multipolare, multilaterale nel modo in cui gli stati interagiscono, è multivaluta e, a giudicare dai tessuti esposti, anche multicolore.

I BRICS non sono non una messinscena. Non rappresentano un soft power per il futuro. Xi Jinping è giunto nelle ultime ore, in visita in India per la prima volta in sette anni. Il BRICS Business Forum di Nuova Delhi non è una questione di protocollo. Sono i BRICS che mettono in pratica produzione, logistica, sviluppo e crescita, anziché limitarsi a discorsi e sanzioni.

Nuovi motori economici vengono ora oliati e sono pronti a partire a tutto gas. Quelli vecchi? Se si considera che il 65% dei flussi monetari commerciali non passa più attraverso SWIFT e sistemi simili, ma proviene da paesi che non utilizzano il vecchio petrodollaro per gli scambi intra-BRICS e che sono immuni alle sanzioni o ai dazi, si comincia a comprendere la portata del cambiamento globale a cui stiamo assistendo in questo momento. Non è tutto “Nirvana”, ma è un sistema funzionante, anche se non ancora perfetto.

Ecco come si presenta una potenza mondiale emergente.

I leader si sono riuniti in una riunione a porte chiuse per alcune ore all’inizio del Vertice di oggi. Il Brasile è presente ma il loro profilo è ridotto.

La risposta dell’Occidente a questo messaggio, secondo cui non è più in grado di competere, è: soffocare i canali di approvvigionamento, interrompere la logistica, colpire le infrastrutture, sequestrare navi, ricorrere alla pirateria, trasformare la finanza in un’arma e cercare di scatenare altre guerre. È il comportamento di un sistema composto da terroristi che stanno perdendo potere e peso e cercano di congelare l’immagine e lo scenario in un punto del lontano passato in cui credevano che la storia fosse finita. No! La storia sta ricominciando proprio dal punto in cui avrebbe dovuto iniziare. L’interregno collettivo dell’Occidente, caratterizzato dal “voler il mondo intero sotto la propria supremazia”, è ormai finito. Lo spostamento degli equilibri di potere è irreversibile e sono tentato di usare Trump come icona. Trump, l’icona dell’Occidente collettivo, si addormenta durante le riunioni, non riesce a mettere insieme le parole, non riesce a stare in piedi troppo a lungo, sembra visibilmente molto malato e i messaggi della sua amministrazione sono noti per essere vanterie alimentata dalla sbobba IA. Ecco come si presenta l’Occidente, a giudicare dall’icona.

Il messaggio della Russia era chiaro. Dopo anni di pressione, ha rafforzato la sovranità nazionale e ora sta costruendo con partner affidabili e prevedibili. L’innovazione non è dogma. È un lavoro originale più ciò che i partner BRICS producono effettivamente. È così che si sopravvive a una guerra di sanzioni: si smette di fingere che il vecchio sistema vi tratterà equamente.

Modi, come presidente, ha sottolineato la stessa cosa dall’altra parte del tavolo. La forza dell’associazione non sono i comunicati. Sono i grandi mercati interni, il rapido sviluppo degli affari e gli uomini d’affari nella stessa stanza a discutere di contratti. Questa è la parte che la stampa occidentale tralascia sempre. I BRICS funzionano solo quando rimangono concreti. (Mi asterrò dal tornare a parlare di Modi che abbraccia l’uomo più sanguinario del mondo. Ne pagherà le conseguenze, poiché i principi morali sono alla base del giudizio dei popoli del mondo).

Costruire un’alternativa a un decrepito sistema idraulico basato sul dollaro, ormai in vigore da decenni, mentre chi detiene il potere sabota attivamente ogni possibile via d’uscita non è un progetto da realizzare in un fine settimana. La direzione da seguire è chiara: commerciare in valute nazionali, ridurre l’esposizione a un sistema di riserve utilizzato come arma, collegare le economie reali dove si registra la crescita, rafforzare le Nazioni Unite affinché possano adempiere al loro compito come previsto: quello del “Think Tank Globale”.

La Cina apporta dimensioni, capacità industriale, know-how infrastrutturale e una propensione a risolvere i problemi anziché crearli. Gli adulti nella stanza non si trovano a Bruxelles né a Washington. Si trovano a Nuova Delhi, Mosca, Pechino e al tavolo dei BRICS, in continua espansione.

Il mondo è cambiato. Già metà della crescita proviene da questa parte. Nulla fermerà l’ordine multipolare. All’Occidente viene data una scelta: accettare una nuova struttura finanziaria mondiale, oppure crepare.

Ecco perché parlo dei BRICS “miei”…

Jeffrey Sachs ha affermato in un’intervista ai media indiani che, a suo avviso, i tre obiettivi più importanti dei BRICS sono: porre fine alle guerre, adottare un sistema multivalutario e garantire che le Nazioni Unite siano forti e svolgano il ruolo per cui sono state concepite.

L’alleanza dei BRICS deve fungere da baluardo delle Nazioni Unite e del sistema multilaterale, piuttosto che da blocco anti-occidentale. E ora capiamo perché Russia e Cina, in questi ultimi anni turbolenti, abbiano insistito sulla necessità delle Nazioni Unite. Non è possibile gestire un sistema multipolare e multilaterale senza quel tipo di coordinamento che la Cina definisce “Governance Globale”. No, non si tratta di un impero globale, ma di una governance tra i Paesi e i poli, ed è qualcosa che l’Occidente nel suo insieme non è in grado di realizzare, poiché non possiede né il talento, né la formazione, né il pragmatismo necessari. (Certo, ci sono eccezioni di rilievo!)

E ora forse capite perché negli ultimi mesi ho scelto questi temi di fondo su Sovereignista. Sì, questi sono proprio i BRICS MIEI. Al lavoro, fratelli! Yalla!

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